SPILAMBERTO (MO) – IL CASTELLO / Una parte della storia di Messer Filippo si è cancellata da quelle pareti, e forse le risposte alle mie domande erano proprio lì, in quei passaggi consumati dal tempo oramai illeggibili.
IL TORRIONE, UNA CELLA NASCOSTA, UN PRIGIONIERO DANNATO

articolo di Megghy Mariani – megghy11@gmail.com
FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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Materiale fotografico per gentile concessione del Comune di Spilamberto (Ufficio Cultura) Paola Corni
Per le fonti iconografiche, le indagini sui disegni rilevati all’interno della cella, si ringrazia la Fondazione Cesare Gnudi.
Ogni castello ha le sue leggende, ed ognuna di esse ha il suo fascino, non c’è che dire. Il Castello di Spilamberto si distingue, perché la sua storia è rimasta Viva in una stanza remota nella cima del Torrione. Mi riferisco ad una cella, scoperta da alcuni addetti ai lavori che mentre restauravano l’edificio, con grande sorpresa trovarono nel sottoscala una stanza che in passato doveva essere stata adibita ad una prigione e successivamente murata.
I successori proprietari del Castello, non seppero mai nulla. La scoperta fu fatta nel 1947, e molte furono le domande che emersero dopo aver visto quella crudele prigione. La stanza è appena larga 150 cm e l’altezza raggiunge i 2 metri soltanto in un punto. Sono state trovate numerose scritte e disegni su tutte e 4 le mura. Questo ha dato un nome e una storia allo sventurato prigioniero. Nelle scritte si firma con il nome di Filippo il Diavolino; in queste righe, insolite e piene di disperazione, l’uomo racconta di essere stato segregato per colpa di una donna.
Più volte la disegna e in alcuni passaggi si comprende chiaramente che non solo la donna è la causa principale della sua prigionia, ma la definisce crudele e ingrata come se lui fosse stato in qualche modo tradito da lei. Quando sono entrata nella cella mi sono sentita mancare il respiro, e mi sono fatta alcune domande, pochi minuti dopo ho annotato le mie perplessità nel mio taccuino e ho cercato di trovare le risposte. Qualche dubbio sono riuscita a sanarlo, ma non tutti purtroppo. Una parte della storia di Messer Filippo si è cancellata da quelle pareti, e forse le risposte alle mie domande erano proprio lì, in quei passaggi consumati dal tempo oramai illeggibili.
Dalle analisi, scrupolosamente condotte da alcuni studiosi, si può affermare che Messer Filippo ha trascorso circa 3/4 mesi di prigionia in quella piccola stanza, e che per fare le scritte e i disegni ha utilizzato il suo sangue, unito ad una sostanza proteica, probabilmente qualcosa che proveniva dai pasti a lui consegnati. E così il castello di Spilamberto è diventato un luogo di grande interesse Storico, Artistico e Culturale.
Alla luce dei fatti possiamo tranquillamente affermare che al nostro bel torrione non manca proprio nulla! La leggenda popolare e alcuni testimoni narrano che nelle sere d’estate in particolari circostanze, è possibile udire ancora il lamento del Fantasma di Messer Filippo, rimasto prigioniero di un destino triste che ancora lancia grida d’aiuto tormentate e laceranti.



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