GRADO (GO) – CHIESA DI S.EUFEMIA / Nella sagrestia è conservato un oggetto alquanto enigmatico, un seggio che rappresenterebbe “il trono di Dio” retto dai 4 simboli degli evangelisti.
IL TRONO DI DIO

ARTICOLO E FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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I capitoli di questa scheda sono:
• Grado, città in mezzo al mare
• L’asimmetria della facciata
• Un pulpito “a fiore” con 6 petali
• La simbologia del pavimento
• Il salutatorium
• La festa del Perdon
• Il trono di Dio
• Chiesa di S. Maria delle Grazie
• La Befana a Grado è un’autentica strega!
Grado, città in mezzo al mare
Grado nacque come porto in funzione della città di Aquileia, ma successivamente creò un proprio autonomo sviluppo dal punto di vista culturale ed ecclesiastico. A partire dal 452 Attila re degli Unni scese alla conquista dell’Italia fatto che obbligò una fuga di massa da parte della popolazione dell’entroterra verso le aree lacunari tra cui la città di Grado, punto di salvezza e approdo soprattutto perchè trovandosi oltre la costa, nel mare, godeva di una buona inespugnabilità.
La città dovette rinforzare le mura del castrum e in questa occasione il patriarca Elia e il vescovo Niceta ne approfittarono per costruire la bellissima basilica di Sant’Eufemia, dopotutto in una situazione in cui poteva avvenire un’improvvisa conquista da parte degli invasori, pregare rimaneva forse l’unica speranza. Nel 493 giunsero i Goti e poi gli Ostrogoti fino ai Longobardi. Grado in questa situazione critica del nord Italia riuscì sempre a “mantenere la calma” conservando un certo ordine sia dal punto di vista urbanistico che ecclesiale, assicurando la sopravvivenza di Aquileia di cui Grado era l’immagine speculare, a tal punto in seguito, da esserne anche la principale nemica, sempre in lotta per entrare come favorita di Venezia, della quale ne ottenne nell’ 827 l’agognato pieno appoggio. Addirittura il papa omaggiò la città con il nome di “Nova Aquileia”.
Ma il potere di Venezia divenne così forte da oscurare tutte le città vicine che tentarono, nel loro piccolo, di essere simili a lei. Così per Grado iniziò un lento ma inesorabile declino che la condusse a diventare un tranquillo porto di periferia.
A sinistra della chiesa vi è il battistero ottagonale del V secolo con abside poligonale di fronte alla quale vi è la vasca esagonale in cui si veniva battezzati.
L’asimmetria della facciata

Sant’Eufemia fu costruita nel VI secolo sopra una chiesa preesistente più piccola. Il campanile si trova a ridosso della facciata dando una visione asimmetrica del complesso, esso “stona” e disturba l’armonica facciata della chiesa, ma per ragioni urbanistiche si decise di farlo proprio in questa posizione, riducendo la presenza dei portali da due a tre. Ben tre finestre comunque aprono la facciata, costruite probabilmente per armonizzarla maggiormente. L’interno è a tre navate separate da dieci colonne.
Un pulpito “a fiore” con 6 petali

Interessante è il pulpito marmoreo del XII secolo che mostra una struttura molto particolare, perché sostenuta da sei colonnine e distribuita “a fiore” con sei elementi cilindrici su cui sono scolpiti i quattro evangelisti, su uno una croce e l’ultimo risulta vuoto per permettere l’entrata.
La simbologia del pavimento

Fantastici i pavimenti originali del sesto secolo su cui troviamo elementi geometrici, fiori della vita, animali e croci templari. Sopra l’altare vi è ben conservato un bellissimo Cristo. E’ attorniato dalla Vergine Maria e i Santissimi Giovanni, Ermagora e Fortunato. Nella navata destra nella parte absidale vi è il mausoleo del patriarca Elia, colui che fece costruire la chiesa.
Il salutatorium

All’esterno, sul fianco destro, vi è una curiosità, qui si trova il SALUTATORIUM luogo in cui il patriarca riceveva i doni del clero.
La festa del Perdon
All’interno è presente la statua della Madonna degli Angeli che viene portata in processione su una barca fino al santuario di Barbana in occasione della festa che si tiene la prima domenica di luglio dal nome di “Perdon di Barbana”. Il corteo è molto particolare, essendo costituito da una fila di barche.
Il trono di Dio

A partire dal 452 Attila re degli Unni scese alla conquista dell’Italia percorrendo proprio queste zone. Solo la sua immagine sapeva ben terrorizzare e le fughe al suo arrivo erano di massa.
Attila che tutti, ma proprio tutti ormai conoscono come “IL FLAGELLO DI DIO” ha da sempre evuto fama di distruttore assoluto, annientando tutto ciò che si trovava sul proprio cammino. Ebbe fama anche di grandi nefandezze, lui e il suo esercito di cinquecentomila uomini amavano essere spettatori della sofferenza e della devastazione che sapevano provocare. Una leggenda dice che il colle di Udine sia stato fatto con la terra dell’esercito di Attila perché il proprio re osservasse come un Dio l’incendio di Aquileia, un vero e proprio demonio insomma. Pare ammirasse la fuga in massa della popolazione verso Grado, ma stranamente non toccò mai questa città. Forse voleva lasciare la gente in vita perché gli abitanti potessero narrare e ricordare il suo potere. Questo avvenimento venne ricordato con la festa del perdono, la prima domenica di luglio.
Nella sagrestia è conservato un oggetto alquanto enigmatico, un seggio che rappresenterebbe “il trono di Dio” retto dai 4 simboli degli evangelisti. E’ chiamato “Cattedra di S.Marco” ed è stato donato dall’Imperatore Eraclio (sec.VII d.C.) a Primigenio, Patriarca di Grado. Poteva servire da trono-leggio per la lettura del Vangelo o da Cattedra-reliquiario. Questo è solo un calco, perchè l’originale si trova nel Tesoro di S.Marco a Venezia.
La curiosità è che proprio nell’isola di Torcello è presente un trono di simile fattura, più grezzo, chiamato però “Trono di Attila”. Dato che si definiva lui stesso un Dio e che il suo passatempo preferito era quello di osservare con comodità gli incendi delle città da lui distrutte, potrebbe essere nato con questa funzione e potrebbe addirittura aver lasciato dei troni, nei luoghi da lui toccati, a ricordo della sua imperiale presenza. A Torcello è presente fuori dalla Chiesa, qui potrebbe esserlo nella sacrestia. E’ chiaro che il conquistatore unno non avrebbe mai avuto le figure degli evangelisti sul suo seggio, ma potrebbe essere nato grezzo, come quello di Torcello, ed essere decorato in un secondo momento.
Chiesa di S. Maria delle Grazie

Accanto alla chiesa di S.Eufemia vi è S.Maria delle Grazie a testimonianza di quanto Grado era ricca di chiese, infatti tra il V e il IX secolo, quando fu la sede dei patriarchi di Aquileia, Grado acquisì così tanta fama da avviare un vero e proprio boom di costruzioni ecclesiastiche.
Presenta una facciata molto simile a Sant’Eufemia con tre finestre e tre porte. L’interno presenta navate separate da cinque colonne, anche questa chiesa fu costruita dal patriarca Elia.
La Befana a Grado è un’autentica strega!
E’ tradizione la notte del 5 gennaio, in occasione dell’Epifania, strofinare le maniglie delle porte con l’aglio per tenere lontane le streghe marine, chiamate “varuole” che in quell’occasione giungono minacciose dal mare. Diciamo che qui la visita della “Befana” non veniva vista di buon augurio.
Il sito dei luoghi misteriosi
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