Museo Provinciale d’Arte del Castello del Buonconsiglio – Trento / La situla era il punto focale dei rituali sacri, in quanto le scritte stesse erano formule votive, vere e proprie invocazioni agli dèi.

 

La situla di Cembra

di Isabella Dalla Vecchia – info@luoghimisteriosi.it

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Rituali pagani


In latino significa secchio e ancora oggi mantiene il suo antico nome, la “situla” di Cembra è un vaso di bronzo alto 28 cm, ritrovato nel 1825 nel Doss Caslir. L’orlo e il manico sono decorati con alcune scritte in lingua retica/etrusca di carattere devozionale. Il recipiente è formato da un’unica lamina di bronzo avvolta e lavorata saldando le estremità con 8 chiodi ribattuti, una lavorazione non approssimativa, risultato della scuola dei Reti e degli Euganei e di derivazione etrusca. Secondo alcuni studi la situla è stata datata IV-VII secolo a.C., periodo in cui veniva utilizzata come oggetto dal forte potere magico-votivo. Oggi  non si trova nel luogo del rinvenimento, per poterla osservare è necessario recarsi a Palazzo del Buonconsiglio a Trento, nella sezione archeologia, ma è fondamentale soffermarsi ed analizzare il luogo dove è stata ritrovata, Cembra, non casuale ma profondamente legato alla sua antica tradizione.

La situla era il punto focale dei rituali sacri, in quanto le scritte stesse erano formule votive, vere e proprie invocazioni agli dèi. Sono stati rinvenuti altri recipienti con iscrizioni simili, in luoghi anche molto distanti, ragione per cui la loro catalogazione ha originato un’autentica “arte delle situle”. Alcuni di questi vasi sono stati comparati alle pitture murali egizie e all’arte cretese, mentre la sua natura artistica si colloca pienamente nella civiltà villanoviana in Etruria. La scritta reca: “Lavis esela – Pitiave Rupinu – Lelxana-Felna vinutalina-Kusenkus Trinaxe” decifrata secondo alcuni studi in: “Sacro lebete (che) il sacerdote consacrò agli dèi Pitio, Rupinio e Vulcano libando tre volte con tazza vinaria” anche se è più attendibile la più recente traduzione di Mayr che nel 1959 l’avrebbe interpretata con: “A Lavisio, il giovane dio del vino (la situla è ) in dono: Velcanu Rupnu e Pitiave Kusenkus l’hanno dedicata”.  Risulta chiara la finalità, quella di essere un recipiente che doveva contenere il vino da offrire agli Dèi. Non un vino qualunque, un vino speciale, ciò che gli abitanti avevano di più prezioso, frutto di una profonda dedizione alla viticoltura da millenni. In una regione in cui il panorama non è certamente lineare portare a compimento questo tipo di coltivazione non era una facile impresa. Tali fatiche, a volte insormontabili, nobilitavano il prezioso nettare degli dèi. Ma queste coltivazioni hanno una particolarità e quando “nulla accade per caso” significa che Dio ci ha messo la sua personale firma. La vite veniva coltivata lungo le pareti della valle curiosamente a forma di V, forma che ricorda un calice, l’enorme bicchiere di casa Madre Natura. Un recipiente donato dalla stessa montagna, che contiene naturalmente un vino divino che viene prodotto a Cembra ancora oggi. Assaporarne il gusto di un tempo ed offrirlo in dono è come brindare in onore degli Dèi, è come rievocare l’antico rituale della situla. Gli stessi Dèi ne sarebbero ancora compiaciuti.

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