ARZACHENA (OT) – TOMBA DEI GIGANTI LI MIZZANI / Per la sua maestosità e l’isolamento in cui è ubicato questo antico sepolcro, è impossibile non avvertire una sensazione intensa di sacro e mistero, osservandola non si può che provare rispetto per una cultura che di “preistorico” aveva ben poco.


ARTICOLO E FOTOGRAFIE
 / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu

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Qui si svolgeva l’incubazione

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Cosa sono le Tombe dei Giganti?

Sotto la crosta terrestre scorrono energie telluriche e forze magnetiche che fanno del nostro pianeta un autentico “organismo vivente”. L’uomo, creatura figlia della Madre Terra, ha facoltà di interagire ed essere molto sensibile a questi “movimenti”, e, in particolari situazioni, di assorbirli inconsciamente. Queste energie sono più intense in certi ambienti piuttosto che in altri e recenti studi hanno rilevato che antichi luoghi sacri sono stati costruiti lungo questi canali energetici. Baluardi accumulatori di tali energie sarebbero proprio le Tombe dei Giganti, quelle strane costruzioni che ricoprono il territorio sardo, ma le possiamo trovare solamente in questa regione e in nessun’altra parte del mondo, motivo sufficiente per considerarle di importanza senza pari…
Leggi l’approfondimento: Le Tombe dei Giganti

Le false porte

L’entrata è formata da una grossa e alta lastra di pietra con una porticina che collegherebbe l’esterno con l’interno della tomba. Essa aveva il valore simbolico di unione tra il mondo dei vivi e l’oltretomba,  alla cui base vi era un bancone sul quale venivano lasciate le offerte. Tutto questo ricorda la funzione della “falsa porta” egizia, elemento che in Sardegna si ritrova spesso anche nelle “domus de janas” (tombe scavate nella roccia). La falsa porta è il punto di contatto tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Dinnanzi a questa finta apertura venivano poste le offerte di cui ne usufruiva la persona cara che da qui si sarebbe “affacciata” sulla Terra.

L’energia tellurica della Tomba dei Giganti

Mauro Aresu, il più importante studioso sardo di questo argomento, dopo aver a lungo studiato questa tipologia di monumenti, afferma che  le tombe dei giganti costituiscono i punti più importanti di emanazione energetica al punto tale da avere la facoltà di “guarire” chiunque si rechi o si distenda al loro interno. La loro disposizione a semicerchio seguirebbe le linee energetiche telluriche catturandone il flusso di cui si impregnerebbero le stesse pietre (ecco perché per guarire è necessario distendersi sulla pietra, rituale presente in molte parti d’Italia) le quali, dopo averlo assorbito, lo avrebbero condotto come un filo elettrico verso la stele più alta che sarebbe così divenuta un autentico accumulatore.
Il corpo del defunto posizionato all’interno della tomba,  avrebbe ricevuto un’energia tale da strappare la sua anima dal corpo, ricolma di nuova vita, quella della Madre Terra. Sarebbe insomma  così risorta, tornando alla sua origine.

Ma mi permetto di evidenziare un’altra ipotesi personale. Una stele così alta avrebbe potuto infine lanciare l’anima verso il cielo, verso il ritorno a casa, culto non differente da quello egizio, ma non unico in Sardegna, regione da tempo immemore custode di altre simbologie correlate, come le false porte, la piramide di Monte D’Accoddi, le tombe accessoriate di oggetti di vita quotidiana, il culto per il dio Toro. Dopotutto la forma della Tomba dei Giganti potrebbe ricordare neanche troppo alla lontana, una rampa di lancio verso l’alto. La linea dei menhir è curva, procede inizialmente con poca inclinazione per terminare la sua corsa verticale con grande slancio.

Mauro Aresu afferma inoltre che se viste dall’alto, le Tombe dei Giganti potevano sembrare teste di toro stilizzate. La figura del toro è molto diffusa in questa regione perché rappresentava la forza maschile in unione con la Dea Madre.
Il loro sacro incontro genera vita e dà l’energia all’anima perché possa riunirsi all’energia della terra. Presso le tombe dei giganti si presume che venissero svolti rituali legati al richiamo della vita e della rinascita, proprio nell’esedra ove vi era la presenza di sedili. Si cadeva in un sonno-trance con il quale si entrava in contatto con la divinità (rituale molto diffuso nella cultura greca) di cui se ne potevano ascoltare le volontà.

Queste tombe così accurate dal punto di vista architettonico, testimoniano un grande rispetto che la civiltà nuragica nutriva nei confronti della morte e della vita dell’oltretomba. L’enorme fatica umana che queste costruzioni così imperiose ci dimostrano, i rituali, i grossi calcoli e le conoscenze nell’erigere i monumenti in precisi luoghi energetici, tacitamente ci narrano l’importanza dei popoli nuragici e prenuragici per il sacro. Questi popoli tanto primitivi non lo erano, anzi più di noi comprendevano il senso della vita. E noi dobbiamo saperli osservare per capire quel significato della nostra esistenza che abbiamo perso nel corso della storia.

I misteriosi rituali di incubazione

Come migliore esempio di quanto descritto, non per grandezza, importanza o bellezza architettonica, ma per l’intensità delle rilevazioni magnetiche è la Tomba dei Giganti di Li Mizzani nei pressi di Palau (OT). Questa modesta tomba sita nella Gallura settentrionale, in un entroterra abbandonato, sola e incustodita è tra gli esempi sardi più interessanti. Non si direbbe, ma ancora oggi gente di tutta Italia viene in questo luogo sperduto a “curarsi”.
Risale tra l’Età del Bronzo Medio e quella del Bronzo Recente (1500-1200 a.C.) ed è da annoverarsi tra quelle “piccole” essendo larga solo due metri e mezzo, ma la sua ridotta dimensione ha contribuito a farla rimanere ancora relativamente intatta. Nonostante sia tra quelle meglio conservate poteva presentarsi ancora più integra se non fosse stata toccata dai tombaroli e riutilizzata in parte per la costruzione di un vicino stazzo.  Il corpo tombale è rivolto verso est, dove vi è la rinascita del sole e della vita. La stele centrale, ancora perfettamente conservata, presenta un elemento insolito e talmente unico da presumere essere frutto di un “errore”. Il portello d’ingresso, che in tutte le Tombe dei Giganti ha sempre una smussatura del contorno dell’apertura verso l’esterno, a fini decorativi, in questo unico caso la si ha verso l’interno. E’ talmente anomalo da far pensare quasi certamente ad un errore grossolano dei costruttori, i quali avrebbero eretto la stele “a rovescio”.
La Tomba è stata eseguita secondo la tecnica “a filari” per il corpo tombale e per  l’esedra, il cui masso in prossimità della stele centrale, alta 2,80 metri,  fungeva da sedile e da banco per le offerte. Sono state ritrovate alcune ossa umane e frammenti di utensili in ceramica.
Ma ciò che merita davvero la nostra attenzione è il fatto di essere stata costruita sopra un intenso flusso energetico, motivo per cui qui si svolgeva la cosiddetta “incubazione”. Questa sorta di “rituale” altro non era che una sosta all’interno della tomba per ben 5 giorni con l’obiettivo di guarire da malattie fisiche e psichiche. Esistono antichi documenti di Aristotele, Tertulliano e Solino che ne descrivono l’utilizzo, come fosse un’autentica “macchina” per la guarigione, una preistorica camera iperbarica. E nonostante la scienza del XX secolo, alcune persone la utilizzano ancora oggi.
Nonostante sia un luogo isolato e prettamente desertico, con i suoi caratteristici massi di granito intervallati da vegetazione abbastanza rada, è più trafficato di quanto possa sembrare. Diversi sono i visitatori che si distendono sulla pietra sotto la stele centrale. Ciò perché , come spiegato in precedenza, questa tomba attirerebbe le energie della terra facendole confluire fino alla stele centrale che fungerebbe da antenna canalizzatrice concentrandole proprio in prossimità della piccola porta. Insomma chiunque si sieda sul “sedile” in prossimità del monolite principale e al centro dell’esedra semicircolare, riceverà benessere psico-fisico assicurato per mente e corpo.
L’energia non viene “rubata”, tutto è costruito in armonia e in equilibrio con la natura. Essa viene catturata e potenziata. Un esempio di queste batterie di energia terrestre sono le piramidi di Giza. Non sono teorie o ipotesi, esiste un vero e proprio studio di questo fenomeno che ha il nome di GEOBIOLOGIA, laddove la pietra viene intesa come “essere vivente”. Non per caso una “tomba” la casa di ciò che è “morto” sfrutta questo concetto di “vita”. Ecco che un uomo non più vivo all’interno di questa tomba grazie all’energia in essa canalizzata sarebbe certamente risorto in uno zampillo di luce cosmica. Con un flusso così potente nell’uomo morto l’anima avrebbe lasciato il corpo impuro, in decomposizione, mentre l’uomo vivo avrebbe ripulito facilmente l’animo da tutte le impurità di malattie psichiche e fisiche. Se si era preda di mali del fisico o anche della mente, ci si recava nella tomba e vi si rimaneva sdraiati per ben cinque giorni e cinque notti in una sorta di letargo guaritore, cosicché ci si svegliasse risorti a nuova vita.