FORLI’ – ABBAZIA DI SAN MERCURIALE / Il nome dell’abbazia deriva dal primo vescovo di Forlì (IV secolo) che si chiamava proprio Mercuriale. Egli seguito venne rappresentato sempre un drago ai piedi, questo perché la leggenda vuole che in seguito ai falliti tentativi di molti cavalieri nell’uccidere un tremendo drago, lui riuscì ad ammansirlo e avvolgendolo nella stola pastorale lo gettò in un pozzo da cui mai ritornò.
LA CROCE, LA RUOTA, IL PELLICANO E IL CALICE

articolo di Isabella Dalla Vecchia – info@luoghimisteriosi.it
fotografie di Fiamma Magnacca – fiammamagnacca@yahoo.it
__________________________
CATEGORIE
ANIMALI (leone, pellicano)
ANIMALI MITOLOGICI (draghi)
GRAAL (calici)
LEGGENDE
STORIE D’AMORE (amori sventurati)
TORTURE
Simboli: CERCHI
CROCI
MISTERI SVELATI

I capitoli di questa scheda sono:
• La piazza delle esecuzioni capitali
• San Mercuriale e il drago
• Il monumentale sonno di Barbara Manfredi
• La croce, la ruota, il pellicano e il calice
La piazza delle esecuzioni capitali

L’abbazia di San Mercuriale era nota per trovarsi in campagna, al di fuori del nucleo cittadino nei pressi del cimitero cristiano, separata dal fiume Rabbì (che oggi scorre sotto il palazzo Comunale), oggi svetta proprio nel centro di Forlì in Piazza Saffi.
Era proprio questo anticamente il luogo dove avvenivano le esecuzioni al centro di una folla impazzita che si distribuiva nella piazza. Le decapitazioni non solo non erano un bello spettacolo, ma se il boia non era esperto nel suo lavoro poteva capitare che il colpo non mortale portasse una lunga agonia al povero condannato.
Si ricorda la terribile fine di Tommaso di ser Filippo che prima di morire dovette ricevere ben 14 colpi di ascia o la terribile morte di Brunini che per l’inefficacia della ghigliottina, venne finito con un coltello tra le terribili urla del malcapitato, scena di fronte alla quale persino la folla scappò via inorridita.
Il campanile svetta con i suoi importanti 72 metri di altezza, per giungere alla sommità occorre salire 273 gradini. Molto bella la lunetta contenente statue a tutto tondo rappresentanti gli episodi dei Re Magi (scuola antelamica – XIII secolo).
Vengono presentati più momenti a partire da sinistra in cui si vedono i tre Re Magi che addormentati ricevono la visita dell’Angelo del Signore. In un secondo tempo incontrano Gesù bambino e gli porgono i loro doni.
San Mercuriale e il drago

Il nome dell’abbazia deriva dal primo vescovo di Forlì (IV secolo) che si chiamava proprio Mercuriale. Egli seguito venne rappresentato sempre un drago ai piedi, questo perché la leggenda vuole che in seguito ai falliti tentativi di molti cavalieri nell’uccidere un tremendo drago, lui riuscì ad ammansirlo e avvolgendolo nella stola pastorale lo gettò in un pozzo da cui mai ritornò.
Questo pozzo si trovava in località Bussecchio (da Pozzecchio). La sconfitta del drago è un tema molto diffuso in Italia, esistono vere e proprie ossa giganti o coccodrilli imbalsamati appesi in alcune chiese a ricordare la sconfitta del male da parte del bene, affinchè le persone un tempo suscettibili, possano in tal modo spavetarsi e aderire anima e corpo al cristianesimo.
Poteva anche essere questo un evento che pubblicizzasse favorevolmente sul territorio colui che in definitiva era il primo vescovo, una figura ancora sconosciuta per quelle terre. Viene ricordato anche per avere liberato la città dai Visigoti.
Nell’abbazia è conservato il corpo mentre la testa si trova in una teca nella chiesa della Santissima Trinità.
Esiste una spiegazione scientifica-simbolica che vede il drago come la furia delle acque di un fiume (nella mitologia orientale molti fiumi avevano draghi come “spiriti”) fermata e canalizzata dentro un pozzo.
Il monumentale sonno di Barbara Manfredi

Nella navata di destra è visibile il monumento funebre di Barbara Manfredi, moglie di Pino III Ordelaffi, signore di Forlì. Morì a soli 22 anni ed è rappresentata in un sonno dolce ed eterno, nonostante morì tra atroci dolori probabilmente avvelenata dal suo stesso marito, abitudinario all’uso di queste sostanze micidiali spesso utilizzate per fare carriera, uccidendo lo stesso fratello Francesco IV Ordelaffi detto Cecco.
Alcune voci dell’epoca narrano che lo tradisse con Giovanni Orcioli fidato complice di Pino e che l’avesse avvelenata per gelosia, sospetto che ebbe sempre il padre di lei.
Si dice che il bellissimo monumento sia stato commissionato da Pino in un momento di rimorso per quanto aveva fatto o anche per mostrare che era realmente dispiaciuto della morte della consorte e che mai l’avrebbe uccisa.
La croce, la ruota, il pellicano e il calice

Interessante il bassorilievo di epoca bizantina rappresentante l’Eucaristia in forma di pellicano che chino nel calice beve il sangue di Cristo. Croce latina e ruota, simbolo dell’eternità.
Molto bella anche la croce romanica incisa in entrambe le facciate, da un lato presenta la mano di Dio benedicente dall’altro sempre la mano di Dio contornata dai simboli degli Evangelisti.

.jpg)
.jpg)


















