
Eremo di San Giovanni all’Orfento – Caramanico Terme (PE)
La Majella o montagna del Gran Sasso in Abruzzo è una montagna molto particolare, conserva una leggenda fatta di amore e sofferenza.

Santarcangelo di Romagna (RN) – Gli ipogei
Le gallerie che conducono alla luce dell’uscita sono metafora del viaggio attraverso il collo dell’utero verso la vita durante l’evento divino del parto. Il colle Giove, con la sua forma rotonda potrebbe benissimo essere la pancia della Terra…

Marta (VT) – La città
Questo luogo è la testimonianza che il femminino sacro è immortale ed eterno.

Tuscania (VT) – La tomba della Regina
La tomba sotterranea è l’emblema della Madre Terra, la cui stanza verrebbe collegata ad essa con un groviglio di cunicoli per essere tutt’uno con la vera Dea

Camerano (AN) – La città sotterranea
Il suo primitivo utilizzo quello del riparo, è simile alla protezione che può dare una mamma, una Madre Terra. La grotta come utero materno, diviene un’incubatrice naturale che faceva risorgere a nuova vita i corpi seppelliti.

Montefiore dell’Aso (AP)
In questo luogo coabita la stessa dea, in forma pagana e in forma cristiana

Canne (BAT) – L’area archeologica
Il menhir è degno di interesse perché dimostra la presenza di culti antichissimi sul territorio. Esso è rivolto a est a riprova di antichi culti legati al sole e al transito di Diomede…

Calimera (LE) – Chiesa di San Vito
Qui è conservato un “Men-ân-Tol”, o pietra forata, dove la protagonista è la Dea Madre, che mostra il suo lato nascosto, l’organo genitale femminile che “affiora” dal suolo sottoforma di pietra. Menhir e Monolite, uomo e donna nella natura per moltiplicare la natura stessa.
Laconi (NU) – Il museo delle statue-menhir
Esistono anche menhir femminili per via dei cerchi intesi come rappresentazione delle mammelle. La donna era molto venerata come una Madre Terra generatrice

Teti (NU) – Il villaggio nuragico di Teti
L’idoletto in terracotta rinvenuto ad Atzadalai, nel territorio di Teti, databile al neolitico medio (4700-4000 a.C.) è una delle più antiche “opere d’arte” della Sardegna.

Fivizzano (MS) – Grotta di S.Caterina
In questo luogo vi è la presenza di alcune “pietre della fertilità o dello strofinamento”, massi sacri su cui le donne erano solite “strofinare la schiena” per avere il dono di essere feconde direttamente dalla Dea Madre
Bosco della Saturnana, Pistoia
Un rettile che potrebbe far riferimento alla terra ed essere testimone del culto dell’Ordalia, dove il serpente era legato al femminino sacro e alla Dea Madre

Montegabbione (TR) – La Scarzuola
La nudità della scultura e la prominenza delle curve sottolineano la volontà dell’alchimista di inserire nell’Opera il simbolo ancestrale della Grande Madre, presente nelle culture di tutto il mondo come archetipo della natura e della creazione, e venerata molto prima della nascita dei Pantheon sumero, hindu, egizio, greco e delle culture precolombiane.