LUOGO: VALLE D’AOSTA / LA THUILE (AO) / Esattamente sullo spartiacque tra la Dora Baltea e l’Isère si trova il Cerchio di Annibale (chiamato così perché si dice sia passato proprio lui), uno dei rari “cromlech” o cerchi megalitici nell’Italia continentale

IL CERCHIO DI ANNIBALE


ARTICOLO
/ Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu

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CATEGORIE

Provincia di Aosta
Pietre (menhir)
Preistoria / menhir

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I capitoli di questa scheda sono:
Il cerchio di Annibale
L’occhio di Giove

Il cerchio di Annibale

Esattamente sullo spartiacque tra la Dora Baltea e l’Isère si trova il Cerchio di Annibale (chiamato così perchè si dice sia passato proprio lui), uno dei rari “cromlech” o cerchi megalitici nell’Italia continentale (in Sardegna abbiamo una presenza cospicua di dolmen e allineamenti megalitici). Abbiamo la presenza di 46 dolmen distribuiti su un’ellisse che misura 84 x 72 metri (interessante il ripetersi del multiplo di 12).

Questo luogo risale quasi sicuramente in epoca preceltica (3000 a. C.) e fungeva da tempio e osservatorio astronomico. Una delle pietre del cerchio è particolarmente grande e viene sostenuta da un’altra pietra, la cui disposizione non è casuale, infatti da essa era possibile osservare il sole al sorgere nel solstizio d’estate, pratica molto in voga tra i rituali celtici.

 

L’occhio di Giove

Nelle vicinanze del cerchio di Annibale, sempre sul passo S. Bernardo, presso un albergo e sulla dogana francese è possibile trovare isolata una colonna alta 4 metri chaimata la colonna di Giove, chiamata in questo modo perchè si pensava fosse stata eretta dai romani data la vicinanza del tempio di Giove. Invece la colonna è quasi sicuramente molto più antica, dedicata alla divinità celtica Penn (da cui deriva il nome di Alpi Pennine). Oggi porta sulla sommità la statua di S. Bernardo, ma un tempo recava un enorme cristallo rosso, chiamato “occhio di Giove” o “occhio di fuoco”. Si dice che la pietra era visibile anche a grande distanza e spaventasse gli abitanti del luogo, ormai cristiani, considerandola l’occhio del demonio, a tal punto da chiedere a S. Bernardo protezione, è dunque così che la statua venne sostituita alla pitra, oggi scomparsa.

Riportiamo un tratto di una leggenda popolare del luogo: “Questa colonna era opera di grande artifizio sul cui capitello, molti secoli avanti, un certo Policarpo, huomo opulento, haveva incastrato un gran Piropo, che i paesani chiamavano occhio di Giove. A questi con invidiosa emulazione dell’indico serpente, aveva il demonio suggerito che da qualunque infermità detenuti, sarebbero quei fanciulli che havessero fissato gli occhi in quel carbonchio, soggiungendo se mantenere sempre involta fra nembi quella celeste gemma, perchè non si divulgasse il mistero