CIVIDALE DEL FRIULI (UD) – IPOGEO CELTICO / Ma a cosa servivano questi “volti mostruosi”? Dato l’utilizzo funerario dei cunicoli sotterranei si presume dovessero in qualche modo “spaventare i ladri”, o comunque allontanare chi si trovava in un luogo sacro.
L’IPOGEO E I DUE MASCHERONI

ARTICOLO E FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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CATEGORIE
ALCHIMIA
ALDILA’
BENE/MALE
LEGGENDE
PREISTORIA
RITUALI
TORTURE
Simbolo: MASCHERONI
Luoghi: GALLERIE/NECROPOLI

I capitoli di questa scheda sono:
• L’enigmatico ipogeo
• I mostrusi mascheroni
• Acqua, sole, terra e luna
• Un bagno rituale ebraico?
• La tortura della goccia cinese
L’enigmatico ipogeo

L’ipogeo celtico di Cividale del Friuli è datato al IV – III secolo a.C. secondo diversi studi risulta molto simile agli ipogei francesi dello stesso periodo, che riportano la stessa presenza di mascheroni (tetes coupes, molto diffusi nella Francia meridionale) sulle pareti rocciose. E’ in parte scavato dall’uomo, ma risulta per la maggior parte cavità naturale, questa zona ne è piena.
E’ una grotta con un ampio vano, da cui si dipartono tre gallerie verso tre vani. Sulle pareti abbiamo diverse nicchie e mensole.
I mostruosi mascheroni

Come abbiamo detto sulle pareti si trovano due mascheroni dai volti inquietanti. Ma a cosa servivano questi “volti mostruosi”? Dato l’utilizzo funerario dei cunicoli sotterranei si presume dovessero in qualche modo “spaventare i ladri”, o comunque allontanare chi si trovava in un luogo sacro. Questi luoghi, solitamente ricchi di nicchie, erano utilizzati per conservare le urne cinerarie, il culto celtico prevedeva infatti la cremazione dei cadaveri e la conservazione in urne mortuarie. Ma ciò qui non era possibile perchè poco distante da Cividale è stata ritrovata una necropoli celtica in cui sono stati rinvenuti corpi deposti con una tecnica simile alla mummificazione, quindi a così breve distanza la sepoltura doveva essere presumibilmente simile. Non era possibile neppure che potesse essere una tomba nobiliare, dato che i ricchi non si facevano mai seppellire sottoterra, ma all’esterno. Viene da pensare dunque che l’utilizzo era esclusivo al culto religioso in un luogo, questo, che racchiudeva gli elementi naturali venerati dal popolo celtico: l’acqua, la terra, il sole e la luna.
Acqua, sole terra e luna

Acqua, sole terra e luna, elementi che qui ritroviamo tutti… l’acqua è raggiungibile da una galleria che conduce fino al fiume Natisone e lo stesso ipogeo è umido da aver timore di scivolare nel percorrere le ripide scale; la terra è la grotta stessa; i raggi del sole e della luna entravano anticamente da un’apertura, ad oggi chiusa, che affiorava dalla piazza centrale. Probabilmente il raggio solare e quello lunare avevano accesso in particolari giorni dell’anno, proprio come accade nei pozzi sacri sardi. I mascheroni potevano simboleggiare qualche divinità o il sole e la luna stessi (sono per l’appunto due mascheroni), come a confermare la presenza degli elementi principe della natura.
Sono tutte ipotesi, la sua reale funzione ancora oggi non è stata definita.
Un bagno rituale ebraico?

Vi è un’altra interpretazione da parte di Aldo Messina che lo vedrebbe come “bagno rituale ebraico”, magari semplicemente come un riutilizzo da parte della comunità ebraica cividalese del XIII secolo fino al 1614. Modivo di questa ipotesi, la presenza di una sinagoga qui vicino, il monogramma IHS e anche i mascheroni. Nel complesso la forma e la presenza di nicchie e sporgenze adibite a sedili, oltre che la vicinanza del fiume Natisone che procurava il ricambio d’acqua, corrisponde alle norme richieste nei bagni rituali ebraici.
La tortura della goccia cinese

Fu riutilizzato in epoca romana come prigione e della stessa età risulta la panca e alcune nicchie più squadrate. Esiste una leggenda che conferirebbe un atroce uso alla panca, si narra che fosse usata come strumento di tortura per far parlare i carcerati, lo sventurato infatti veniva legato ad essa e gli si faceva gocciolare l’acqua sulla fronte. E’ una delle torture più conosciute al mondo con il nome di “goccia cinese”. Anche i longobardi lo adibirono a prigione, mentre in epoca medievale, per il suo clima fresco, divenne magazzino del macello comunale, utilizzo che perpetrò fino al XX secolo.
Un luogo dall’atmosfera enigmatica, una seconda Cividale, all’interno della quale si è investiti dalle domande a cui si spera che quei volti mostruosi possano rispondere. Ma non è così, in verità ci troviamo di fronte a sguardi di pietra e bocche spalancate da cui non esce nessun suono se non l’eco dei nostri passi persi attraverso quelle gallerie sconfinate e buie.
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