IGGIO – FR. PELLEGRINO PARMENSE (PR) – LA PIEVE / Ogni anno, subito dopo la ricorrenza di Santa Cristina (24 luglio), si manifesta un evento tanto curioso quanto enigmatico: le formiche volanti compaiono sul monte intorno alla chiesa per circa due settimane, poi svaniscono nel nulla.
FIGURE MILLENARIE SULLA PIEVE DI IGGIO
E IL FENOMENO DELLE FORMICHE VOLANTI

(c) articolo e fotografie
Paolo Panni – pannipaolo@gmail.com
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CATEGORIE
ANIMALI (colomba)
CALENDARIO
FENOMENI NATURALI
TEMPLARI
VEGETALI
SIMBOLI: CROCI
UOMO

I capitoli di questa scheda sono:
• Il misterioso fenomeno delle formiche volanti
• Le simbologie dell’esterno
• Una chiesa templare?
Frazione raccolta di Pellegrino Parmense, Iggio si trova nell’alta valle dello Stirone. Nel cuore del paese, abitato da poche decine di persone, si innalza la pieve dedicata a San Martino Vescovo: un edificio che affonda le sue radici in tempi lontani. La prima menzione documentaria risale infatti al 1040 e si trova in un atto conservato nell’archivio dell’abbazia di San Salvatore di Tolla (cfr. P.M.Campi, “Dell’Historia Ecclesiastica di Piacenza”). Il testo riguarda la donazione di alcune terre presso la pieve di S. Martino di Iggio al monastero, per volontà dell’arcivescovo di Milano Ariberto d’Intimiano, destinata alla costruzione di un oratorio a pianta centrale, impostato sulla croce greca.
Sotto la giurisdizione della pieve di S. Martino ricadevano anche diverse cappelle: S. Giovanni in Galla ultra montes (oggi cappella dei Volpi), quella di Gunda poi passata ai Cavalieri di Malta, la cappella di Ceriato, quella di S. Genesio (oggi scomparsa) e la cappella di S. Cristina.
Proprio il numero delle cappelle dipendenti suggerisce quanto la pieve di Iggio fosse rilevante tra XI e XII secolo.
Si ritiene, inoltre, che la sua origine possa essere persino precedente al 1040: un’ipotesi avvalorata anche dalla dedicazione a San Martino di Tours, santo particolarmente venerato in età longobarda.
Il misterioso fenomeno delle formiche volanti

In passato la pieve rientrava nella diocesi di Piacenza (solo da pochi anni è stata assegnata a quella di Fidenza) e, come detto, esercitava autorità su più cappelle. Tra queste vi era la cappella oggi scomparsa di Santa Cristina, che risultava legata al Vescovo di Parma: una situazione che alimentò contrasti e controversie, tanto da richiedere l’intervento di papa Alessandro III. Con una sentenza del 1146, il pontefice dispose il passaggio della cappella sotto la dipendenza del Vescovo di Piacenza.
Ed è proprio parlando della cappella di Santa Cristina, nel territorio di Iggio, che il Campi registra lo stupore rinnovato ogni anno per lo straordinario fenomeno delle formiche volanti: subito dopo la festa della santa, gli insetti comparivano sul monte intorno alla chiesa per circa due settimane, per poi scomparire. È plausibile che fossero diretti verso il Monte delle Formiche, presso il Santuario di Santa Maria di Zena, dove, giunti all’inizio di settembre, finivano per morire nei pressi della chiesa. L’evento è attestato almeno dal XV secolo e ha sempre suscitato domande e interpretazioni, spesso cariche di valenze spirituali. Le miriadi di formiche vengono quindi raccolte, benedette e distribuite ai fedeli. Un singolare incontro tra natura e sacro: che cosa percepiscono questi piccoli esseri che a noi sfugge?
Le simbologie dell’esterno

Della pieve romanica originaria restano poche testimonianze. Un carteggio relativo alla visita Pisani del 1774, conservato nell’archivio vescovile di Piacenza, parla di grandi lavori di ristrutturazione e ricostruzione ancora in corso: l’aspetto attuale della chiesa risale infatti alla seconda metà del XVIII secolo.
Ciò che sorprende maggiormente, però, è quanto si osserva all’esterno. Sugli stipiti del portale sono infatti incastonate alcune pietre scolpite, riemerse durante i restauri del 1924. Una mostra un uccello nell’atto di beccare (probabilmente una colomba), mentre un concio d’angolo presenta fiori stilizzati conclusi a ricciolo, affiancati da una piccola croce astile e da una figura orante. Sul lato rivolto a Occidente si apre inoltre un portale di dimensioni più contenute.
Il portale è strombato e tripartito; l’arco è decorato con motivi a scaglie e losanghe e negli sguanci compare un fregio dove si alternano foglie, rosette quadripetale, alberi stilizzati e perfino un calice. Le incisioni, realizzate nella pietra locale con taglio secco e marcato, rimandano a un repertorio ornamentale che attinge anche al bestiario medievale e riconduce al XII secolo.
Una chiesa templare?

Alcuni tra i simboli presenti sembrano richiamare l’iconografia templare e, considerata anche la vicinanza con la Via Francigena (la pieve sorge in un’area un tempo attraversata da un collegamento trasversale tra la strada Fidenza–Bardi/Varsi e la Francigena verso Berceto), l’ipotesi di possibili tracce templari non appare affatto da escludere. Un elemento che aggiunge ulteriore fascino alla storia enigmatica di questo luogo. Iggio era inoltre una tappa significativa lungo i percorsi che univano Fidenza e Berceto, e lungo la direttrice che da Veleia Romana si connetteva alla Francigena.
Per questo motivo resta aperta la possibilità che l’edificio custodisca indizi legati ai Templari. All’interno, inoltre, si conserva un fonte battesimale in pietra, traccia eloquente dell’antica funzione battesimale della pieve.
(c) articolo e fotografie
Paolo Panni – pannipaolo@gmail.com

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