CONCORDIA SAGITTARIA (VE) – CATTEDRALE DI SANTO STEFANO / Accanto alla basilica, nei pressi della Trichora, ci sono tre recinti funerari, tra di essi quello più di rilievo è il Sacello di Faustiniana, una donna di ceto senatorio, definitasi “ancella di Cristo” che ancora da viva organizzò la sua sepoltura all’entrata della chiesa in terreno consacrato.
UN’ANTICHISSIMA TRICHORA, UN PAVIMENTO RICCO DI SIMBOLOGIE E L’AREA DOVE NON CRESCE MAI L’ERBA

ARTICOLO E FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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CATEGORIE
PAGANESIMO/CRISTIANESIMO
CURIOSITA’
LEGGENDE
MIRACOLISTICA
Simbolo:
CERCHI, QUADRATI, TRIANGOLI
NODO DI SALOMONE
INFO UTILI
• Come arrivare: La chiesa è nel centro cittadino
• Siti ufficiali:
http://www.comune.concordiasagittaria.ve.it/
http://www.prolococoncordia.it/
• Pro Loco Concordia Sagittaria (Venezia):
Via 1° Maggio, 51 – Tel. 0421.271930 – info@prolococoncordia.it
I capitoli di questa scheda sono:
• La Cattedrale di Santo Stefano
• Il successo cristiano di Concordia
• L’insolito complimento a Paolo di Concordia
• La Trichora
• La basilica Apostolorum Maior
• Un pavimento ricco di simbologie
• Il nodo di Salomone e i cerchi “nel quadrato”
• Il simbolo pagano del Cristo
• Le reliquie non erano dietro una teca!
• Ci si faceva seppellire all’entrata della chiesa
• L’area dove non cresce mai l’erba e l’acqua miracolosa
Concordia Sagittaria quando nacque come diocesi era già molto estesa, ma venne presto distrutta dai barbari. Ebbe una ripresa nel secolo XI con la costruzione della chiesa e del battistero che riuscirono a portare sul territorio diversi nuovi abitanti, ma ebbe di nuovo sfortuna perché l’infelice posizione, circondata dalle paludi, fece fuggire via la gente spaventata dalle malattie che via via nascevano per via dell’ambiente così malsano.
Ad oggi conserva importantissimi reperti archeologici.
La Cattedrale di Santo Stefano
Nel 452 d.C. il passaggio di Attila non risparmiò nemmeno Concordia gli abitanti furono costretti a rifugiarsi a Caorle. Quando successivamente fecero ritorno nella loro città natale, ricostruendo ciò che gli Unni avevano distrutto, furono ahimè colpiti da una terribile alluvione nel 589 che ricoprì il borgo con un alto strato di fango.
Ma gli abitanti non si arresero e costruirono una seconda basilica di cui però non rimane più nulla in seguito all’invasione degli Ungari nel X secolo. Poi nella seconda metà dello stesso secolo venne ricostruita nuovamente e dedicata a Santo Stefano protomartire, che è la basilica che in parte possiamo osservare oggi, perchè ha subito sempre nuovi rimaneggiamenti nel corso del tempo pur preservando sempre la struttura primitiva.
Ha un’architettura romanico-gotica con facciata rinascimentale, era ad una sola navata con due cappelle, ai lati della cappella sinistra vi era un sacello che conteneva le reliquie.
Nel 1150 fu costruito il campanile romanico visibile ancora oggi alto 28 metri.
Il successo cristiano di Concordia
Fu un importante colonia romana fondata nel 42 a.C. con il nome di JULIA CONCORDIA chiamata poi “SAGITTAE” perché centro di produzione delle frecce. Diversi scavi negli ultimi decenni hanno riscoperto ben due sepolcreti pagani e una importantissima TRICHORA, uno dei monumenti cristiani più antichi del Veneto, realizzato nel IV secolo d.C. come tomba per le reliquie dei santi, ma successivamente, per l’importanza acquisita, fu “dichiarata” basilica. Questo dimostra quanto Concordia fosse un grosso centro religioso fin dai primi secoli, il cui successo fu dovuto alla straordinaria precocità nell’accettare la nuova religione cristiana. Diciamo che “aveva fatto un investimento al buio, ma ci aveva visto bene”.
E’ da ricordare che non solo la diocesi, ma l’intera zona accolse la nuova religione dopo l’editto del 313 che la legalizzava; anche la stessa Aquileia, poco distante, l’abbracciò completamente.
Inoltre la città, essendo molto attiva a livetto commerciale, veniva visitata da parecchi mercanti orientali che chissà, potevano anche essere gli stessi Apostoli o loro diretti seguaci!
L’insolito complimento a Paolo di Concordia

Vi sono tre epigrafiche che confermano la presenza di tombe di cristiani a Concordia, Irenea fu qui sepolta a 19 anni; Alatanco con la moglie Bitorta comperarono per sé una tomba e Aureliano comperò a sua volta per dono di Dio la propria tomba. Esiste inoltre una fonte letteraria di straordinaria importanza, una lettera di San Girolamo a Paolo di Concordia della fine del IV secolo d.C. quando Paolo aveva circa 100 anni. In essa Girolamo si complimenta con Paolo per aver sempre custodito i precetti del Signore preparandosi alle beatitudini della vita futura, attraverso opere esemplari qui sulla Terra (epistola di Girolamo al vecchio Paolo da Concordia). Ma la curiosità sta nella conclusione della lettera in cui viene fatto un vero e proprio complimento… Girolamo conferma che il Signore mostrerebbe la freschezza della resurrezione in Paolo dato che non dimostrerebbe i suoi 100 anni! Anzi conferma che Paolo avrebbe addirittura l’aspetto di un adolescente e il suo volto così giovanile sarebbe la testimonianza in Terra che l’immortalità dell’anima esiste!
La Trichora
In prossimità della Cattedrale, a destra della facciata, si estende un’area archeologica di grande importanza, è il luogo della cosiddetta Trichora (ovvero costruzione a tre chora, tre absidi) una cappella costruita nel 345 – 350 d.C. a pianta a croce greca con tre absidi semicircolari.
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Al centro vi è un loculo cruciforme dove venivano riposte le reliquie dei martiri. Non nacque come chiesa ma come semplice reliquario, infatti la celebrazione veniva officiata solo in occasione del “dies natalis”, ovvero l’anniversario della morte dei santi. Poi a pochi decenni dalla nascita, a causa dell’esplosione del Cristianesimo e della conseguente moltiplicazione di nuovi fedeli, la Trichora venne ampliata e trasformata in Basilica con la parte già esistente come presbiterio e con un’estensione a 3 navate.
Dinnanzi vi era un grandissimo nartece (luogo per i catecumeni che attendevano di essere battezzati) e un cortile con pavimentazione di pietra bianca con la presenza di una fontana per le abluzioni (si noti come il Cristianesimo delle origini fosse in tutto e per tutto “orientale” come culto) oggi minimizzata nell’acquasantiera spesso dimenticata o ignorata perché considerata di poca importanza, anche se il valore simbolico è altissimo.
La basilica Apostolorum Maior
Tra il 381 e il 389 d.C. la comunità cristiana che ormai a Concordia era solida e numerosa, decise, sotto la guida di un sacerdote, di costruire una grande basilica che fu consacrata da San Cromazio, vescovo di Aquileia. La consacrò lui stesso perchè avrebbe accolto reliquie molto importanti: San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, Sant’Andrea, San Tommaso e San Luca, per questo prese il nome di “Basilica Apostolorum Maior”. Nel maggio del 391 ebbe per la sua unicità anche la visita degli imperatori Teodosio e Valentiniano II che promossero i due editti “De fide testum” e De Apostolis”.
Un pavimento ricco di simbologie

Ad oggi della chiesa antica rimane purtroppo solo il pavimento e qualche resto dai quali si evince che fosse a tre navate con abside semicircolare attorniata da un deambulatorio.
Il pavimento è stato realizzato con un grande mosaico a tessere bianche e nere, in alcuni punti anche a colori.
Il nodo di Salomone e i cerchi “nel quadrato”
E’ un capolavoro di simbologie cristiane delle origini, tra le quali spicca il Nodo di Salomone (realizzato ovunque anche nella poco distante Aquileia) e l’importante figura dei tre cerchi incrociati che raffigurano la trinità, in cui due cerchi si toccano ma solo all’interno di uno più grosso che li contiene.

nodo di Salomone
Questo insolito disegno geometrico raffigurerebbe contemporaneamente il cielo inscritto in un quadrato, la terra.
Il cerchio è l’immagine della compiutezza e dell’infinito, dal cerchio deriva il primo monogramma di Cristo. Il quadrato invece, che circonda il cerchio, raffigura la debolezza, la limitatezza, l’imperfezione e la terra (anche se la terra fondamentalmente è rotonda!).
Ci si chiede dunque come mai il quadrato contenga il cerchio e non viceversa. Probabilmente si voleva trasmettere la sensazione di irraggiungibilità del cerchio che, per essere “toccato”, era necessario “aprire” il quadrato.

3 cerchi inscritti nel quadrato
Trovando una breccia nei quattro lati si sarebbe infatti potuto raggiungere il cielo che è all’interno, perché è l’anima stessa del quadrato, metafora dell’anima che si trova all’interno del nostro corpo. Ecco che ancora una volta la simbologia antica del Cristianesimo primordiale ci sorprende, mostrandoci non una figura “banale” percepita dai nostri classici canoni di apprendimento, ma una figura da interpretare e da “sentire” non semplicemente da leggere in quanto tale. Questa figura trasmette non solo la sensazione del cosmo, ma cosa dobbiamo fare per raggiungerlo ed entrare in esso, la strada non la troviamo all’esterno, ma direttamente all’interno di noi stessi. Nulla è lasciato al caso.
Il simbolo pagano del Cristo
Il simbolo primordiale di Cristo era costituito da un cerchio contenente le sue iniziali P e X incrociate. Il “disegno” somiglia ad una “ruota”, simbolo pagano del sole (in molte religioni antiche il sole si muoveva nel cielo perchè trasportato da un carro) e del conseguente rinnovamento del Giorno successivo alla Notte, quindi della sua immortalità (il sole muore ogni sera ma rinasce ogni giorno).
Ecco che il Cristianesimo adotta un simbolo pagano antico e lo trasforma in simbolo cristiano, riportando ancora una volta l’impronta degli antichi dei che in un certo qual modo ritornano immortali nella nostra religione (dopotutto anche se siamo monoteisti abbiamo talmente tanti Santi venerati che a volte dovremmo quasi reinterrogarci sulla nostra religione “ad unico Dio”). Dal IV secolo in poi vengono aggiunte l’alfa e l’omega ad indicare il principio e la fine di tutto, ovvero la totalità del mondo.

Le reliquie non erano dietro una teca!
Le reliquie dei Santi Apostoli si trovavano in un vano nel pavimento del presbiterio, all’interno della Trichora. Anticamente si tendeva a seppellire i resti di un santo e non a mostrarli dietro una teca di vetro come è uso fare oggi!
Sopra le reliquie era posizionato l’altare. Diciamo che l’edificio stesso costituiva un grande scrigno e per questo era sempre chiuso, veniva aperto solo in occasione della commemorazione dei santi.
Ci si faceva seppellire all’entrata della chiesa
Accanto alla basilica, nei pressi della Trichora, ci sono tre recinti funerari, tra di essi quello più di rilievo è il Sacello di Faustiniana, una donna di ceto senatorio, definitasi “ancella di Cristo” che ancora da viva organizzò la sua sepoltura all’entrata della chiesa in terreno consacrato. Un tempo spesso i cristiani venivano seppelliti attorno alle chiese o anche nel loro interno, cosa che ancora è riscontrabile nei piccoli paesi che hanno ancora il piccolo cimitero della parrocchia. Laddove ciò non è possibile si costruisce direttamente la chiesa all’interno del cimitero.
Veniva spesso richiesto di essere sepolti “davanti alle soglie delle basiliche” perchè, e ciò era molto sentito, le porte delle chiese sulla terra rappresentavano metaforicamente l’entrata del paradiso, si immaginava che il risveglio dal corpo faceva sì che ci si ritrovasse nell’aldilà direttamente davanti alla porta santa. Ecco perché spesso troviamo nella facciata il buon vecchio San Pietro con tanto di chiavi in mano.
Felice destino ebbe chi fu sepolto qui, poiché ottenere l’editto del 313 costò morte e sangue di tanti martiri che sacrificarono la loro vita in nome di Cristo.
L’area dove non cresce mai l’erba e l’acqua miracolosa
Il 23 febbraio 303 Diocleziano promosse un decreto di persecuzione nei confronti di tutti i cristiani. Si prometteva la salvezza a chi ritornava agli antichi déi, ma erano più le morti sotto atroci torture che le “redenzioni” alla religione pagana.
Esiste un’area presso il fiume Lemene, l’attuale via Orlon, dove la tradizione dice che avvenivano le uccisioni dei martiri. E’ stato eretto un sacello alla memoria della strage santa. In verità non si conosceva il luogo esatto del martirio, ma vi era un punto in cui non cresceva mai né l’erba e né alcunché di vegetale, un luogo sempre sterile e dunque considerato tale perchè saturo del sangue dei condannati. E proprio qui venne costruito il sacello.
In questa cappella vi è inoltre un’urna con le ossa dei martiri che riporta l’iscrizione: “AQVA-DEVOT(cis) –SALVT(tem)-RECUPERA(t) 1508 ovvero “quest’acqua ridà salute ai devoti”. Fin dai tempi antichi l’acqua trasudata dalle ossa era considerata miracolosa. Nel tesoretto della cattedrale vi è un’ampolla ricolma di quest’acqua raccolta nel 1870, l’ultima volta della trasudazione. Questo liquido guarì molte persone tra le quali Monsignor Bommarco.
Il sito dei misteri
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