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Luogo: Località Montegiove, 05010 Montegabbione TR

Questo luogo appartiene al gruppo:
Alchimia (aria)
Labirinti
Percorsi iniziatici

Regione:
Umbria

I SIMBOLI DELLA SCARZUOLA


3 / La nave

Superata la prova del labirinto, una volta alleggeriti dei mostri interiori, il nostro Terzo Occhio è aperto e può sollevarsi sulle ali di una nuova consapevolezza. E’ a questo punto che Tomaso Buzzi ci fa trovare il fulcro della sua Opera, la Nave o Galeone. Si tratta di una struttura imponente che va da ovest a est e si pone come una barriera tra la dimensione del reale e quella dell’ “oltre”. Solo salendo a bordo, navigando con essa lungo le calme acque dell’esistenza è possibile essere traghettati in dimensioni diverse, in realtà distanti eppure presenti simultaneamente alla nostra.

L’idea di Buzzi è quella della nave di Caligola, del lago di Nemi, una costruzione surrealista ispirata a piattaforme galleggianti di marmo e oro, a giardini e templi, forse allo stesso Tempio per eccellenza, quello di Salomone. Buzzi amava gli edifici classici come il Partenone e il Colosseo, che infatti sono tra gli elementi della sua “Città Ideale” costruita sulla poppa della Nave. Amava i Gonzaga e ne ha riprodotto la torre. E poi altre memorie come la Torre dei Venti, la piramide, l’arco di trionfo e gli obelischi.
La piazza al centro della Città è un ottagono e l’ottagono una tartaruga. Ma la piazza ricorda anche la città ideale a Urbino.

Buzzi gioca sempre su una “simmetria disuguale”: stessi elementi presenti sia da una parte che dall’altra, ma con piccole differenze. La dualità è una costante della sua Opera, ma una dualità armonica che crea l’Unità.

La Città Ideale di Tomaso Buzzi ha le sue origini nei lavori del Filarete, un architetto fiorentino del Quattrocento che aveva progettato (ma mai realizzato) la “Sforzinda” per Francesco Sforza. Buzzi pensa ad una “Buzzinda” e la realizza. Si tratta di una città progettata attraverso un sistema di prospettiva multi livello, con un piano regolare di partenza (il primo): porta e palazzo hanno dimensioni reali. Man mano che si sale ai piani superiori la prospettiva viene falsata con una magistrale combinazione di gigantismo e nanismo.

Ecco che quindi abbiamo, come in un girone dantesco pietrificato, le carceri e i vizi nell’oscurità, alla base. Così come per il Filarete, anche qui la città descrive condizioni sia esteriori e che interiori. Le carceri rappresentano lo sfintere della città, la valvola di sfogo dei miasmi che le impedisce di scoppiare. La parte alta rappresenta invece le virtù, sempre illuminate dal sole. Nell’equilibrio tra vizi e virtù la Nave ha la sua immanenza, mentre l’umanità vive invece la contraddizione di ignorare i vizi ma di esserne attratta, pur cercando di conservare un’apparenza “virtuosa”.

La Città Ideale di Buzzi si pone come una stratificazione, una montagna di edifici e di condizioni esistenziali in continuo movimento di attrazione/repulsione, all’inseguimento del miraggio dell’unità.

I colori sono importanti in questa straordinaria Opera, poiché di giorno la pietra e la prospettiva conferisce all’architettura una certa sfumatura, mentre di notte, questa cambia completamente. Cambiano i colori, le ombre dei cipressi si allungano sulla Città Ideale, quasi a mostrare l’altra faccia, nascosta, del Viaggio Alchemico.

Tra gli elementi che compongono la Città Ideale vi sono la Ianua Coeli, la Porta del Cielo, come memoria di Diocleziano a Spalato.
Vi sono poi le nove stanze dedicate alle muse, visto che il Suono, estrinsecato nel nostro mondo nella sua più elevata manifestazione, la musica, riempie il pontile della Nave in tutta la sua lunghezza. Buzzi disegna strumenti musicali di ogni tipo, dal Flauto di Pan alla lira al violoncello. Tali strumenti sono inseriti in un secondo labirinto, a testimoniare che il percorso di “purificazione” continua anche durante il viaggio, anche dopo aver risvegliato la propria coscienza.

Il ventre della Nave è anche il suo Sancta Sanctorum, un percorso che solitamente non viene incluso nelle visite guidate. Esiste una piccola stanza con uno stagno a mezzaluna chiamata la “Stanza di Diana”, e degli stretti corridoi che sembrano collegati ma che, in realtà, conducono a vicoli ciechi, scalette che terminano contro la nuda pietra, e piccole gallerie. Al di sotto della Nave regna ancora il caos del limbo, mentre sul pontile il labirinto musicale contiene le chiavi per il risveglio.

Simbologia e astrologia si intrecciano con architettura, geometria e musica in modo incredibilmente efficace. Il simbolo centrale di Tomaso Buzzi sembra essere il Sole: è ad est infatti, che la prua della Nave è posta. Mentre la sua poppa indica l’ovest.
Ancora una volta, però, Buzzi altera la simmetria: la Nave non è perfettamente dritta, la porta non è in asse. La Nave si muove verso sud (diversamente dalla barca del giardino che invece è orientata verso ovest, verso l’oscurità).

E qui sta il genio di Buzzi. La barca del giardino e la Nave della Città Ideale rappresentano due stadi diversi della stessa essenza: superato il buio dell’incoscienza (i “mostri”), la Nave acquista coscienza e vira, cambia direzione (e dimensione)...e prosegue il suo viaggio al di là, verso una nuova realtà.

[CONTINUA]

 

LEGGI LE ALTRE TAPPE DEL PERCORSO INIZIATICO DELLA SCARZUOLA

1) Un magico giardino

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
Nel giardino della Scarzuola la nave partirà quando si muoverà l'ala posta sulla cima, perchè quello è il motore, e l'iniziato è rappresentato dal putto che soffia proprio sull'ala.

2) I simboli della Scarzuola

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
Le immagini della luna e del sole sono le prime che si presentano nell’anfiteatro. Sono disegnate al centro di due colonne e sembrano specchiarsi sulla volta celeste. Quando la luna si trova in alto nel cielo, infatti, illumina la Scarzuola dalla direzione opposta rispetto a quella posizionata a terra. Allo stesso modo il Sole, nel suo arco discendente, si trova di fronte al sole posto da Buzi nella seconda colonna.

3) La nave

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
E’ a questo punto che Tomaso Buzzi ci fa trovare il fulcro della sua Opera, la Nave o Galeone. Si tratta di una struttura imponente che va da ovest a est e si pone come una barriera tra la dimensione del reale e quella dell’ “oltre”. Solo salendo a bordo, navigando con essa lungo le calme acque dell’esistenza è possibile essere traghettati in dimensioni diverse, in realtà distanti eppure presenti simultaneamente alla nostra.

4) La Grande Madre

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
La nudità della scultura e la prominenza delle curve sottolineano la volontà dell’alchimista di inserire nell’Opera il simbolo ancestrale della Grande Madre, presente nelle culture di tutto il mondo come archetipo della natura e della creazione, e venerata molto prima della nascita dei Pantheon sumero, hindu, egizio, greco e delle culture precolombiane.

5) La via alchemica

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
E’ un percorso, questo, che descrive le tappe necessarie per seguire le varie vie alchemiche, la Via Bianca, la Via Rossa e la Via Nera.

 



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