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Luogo: Località Montegiove, 05010 Montegabbione TR

Questo luogo appartiene al gruppo:
Alchimia
Percorsi iniziatici

Regione:
Umbria

IL PERCORSO INIZIATICO DELLA SCARZUOLA


5 / La via alchemica

Tomaso Buzzi, ci confida Marco Solari, diceva che la Magia faceva parte della sua formazione, che non era mai andato a cercarla perché la sentiva dentro di lui. La sua Opera alla Scarzuola, allora, Buzzi l’ha creata d’istinto, senza schemi? Oppure era stato “guidato” da un’intuizione, da una visione o da una conoscenza inconscia di certi simboli?
Marco, che ha conosciuto Buzzi meglio di chiunque altro, cerca la chiave per capire l’Opera attraverso l’intuizione (e anche noi crediamo che questa sia la via più efficace): Re Salomone aveva la visione del suo tempio ma non era in grado di realizzarla, così chiamò Hiram, l’architetto, per assegnargli questo compito. Ma qual era la parte interessante del Tempio di Salomone? Noi diciamo “Tempio” ma, in effetti, doveva essere un luogo dove passato, presente e futuro coesistevano. Era un luogo che conteneva in sé il Tutto.

Questo concetto oggi possiamo comprenderlo attraverso la “mnemo tecnica” o arte della memoria, che ha avuto storicamente tre personaggi fondamentali per il suo sviluppo: Raimondo Lully nel ‘300, un francescano; Giulio Camillo detto “Delminio”, umanista e filosofo Italiano vissuto nel XVI secolo, che aveva trovato in Francesco I di Francia un fervido sostenitore della sua idea di creare un “Theatro della Memoria”, in cui lo spettatore siede sul palco e lo spettacolo si svolge tutto attorno a lui. Del Delminio si parla pochissimo in Italia, mentre sembra che egli fosse convinto che il suo “Theatro della Memoria” fosse una chiave per cambiare i destini del mondo. Il terzo personaggio importante per la mnemo tecnica fu Giordano Bruno ma, secondo Marco, è il Delminio la chiave per comprendere l’Opera di Buzzi.

L’ultima parte dell’Opera è costruita oltre il Galeone e alla base di un declivio che delimita la proprietà della Scarzuola. Si tratta di un percorso rettilineo a squadra (simbolo massonico di moralità e rettitudine), al cui angolo è posta una torre spezzata. All’ingresso del percorso è posta una porta semicircolare rappresentata dalla bocca spalancata di un pesce. Il corpo sinuoso del pesce si snoda sulla parte superiore della porta. Superata la torre spezzata, il sentiero procede in salita ed è disseminato di colonne.

Il pesce è un simbolo ricorrente nelle culture antiche, dalla Persia alla Palestina, alla Grecia. Simbolo di vita perché associato all’acqua, ma anche a divinità come il Sumero Enki, e pesci erano posti a guardia dell’Albero della Vita.
Nel libro di Giona il pesce ha un significato alchemico di trasformazione, visto che ingoia e poi (dopo tre giorni) rigurgita il profeta.
I primi cristiani usavano la parola Ichthys per rappresentare Gesù in quanto l’acronimo della parola produrrebbe le iniziali di “Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore”.

La torre come simbolo materiale denota limitazione e rigidità, una sorta di “prigione conformista” che ci costruiamo attorno attraverso l’accumulo di beni materiali e l’ossessione per il possesso.
Sotto l’aspetto metafisico la torre rappresenta la cristallizzazione dei pensieri e delle idee come risultato di pensieri e credenze che ci tengono inchiodati al passato.
Nel simbolismo dei tarocchi la torre rappresenta cambiamento, caos, distruzione. Ma successivamente, l’esperienza nella torre rende più forti e pronti ad affrontare la vita come un nuovo individuo.

La torre spezzata nell’Opera di Buzzi potrebbe quindi significare la distruzione delle limitazioni auto-imposte, ma le solide fondamenta rimangono per rafforzare lo spirito e prepararlo all’ultima parte del percorso, che infatti prosegue in salita.
Le colonne, che nella prima parte del percorso sono poste ai lati in modo simmetrico, superata la torre si trovano disseminate nello spazio del sentiero e in ordine asimmetrico, così da ricalcare lo stile Buzziano della “falsa prospettiva”.
E’ un percorso, questo, che descrive le tappe necessarie per seguire le varie vie alchemiche, la Via Bianca, la Via Rossa e la Via Nera.

Se uniamo i concetti appresi durante la nostra indagine alla Scarzuola ci accorgiamo che due sono in posizione preminente rispetto a tutti gli altri, e cioè il viaggio onirico di Polifilo e il “Theatro della Memoria” del Delminio. Partendo da questi due elementi possiamo avere un’idea forse più chiara di quello che Tomaso Buzzi voleva realizzare: attraverso il sogno passato, presente e futuro possono essere visitati simultaneamente sia nello Spazio che nel Tempo, ma a velocità diverse.

Questa teoria fa parte dello studio sullo “Sdoppiamento” dello scienziato Jean-Pierre Garnier Malet ed è presente in molti dei principi contenuti nella “Fisica dei Campi Simmetrici”.
L’Opera di Buzzi è eterna, perché i tre tempi sono contenuti nello stesso spazio. Tomaso Buzzi aveva una “visione dall’alto”, guardava e ascoltava ma non parlava. La frequenza generata dalla pietra risuona continuamente e permette ad ogni persona di percepire una cosa diversa. E’ forse questo l’effetto della straordinaria “Macchina Alchemica” della Scarzuola.

 

LEGGI LE ALTRE TAPPE DEL PERCORSO INIZIATICO DELLA SCARZUOLA

1) Un magico giardino

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
Nel giardino della Scarzuola la nave partirà quando si muoverà l'ala posta sulla cima, perchè quello è il motore, e l'iniziato è rappresentato dal putto che soffia proprio sull'ala.

2) I simboli della Scarzuola

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
Le immagini della luna e del sole sono le prime che si presentano nell’anfiteatro. Sono disegnate al centro di due colonne e sembrano specchiarsi sulla volta celeste. Quando la luna si trova in alto nel cielo, infatti, illumina la Scarzuola dalla direzione opposta rispetto a quella posizionata a terra. Allo stesso modo il Sole, nel suo arco discendente, si trova di fronte al sole posto da Buzi nella seconda colonna.

3) La nave

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
E’ a questo punto che Tomaso Buzzi ci fa trovare il fulcro della sua Opera, la Nave o Galeone. Si tratta di una struttura imponente che va da ovest a est e si pone come una barriera tra la dimensione del reale e quella dell’ “oltre”. Solo salendo a bordo, navigando con essa lungo le calme acque dell’esistenza è possibile essere traghettati in dimensioni diverse, in realtà distanti eppure presenti simultaneamente alla nostra.

4) La Grande Madre

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
La nudità della scultura e la prominenza delle curve sottolineano la volontà dell’alchimista di inserire nell’Opera il simbolo ancestrale della Grande Madre, presente nelle culture di tutto il mondo come archetipo della natura e della creazione, e venerata molto prima della nascita dei Pantheon sumero, hindu, egizio, greco e delle culture precolombiane.

5) La via alchemica

Montegabbione (TR) - La Scarzuola
E’ un percorso, questo, che descrive le tappe necessarie per seguire le varie vie alchemiche, la Via Bianca, la Via Rossa e la Via Nera.

 



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