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Luogo: Tomba di Archimede, Siracusa

Questo luogo appartiene al gruppo:
alchimia (acqua)
femminino (ninfe)
personaggi (Archimede)

Luogo:
tombe

Simbolo:
cerchio



SIRACUSA: UNA SFERA, UN CILINDRO, UNA TOMBA…

Possiamo non prestar fede alle parole di Marcus Tullius Cicero – il quale sui banchi del Liceo ci perseguitava con le ‘obbligatorie’ traduzioni di ‘De Divinatione’ o, peggio ancora, del ‘De natura Deorum’ – quando, più che seriamente, asserisce… “Quando ero questore scopersi il suo sepolcro, tutto circondato e rivestito di rovi e pruni, di cui i Siracusani ignoravano l’esistenza, anzi escludevano che ci fosse… Sulla sommità della sfera era posta una sfera con un cilindro…” (‘Tusculanae Disputationes’, V, 23)? Forse si, forse no, chissà?
Ma di chi era il “… sepolcro, tutto circondato e rivestito di rovi e pruni…”? Ora lo scopriremo…


Sopra, l’arpinate Marco Tullio Cicerone, per una volta improvvisatosi ‘Indiana Jones’ alla ricerca della tomba di Archimede. Sotto, il grande scienziato siracusano.

Dopo la morte di Silla (78 a.C.), Cicerone inizia la sua carriera politica presentandosi in qualità di candidato alla carica di Questore addetto all’assistenza dei Proconsoli in alcune province. Viene inviato in Sicilia e approfitta dell’occasione per mettersi anche alla ricerca della tomba  di colui il quale fu ritenuto il più grande scienziato dell’antichità: Archimede (287 a.C. - 212 a.C.).

“ Un corpo immerso in un fluido…”

Nota a tutti, ad esempio, è la leggenda in base alla quale il ben noto ‘principio’, che dallo scienziato siracusano prende il nome – ovvero ” Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari alla massa del fluido spostato” – pare sia stato scoperto mentre egli faceva il bagno in una vasca e che, eccitato dalla scoperta, si sia lanciato nudo in strada urlando il notissimo ‘Eureka!’, ossia ‘Ho trovato!’.

Rispondente al vero o meno, tale episodio mette bene in luce la vivacità d’ingegno e l’estrosità del grande matematico sulla cui vita non si hanno notizie certe, salvo il fatto – non del tutto accertato – che il padre fosse l’astronomo Fidia e che egli, in gioventù, avrebbe avuta occasione di conoscere i discepoli di Euclide mentre soggiornava ad Alessandria d’Egitto. Ma la genialità di Archimede si manifesta precocemente  in molte maniere, anche in campo militare, come ha bene intuito il tiranno Gerone II quando pubblicamente afferma “ Nihil non dicendi Archimedi credam !”, cioè “ Non credo a nulla che non sia stato detto da Archimede!”.

Gerone passa a miglior vita nel 216 a.C. ma il suo successore Geronimo si mostra favorevole ad Annibale anziché a Roma. Quando anche questi lascia la sua ‘valle di lacrime’, la città di Siracusa decide di rimanere alleata con Cartagine proprio mentre è ancora in corso la II Guerra Punica ( 218-201 a.C.).

Ai  Romani non piace molto tale scelta  e le  truppe comandate dal Console Marcello mettono Siracusa sotto assedio. Archimede, ormai sulla settantina e desideroso di continuare in pace i suoi studi di matematica, di geometria, di fisica viene pregato di intervenire con qualche sua geniale idea.
Obtorto collo – come narra Tito Livio – Archimede interviene…

“…Quae propius moenia subilant naves, quo interiores ictibus tormentorum essent, in eas tollenone super murum eminente ferrea manus, firmae catenae illigata, cum iniecta prorae esset gravique libramento plumbi recelleret ad solum, suspensa prora navem in puppim statuebat…”

… che – per chi abbia lasciato i banchi del liceo da qualche decennio… – narra come i Romani si accorgano con meravigliato terrore della genialità del matematico siracusano quando qualcosa che assomiglia sia ad una immensa gru (tollenone super murum), sia ad un’altrettanto imponente tenaglia (ferrea manus) – fatta realizzare da Archimede mediante ingegnosissimi artifici meccanici (gravique libramento plumbi) – afferra una nave romana  (suspensa prora) che avventatamente si è spinta nel porto e la squassa fino quasi a demolirla, facendola cadere sulla poppa (navem in puppim statuebat)!

Forse fu così che la geniale invenzione di Archimede permise ai siracusani di sconfiggere la potente flotta romana?

Ma la Nera Signora attende inesorabilmente al varco anche Archimede…
Sappiamo con buona certezza – se ci avvaliamo degli scritti del grammatico e verseggiatore bizantino Giovanni Tzetze (vissuto nel XII secolo) – che egli ci lascia all’età di 75 anni, nel 212 a.C., durante la conquista di Siracusa da parte dell’esercito romano. Sulla morte di Archimede, in realtà, gli storici hanno documentato varie leggende ma quella che – diciamo così – va per la maggiore vorrebbe che un soldato romano, penetrato nella sua abitazione, abbia trovato il matematico profondamente immerso nei suoi pensieri e che gli abbia chiesto ripetutamente chi fosse. Ma, si sa, quando una mente geniale è concentrata su un difficile problema, tutto il resto del mondo passa in subordine. Così in  seguito al ripetuto silenzio di Archimede, interrotto soltanto da un laconico ma perentorio…

“Noli, obsecro, istum disturbare!” ovvero “Non rovinare, ti prego, questo disegno!”

il soldato, irritato da tanta indifferenza, lo trafigge con la sua spada, anche se pare che il console Marcello – che ormai ha conquistata la città siciliana – abbia dato l'ordine di risparmiargli la vita. Così, almeno, vuole la leggenda…


I tragici momenti della morte di Archimede raffigurati in un suggestivo dipinto.


I cittadini di Berlino hanno dedicato al grande siracusano questa statua che lo ritrae, forse, negli ultimi istanti di vita, prima che un iracondo soldato romano lo uccida.

Una sfera, un cilindro…

Torniamo al ‘nostro’ Cicerone e alle sue ricerche in terra di Trinacria…
Unico indizio per il novello e loquacissimo ‘Indiana Jones’ ante litteram è una “… sfera con un cilindro…”. Ma perché proprio questa strana ‘alchimia geometrica’?

Rispolveriamo qualcuno di quei testi che forse ci hanno fatto tribolare molti, troppi anni fa e diamo una fugace occhiata agli scritti di Plutarco, soprattutto al  suo celebre ‘Vite parallele’ (XVII, 12)….
“… Molte e mirabili furono le scoperte che egli fece; ma sulla tomba pregò, si dice, gli amici e i parenti di mettergli, dopo morto, un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proporzione dell’eccedenza del solido contenente rispetto al contenuto.”
… quando egli relaziona sulle indagini del grande Cicerone nel campo di un’archeologia ancora da inventare.

Si narra infatti che fu lo stesso Archimede a chiedere come epitaffio una sfera contenuta in un cilindro, insieme alla scritta “ due terzi”, poiché tale simbolo rappresenta un diretto e preciso richiamo ad una delle massime intuizioni del matematico e fisico siracusano, ovvero il calcolo del rapporto esistente tra la superficie della sfera e del cilindro ad essa circoscritto e dell’analogo rapporto tra i loro rispettivi volumi.


Raffigurazione geometrica di un cilindro che circoscrive una sfera avente diametro pari a quello del cilindro e anche alla sua altezza. Il rapporto tra i volumi dei due solidi e anche il rapporto tra le loro superfici totali è uguale e vale 2/3.

Lascerei a chi si diletta di matematica e geometria il facile compito di verificare questa già… ben verificata intuizione e ritornerei invece al ‘diario di scavo’ – si fa per dire! – dello stesso Cicerone…

“… Un giorno scrutavo ogni angolo con lo sguardo (fuori della porta sacra a Ciane c'è un gran numero di sepolcri) e scorsi una colonnetta che non sporgeva molto dai cespugli, su cui stava l'effigie di una sfera e di un cilindro. Subito dissi ai Siracusani (si trovavano con me i più ragguardevoli cittadini) che pensavo si trattasse proprio di ciò che cercavo. Si mandò molta gente con falci e il luogo fu ripulito e sgombrato.”

… egli infatti scrive nel Libro V delle Tusculanae disputationes.


Cicerone mostra con orgoglio la sua scoperta della ‘Tomba di Archimede’

È la veraTomba di Archimede?

Forti di questi indizi, rechiamoci ora nella bella città siciliana di Siracusa.

Il passo successivo della nostra ricerca sarà quello di esplorare qualche angolo del Parco Archeologico, più esattamente l’area della Necropoli Grotticelli, transitando per Corso Gelone.
Qui troveremo un certo numero di tombe di età greca, parte di una ben più vasta necropoli – in uso dall’età tardo-arcaica fino a quella ellenistica – che si estendeva ai margini delle latomie fino all’area sovrastante il Teatro Greco.

Scopriremo che sono quasi del tutto scomparse le cosiddette tombe a fossa di epoca greca, ma sono rimaste molte tombe a camera di età romana e tra queste ne cercheremo un paio che sembrano molto interessanti ai fini della nostra ricerca.

Portiamoci verso il confine orientale del parco archeologico, in via Romagnoli, angolo via Teracati, e identifichiamo le due tombe a camera di età imperiale, scavate nella roccia, mostranti l’ingresso decorato con ciò che rimane di semicolonne in stile dorico, a rilievo, sormontate da un frontone a timpano.

Ora rechiamoci davanti a quella rivolta a sud, molto vicina alla strada costeggiante il Parco: siamo – o meglio saremmo… – arrivati, perché quella che abbiamo davanti agli occhi  viene considerata la ‘Tomba di Archimede’. Ma ne siamo certi?


La ‘Tomba di Archimede’ – a Siracusa – sarebbe quella, sulla destra, sormontata da un timpano.

In realtà si tratterebbe di un colombario romano, ovvero di una vera e propria camera sepolcrale dotata di nicchie atte ad ospitare le urne cinerarie.

Se ciò non bastasse, tale tomba è stata datata con una certa sicurezza ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. E, in tale arco di tempo, Archimede era salito ‘sulla barca di Caronte’ da più di un secolo, forse due!
Ma allora perché identificarla con l’ultima dimora del geniale scienziato?

Tale identificazione fu fatta soprattutto per la presenza sia dell’imponente timpano all’ingresso sia per un'incisione trovata nello stipite che  raffigura la famosa “sfera iscritta in un cilindro”, elementi questi ultimi che – come abbiamo prima visto – avevano ‘stuzzicato’ l’intuito matematico del matematico siracusano.

Purtroppo, non molto distante, nel cortile interno dell'Hotel Panorama, in Via Necropoli Grotticelli simili elementi ‘identificativi’… ricompaiono!
E allora? Dov’è esattamente la tomba che avrebbe trovato Cicerone quasi alla fine del I secolo d.C. ? Dov’è il luogo in cui…

“… Quando fu aperto l'accesso, ci avvicinammo al lato frontale del piedistallo: si vedeva un'iscrizione quasi dimezzata, in cui i versi si erano corrosi verso la fine di ciascuno. Così una fra le più celebri città della Grecia, e una volta anche fra le più dotte, avrebbe ignorato l'esistenza della tomba del suo più geniale cittadino, se non gliel'avesse fatta conoscere un uomo di Arpino.”
… come sostiene – con malcelato orgoglio – il grande arpinate?

… fuori della porta sacra a Ciane…

Torniamo per un attimo alle annotazioni ciceroniane.

Nella mitologia greca, Ciane era il nome di una ninfa, personificazione di una sorgente presso Siracusa. Fu associata al mito e al culto di Persefone. Più tardi fu anche assimilata alla figlia di Cianippo e alla figlia di Liparo, re degli Ausoni. Quando Ade rapì Persefone, volendo ella aiutarla a sfuggire al dio degli inferi, fu da lui mutata in fonte. Ma Ciane è anche un piccolo torrente, lungo circa 7 chilometri, affluente dell'Anapo, in provincia di Siracusa.

Non è proprio una prova ma è sicuramente un indizio interessante…

A Siracusa c’è infatti proprio la riserva del Ciane-Saline, alle porte della città.
Qui potremmo trovare la fonte del fiumiciattolo menzionato da Cicerone ovvero, una profondissima polla d’acqua, di un bellissimo colore azzurro (cyanos in greco significa appunto azzurro), circondata dal magnifici papiri, che nulla hanno da invidiare a quelli che crescono lungo le rive del Nilo, e da altre piante acquatiche.


Uno scorcio del suggestivo fiume Ciane, a Siracusa. Era forse da queste parti la ‘Tomba di Archimede’

Nei pressi si possono ancora ammirare i resti del tempio dedicato a Giove Olimpico.
Il piccolo fiume Ciane è uno dei tantissimi sfoghi che la falda freatica iblea possiede nel siracusano, la stessa falda che alimenta anche la più nota Fonte Aretusa cantata da molti poeti, tra i quali  Virgilio, Pindaro, Ovidio, Silio Italico, Milton, André Gide, Gabriele D'Annunzio, solo per citarne alcuni, affascinati dalla leggenda di Aretusa e dall’incantevole luogo.
Ne parlava anche il ‘nostro’ Cicerone, descrivendola così nelle sue Verrinae, scritte per sostenere l’accusa di corruzione contro il pretore Gaio Licinio Verre…

"…una fonte incredibilmente grande, brulicante di pesci e così situata che le onde del mare la sommergerebbero se non fosse protetta da un massiccio muro di pietra".

E’ allora ipotizzabile che il luogo ove sorgeva “…la porta sacra a Ciane…” fosse  da identificare in un’area più vasta, non solo lungo il suggestivo Ciane, ma forse nell’area descritta anche da Ovidio…

"Est medium Cyanes et Pisaeae Arethusae, quod coit angustis inclusum cornibus aequor: hic fuit, a cuius stagnum quoque nomine dictum est, inter Sicelidas Cyane celeberrima nymphas. (Ovidio, Metamorfosi, V, 409-412)

Brano per la cui traduzione, questa volta, ci avvaliamo addirittura del Premio Nobel Salvatore Quasimodo…

“…Fra Ciane ed Aretusa si stende una zona di mare chiusa da due esili punte di terra: qui visse Ciane, la ninfa più famosa di Sicilia, e da lei ebbe nome lo stagno.”

Insomma  la porta sacra a Ciane potrebbe essere individuata tra le “… due esili punte di terra…” che oggi comprendono una zona di notevole valore archeologico, oltre che paesaggistico?

Al termine di queste ulteriori indagini – pur dovendo essere necessariamente ‘seri’ poiché non abbiamo, in verità, alcun elemento certo che possa avvalorare questa ipotesi – perché non tentare di nuovo la ricerca?


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