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Luogo: Castello di Carlo V, Largo Castello, 5, 70043 Monopoli BA


Questo luogo appartiene al gruppo:

fantasmi

Regione:
Puglia


LA LEGGENDA DEL FANTASMA NEL CASTELLO DI CARLO V A MONOPOLI


Il Castello di Carlo V, sito in Monopoli, è senza ombra di dubbio uno dei manieri più affascinanti che io abbia visitato e dei quali abbia portato avanti i miei studi e le mie ricerche.
Il castello fu edificato nel 1552 per volere del vice Rè “Don Pedro de Toledo”, lo ricorda uno stemma in pietra sul quale sono  visibili la data ed il nome precedentemente riportati. Ovviamente l'aspetto originario differiva dall'attuale al quale si giunse a seguito di ristrutturazioni risalenti al 1660 e volute dal Duca d'Atri: Giovanni Geronimo Acquaviva.
Il castello, a pianta pentagonale dotato di torri ai vertici, si sviluppa su due livelli.
L’accesso principale è situato sul lato sud-ovest in corrispondenza di una torre cilindrica innestata nell'edificio in un momento successivo all'edificazione e dotata di un vano utile all'alloggiamento del ponte levatoio.
Il Castello si affaccia sul mare e, proprio dai racconti dei pescatori che da secoli gettano le reti davanti ad esso, prende origine la leggenda sulla “femn' maz' e tammorr” (La donna con mazza e tammora)


La leggenda  della femn' maz' e tammorr

Il fantasma che apparirebbe nel castello di Monopoli è certamente uno tra i più particolari del folklore italiano e, nel corso dei miei studi, non ho mai avuto modo di riscontrare un'altra figura simile tra gli spettri che infesterebbero i manieri del "bel Paese".
Lo spettro monopolitano è descritto come una donna di bell'aspetto, evanescente, dai lineamenti ben visibili e curati, che suonerebbe una "tammorra" (strumento a percussione simile al più noto tamburello che spesso viene utilizzato nella “pizzica salentina” ma visibilmente più grande e di origine napoletana).
La donna si aggirerebbe nottetempo all'interno del castello, lungo il terrazzo, o nelle immediate vicinanze del maniero (l'area del porto e il camminamento posto alle spalle del castello tra l'edificio ed il mare), terrorizzando i testimoni che avessero la fortuna, o la sfortuna, di incontrarla.

Qualcuno afferma che lo spettro appartenga a una donna rimasta nella nostra “dimensione” nell'attesa del ritorno del marito, morto nelle acque antistanti la fortezza in seguito ad un terribile naufragio nel quale persero la vita numerosi uomini.
Non riuscendo a rassegnarsi alla morte dell'amato, la donna cominciò a suonare con regolare cadenza quasi straziante la tammora, credendo di poter segnalare in quel modo al disperso la direzione verso la terraferma, nella speranza di poterlo riabbracciare.
Inutile attesa: l'uomo non fece mai più ritorno. Nonostante questo, la donna ha continuato a suonare con instancabile attività fino a quando, probabilmente, morì di stenti.
Da allora il suo spirito inquieto continua ad apparire nel castello, ripetendo quegli stessi gesti che hanno accompagnato gli ultimi e tristi istanti della sua vita.
Forse un giorno i due innamorati riusciranno a ricongiungersi, almeno in forma spiritica e a trovare insieme quella pace tanto desiderata. Noi, naturalmente, ce lo auguriamo di cuore.

 

Le testimonianze sulle apparizioni dello spettro sono molteplici.
Secondo alcuni pescatori, nelle notti in cui il mare è in tempesta e la nebbia avvolge il castello, è possibile ascoltare il triste suono dello strumento a percussione e, prestando attenzione ed aguzzando la vista, scorgere la spettrale figura sul lato del maniero che affaccia sul mare.

Personalmente ho condotto due sopralluoghi nel Castello di Carlo V di Monopoli, indagini atte a stabilire se tali leggende potessero o meno avere un fondo di verità.
Ho organizzato un sopralluogo notturno all'interno dell'edificio, durante il quale, dopo aver sistemato una strumentazione capace di registrare suoni anche su frequenze acustiche non udibili all'orecchio umano e attivato un sistema di fotografie e registrazioni video sfruttando anche le radiazioni luminose dell'ultravioletto e dell'infrarosso, ho atteso con impazienza il sopraggiungere di qualche segnale dei presunti fenomeni insoliti.
Furono posizionati anche strumenti atti a misurare le condizioni biofisiche ambientali come termoigrometri, luxometri, fonometri, rilevatori di campi elettromagnetici.
Per ciò che concerne il materiale video/fofotografico, non sono riuscito a rilevare nulla di particolarmente anomalo. Lo stesso è avvenuto per le tracce audio registrate sulle quali erano presenti dei suoni che potrei definire inconsueti, ma troppo poco chiari per poter parlare di un fenomeno legato agli eventi descritti nella leggenda.
Ciò che di sicuro posso affermare come interessante e difficilmente spiegabile razionalmente è quanto è avvenuto per mia diretta esperienza: ad un certo punto del sopralluogo, in forza degli scarsi risultati, decisi di “provocare” il presunto spettro, come se questo potesse sentirmi, comprendermi e interagire con me in qualche modo.
Durante questa fase apparve sulla mia schiena un graffio evidente e dolorante che in pochi minuti, stranamente scomparve.
Un evento documentato non solo da me, ma anche dalla testimonianza degli altri membri del mio team di ricerca e del Professore Cosimo Lamanna che ci accompagnava in qualità di guida turistica ed esperto della storia del maniero.

 

La probabile origine del suono della Tammora

Dato che il castello è sito a pochi metri dal mare, è lecito supporre che, durante le notti di tempesta, le onde possano spingere l'aria in insenature sottomarine che convergono sotto le sue fondamenta.
In tali condizioni la struttura stessa potrebbe fungere da cassa di risonanza e originare il suono descritto nella leggenda.
La nebbia e la suggestione potrebbero, in concomitanza con tale suono, aver originato l'articolata leggenda della  femn' maz' e tammorr.

Si tratta di un luogo in cui storia e mistero coesistono, un maniero da visitare con attenzione e rispetto, poiché le leggende fanno parte della cultura di un popolo e, come tali, meritano di essere salvaguardate e custodite gelosamente, apprese e vissute sia con l'animo sognante, che con i piedi ben saldi al suolo.

 

LIBRO DELL'AUTORE

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