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Luogo: Abbazia di Santa Maria di Cerrate - SP100 km 5.900, 100, 73100 Lecce


Questo luogo appartiene al gruppo:

animali (cervo)
cavalieri
corpo di luce
miracolistica
Graal

Simboli:
croci
fiore della vita
nodo di Salomone
stella
uomo (sandalo del pellegrino - mascherone)

Regione:
Puglia


IL GRAAL E IL SOL INVICTUS

Le schede di questo articolo sono:
Un volto sacro tra le corna del cervo
Il santo Graal sul portale e altre simbologie
Una rappresentazione del Corpo di luce?
Altre simbologie

Un volto sacro tra le corna del cervo

L’antica Abbazia di Santa Maria di Cerrate si trova sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate (LE), impossibile non notarla, bellissima nella sua architettura romanica. Fu fondata intorno al XII secolo, probabilmente per volontà del re Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce.


Il nome di Cerrate anticamente “Cervate” deriva da “cerva” protagonista di una leggenda, in cui si narra di un’apparizione miracolosa. Sembra che il volto della Madonna sia apparso a Tancredi tra le corna di una cerva, che stava inseguendo durante una battuta di caccia. Il re folgorato da questa meravigliosa apparizione, avrebbe fatto costruire la stessa abbazia proprio in onore della Vergine. L’affresco che rappresenta la visione di Tancredi conservato prima all’interno della chiesa, è stato staccato e portato nel Museo delle Tradizioni Popolari.


E’ un’immagine ricorda la celebre leggenda di Sant'Eustachio che avrebbe visto un crocifisso luminoso in mezzo alle corna di una cervo bellissimo, inseguito  sempre durante una battuta di caccia, sentendosi rispondere dall’animale “Placido, perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere” (Placido è il nome di Eustachio prima di convertirsi in seguito alla visione).

Qui, come per la leggenda di Sant'Eustachio, anche a Tancredi è apparso un misterioso crocifisso di luce tra le corna di un cervo

E’ una strana correlazione che può essere attribuita a un sogno di Tancredi dopo aver saputo di questa leggenda o a una visione in cui un elemento fortemente pagano (Cernunnos, dio con la testa di cervo) diventa il supporto di un elemento cristiano (croce, Cristo o in questo caso la Madonna).




L’abbazia è un edificio bellissimo, di chiara fattura romanica di cui non si ha certezza della committenza di re Tancredi, ma sembra più probabile che la fondazione risalga a Boemondo d’Altavilla figlio di Roberto il Guiscardo, che portò in questo luogo un cenobio di monaci greci, della regola di San Basilio, i celebri monaci basiliani di cui si ha testimonianza di permanenza fin dal XII secolo. E forse è anche grazie al loro lavoro se questa abbazia divenne tra le più importanti della Puglia e dell’Italia meridionale. Un’attività sempre ai massimi livelli, grazie ai quali l’abbazia ebbe sempre vita fiorente, fino al saccheggio da parte dei pirati turchi nel 1711, motivo che la fece cadere in profondo stato di abbandono, fino al restauro del 1965 e al passaggio al FAI nel 2012.

Il Complesso comprende diversi edifici, tra quali la chiesa, la casa monastica e una masseria, attualmente la sede del Museo di Tradizioni Popolari in cui sono stati riportati diversi affreschi, per preservarli dalle intemperie e soprattutto dalle azioni di vandalismo che hanno messo in serio pericolo l’integrità del tempio cristiano.



Il santo Graal sul portale e altre simbologie

Di notevole interesse artistico solo i sei riquadri del portale, che rappresentano il ciclo della natività di Gesù, con l’Annunciazione e la visita dei Re Magi, in cui si nota sopra le loro teste una stella a sei raggi, la stessa che illumina anche la nascita di Gesù, in cui è presente la Madonna adornata di aureola e Gesù avvolto dalle fasce mentre viene toccato (scaldato con l’alito?) dai musi del bue e dell’asinello.
C’è però uno dei riquadri che mostra un enigma. Si vede Maria mentre tiene in mano un grosso calice sostenuto anche da Giuseppe, con all’interno il bambin Gesù, a cui sono state date diverse interpretazioni. Secondo Bertaux la donna sarebbe un’ostetrica mentre lava Gesù Cristo, mentre De Giorgi e Coco considerano la scena come un battesimo alla maniera del rito greco, fatto pressoché impossibile dato che Gesù verrà poi battezzato in età adulta da Giovanni Battista. Potrebbe forse invece rappresentare il Santo Graal che contiene Gesù in tutta la Sua completa essenza di luce.

C'è un enigmatico calice che contiene il Bambin Gesù, forse una rappresentazione del Graal?


Si notano diversi sandali del pellegrino, le firme che i pellegrini incidevano per mostrare il loro passaggio.


Una rappresentazione del Corpo di luce?

Dopotutto tra le incisioni presenti sui muri dell’abbazia ce n’è una che ricorda proprio una manifestazione luminosa. E’un uomo con capelli raggianti che ricorda i personaggi rappresentati nella dimora filosofale di Chiavari, oltre a indicare il Sol Invictus, antica rappresentazione di Gesù come Dio della luce solare e del trionfo del Sole. La chioma fiammeggiante rappresenta l’illuminazione dell’iniziato e ricorda l’aureola dei Santi, eterni detentori di conoscenza divina. Incidere croci raggianti sui muri di alcune chiese non è fatto inusuale, ma un continuo richiamo all’obiettivo finale del fedele, quello di divenire luce in terra. Il segreto dell’immortalità, della pietra filosofale, della resurrezione del Dio specchio della necessaria resurrezione della nostra anima potrebbe trovarsi in luoghi in cui sono riportati questo tipo di simboli.

Un altro mistero è rappresentato dalla chioma raggiante che ricorda le teste luminose della dimora filosofale di Chiavari

Il Sol invictus era l’antica rappresentazione di Cristo, una delle feste più importanti in epoca romana, in occasione del solstizio d’inverno, momento dal quale le giornate iniziano progressivamente ad allungarsi. Una giornata di festa dedicata al Sole, perché quello era il giorno più corto dell’anno ma da quel momento la luce diventava sempre più forte. Il nome corretto era "Dies Natalis Solis Invicti", ovvero “Giorno di nascita (Natale) del sole non vinto”, un Sole “invitto”, non sconfitto dalle tenebre dell’inverno, che rinasce per illuminare il nuovo anno. Una rinascita che omaggiamo anche noi con il compleanno di Gesù Cristo, non certo casuale in quanto originariamente veniva raffigurato come il Dio Sole su un carro dorato, quel carro che forse qui è rappresentato dal calice del portale.


uomo con testa raggiante

In mezzo alla facciata, buca il muro un bellissimo rosone, l’occhio di Dio, l’apertura che permette il passaggio della luce dentro il tempio, metafora della luce che penetra dentro il nostro corpo tramite il terzo occhio. Ed infatti non è certamente un caso che i capitelli del bellissimo porticato di 24 colonne che si trova nel fianco esterno, siano costellati da esseri mostruosi, simbolo del pericolo costante di creature oscure, abitanti dell’astrale, in agguato sopra le nostre teste.

I mostri delle chiese romaniche rappresentavano il pericolo incombente sulle nostre teste. Solo colui che crede in Dio è protetto dal loro sguardo demoniaco

Un’esplosione di terrore tipico del romanico, in cui mostri marini, antropomorfi metà uomini e metà animali, volti dai denti aguzzi, ti obbligano a tenere il volto basso e ad invocare protezione. Il portico così ricco di colonne, indica la strada attraverso l’oscuro bosco, che il monaco era obbligato a percorrere, con coraggio e fede nella preghiera, verso il portale della chiesa, salvezza alla propria anima.



Altre simbologie

Essendo una chiesa tanto importante veniva visitata da molti fedeli, come è testimoniato dai “sandali del pellegrino”, vere e proprie impronte di scarpa incise sui muri, firme che i pellegrini scolpivano per mostrare il loro passaggio. Questo tipo di incisione era una necessità del fedele che sentiva il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio, esattamente come era solito fare l’uomo preistorico in antiche grotte piene di testimonianze dei primi simboli misteriosamente ideati. Incidere la propria orma non era un gesto egotico, anzi era metafora di un sacrificio, in quanto indicava che il pellegrino era giunto fino lì a piedi, con grandi sacrifici. Una delle tante orme senza nome, ma che recava con sé una piccola parte dell’anima del credente.
Le incisioni sono veramente tante, notiamo, un mascherone, un fiore della vita, un evidente nodo di Salomone.

I sandali dei pellegrini erano le impronte delle scarpe incise sui muri delle chiese come firma del fedele che preferiva mostrare il simbolo del proprio faticoso cammino piuttosto che il nome

L’interno conserva ancora alcuni affreschi (molti sono stati trasferiti al museo) tra cui un Cristo Pantocratore dentro una mandorla e molti Santi sotto di Lui ad onorarlo. Ci sono affreschi di Santi a figura intera lungo le pareti e ormai molto rovinata, una morte della Vergine.
Una curiosità, nel museo attiguo dedicato come scritto, alle Tradizioni Popolari, è presente il “guarda bambino” (capicarru), un oggetto particolare, un vaso più simile  a un porta ombrelli dentro il quale venivano posti i neonati in fasce in posizione verticale. Sicuramente non voluto, ma questa immagine fa pensare quanto la nostra vita è segnata dal passaggio dallo stato orizzontale (neonato) a quello verticale (posizione eretta) come fosse rappresentazione simbolica di ciò che dovremmo raggiungere attraverso il passaggio dallo stato orizzontale (materia) a quello verticale (spirito). Mettere i bambini in questo modo era sicuramente una tecnica per tenerli d’occhio, ma un tentativo assolutamente non consapevole di bypassare lo stato materiale per lanciare il proprio figlio verso quello spirituale.


fiore della vita


nodo di Salomone


sandalo del pellegrino


sandalo del pellegrino


un cavaliere


croce potenziata


stella raggiante


mascherone

 

 

 

 



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