SENIGALLIA (AN) – LA ROCCA / Nella rocca è impossibile non restare affascinati di fronte a un capolavoro di ingegneria e architettura, così armonico da risultare estraneo rispetto all’intero castello: la scala elicoidale. Costruita a blocchi monolitici sovrapposti e incassati nel muro che si espandono dai sotterranei fin su lungo tutto il torrione nord adiacente alla zona residenziale.
LA SFINGE E I 7 SERPENTI, UNA PERFETTA SCALA ELICOIDALE
E IL PRIGIONIERO MURATO VIVO

ARTICOLO E FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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CATEGORIE
ALCHIMIA – ANIMALI – BENE/MALE – GEOMETRIA SACRA – GRAAL – PAGANESIMO/CRISTIANESIMO – SCALE VERSO IL CIELO – TECNOLOGIE DEL PASSATO ALCHIMIA
LEGGENDE
TESORI NASCOSTI
IL MATTONE D’ORO MASSICCIO
Senigallia deriva da “SENA GALLICA” ovvero “in seno ai Galli “, fu fondata nel 390 a.C. dai Galli Senoni che possedevano l’intera valle del Misa. Su questa famosa spiaggia, perché fatta di sabbia talmente fine da essere chiamata “di velluto”, avvenne una sanguinaria battaglia che si ricorda ancora oggi. L’anno era il 551 d.C. e lo scontro avvenne tra i Bizantini che avevano attaccato il porto di Sena Gallica e i Goti capitanati dal re Totila.
Nello scontro ebbero la meglio i bizantini che affondarono ben quaranta navi gotiche.
Nessuno le ha mai riportate in superficie, esse sono ancora qui, sui fondali nei pressi della costa.
Del resto il mare è ancora oggi custode della maggior parte dei reperti archeologici sconosciuti, il problema non è troppo scendere sui fondali, ma scavare, ricercare, rimuovere terra troppo pesante perché possa costituire impresa semplice come cercare in superficie.
Ed allora tutto rimane ancora lì sui fondali, soprattutto in uno stato come l’Italia toccato per quasi tutta la sua superficie dall’acqua. E’ comunque affascinante sapere che oltre l’orizzonte si cela chissà quale immenso tesoro antico. Sena Gallica divenne poi colonia romana, città longobarda, proprietà pontificia e infine libero Comune.
Passò anni infausti e venne quasi completamente annientata a tal punto che lo stesso Dante la considerò città in via di estinzione. Fu invece ricostruita da Pandolfo Malatesta e da Sigismondo Della Rovere. Si dice che, l’unico modo per ridare vita ad un borgo che sembrava ormai morto, il primo mattone doveva essere d’oro massiccio. Sigismondo posizionò insieme al mattone, all’atrio della costruzione della cinta muraria, anche un prezioso monile d’oro di sua moglie Isotta, per portare buona sorte alla città. Monile e mattone furono cercati per tutti i secoli successivi ma mai trovati, e secondo la leggenda si troverebbero ancora lì. Però c’è ahimè un piccolo effetto collaterale… laddove è stato posizionato il mattone, il giorno in cui verrà ritrovato, Senigallia crollerà sparendo per sempre.
Costruita ai tempi dell’Impero romano nel 300 a.c. la rocca di Senigallia non ha mai incontrato momenti di inutilizzo essendo stata sempre baluardo della città, fungendo da fortezza di difesa a simbolo di potere, a luogo di formazione delle milizie cinquecentesche, a carcere in età pontificia, a ospedale nella prima guerra mondiale. Oggi ci appare ormai ristrutturata come si vede dalle torri quattrocentesche rotonde volute da Giovanni della Rovere, Signore di Senigallia nella seconda metà del 1400 che, per le notevoli modifiche apportate sulla fortezza, le conferì anche il nome di “fortezza roverasca”.
Principalmente decise di rinnovarla sì per difendere Senigallia dall’incursione dei turchi, ma soprattutto per difendere se’ stesso e la sua famiglia. E non ebbe tutti torti, dato che la Signoria dei Della Rovere durò per ben oltre un secolo e mezzo dal 1471 al 1631.
Le carceri e il prigioniero murato vivo
Entrando nel castello si accede al cortile che rappresenta un palcoscenico di tutte le diverse fasi costruttive della rocca, vi è un grande contrasto tra la zona prettamente militarre e difensiva delle pareti di destra e l’aspetto rinascimentale dolce e signorile delle pareti di sinistra.
E’ proprio qui che è possibile vedere le mura realizzate con materiale di reimpiego della vecchia fortezza romana.
E’ proprio qui, sul muro della zona abitata si nota la cella di un prigioniero murato vivo.
la parete in cui il prigioniero è stato murato vivo
Sopra l’entrata della zona residenziale vi è un’iscrizione (sec. XVII) in pietra che ricorda il Governatore di Senigallia, Francesco Fumacioli nel 1665, durante il pontificato di Alessandro VII (1655 – 1666) volle trasferire la cappella in un altro ambiente della rocca provvedendo a proprie spese per adornarla.
ALEXANDRO VII PONT(ifice) MAX (imo)/ SEDENTE/ SACELLUM HOC EX IMA ARCIS PARTE DEVOTO/ ERGA DEUM OBSEQUIO AD MILITUM ET/ SUCCESSORUM COMMODITATEM HIC ASPORT/ ARE ARAMQUE PROPRIIS IMPENSIS EXORNARE/ CURAVIT FRANCISCUS FRUMACCIOLUS ANTIQUISS (imae)/ AUGUSTAE PERUSIAE PATRITIUS CIVITATIS/ SENOGALLIAE ET SUBURBII GUBERNATOR ARMORUM ET ARCIS PRAESES /ANNO DOMINI MDCLXV
Mentre la lapide (sec XVIII) abrasa ricorda il rinnovamento dell’armeria della rocca al tempo di Benedetto XIV.
BENEDICTO XIV PONTIFICI MAXIMO. QUI CURANTE CONSTANTIO CARACCIOLO ARMAMENTARIUM NOVO ARMORUM APPARATU INSTRUXIT FRATER ANNIBAL EX MONTIS VETERIS COMITIBUS, ARCIS PRAEFECTUS POSUIT ANNO MDCLII.
Le misteriose iscrizioni “Io Dux” e “Io Pre”
In tutta la rocca sorprende l’assidua presenza delle parole “IO DUX” e “IO PRE” riferito a Giovanni della Rovere Duca e Prefetto. “IO” non si riferisce in senso di “me”, ma di “Do”, iniziale di Doannes, ovvero Giovanni, ma la cosa dovrebbe suonare strana perché, scrivere il proprio nome così spezzato era una sorta di esagerata modernità. E’ dunque più probabile che abbia semplicemente voluto dire “Io” come se parlasse la stessa rocca, come se lui continuasse a vivere in essa.
La sfinge e i sette serpenti
All’interno delle stanze alla base degli archi vi sono diversi bassorilievi, ma queli che cattuirano maggiormante l’attenzione sono le raffigurazioni di misteriosi sfingi con in capo sette serpenti.
Misterioso dunque come indecifrabile ci appare il suo simbolo, un elmo sormontato da una sfinge con sette serpenti. Entrambi gli animali sono simbolo di astuzia e intelligenza, la sfinge è un mostro che per sconfiggerlo è necessario rispondere ad un suo indovinello, mentre i serpenti (in questo caso sono sette e simboleggiano ulteriormente la perfezione) rappresentano l’inganno geniale nei confronti dell’uomo e della donna. Se posizionati anche sopra la sfinge la quale è sopra la testa , intesa come elmo, vi rivuole trasmettere un’intelligenza sovrumana appartenuta a Giovanni. Addirittura poteva spaventare per questo concetto rispetto a cui usava magari simboleggiarsi con animali nobili o fiere spaventose come grifoni, arpie, mostri. La forza spaventava si… ma l’intelligenza assoluta poteva intimorire ancora di più.
Di seguito gli altri bassorilievi.
Vi sono anche strane (divertenti) iscrizioni…
Una scala elicoidale assolutamente perfetta
Infine nella rocca è impossibile non restare affascinati di fronte a un capolavoro di ingegneria e architettura, così armonico da risultare estraneo rispetto all’intero castello: la scala elicoidale. Costruita a blocchi monolitici sovrapposti e incassati nel muro che si espandono dai sotterranei fin su lungo tutto il torrione nord adiacente alla zona residenziale.
Vi sono altri esempi di scale elicoidali simili anche se rari, è possibile infatti trovarne un’altra nel Palazzo Ducale di Urbino, nella Rocca Costanza di Pesaro e nelle Rocche di Mondavio e di Mondolfo, quest’ultima distrutta intorno alla metà del secolo XIX.
Quasi sempre ogni castello ne possiede una per ogni torre, ma di solito vengono costruite attorno ad una grossa colonna per necessità sia difensive che di sicurezza. Infatti tutte le scale a chiocciola hanno una circolarità dal basso verso l’alto in senso antiorario, cosicché i difensori destrimani possono colpire meglio con la spada, cosa che sembra difficile agli attaccanti sempre destrimani (i mancini) (sono sempre stati rari) perché avevano come ostacolo il muro interno e non potevano aprire il braccio per dare l’arcata del colpo. Inoltre le scale non erano armoniose perché spesso i gradini portavano altezze differenti per far inciampare chi non li aveva imparati a conoscere.
In questo caso invece non abbiamo una scala difensiva, ma un’opera d’arte, una visione perfetta, un capolavoro ingegneristico, un autentico frattale. E’ impossibile non ammirarla e perdersi nel suo sviluppo verso l’infinito. Una formula matematica vivente, l’interno di una conchiglia che affascina perché, in un contesto di mura fredde, funzionali. Perché è stata costruita? Senza corrimano come scala era alquanto pericolosa, doveva avere una qualche funzione. Che sia una prova di intelligenza di Giovanni Della Rovere? Che sia un indovinello della Sfinge suo simbolo? Chi ne possegga la soluzione provi a trasmetterla alla sfinge, qualcosa forse accadrà.
La pietra con 5 cerchi
Nei sotterranei è presente questo simbolo che viene ripetuto in altre zone d’Italia, prettamente laddove sarebbero passati i templari. Non se ne conosce il significato, probabilmente vuole richiamare l’armonia dei cinque livelli di conoscenza che non sono uno in fila all’altro, ma sono uno accanto all’altro, a dimostrare che non si acquisiscono in maniera progressiva, ma in una sorta di circolarità. L’ultimo viene naturalmente scoperto e nascosto dai primi quattro. La conoscenza dei quattro elementi porta inevitabilmente alla comprensione assoluta del quinto sconosciuto all’uomo ma non alla natura. L’arte della scherma antica, che in tutto e per tutto era un'”arte” perchè volta all’addestramento del corpo ma soprattutto dello spirito, ha sempre considerato le 4 discipline di duello con la spada, legate ai quattro elementi della natura.
La spada a due mani o a una mano e mezza viene associata alla terra per il combattimento grezzo, lento e più volto alla forza
La spada da lato viene associata all’acqua
per la sinuosità del movimento laterale
La striscia o fioretto viene asociato all’aria per la velocità e la leggerezza del combattimento
La sciabola viene associata al fuoco per il sibilo e le “frustate” date con la lama simili a fiamme.
Certo i templari non hanno mai conosciuto la scherma superiore come datazione alla spada a una mano, a due mani o a una mano e mezza, ma questo discorso l’ho fatto per far capire quanto lo studio del duello con le armi fosse stato da sempre considerato esoterico, legato allo spirito e alla natura, perchè la disciplina della spada era la disciplina dell’anima. Maggior ragione questo discorso valeva per i Templari dato che partivano già avvantaggiati dato che erano totalmente votati a Dio.
Questi livelli di conoscenza o livelli di coscienza, perchè conoscere significa prendere coscienza, sono stati rappresentati in varie zone d’Italia senza un vero e proprio nesso tra di loro. Non si conosce la vera origine di questo simbolo ma si presume fosse templare, proprio per la carica simbolica che emana.
La cappellina
Particolare la cappellina del XV secolo, un vano di piccolissime dimensioni a pianta quadrata, con volta a calotta culminante nel monogramma JHS (Jesus Christ). Agli angoli sono posizionati 4 putti che sorreggono grosse conchiglie.
Le prigioni
Le prigioni del castello, internate e visitabili, rivelano piccole stanze molto basse dato che lo sventurato carcerato era obbligato a vivere seduto o sdraiato, una vera tortura.
Il sito dei misteri
www.luoghimisteriosi.it – info@luoghimisteriosi.it


















