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LE SACRE PIETRE E I ‘RITI DI FERTILITÀ’ NELL’AREA DEL LAGO MAGGIORE. E ANCHE ALTROVE…


La ‘Petra lubrica’

I suggestivi ‘riti di fertilità’, particolari e semplici cerimonie atte a concretizzare il biblico “Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra…”, hanno da sempre trovata ampia diffusione.
Ad esempio, Fabio Copiatti, Alberto De Giuli e Ausilio Priuli – tre attivi studiosi che effettuano ricerche di carattere archeologico in una vasta area intorno al Lago Maggiore, al Lago d’Orta e valli con essi confinanti – anni fa hanno portato a termine una esaustiva indagine  sulle incisioni rupestri, sulle coppelle e sul megalitismo nel Nord di Italia e riportano ad esempio come a Borzoli, nei pressi di Genova, venissero praticati fino a non molto tempo fa ‘riti di fertilità’ sulla cosiddetta ‘Pria Scugente’, una roccia di serpentino verde di cui si fa menzione addirittura in documenti del 1359. Ciò che toglie qualsiasi dubbio su ciò che avveniva sopra la pietra stessa è che in tali documenti essa viene significatamente definita… ‘petra lubrica’.
Inoltre appare documentato come analoghi ‘riti’ avvenissero nei dintorni di Biella, su quella che veniva chiamata ‘roc d’la sguija’, su cui ancora oggi è ben visibile il lucido solco lasciato da innumerevoli, delicate parti anatomiche di giovani fanciulle ‘in età da marito’.


La ‘roc d’la sguija’, roccia destinata a propiziare la fertilità di giovani fanciulle.

Ad Omegna, nei pressi della frazione di Cranna è tuttora osservabile lo ‘scanna brag’, roccia dal significativo nome, mentre a Vignone è stato distrutta qualche anno fa una ‘roccia della fertilità’ denominata ‘Sass Prenuà’ o anche ‘Pietra di Noè’.


Ad Omegna, nei pressi della frazione di Cranna è tuttora osservabile lo ‘scanna brag’

Come spesso avviene in questi casi, appare significativo il fatto che accanto a tale pietra sia stata eretta una chiesetta, dedicata a San Martino…
Un altro sconsiderato atto di ‘vandalismo’ – che fa pensare quasi ad una sorta di tardiva ‘iconoclastìa’, mirata a far scomparire ogni retaggio di antichi culti – è stato attuato anche in Val Cannobina, più precisamente a Gurro, dove gli anziani del posto ricordano ancora una pietra “…lucida come uno specchio…” chiamata ‘Pietra sburrata’, dal termine dialettale ‘sbur’ con il significato di ‘slittare con le terga’.
Nella Val Vigezzo, nei pressi del Rio Secco è invece sopravvissuto all’umana stoltezza un imponente masso erratico in serpentino citato nei ‘Bandi Campestri della comunità di Malesco’ come ‘Sasso della Lissera’, la cui superficie inclinata e levigata è oggi usata dai bambini del luogo come gratuito passatempo.
Nei pressi di Bugnate, frazione del comune di Gozzano, non lontano dal Lago d’Orta, esiste ancora la Petra Batizaa, utilizzata nei tempi passatiper assicurare un erede a coppie apparentemente non fertili. Apparentemente, appunto…


La Petra Batizaa esistente a Bugnate, frazione di Gozzano (Lago d’Orta)

La ’Preja bruja’ e  il ‘Ròc d’la vita’

Qualche anno fa ho ‘girovagato’ un po’ per qualche sito archeologico nell’area intorno al Lago Maggiore, in particolare nel sito dei ‘Lagoni di Mercurago’ ove è possibile osservare qualche piccola necropoli di epoca preistorica e anche tracce del passaggio dei Romani in quella suggestiva e boscosissima zona.

Arrivati dalle parti di Sesto Calende non è difficile trovare la cosiddetta ‘Preja bruja’.

Appena fuori dalla cittadina di Sesto Calende, in località ‘Locca’ e non lontano dai citati ‘Lagoni’, ho rintracciato l’imponente ‘Preja bruja’ un masso ‘erratico’ somigliante ad una testa di falco, su cui, in epoca ormai lontanissima, dalle donne della cosiddetta ‘Cultura di Golasecca’ venivano praticati ‘riti di fertilità’ e su cui sono ancora visibili tracce di antiche incisioni, forse rituali. Sembra che la località sia chiamata ‘Locca’ dal latino ‘locum’, ossia ‘luogo’ in cui si svolgevano appunto i riti dedicati alla ‘Grande Madre’.


L’imponente ‘Preja bruja’ , un grande masso ‘erratico’ nei pressi di Sestocalende, costituiva luogo ove si svolgevano riti propiziatori per la fertilità umana.

Oggi la ‘Preja bruja’, trascorsi gli antichi ‘fasti’ in cui, forse, ‘vide’ passare sulla sua superficie generazioni di giovani donne desiderose di dare origine a una nuova vita o ‘assistette’ a suggestivi rituali di ‘iniziazione’ sessuale, è ancora lì, nella penombra del bosco situato ai margini del ‘Parco Nazionale del Ticino’, quasi dimenticata da tutti.
Ma molto meno dimenticate sono invece alcune pietre, quasi certamente massi ‘erratici’, situate nei pressi del magnifico Santuario di Oropa ( Biella).
Qui, durante la stessa estate di ricerche, ho fotografato sia una masso ‘erratico’ ormai del tutto inglobato – ad evitare ‘tentazioni’… –  in una delle Cappelle in cui suggestive raffigurazioni a tutto tondo narrano i più salienti episodi biblici, sia quello che viene chiamato ‘Ròch d’la vita’, che la dice lunga sull’utilizzo del monolito come ‘roccia della fertilità’ nei culti naturalistici da sempre praticati in gran parte della nostra Penisola, soprattutto al Nord.
La leggenda racconta di come, nell’anno 369, S.Eusebio nascondesse in una nicchia di questa roccia una statua lignea della Vergine, ancor oggi visibile, per salvarla dalle persecuzioni anticristiane.
Intorno al masso ‘erratico’ – su cui evidentemente si svolgevano all’epoca… esecrandi ‘riti di fecondità’  – fu dapprima edificata una piccola Cappella che venne man mano ampliata inglobando così il ‘Roch d’la vita’ e facendo contemporaneamente scomparire l’antichissima usanza pagana.
Prima dell’avvento di S.Eusebio, infatti, le donne con problemi di sterilità giravano più volte intorno alla ‘roccia della fertilità’ e, al termine del rito, vi ‘strusciavano’ l’area genitale con il palese intento di trasferire nel loro corpo le ‘energie’ legate alla sacralità del masso.
Con la costruzione della Cappella, verso il 1690, rimase un piccolissimo varco tra il masso e il muro, varco in cui, anche se a fatica, le donne riuscivano a passare per continuare quel rito che la Chiesa tentava di cancellare per sempre dalla memoria degli abitanti del luogo.
Oggi, nonostante anche lo strettissimo pertugio sia stato ostruito con un’orribile colata di cemento, alcune donne ‘si siedono’ sulla parte sporgente del masso certe così di facilitare i loro futuri rapporti amorosi e le conseguenti desiderate gravidanze.
Ma vi scivolano sopra anche i bambini dei paesi circostanti, in alcuni casi – forse – lontanissimi e indiretti ‘frutti’ di quegli antichissimi ‘riti di fertilità’ praticati in tempi andati dalle loro trisavole.


Il masso erratico chiamato ‘Roch d’la vita’ a Oropa, accanto alla chiesetta dedicata a S. Eusebio. In mezzo è stato colato del cemento per evitare i “pagani riti di fertilità”.


Non c’è alcun dubbio! Questa strana roccia, in parte modellata dagli agenti atmosferici ma in parte frutto dell’intervento dell’uomo, nell’antichità costituiva una sorta di altare per riti di fertilità.


Il nostro Bel Paese, qua e là, nasconde testimonianze provenienti da un lontano passato, testimonianze che riconducono ad un epoca – per altro sempre attuale… – in cui l’Uomo ha cercato di squarciare, anche per un solo attimo, il “velo di Maya”, il “velo” che secondo una non del tutto ben compresa interpretazione del pensiero buddista – rappresenterebbe l’illusorietà della realtà che ci circonda. Nel libro di imminente uscita Misteri e Segreti delle Porte Magiche, Mistiche Alchemiche ( e di chi ne oltrepassò la “soglia”…) troverete oltre alla ben nota “Porta Alchemica” di Roma anche la misteriosa “Porta Mistica” di Rivodutri (Rieti) dove un ignoto scalpellino al quale non erano del tutto estranei i “misteri” della ricerca esoterica – oppure “guidato” da chi tali “misteri” padroneggiava da tempo – ha inciso nella pietra simboli e messaggi che, come per la “Porta” di Roma, fanno versare  se non proprio “fiumi” sicuramente “rigagnoli” d’inchiostro da parte di chi si affanna da sempre nel cercare di gettare un rapido sguardo al di là del “velo” che separerebbe la realtà immanente da quella trascendente. Poi nel Sud d’Italia, nella meravigliosa terra salentina, troverete la strana “Porta Filosofica” di Corigliano d’Otranto, delizioso paese della “magica” Puglia oltre a “qualcosa” a proposito di un misconosciuto astrologo e alchimista, Matteo Tafuri, da alcuni ritenuto una sorta di ‘Nostradamus di Soleto’, grazioso paese ricco di testimonianze artistiche e legato  a curiose leggende.
Ma – ve ne accorgerete! – il vostro “viaggio” non finisce certamente qui…
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