CREMONA – CHIESA DI SAN SIGISMONDO / Nella chiesa è presente l’opera più incredibile ed enigmatica mai vista in un ambiente ecclesiastico, si tratta di un affresco del Beccaccino che rappresenta l’“Adultera davanti a Cristo”, un’opera che contiene una particolarità non ancora decifrata. Tutti i personaggi rappresentati hanno gli occhi privi di pupilla.

UNA MISTERIOSA ULTIMA CENA E IL DIPINTO “SENZA PUPILLE”


(c) articolo e fotografie
Paolo Pannipannipaolo@gmail.com

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INFO:

La chiesa di San Sigismondo si trova in largo Bianca Maria Visconti, presso l’Ospedale Maggiore, a Cremona, purtroppo essendo luogo di clausura non è visitabile

MISTERI SVELATI

I capitoli di questa scheda sono:
Un dono d’amore a Bianca Maria Visconti da Francesco Sforza
Una donna all’ultima cena
Inquietanti scene dell’Apocalisse
Un enigmatico quadro in cui i personaggi sono senza pupille

QUESTO ARTICOLO E’ STATO TRATTATO DA LUOGHI MISTERIOSI
SULLA RIVISTA FENIX N°40 DI FEBBRAIO 2012

Luoghi Misteriosi sulla rivista FENIX
Articolo di 2 pagine sulla rivista FENIX di febbraio 2012 di Isabella Dalla Vecchia (Luoghi Misteriosi) dal titolo “Una misteriosa ultima cena”

Solo a due passi dal fiume Po si susseguono lunghi secoli di storia e di misteri, in un antico e sacro edificio che rappresenta non solo uno dei maggiori monumenti della città di Cremona ma anche un simbolo dell’amore di due importanti personaggi del Quattrocento italiano: Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza.

Stiamo parlando del complesso monastico di San Sigismondo sorto laddove, fino alla prima metà del Quattrocento, sorgeva una piccola chiesetta retta dai monaci Benedettini Vallombrosani, un ordine che si è sempre distinto, nel corso dei secoli, per la lotta contro la simonia (ossia la compravendita di cariche ecclesiastiche, assoluzione di peccati e indulgenze) e contro la corruzione e la mondanità della Chiesa.

Un dono d’amore a Bianca Maria Visconti da Francesco Sforza


In quella piccola chiesa retta dai Vallombrosani (già documentata nel 1153 e che aveva assunto, già nel 1253, l’intitolazione a San Sigismondo) la Duchessa Bianca Maria Visconti, Signora di Cremona, e Francesco Sforza, futuro Signore di Milano, si unirono in matrimonio il 25 ottobre 1441.

La scelta del modesto edificio ci risulta apparentemente non adeguata nei confronti dell’importanza della cerimonia, ma è giustificata da una serie di circostanze principalmente legate alla figura di Francesco Sforza ed ai suoi difficili rapporti con il padre di Bianca, il duca Filippo Maria.


Resurrezione di Lazzaro e Pala d’altare

Francesco, figlio primogenito di Muzio Attendolo, capitano di ventura, ereditò il suo esercito, nel 1424, quando aveva compiuto 23 anni, con il quale si mise al servizio del duca di Milano, Filippo Maria, che gli promise in sposa sua figlia, Bianca Maria, quando aveva solo 6 anni.
Francesco Sforza, all’età di 40 anni accolse la fanciulla in matrimonio in questa chiesa, quando portava con sé in dote la signoria di Cremona.

Nel 1447 al decesso del padre, Francesco venne finalmente dichiarato nuovo duca ed iniziatore della dinastia sforzesca, rimanendo al potere sino al 1466, anno della sua morte.

Venti anni dopo il matrimonio con Bianca, come dono di anniversario, rinnovò la nuova chiesa (quella attuale), a cui annesse un monastero affidandolo nel 1461 all’ordine dei Gerolomini dell’osservanza lombarda, detti anche Betlemiti, (ordine creato nel 1424 da Lope de Olmedo),questo perchè era particolarmente caro alla duchessa come dimostrano le numerose immunità da lei concesse.

Fu un meraviglioso regalo per Bianca Maria, perché alla sua presenza, con una solenne cerimonia, il 20 giugno 1463, si dava inizio alla costruzione del monastero e della chiesa, che custodiva sotto l’altare maggiore la pietra di fondazione, tutt’ora visibile (si trova in una cappella laterale), recante le immagini dei Santi Girolamo e Sigismondo e gli stemmi sforzeschi.

Una donna all’ultima cena


Ma ciò che rende interessante questo luogo, è la presenza di opere dense di mistero sia nella chiesa che negli spazi del monastero. Il refettorio, in seguito all’arrivo delle monache domenicane di clausura, oggi purtroppo può essere visitato solo in poche occasioni e i tesori al suo interno di assoluto rilievo, per la rarità della visita, divengono ancora più preziosi.

Su tutti, l’Ultima Cena di Tommaso Aleni, detto il Fadino, pittore cremonese attivo nel XVI secolo. Cresciuto nell’orbita di Boccaccio Boccaccino e di Galeazzo Campi, Aleni non fu estraneo alla lezione prospettica bramantinesca e la sua Ultima Cena, del 1508, è tra i primi esempi di ripresa dell’iconografia leonardesca.

Con essa, l’Aleni, per la prima volta in Lombardia ripropone la nuova iconografia che Leonardo aveva realizzato per il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano. Un dipinto quasi coevo a Leonardo, in cui fra le altre cose San Giovanni, ancora una volta, compare in sembianze quanto mai femminili.

E va evidenziato che qui, a San Sigismondo, siamo a due passi dalla maestosa Cattedrale di Cremona in cui è conservata un’incredibile rappresentazione dell’Ultima Cena, in cui San Giovanni compare sempre in sembianze femminili.

Un particolare degno di nota è il fatto che Pietro, anche in questo caso, tiene con una mano un coltello e con l’altra tocca quasi minaccioso la spalla di “San Giovanni”, come se la “reale” minaccia dopotutto non fosse proprio Giuda.


affresco sopra l’ultima cena

E siamo, allo stesso tempo, a non molti chilometri di distanza da Rivolta d’Adda, paese che a sua volta conserva un’Ultima Cena, molto antica, conservata proprio in una chiesa dedicata a San Sigismondo. Pure coincidenze, oppure chiari legami fra questi luoghi? E perché, è lecito chiedersi, in terra cremonese è così rappresentata l’Ultima Cena?

Inquietanti scene dell’Apocalisse


Negli altri affreschi del refettorio sono raffigurate scene dell’Apocalisse di Giovanni Battista Natali.

Un enigmatico quadro in cui i personaggi sono senza pupille


Ma dobbiamo ancora osservare l’opera più incredibile ed enigmatica mai vista in un ambiente ecclesiastico, si tratta di un affresco del Beccaccino che rappresenta l’“Adultera davanti a Cristo”, un’opera che contiene una particolarità non ancora decifrata. Tutti i personaggi rappresentati hanno gli occhi privi di pupilla.

Un fatto, questo, che dà alla pittura una dimensione quantomeno insolita, quasi eterea. Dopo secoli e secoli di distanza, ancora non conosciamo le ragioni che hanno spinto l’artista a rappresentare un episodio in questo modo insolito. L’affresco fra l’altro, non si trova in una zona “secondaria” della chiesa, è stato infatti realizzato nientemeno che sulla parete di sinistra del presbiterio.

Una spiegazione potrebbe essere il datto che le pupille erano forse state realizzate con gemme preziose trafugate, o con un materiale che le rendeva “vive”, particolarmente lucide, un materiale forse organico che sarebbe svanito nel tempo.

Anche fosse vera una simile spiegazione scientifica, come è possibile allora che solo questo quadro al mondo sarebbe stato realizzato in questo modo, senza sperimentare le nuove tecniche su altri quadri? Forse perchè rivelatisi un fallimento? E allora perchè non provvedere all’aggiunta delle pupille con tecniche tradizionali (olio a tempera) sopra l’errore? Il mistero rimane.

E’ inoltre curiosa una non lontana iscrizione, realizzata nel terzo schienale del complesso ligneo del coro (sotto il grande organo) e riportata addirittura in dialetto cremonese: “el torto va in tute tache” (le cose malfatte finiscono in nulla).

Meritano infine di essere citate due ampolle di vetro soffiato, contenenti vino e olio di oliva, poste nell’angolo destro della sesta cappella di destra. Furono trovate nel marzo del 1963 durante i lavori di consolidamento della facciata a quasi 2 metri di profondità, sotto le fondamenta del pilastro esterno di destra. Al momento del ritrovamento posavano su un mattone quadrato con incisa la data: 1492 – 31 – AUG (Agosto) e furono messe in sito, a quel tempo, come simbolo beneaugurate per la conclusione dell’opera.

Riportiamo un’interpretazione più a livello scientifico che ci è giunta in redazione da Roberto Gori relativamente ai personaggi senza pupille siti nella chiesa di San Sigismondo a Cremona.

Paragonerei la suddetta opera alla Madonna in trono con Bambino di Arnolfo di Cambio del 1296, comunemente chiamata dai Fiorentini “La madonna dagli occhi di vetro …”.
Essa fu rimossa dal luogo di collocazione, poiché di notte i suoi occhi riflettendo la luce, incutendo timore, paura e superstizioni nei popolani che passavano per quel luogo.
E probabile che l’autore si sia ispirato ad Arnolfo di Cambio e che gli stessi personaggi che popolano la suddetta opera, avessero anche essi gli stessi occhi che di notte riflettendo la luce incutevano paura.
Per questa ragione, è altrettanto probabile, che tale opera abbia subito lo stesso destino.