Milano / Se uno dei più grandi pittori del Cinquecento italiano avesse lasciato dei messaggi in codice celati all’interno dei suoi quadri, sareste in grado di comprenderli e svelarli?
ARCIMBOLDO: LA PITTURA ALCHEMICA DELL’IMMORTALITA’
Articolo di Michele Proclamato
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CATEGORIE
alchimia (arte)
personaggi
vegetali
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Se uno dei più grandi pittori del Cinquecento italiano avesse lasciato dei messaggi in codice celati all’interno dei suoi quadri, sareste in grado di comprenderli e svelarli?
Per saperne di più
Mentre il suo quadro più famoso, il Vertumno, veniva trasformato nel discusso fumetto-mascotte dell’Expo, il sapere esoterico di Arcimboldo aspettava di essere svelato.
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Gli indizi della sua appartenenza alla Radix Davidis sono contenuti nei suoi dipinti di volti alchemicamente scomposti e ricomposti con frazioni costituite da frutti, fiori e animali.
Di Giuseppe Arcimboldo – LSH 91503 (sm_dig7869), Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36888586
Diverse serie di quadri sono arrivate fino a noi, e molti studi sono stati fatti intorno ai loro significati nascosti.
Uomo preparatissimo, dotto, intuitivo e allo stesso tempo profondo, reso unico dal suo grado iniziatico, mi ha dato la possibilità di intuire il segreto della morte, di percepire cosa realmente cela.
Lui trasforma un opera pittorica trentennale, quasi monotematica, in quella Grande Opera, che a tutti spetta, per far si che la nostra vita abbia un senso, una motivazione valida per essere ricordata da chi rimane.
Arcimboldo utilizza decine di fiori, dai mille significati, decine di piante, animali ed elementi che hanno danzato nella mia mente e nel mio cuore, orfani della loro matrice platonica, per arrivare finalmente fusi, a parlare dell’unica cosa che davvero ci rende unici e degni del nostro retaggio divino e androgino: l’Anima.
Quell’anima che non muore, quell’essenza che condensata in un colore ben preciso, il verde, mai viene meno, mai cede ai vincoli della tridimensionalità.
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4 Stagioni e 4 Elementi a coppie come voluto da Arcimboldo
Di Giuseppe Arcimboldo – Sconosciuta, scanned by uploader, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4111458
Di Giuseppe Arcimboldo – Arcimboldo. 1526-1593. Ausstellungskatalog des Kunsthistorischen Museums Wien 2008, p. 133.. ISBN 978-3-85497-118-4, Scanned by uploader, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4128215
Ho capito come fosse stato fondamentale per Giuseppe Arcimboldo spiegare, parlare dell’anima umana attraverso la pittura, per far capire come la morte essenzialmente non esiste per noi tutti, in quanto figli di un’unica madre che non sa morire.
Una madre chiamata Natura, che alchemicamente compresa, rivela la sua vera essenza immortale, a tutti coloro che riescono a ripensare, a ripensarsi come l’ultimo dei suoi atti creanti.
10 opere sono da analizzare nel profondo (Le 4 Stagioni – I 4 Elementi – La Flora – il Vertumno), ma due nello specifico:
– La Primavera: primo dei suoi quadri eseguiti a Vienna, ben 28 anni prima del Dio Etrusco (Vertumno), appartenente alle 4 Stagioni, con le sembianze di Massimiliano II, padre di Rodolfo II.
– Il Vertumno, ultimo dei suoi quadri, eseguito finalmente in pensione a Milano, come promesso, con le sembianze, come accennato, del figlio di Massimiliano II, quel Rodolfo II così desideroso di eternità.
Di Giuseppe Arcimboldo – Scansione personale, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4111374
Arcimboldo utilizza una ridda simbolica fatta da 81 fiori e piante primaverili, sapientemente disposte secondo la triplice cromaticità delle Virtù Teologali, la stessa della nostra bandiera nazionale.
Cromaticità presente, giustamente, in modo molto più soffuso nel Vertumno.
E’ molto particolare l’unico fiore, posto come un orecchino, nella Primavera, dalla fisiologia androgina: l’Aquilegia, presente anche nell’enorme petto floreale del Dio delle 4 Stagioni. Nel viso di Massimiliano II sono presenti perfino 9 tipi di rose.
Una dinamica pittorica capace di indicare un non luogo in grado di ospitare l’anima della natura e tutte le anime che da lei prendono vita.
Grazie alla quale ho intuito come sostanzialmente il Vertumno, Dio delle Quattro Stagioni e quindi padre della Primavera, pur essendo venuto per ultimo nella sua opera, poteva e doveva intendersi come: “padre del padre e non più figlio dello stesso“.
Arcimboldo in questo modo capovolgeva la sua decennale opera, manifestando un progetto iniziale mai sospettato da nessuno, e andando ad eliminare i vincoli temporali e genitoriali “qui” vigenti, indicava le caratteristiche di un non posto, capace di identificarsi con Dio, un Dio- Natura dotato\a di eccezionali qualità dimensionali
Di Giuseppe Arcimboldo – http://masterpieceart.net/giuseppe-arcimboldo/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19148062
Qualità da recepire come opposte o speculari a quelle tridimensionali, ma assolutamente complementari, dove tempo, spazio, materia e morte non possono intendersi come solitamente facciamo, dove tutti archetipicamente esistiamo in eterno.
E così ho potuto spiegarmi la tematica secondaria, ma fondamentale, del suo trentennio pittorico caratterizzata spesso, da quadri capovolgibili, opposti, speculari, complementari.
Ciò mi ha permesso di meditare persino sulla modalità di scrivere al “contrario” di Lio–nardo e su tanta bibliografia e filmografia “moderna”, dove la specularità va a rappresentare l’archetipo intorno al quale costruire vite ed eventi.
Cosa aggiungere perciò, che nel suo autoritratto a china, nell’unica pupilla osservabile c’è un otto ?
E’ meglio di no, se no si potrebbe pensare che il sapere degli Iniziati fosse quello dell’Ottava, ma sarebbe troppa acqua al mio mulino.
Aveva una grande passione per la numerologia, del 10 5 5 7, delle tre Ottave incise sulla pistola del “Fuoco”, delle 22 perle ”dell’Acqua”, del numero di Osiride, del Bis-diapason a lui tanto caro e di tutta una serie di questioni legate ad un paio di intervallucci da niente come 2\3zi e 3\4ti, presenti solo in quei 10 quadri .
Arcimboldo visse come un Pellicano , morì come un Cigno e risorse come una Fenice.

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