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INTERVISTA A MASSIMO TEODORANI

A cura di Sergio Succu,
Isabella Dalla Vecchia e Simone Leoni


“A tutt’oggi non abbiamo ancora trovato prove convincenti dell’esistenza di forme di vita fuori della Terra. Siamo però solo agli inizi della ricerca. A quanto sappiamo, nuove e migliori informazioni potrebbero emergere domani”. (Carl Sagan)

Apriamo questa nuova intervista all’insegna di un luogo magico, non del tutto esplorato e il più misterioso in assoluto che la natura ci ha regalato: l’universo. L’uomo per indole è sempre stato sempre alla ricerca del sapere, infatti, fin dalla sua comparsa su questo magnifico pianeta si è man mano evoluto con l’acquisizione di nuove nozioni che lo hanno portato a migliorare non solo se stessi, ma anche la propria comunità d’appartenenza. Ma una cosa l’uomo non è riuscito ancora a carpire. Guardando le stelle che riempiono il firmamento, ci siamo sempre domandati se il nostro mondo, così grande ma allo stesso tempo così piccolo a confronto con un universo così infinito, non ospiti in un determinato pianeta, forme di vita più o meno evolute. Questo si è un luogo misterioso. Come tutti sappiamo in questo ambito c’è chi indaga in un certo modo e utilizzando le proprie metodologie valide, e chi lo fa usando lo strumento più antico, ma allo stesso tempo in continua evoluzione che è la scienza. In esclusiva per voi lettori abbiamo il piacere di presentarvi una nostra intervista all’astrofisico Massimo Teodorani che ci darà qualche delucidazioni alle nostre domande.

Un grazie al professor Teodorani per averci concesso questa interessantissima intervista.

Chi è Massimo Teodorani

Massimo Teodorani è un astrofisico e divulgatore scientifico italiano. Laureato in astronomia, ha inoltre conseguito il dottorato di ricerca in fisica stellare presso il Dipartimento di Astronomia dell'Università di Bologna. Ha lavorato presso gli osservatori di Bologna e Napoli e al radiotelescopio del CNR di Medicina di Bologna. Ha insegnato all’Università come professore incaricato di fisica. Al momento, oltre all’intensa attività divulgativa, si occupa a tempo pieno dell’investigazione fisica sui fenomeni atmosferici anomali. Ha scritto svariati libri divulgativi in materia di fisica e astronomia.

 

Simone Leoni: Professor Teodorani, lei è un astrofisico, un uomo di scienza quindi. Ci può dire quante probabilità (quindi usando dati statistici o altro) ci sono effettivamente di trovare pianeti adatti a ospitare la vita?

 
Massimo Teodorani:: Al momento abbiamo conferma di circa 4000 pianeti extrasolari, dei quali 10 con certezza hanno caratteristiche molto simili a quelle della Terra, trattandosi di pianeti rocciosi e non gassosi. Di questi 10 pianeti alcuni, come ad esempio Proxima-B del sistema di Alfa Centauri (distante da noi solo 4.2 anni-luce), si trovano nella fascia di abitabilità. Dunque, una piccolissima parte dei pianeti scoperti (quasi tutti gli altri sono pianeti giganti e gassosi, simili a Giove) potrebbe ospitare la vita ed eventualmente anche civiltà intelligenti o tecnologiche. E’ ovvio che questi pianeti vanno considerati come candidati ideali per un monitoraggio SETI, soprattutto usando radiotelescopi: ma al momento non risultano segnali di questo tipo, né chiari segni di marcature tecnologiche. Considerando che le stelle prese in considerazione fino ad ora (soprattutto stelle di tipo spettrale G, simile al Sole, e stelle relativamente fredde di tipo spettrale M) come possibili candidate ad ospitare pianeti, si trovano a distanze al massimo di 10.000 anni luce, noi osserviamo una parte di una porzione sferica della nostra galassia che è solo un decimo del diametro della galassia stessa. Chiaramente la probabilità di trovare qualcosa di interessante in termini di intelligenza extraterrestre aumenta esponenzialmente con la distanza da noi, e per ora abbiamo scandagliato solo una piccola parte della galassia. Il problema è che al momento siamo limitati dalle prestazioni dei telescopi disponibili, la cui capacità di rilevare segnali deboli (sia radio che ottici) aumenta solo con il quadrato del loro diametro. Nello stesso tempo l’intensità di un segnale rilevabile diminuisce con l’inverso del quadrato della distanza. E’ dunque evidente che per poter sperare di arrivare a qualche risultato dobbiamo aspettare di avere telescopi enormi, usati come sistemi interferometrici posti nello spazio e con una apertura equivalente di milioni di chilometri. Ciò sarà possibile solo nei prossimi 10-50 anni. Sistemi di questo genere, se usati in banda ottica e infrarossa, ci permetteranno anche di vedere i pianeti extrasolari direttamente, anche con la capacità di vedere eventuali luminosità diffuse dovute a “luci di città”. Dunque, se vogliamo continuare a percorrere la strada del SETI, ovvero quella di cercare segnali elettromagnetici (sia intenzionali che non), dobbiamo aspettare ancora diversi anni prima di sperare di trovare qualcosa di interessante. Nel frattempo anche la tecnologia dei sensori e degli algoritmi di analisi del segnale diventerà sempre più sofisticata. A quel punto forse troveremo qualcosa. Ma già fin da ora possiamo confermare che il fenomeno della vita intelligente nell’universo è rarissimo se confrontato con gli spazi disponibili, tenuto però anche presente che molti più pianeti potrebbero essere stati abitati da civiltà tecnologiche che poi si sono estinte. Quindi se vogliamo cercare civiltà simili alla nostra o superiori la cui marcatura intelligente sia evidente nel momento in cui osserviamo, penso che dovremo aspettare ancora molto.

  

Simone Leoni: Una domanda sorge spontanea come direbbe il noto conduttore Lubrano. Su Marte sembra che ci sia stata acqua, l’elemento che è il principio della vita. Si può desumere quindi che su Marte ci sia stata una qualche forma di vita in passato?

 

Massimo Teodorani: Le missioni spaziali su Marte, soprattutto grazie a lander relativamente recenti come Spirit, Curiosity e Perseverance della NASA, hanno praticamente confermato che Marte ha ospitato mari, laghi e fiumi sulla sua superficie nel suo antichissimo passato. Un qualche tipo di evento catastrofico, probabilmente centinaia di milioni di anni fa, ha fatto in modo che l’acqua evaporasse, lasciando un pianeta arido e con una atmosfera irrespirabile. E’ comunque possibile che una parte dell’acqua sia ancora esistente nel sottosuolo. Una missione spaziale con forte partecipazione italiana usando un radar particolare ne ha dato conferma alcuni anni fa. Se le cose stanno effettivamente in questi termini, anche ora il sottosuolo di Marte potrebbe ospitare forme di vita elementare. Molto probabilmente, prima che l’acqua sparisse dalla sua superficie Marte era popolato di vita, forse anche intelligente. Sarebbe interessante riuscire a trovare qualche reperto archeologico, che per ora non risulta (se non fenomeni di pareidolia causati da certe rocce, che hanno scatenato la fantasia di alcuni).


Simone Leoni: Ora, come possiamo vedere, il pianeta rosso ne è privo, e di conseguenza non ci dovrebbero essere forme di vita (anche a livello primordiale). Ma ci può essere un fattore scientifico che faccia si che ogni essere vivente si adatti all’evoluzione così estrema come quella di Marte e continui a poter permettere ancora forme di vita? Per noi umani l’acqua è vitale, ma non è comprovato che al di fuori dal nostro pianeta possa esserlo per altre forme di vita. Ci può dare dei ragguagli in merito? Cosa ne pensa la scienza?

 

Massimo Teodorani: Come dicevo, potrebbe esistere acqua nel sottosuolo di Marte, cosa che potrebbe permettere l’esistenza di alcune forme di vita di tipo elementare. Ma senza l’acqua in superficie è praticamente impossibile che esistano forme di vita basate sul Carbonio come la nostra. Non potrebbero mai adattarsi. Certamente non possiamo escludere che esistano forme di vita basate sul Silicio, ma al momento non abbiamo la più pallida idea di come esse si presenterebbero. E’ semmai possibile che civiltà evolute provenienti da altre stelle possano aver creato colonie su Marte e/o sulla Luna per sfruttarne le risorse geologiche, ma anche di ciò non risulta al momento alcuna evidenza, bensì solo bufale costruite a regola d’arte che abbiamo rapidamente smascherato. In ogni caso nel giro di una ventina di anni noi stessi umani avremo con certezza alcune piccole colonie sul pianeta rosso, così come sul nostro satellite.

 

Simone Leoni: La teoria della Panspermia prevedeva che alcuni semi della vita (sono stati classificati così ma deduciamo che possano riferirsi a elementi chimici propri per la creazione primordiale della vita stessa) fossero disseminati nello spazio prima di giungere sulla terra. Questo è quello che si credeva. Oggi la scienza come rivaluta questa teoria antica e poi ripresa da Lord Kelvin?

 

Massimo Teodorani: Credo che sia una teoria ancora presa in seria considerazione. Una enorme quantità di molecole organiche è stata trovata nello spazio interstellare soprattutto grazie alle osservazioni radioastronomiche. Considerando che le comete contengono in sé questi elementi e considerando che alcune di queste comete hanno impattato il nostro pianeta nel lontano passato, in tal modo potrebbero avere posto le condizioni per lo sviluppo della vita. Non possiamo certamente escludere che una parte della vita sulla Terra, in particolare quella intelligente, sia stata ingegnerizzata da qualche civiltà avanzatissima proveniente da altri pianeti in visita sul nostro pianeta. Del resto la Terra è davvero una rarità nel panorama galattico e quindi non mi meraviglio se qualche viaggiatore dall’esterno l’abbia visitata, anche allo scopo di seminare oppure di incrementare in varie maniere il fenomeno della Vita. Ovviamente di prove scientifiche di questo al momento non ne esistono. Esistono solo speculazioni che però non hanno il carattere di un’evidenza.

 

Simone Leoni: Le molecole policicliche aromatiche trovate nel 1968 cosa hanno a che fare con la possibilità di vita presso altri pianeti?

 

Massimo Teodorani: Non essendo un chimico non posso fornire una risposta a questa domanda. Posso solo dire che il ruolo di questi idrocarburi catalizza tutta una serie di reazioni chimiche che possono portare alla formazione di vita elementare in qualunque pianeta con condizioni favorevoli, inclusi i 10 exopianeti scoperti di tipo terrestre.

 

Simone Leoni: D’altro canto, come in ogni settore, esistono delle controversie . Wikipedia, alla voce Panspermia è evidente che gli elementi che formano la vita, hanno bisogno di densità e temperatura adatta per innescare il “principio” di vita. La domanda è: se esiste una stella simile al sole (che è stata battezzata HD186302) è possibile che i pianeti intorno possano ospitare vita?

 

Massimo Teodorani: Una stella simile al Sole – tipicamente di tipo spettrale G e di sequenza principale – fornisce le condizioni ottimali per permettere l’esistenza e l’evoluzione del fenomeno della Vita, soprattutto per via della sua stabilità (bruciando idrogeno termonuclearmente) nell’arco di diversi miliardi di anni prima di diventare una gigante rossa, e per la quasi totale assenza di fenomeni ad alta energia (tipo raggi X o gamma), forti emissioni ultraviolette (tipiche delle stelle molto calde come quelle del tipo spettrale A, B e O) o di attività coronale particolarmente violenta in grado di perturbare la magnetosfera di quei pianeti. Se queste stelle contengono pianeti (e con ogni probabilità tutte hanno pianeti), affinchè si sviluppi il fenomeno della Vita è necessario che essi si trovino nella cosiddetta “fascia di abitabilità”, ovvero ad una distanza ottimale come nel caso di quella della Terra dal Sole. In tali circostanze un’atmosfera può sopravvivere senza evaporare, e quindi la Vita può svilupparvisi. Esistono anche altri tipi di stelle che potrebbero contenere pianeti con la Vita, come ad esempio le stelle molto fredde di tipo spettrale K ed M, tipicamente. In tal caso si tratterebbe di stelle a temperatura fotosferica della metà più bassa di quella del Sole e di diametro molto più piccolo (e quindi con una luminosità totale, data sia dal raggio al quadrato che dalla quarta potenza della temperatura, molto più bassa), e quindi la fascia di abitabilità degli eventuali pianeti ospitati sarebbe localizzata ad una distanza nettamente più piccola di quella della Terra attorno al Sole. Un caso tipico è quello del (vicinissimo) pianeta extrasolare Proxima-B, che orbita attorno alla componente M del sistema triplo di Alfa Centauri. Anche in questi casi è possibile che si sia formata la Vita, ma in maniera meno favorevole che nel caso di stelle di tipo solare, dal momento che le stelle M – soprattutto se di pre-sequenza – possono essere transienti emettitori di raggi X e poiché pianeti con periodo orbitale molto breve (almeno 10 volte più breve di quello della Terra attorno al Sole) possono avere la loro rotazione e rivoluzione sincronizzate in maniera tale da mostrare (esattamente come nel caso della Luna e di Mercurio) sempre la stessa faccia alla loro stella. Comunque, un vantaggio rispetto a stelle di tipo G le stelle di tipo M ce l’hanno: bruciando idrogeno molto più lentamente vivono almeno 10 volte più a lungo, dando così più tempo all’eventuale fenomeno della Vita di svilupparsi e di evolvere.

 

Simone Leoni: Vorremo affrontare anche la questioni alieni, cercare di teorizzare e capire in maniera più scientificamente possibile. La questione ufologica aspetta di essere studiata molto più seriamente rispetto gli anni passati. Gli stessi governi hanno ammesso che alcuni video sono autentici. Come si pone lei (intendiamo scientificamente) di fronte al problema ufologico?

 

Massimo Teodorani: In generale sono interessato solamente alle “situazioni ufologiche” dove sia possibile effettuare misure scientifiche, come ad esempio nel caso di Hessdalen in Norvegia dove il fenomeno luminoso è da tanto tempo spazialmente ricorrente. Non nego il valore di alcune testimonianze ufologiche particolari, ma da esse – se escludiamo una possibile statistica su un grande numero di casi – non è possibile estrapolare alcuna scienza nel senso fisicamente inteso, se non studi (certamente non trascurabili in sé) da parte di psicologi e sociologi. In merito ai casi recenti di cui si sente tanto parlare, posso confermare che il famoso “UFO Tic Tac” rilevato dai sensori di alcuni caccia imbarcati americani F-18E/F, è un caso realmente non identificato (almeno per il momento), non minimamente attribuibile a particolari droni di nazioni avversarie come la Russia o la Cina, appunto per via delle sue caratteristiche cinematiche (manovre impossibili secondo quanto permesso dalla fisica). Certamente occorre concentrare l’attenzione su questo tipo di casi programmando investigazioni mirate in certe aree particolari del mondo, utilizzando piattaforme automatiche di misurazione in grado di riprendere non solo immagini o video, ma anche spettri, magnetogrammi, e dati di spettrometria in banda radio, in modo particolare. Invece, andando a vedere come il caso Tic-Tac è stato strumentalizzato facendo commistioni improprie con oggetti del tutto prosaici (anzi: già ben spiegati), abbiamo un bailamme di oggetti facilmente identificabili oppure effetti strumentali della fotocamera o della videocamera fatti passare per “UFO triangolari”: in realtà la forma a triangolo non è di natura intrinseca ma è dovuta alla forma del diaframma di alcune fotocamere ad intensificazione di luminescenza che di fatto ha proprio quella forma alla minima apertura. Purtroppo, ovunque nel mondo, constato una certa forma di “giornalismo” più interessato a collezionare click facendo leva sull’immaginario popolare che a fornire reale informazione. Resta il fatto che, indipendentemente dalla loro natura, questo tipo di fenomeni – quando sono reali – dovrebbe essere di stimolo a tutti gli scienziati del mondo. Meritano un’esplorazione a tutto campo, specie quando abbiamo oggi tutti i mezzi per farlo.

 

Simone Leoni: Lei ha fatto parte del progetto Seti (acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence). Esattamente come gestisce il Seti le sue ricerche? E quanti progetti ha attualmente funzionanti?

 

Massimo Teodorani: Il concetto che sta alla base del Progetto SETI (operativo nelle bande sia radio che ottica) è quello di cercare segnali continui o pulsati debolissimi con caratteristiche molto particolari: devono essere sempre caratterizzati da effetto Doppler, ovvero causati dal movimento sia in avvicinamento che in allontanamento rispetto all’osservatore di sorgenti localizzate su pianeti che ruotano attorno al proprio asse e orbitano attorno alla loro stella, devono essere a banda molto stretta, e possibilmente devono essere caratterizzati da polarizzazione. Questi segnali devono avere una caratteristica di persistenza e devono essere osservabili con le stesse caratteristiche da qualunque altro osservatore da terra. Ad esempio, se usiamo un radiotelescopio, la probabilità di trovare segnali del genere aumenta all’aumentare del diametro del radiotelescopio, della sensibilità del ricevitore, della potenza dell’amplificatore, della risoluzione temporale e in frequenza dello spettrometro multicanale usato, e infine dell’efficacia dell’algoritmo usato per estrarre il segnale dal rumore. In ogni caso, è un po' come cercare un ago in un pagliaio. Esistono sostanzialmente tre modi per effettuare osservazioni SETI: un modo “targeted” puntando sorgenti stellari ben precise di cui abbiamo già scoperto pianeti extrasolari di tipo terrestre, un modo “all sky” scandagliando tutto il cielo in continuazione e un modo “piggy back” attivando lo spettrometro ogni volta che si punta una sorgente celeste di interesse astrofisico di qualunque tipo (lo spettrometro in questo caso lavora automaticamente in parallelo senza bisogno del nostro intervento). Ancora oggi il tempo di telescopio dedicato al progetto SETI è molto limitato (la precedenza va data alle normali osservazioni astrofisiche), e pochissimi sono i telescopi specificamente dedicati. Senza alcun dubbio lo Allen Telescope Array (ATA) – operante nella banda 0.5 – 10 GHz delle microonde – oggi è lo strumento di tipo radioastronomico più importante ad essere dedicato alla ricerca SETI.

 

Simone Leoni: Non si è più sentito parlare della Dyson ,quale opinione si è fatto a riguardo di quella' vicenda a circa 1500 anni luce della KIC 8462852?

 

Massimo Teodorani: Come in altri casi, il monitoraggio SETI non ha fornito risultati. Tra le ipotesi c’era infatti anche quella che si trattasse di una stella caratterizzata da una “sfera di Dyson” ovvero di una specie di stella “ingabbiata” da un grande numero di artefatti tecnologici orbitanti attorno alla stessa. La stella è stata effettivamente vista diminuire drasticamente in luminosità, cosa che una stella normale non fa. Oggetti orbitanti in grande quantità e disposti in maniera disomogenea potrebbero causare questo comportamento come effetto di eclisse. Nell’interpretare astrofisicamente questo oggetto alla fine è prevalsa la spiegazione naturalistica: un disco di polveri e probabilmente anche di materiale cometario di forma irregolare e in moto continuo che circondano l’oggetto oscurandolo a fasi alterne. La spiegazione regge dal punto di vista logico. Ma non credo che le spiegazioni più logiche riflettano sempre la realtà dei fatti (vedremo cosa salta fuori in futuro con telescopi di nuova generazione come il nuovo telescopio spaziale James Webb Telescope) e ciò, a mio modesto parere, è tanto più vero per oggetti come il recente “messaggero interstellare” Oumuamua la cui spiegazione naturalistica di comodo è davvero tirata per i capelli, come fa ben notare il Prof. Avi Loeb che è l’astrofisico che ha studiato questo oggetto più a fondo. Chi vivrà vedrà.

 

Simone Leoni: Cosa ne pensa della colonizzazione di Marte progettata da Elon Musk sarà fattibile entro il 2050?

 

Massimo Teodorani: Se, come lui promette, si riuscirà a far atterrare grosse astronavi come la Starship di Space-X sulla Luna nell’arco di 5 anni al massimo, non dovrebbe essere difficile riuscire a fare la stessa cosa su Marte nel giro di 10 anni. Astronavi di quelle dimensioni (mai usate prima d’ora, e tuttora in fase di instancabile test) possono trasportare una grande quantità di persone e di materiali e arrivare su Marte nel giro di soli 6 mesi. Soprattutto usando robot e stampanti 3-D giganti – anche considerando che Musk intende costruire una grande quantità di queste capienti astronavi – sarà possibile costruire le prime strutture abitate sulla Luna e su Marte usando materiale direttamente estratto dal pianeta. Penso dunque che – se tutto andrà come previsto – dovremmo avere il primo nucleo abitativo su Marte già entro il 2035.

 

Simone Leoni: Una sua personale opinione sui buchi neri; è stata da poco diffusa la prima foto di un buco nero, potremmo mai avvicinarci all'orizzonte degli eventi, e secondo lei cosa succederebbe se avessimo la possibilità di andarci oltre?

 

Massimo Teodorani: Se non andiamo oltre quell’orizzonte, ci limiteremmo ad orbitare attorno al buco nero come se fosse una normale stella o un pianeta. Quindi sì, è teoricamente possibile avvicinarsi (ma non troppo) all’orizzonte degli eventi di un buco nero senza conseguenze, se non prestando attenzione al fatto di entrarci in orbita ad una distanza di sicurezza che sia ben al di qua dell’orizzonte. Quanto a quello che c’è oltre un buco nero esistono solo modelli di fisica teorica che, al momento, sanno tanto di fantascienza, e su questo non mi posso pronunciare al momento. Alcuni di questi modelli dicono che – prendendo in esame un tipo di buco nero con o senza rotazione, con o senza campo magnetico, con o senza carica elettrica – a seconda dell’angolo di entrata ci sarebbero diverse situazioni che porterebbero in luoghi diversi dell’universo o del tempo. Queste sono tutte diverse soluzioni delle equazioni di campo di Einstein. Nella realtà, se non siamo del tutto sicuri dei nostri modelli (purtroppo non siamo in grado di effettuare una verifica sperimentale degli stessi), con ogni probabilità una volta attraversato l’orizzonte degli eventi finiremmo per essere fatti a pezzi molto rapidamente per via della gravità enorme.

Pubblicazioni divulgative in italiano  di pertinenza ai temi qui trattati:

  • Teodorani, M. (2020). Raccontare l’Universo – Introduzione Divulgativa all’Astrofisica. Tangram Edizioni Scientifiche.

  • Teodorani, M. (2013). Intelligenze Oltre La Terra – Una Visione Scientifica e Filosofica. Giochidimagia Editore.

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