AQUILEIA (UD) – BASILICA DEI SANTI ERMACORA E FORTUNATO / Nei primi tre campi abbiamo a partire da sinistra innumerevoli ritratti, splendidi animali marini e motivi simbolici, nel secondo campo spicca la scena della lotta del gallo con una tartaruga,  metafora della lotta del bene contro il male.

Una delle chiese “cristiane legalizzate” più antiche del mondo



ARTICOLO E FOTOGRAFIE / Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu

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Provincia di Udine

L’importanza dell’esercito romano

Aquileia fu una colonia fondata dai Romani nel 181 a.C. sulle rive del fiume Natisone e fu abitata da ben tremila soldati (una cifra notevole per una colonia romana!). In seguito venne riorganizzata per ospitare anche le relative famiglie, ad ognuna delle quali fu concesso un terreno per il proprio sostentamento quotidiano, una cessione di prestigio perché si trattava di un’estensione che si avvicinava a quella delle famiglie benestanti. Dobbiamo tener presente che l’Impero romano era molto generoso nei confronti del proprio esercito, cosicchè potesse far “gola” l’arruolamento di nuovi volontari.
I primi anni della colonia furono abbastanza difficili dato che era ubicata al confine con l’Istria, occupata da tribù celtiche e illiriche i cui assalti non erano del tutto episodici.
Nonostante il console Marco Emilio Scauro firmò un trattato di pace con i Taurisci, gli scontri continuarono intensamente, fino a che il console Mario sconfisse definitivamente nel 101 a.C. i Celti nella battaglia dei Campi Raudi. Da quel momento Aquileia divenne ricca, prosperosa e importante centro commerciale fino al V secolo quando ebbe inizio la caduta dell’Impero romano. Ma fino ad allora fu una delle più importanti città dell’Impero. Vantò splendidi edifici, terme, templi ed un efficientissimo porto fluviale. Fu importante centro sia per la lavorazione del ferro destinato ale armi, sia per quella dell’ambra per l’industria orafa dei gioielli.
Possedeva anche una zecca per il conio delle monete romane.
Il lato religioso non era da meno… qui furono evangelizzati gli stessi San Marco e San Paolo e l’unico papa friulano, San Pio, nacque proprio ad Aquileia.

Centro orafo ufficiale del Sacro Romano Impero, qui vi giungevano pietre d’ambra di ogni tipologia e colore che venivano sapientemente lavorate, accostate, incastonate  per la creazione di monili, anelli, collane, vendute successivamente in ogni città romana. L’ambra era particolarmente richiesta insieme alla “veriscite”, una pietra verde pallido dall’origine spagnola, usata per confezionare idoli e statuette votive.
Veniva lavorato anche l’oro proveniente dalle miniere della Transilvania, in Romania, terra conquistata dall’imperatore Traiano proprio per la ricchezza delle sue miniere. Si pensi che il re rumeno Decebalo, secondo antichi documenti, possedeva un tesoro di immenso valore, pari a 165 tonnellate d’oro e 330 d’argento, tutto finito nelle tasche di Roma. Insomma, tornando al principio del discorso… ecco perché l’esercito era così importante per l’Impero.

La leggenda della nascita di Aquileia

Una leggenda dice che durante la fondazione della città apparve in cielo un’aquila bianca che volò ripetutamente sopra un punto preciso. Là fu posta la prima pietra.

Attila ad Aquileia

Aquileia ebbe una splendida fioritura fino all’anno 401 quando i Visigoti di re Alarico conquistarono la città senza però distruggerla. Chi la annientò fu Attila nel 452. Accadde un giorno che una cicogna prese improvvisamente i suoi piccoli è fuggì via terrorizzata dal nido che aveva costruito sulle mura della città. Un comportamento inconsueto, quasi un gesto istintivo per l’avvenuta di un cataclisma. La reazione dell’animale, da sempre considerato una sorta di simbolo di “vigilanza”, al pari della gru, venne interpretata dagli abitanti come un segno infausto, un suggerimento a fuggire immediatamente, perché qualcosa di terribile sarebbe accaduto a breve. La cicogna pareva gridasse: fuggite! Ed infatti Attila e il suo esercito erano già all’orizzonte. La leggenda vuole che il re vide la stessa cicogna allontanarsi in cielo. Il suo arrivo fu addirittura annunciato da un fortissimo vento che creò non pochi disagi. Gli abitanti terrorizzati per il suo incedere, delle cui nefandezze avevano già sentito parlare, arroccarono alcuni pupazzi vestiti con armature sui bastioni e fuggirono nella notte verso Grado. Attila giunse nei pressi dell’entrata, ma quando si accorse dell’inganno, si adirò a tal punto che rase completamente al suolo la città.
Intanto gli abitanti di Grado, che un tempo si trovava su un’isola, accolsero gli aquilani, salvandoli, rischiando a loro volta l’ira di Attila, che però non si fece più vedere. Prima della fuga molti nobili, non potendo portare con sé le proprie ricchezze, troppo pesanti o ingombranti, decisero di nasconderle in un pozzo con il proposito di tornare a riprenderle. Di questo immenso tesoro si ha notizia, ma non fu mai trovato e ancora oggi, capita di scavare nelle zone archeologiche romane, con la speranza… di riportarlo alla luce.

I patriarchi… cavalieri templari?

I patriarchi erano anch’essi, come i cavalieri templari, “vescovi con la spada” e principi del Sacro Romano Impero. Il primo patriarca fu Sigeardo nel 1077. Erano uomini di chiesa e autorità militari, che governarono diverse città. E proprio come i cavalieri dell’Ordine, anch’essi furono uccisi, scomunicati, esiliati. Questo perché anche loro agirono contro quei ricchi feudatari che tendevano velatamente di eliminarli, tanto scomodo era il loro potere. Il patriarcato di Aquileia terminerà il 1751 tramite una bolla di papa Benedetto XIV, da allora Aquileia entrerà nei possedimenti della Santa Sede di Roma.
Ma ancora oggi la notte di Natale viene celebrata una messa molto particolare… il prete con un copricapo piumato, accede nella Basilica direzionando un’antica spada verso i quattro punti cardinali, un insolito “segno della croce”. Tutto ciò per ricordare un’importante vicenda passata. Nel 1348 il patriarca Bertrando si accorse che il conte di Gorizia era in procinto di assediare la città, direttamente sotto le mura. Durante la messa di buon augurio prima della battaglia, lo stesso Bertrando che la celebrò in armatura e con il cimelio piumato, alzò la spada verso il cielo come a richiamare l’aiuto di Dio. E la battaglia fu vinta per davvero…

Una delle chiese “cristiane legalizzate” più antiche del mondo

La Basilica dei Santi Ermacora e Fortunato fu fondata, dal vescovo Teodoro, nella metà del III secolo, subito dopo l’editto del 313 di Costantino che legalizzava la pratica del Cristianesimo. Nonostante il fatto che l’edificio che possiamo oggi visitare non sia quello originario, rimane essa stessa una delle chiese “cristiane legalizzate” più antiche del mondo. Inoltre la diocesi di Aquileia, proprio perché tra le prime, si diffuse velocemente in tutte le terre allora conosciute, giungendo fino al Danubio!
La prima chiesa, quella originaria, è visitabile nei suoi resti del pavimento nella cripta degli Scavi.
Venne poi rimaneggiata nel V secolo con l’aggiunta di tre absidi, della cripta e della “chiesa dei pagani” (l’attuale Battistero) da parte del patriarca Massenzio. In seguito nell’XI secolo, grazie all’intervento del patriarca Poppone, venne aggiunto anche il campanile e i capitelli delle navate.

Chi erano i Santi Ermacora e Fortunato?

La chiesa è stata dedicata ai Santi Ermacora e Fortunato che furono martirizzati dal tribuno Sebastiano durante i primi anni del Cristianesimo. San Marco era stato inviato da San Pietro ad evangelizzare tutta la zona del Friuli e dopo aver convertito un gruppo sostenuto di persone, al ritorno a Roma sotto consiglio dei fedeli, nominò un evangelizzatore che lo rappresentasse, Ermacora, già molto amato e conosciuto nelle zone circostanti. Egli si mise subito al lavoro nominando frotte di sacerdoti che inviò in tutta Italia da Aquileia a diffondere il Vangelo. Purtroppo questo fatto non piacque per nulla al tribuno Sebastiano che era da poco stato nominato prefetto di Aquileia e che non solo fece carcerare Ermacora, ma perseguitò e uccise tutti i cristiani della zona. Il santo riuscì, prima di essere catturato, a nominare Fortunato come successore, ma il prefetto lo scoprì imprigionandoli e condannandoli a morte. Diventarono entrambi martiri il giorno 12 luglio.

La scrittura ermetica del pavimento

La struttura è in stile romanico-gotico con facciata a capanna e con bifora centrale e tre portali di accesso.
All’entrata sono presenti diversi elementi decorativi molto interessanti, ma ciò che caratterizza questo luogo come unico al mondo è il magnifico pavimento a mosaico che con i suoi 760 mq. è il più bello ed esteso di tutto l’occidente. Questo mosaico è stato scoperto solo recentemente perché era nascosto da una nuova pavimentazione sovrapposta dal patriarca Poppone nel 1031, durante l’ultima fase di ristrutturazione della chiesa. L’ampia superficie è divisa in dieci campi suddivisi da fasce di foglie d’acanto (l’acanto è una pianta di alto valore alchemico-simbolico) nei cui punti di incrocio vi erano i sostegni del soffitto. I primi nove campi ospitano una grandissima varietà di motivi simbolici, decorativi, figure umane, animali, pesci, vegetali…. il tutto distribuito non solo in un grandioso disegno decorativo, ma anche allusivo e simbolico quasi a voler riassumere l’intera creazione divina. L’ultimo campo, in prossimità dell’altare, è un’unica area molto estesa e narra alcune vicende di Giona in un tripudio di animali marini perfettamente riprodotti.
Nel complesso ci appare un enorme “fumetto”, da interpretare, da saper leggere e tradurre. Solitamente ciò che veniva “scritto a immagini” era rivolto a tutti, nel tentativo di spiegare in un linguaggio universale una storia sacra. Ma i significati più profondi invece erano rivolti a pochi, perchè per comprenderne la “scrittura” non era sufficiente “saper leggere” ma bisognava “saper leggere con l’anima”, tradurre con il cuore e la sapienza, facoltà che solo in pochi potevano avere.

I messaggi più ermetici che troviamo spesso scolpiti nella pietra immortale o dipinti in grandi libri aperti verso il cielo, sono sempre figurativi, perché scritti con un linguaggio universale che può essere compreso anche da un abitante di luoghi ed etnie molto lontane, se da lui devono essere compresi. La lettura è quella di una mappa del tesoro che sa condurre verso il forziere nascosto all’interno di noi stessi, sa aprirlo e svelare l’oro immortale della nostra anima.
L’enigma è per tutti, ma la soluzione è per pochi.
Tenteremo di leggerlo ma anche per noi sarà impossibile decifrarlo.

PRIMA PARTE
Il Bene e il Male, l’inizio dell’esistenza

Nei primi tre campi abbiamo a partire da sinistra innumerevoli ritratti, splendidi animali marini e motivi simbolici, nel secondo campo spicca la scena della lotta del gallo con una tartaruga,  metafora della lotta del bene contro il male. In mezzo a loro vi è una porta che indica l’entrata nel mondo o attraverso il Bene o attraverso il Male, perché la scelta è nostra. Spesso all’entrata delle chiese vie è rappresentata questa “eterna lotta”, sulla facciata veniva infatti riportato il giudizio universale con la separazione del paradiso dall’inferno, dei giusti dai peccatori, come a distinguere le due realtà, come a doversi trovare di fronte ad un bivio e a poter entrare in chiesa solo dopo aver già intrapreso una scelta.
A volte vi è S.Giorgio e il drago o S. Michele Arcangelo come rassicurazione che un cavaliere giungerà sempre in nostro aiuto.
La lotta tra il bene e il male è eterna, ci accompagnerà fino alla fine del nostro cammino iniziatico, fino all’altare, l’importante è comprenderne la presenza nella nostra esistenza.
Il gallo è il simbolo del bene e della luce, è colui canta all’alba, che preannuncia il giorno.
La tartaruga, simile a un drago, a un mostro, è il simbolo del male, dell’oscurità, anche se nel cristianesimo veniva utilizzata più diffusamente la figura del serpente, in questo caso viene sostituito dalla tartaruga, un anfibio, che nel volto richiama comunque un rettile.
Nel terzo campo vi sono elementi simbolici, quali nodi di Salomone, scacchiere, croci, fiori della vita, una sorta di alfabeto iniziatico che chi intraprende il cammino deve saper conoscere.

SECONDA PARTE
Nascita dalla Madre Terra, cammino e incontro con Gesù

Nei seguenti campi abbiamo sempre ritratti, pesci e uccelli dai perfetti particolari, i soliti motivi simbolici e geometrici, e le stagioni. Il nostro cammino è avviato verso i cicli della terra e della natura, dove veniamo invasi dall’appartenenza pagana alla Madre Terra procreatrice dell’uomo, lo stesso Dio ci ha creato dal fango e quindi dalla terra.
Infine nell’ultimo campo centrale abbiamo finalmente l’incontro con Gesù, il Buon Pastore, che ci accoglie attorniato dagli animali terrestri.

Ecco che il nostro cammino iniziato nel caos primordiale dell’eterna lotta del bene contro il male, ora inizia ad acquisire umanità; divenendo uomini sulla Terra entriamo nel grande ciclo delle stagioni, che rappresentano il simbolo della natura e l’inesorabile passaggio del tempo. Non siamo soli perché Gesù ci viene a prendere e ci conduce verso i successivi campi dove, attorniati da fantastiche e perfette figure di animali, vi è una splendida Vittoria Cristiana che regge l’alloro nella mano destra (simbolo di vittoria e conoscenza) e la palma nella mano sinistra (simbolo del martirio). Senza sofferenza non vi è conoscenza.
Vi è un segno nel pavimento, antica presenza di un altare per lasciare dei doni, occorreva regalare qualcosa di materiale e di prezioso, spesso l’abbandono di tutte le nostre ricchezze, affinché si potesse continuare il proprio viaggio spirituale.

Cosa ci fa il flauto del dio Pan in mano a Gesù?

Gesù ha in mano un flauto identico al flauto pagano del dio Pan, il dio dei boschi e della natura per i Greci. L’immagine risalta agli occhi perchè è alquanto strano e raro vedere un oggetto di culto pagano in mano al Cristo. Nel primo cristianesimo spesso elementi cristiani venivano mescolati con elementi pagani per far meglio “digerire” la nuova religione al popolo che fondamentalmente rimaneva affezionato ai propri culti e dei antichi. Quindi nonostante la rappresentazione sia particolare non è da considerarsi eccezionale dato che l’introduzione della figura di Gesù poteva essere così meno indolore, resta il mistero perchè quando venne costruito questo secondo pavimento, la religione cristiana era già ampiamente diffusa. Lo stesso è accaduto per la Dea Madre, nel corso dei secoli identificata un po’ con tutte le dee con prole fino alla stessa Madonna. Iside venne adottata dai romani e trasformata dai greci in Afrodite. Dopotutto Iside con in braccio il figlio Horus, metafora della maternità altri non è che la Madonna con in braccio il bambino. Questo conferma quanto la figura della DEA, della Grande Madre sia immortale, rimasta sempre la stessa nei secoli, ma reincarnata solo in diversi aspetti esteriori. L’Impero Romano era molto affezionato al culto di Iside e veniva regolarmente praticato anche nella città romana di Aquileia, dove anticamente era presente anche un tempio a lei dedicato. E’ visibile nei suoi resti dalla strada principale il Foro, ovvero la piazza principale della città, con le sue alte colonne. A sud vi era la basilica civile, edificio dedicato a tribunale, borsa e assemblee pubbliche. Infine è presente anche il porto fluviale, con un bacino pieno d’acqua largo ben 48 metri. Aquileia resta comunque una città cosmopolita che è rimasta sempre aperta, con il suo porto, ad ogni tipo di culto, soprattutto quelli provenienti dall’oriente. Basti osservare anche il fatto che la Basilica è sorta subito dopo l’editto del 313 d.C. che liberalizzava il Cristianesimo, senza troppi ripensamenti. Ed è da questa data che Aquileia divenne un caposaldo di tutta la cristianità, dei dintorni ma anche d’Europa. Attila distrusse la città ma non i profondi ideali che la distinguevano.

TERZA PARTE
Abbandono del corpo tuffo nell’acqua primordiale della vita

Infine, abbandonando tutto ciò che possediamo di materiale, giungiamo ad abbandonare anche il nostro corpo, e possiamo “tuffarci” nell’ultimo immenso campo, quello rappresentato da un immenso mare primordiale, colmo di tutti i suoi abitanti, pesci, molluschi, animali marini fantastici, un fermo immagine di come è iniziata la vita della creazione del mondo. Ecco che dobbiamo ritornare all’acqua primordiale, da dove siamo nati… dalla terra all’acqua, dal fuoco della vita all’aria verso Dio.

In questo tripudio di vita marina viene rappresentata la storia del profeta Giona ingoiato dal mostro marino e poi rigettato a riva prima del suo dolce riposo. Questo episodio biblico preannuncia la morte e la resurrezione di Gesù  in cui Lui stesso viene visto come pescatore di uomini e di anime nel grande oceano della vita, dove gli stessi amorini vengono identificati come gli Apostoli. Al centro vi è l’iscrizione di Teodoro esattamente come il simbolo di Gesù, la vera parola e l’autentico scrittore della creazione.

Il cammino a mezz’aria

E’ possibile ammirare il pavimento in tutto il suo splendore percorrendo la navata su passerelle di vetro come se si camminasse a mezz’aria, come se si volasse verso il mosaico del mare, dove tra immaginari vortici d’acqua ci si sente coinvolti e quasi protagonisti nell’oceano divino della creazione, purificati dal corpo fin dentro l’anima.

Il Santo Sepolcro di Gerusalemme e i Templari

Nella navata di sinistra vi è una curiosa costruzione circolare, essa è una piccola copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme e risale all’XI secolo. Questo tempietto romanico era molto prezioso per i cavalieri dell’Ordine, perché rappresentava metaforicamente ciò che veniva difeso con anima e corpo, ciò a cui essi erano totalmente devoti, la riproduzione del sepolcro di Cristo a Gerusalemme.
Aquileia fu, a partire dal 1035, una delle più importanti magioni templari presenti in Italia. Le altre tre più importanti del Friuli erano a San Quirino, Muggia e Rosazzo.
L’interno della chiesa conserva quattro sarcofagi dei Patriarchi di Aquileia che riportano importanti simboli alchemici. In fondo a questa stessa navata vi è una scultura la cui iscrizione ricorda un famoso cavaliere templare, Thomas Becket.
Nella cripta degli Affreschi, nella fascia inferiore, sono rappresentate lotte tra cavalieri, forse tornei, o molto più probabilmente scene di crociate in cui protagonisti sono gli stessi Templari.

Nella Basilica è possibile visitare ben due cripte.

La cripta degli affreschi

Questa cripta risale all’XI secolo, al tempo del patriarca Massenzio ed è caratterizzata da bellissimi affreschi realizzati nel XII secolo raffiguranti episodi della vita dei Santi Ermacora e Fortunato concatenati a scene della vita e della passione di Gesù, realizzati da maestri pittori bizantini. Interessanti sono invece i disegni della fascia inferiore rappresentanti lotte tra cavalieri, forse tornei, o molto più probabilmente scene di crociate in cui i protagonisti sono gli stessi Templari. Dopotutto Aquileia ospitava una delle quattro magioni templari famose in Friuli. Le altre tre erano a San Quirino, Muggia e Rosazzo.

La cripta degli scavi

L’entrata della cripta degli Scavi si trova nei pressi del tempietto del Santo Sepolcro dalla quale si accede ad una zona della basilica che circonda la base del campanile che è possibile visitare. Qui è presente un pavimento a mosaico precedente a quello della basilica, diviso questa volta in quattro campi in cui vi sono rappresentate altre scene, anche se predominano simili elementi decorativi e simbolici, con una stessa moltitudine di animali terrestri e acquatici. Uccelli, pesci, molluschi, un’aragosta su un albero, pernici, un coniglio bianco, un cavallo alato, un asinello e un torello, un capro e una capra accanto a un cesto con dodici uova. Molto interessante  e suggestiva la Grande Stella di Davide che è impossibile non notare durante la visita.

Nel pavimento vengono rappresentati dei cesti che richiamano l’abbondanza, la ricchezza e la bellezza della creazione, prefigurando anche la moltiplicazione dei pani e dei pesci… le ceste infatti non sono mai vuote!
Gli uccelli simboleggiano le anime salvate… molto simile alla rappresentazione del Ka egizio, l’anima che “volava” in cielo. Il pavone è diverso, per la sua coda piena di occhi si rifà alla figura del serafino simbolo di onnipresenza e onniscienza, che tutto sa e tutto vede, oltre ad essere simbolo di immortalità.

Il gallo, la tartaruga e l’ariete

Qui abbiamo di nuovo la lotta della tartaruga con il gallo ma questa volta un ariete fronteggia la scena… come mai è stata ripetuta? L’ariete li osserva e porta con sè la scritta CYRIACEVIBAS ovvero “O uomo signore, che tu viva in Dio”. Questo animale è un chiaro simbolo pagano, spesso rappresentato nel culto egizio e il perché li osservi ancora non è chiaro. Dietro di loro è presente una colonnina con all’apice un sacchetto il cui contenuto è ignoto. Probabilmente è il nostro destino, a disposizione per essere preso, cosa contenga lo scopriremo durante il nostro viaggio come uomini. Troviamo l’Ariete, figura pagana dell’oltretomba, prima di venire al mondo.  Il fatto che ci dica di vivere in Dio, significa che si augura di non dimenticare mai la parte del Gallo, del bene ed il chiamarci “uomo-Dio” non fa altro che confermare la nostra iniziale natura divina che viene persa “facendoci uomini” sulla terra come Gesù, ma che può essere riacquistata alla fine del nostro cammino, dopo aver superato diverse prove ed essere giunti all’illuminazione, al ricordo.

Il sito dei luoghi misteriosi