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Luogo: Bardi (PR). Occorre costeggiare il fiume Ceno dalle parti di Gerra Cella e, ad un certo punto, prendere un sentiero ed iniziare a salire decisi. Si arriva, così, ad un largo pianoro che costeggia un fitto bosco, quasi in cima al monte. Lì, molto ben nascosto nel verde, fa timidamente capolino un muretto a secco di pietre i resti del castello

Questo luogo appartiene al gruppo:
Italia abbandonata

Simboli:
Emilia Romagna

IL MISTERIOSO CASTELLO DI LACORE

Storia di un ritrovamento

Capire dove sia, è un problema, anzi, un grosso problema. Ma, partiamo dall’inizio.
Le indicazioni in mio possesso, suggeriscono che si debba trovare dalle parti di Casanova, un pugno di case sulla media collina e lungo il fiume Ceno.
Questo luogo è noto per la sua pieve, talmente vecchia che se ne parla fin dal lontano 898 (ora, invece, rimane ben poco dell’antico splendore). Oggi la parte più suggestiva è quella che l’affianca, cioè l’ossario. Ricordo le parole di un signore a cui chiesi informazioni… “…custodisce tre fosse comuni, nelle quali furono raccolti i resti delle persone seppellite sotto al pavimento della chiesa. La pietosa operazione, compiuta dalla Compagnia del Santissimo Sacramento, avvenne ad inizio Ottocento, in conseguenza dell’Editto di Saint Cloud. Come saprà, imponeva i cimiteri al di fuori dei centri abitati ed in luoghi soleggiati ed arieggiati”.

Comunque sia, arrivare in tale loco è piuttosto agevole. Il più, è individuare qualcuno che possa darti utili suggerimenti. Perché in giro non c’è anima viva, salvo un paio di gatti che, alla mia vista, spariscono fulminei e con la “pancia a terra”. Mi guardo attorno, preoccupato. Da dietro una porta, fa capolino una signora anziana, probabilmente richiamata dal raro rumore di un’automobile (cioè, la mia).

 

Mi invita ad entrare in casa, dove già sono presenti il marito e la figlia (e pure un “moccioso” scorrazzante). Ed arriva a tirar fuori, da un’attempata scrivania, un libro altrettanto vecchio che narra la storia di Casanova. In una certa pagina, si cita proprio il castello di Lacore, i cui resti punteggiano la collina in località Poggio.
Pare essere la mia giornata fortunata…
In realtà, mica tanto, perché nessuno di loro (pur essendo nati, vissuti e, probabilmente, destinati a morire in quel luogo solitario) ha la più pallida idea di dove sia questo “Poggio”. Sì, a dire il vero mi parlano della zona del “Poggiolo”, a cui si accede risalendo la strada. Che, però, non mi sembra la stessa cosa. In ogni caso, pur con notevole titubanza ma anche conscio di non disporre di altre informazioni, mi incammino su per la collina. L’ovvia speranza è di incontrare persone un po’ più sul “pezzo”...

 

Speranza vana. Un anziano signore, con un ghigno a dir poco sinistro, mi indirizza ad una casa ancora più avanti. Qui, una donna ancor meno giovane, mi invita ad aspettare il figlio che sta sopraggiungendo con il trattore. Che, a sua volta, cadrà completamente dalle nuvole. Si limita a confessare, con rammarico devo dire, che l’unica cosa fuori dall’ordinario successa da quelle parti è stata “la morte di un uomo ad opera dei nazisti, scovato pedinando la figlia che ogni giorno gli portava da mangiare fin lassù, in un casolare perso fra i monti”.
Saluto, comunque ringraziando, non prima di cogliere le urla dell’anziana donna che, cartina geografica alla mano, si è ricordata che si trovava da qualche parte, proseguendo verso Bardi… Già, scoprirò, poi, che è necessario andare esattamente nell’altra direzione (anche se, probabilmente, non è la sola via utile).
Occorre, infatti, costeggiare il fiume Ceno dalle parti di Gerra Cella e, ad un certo punto, prendere un sentiero ed iniziare a salire decisi. Si arriva, così, ad un largo pianoro che costeggia un fitto bosco, quasi in cima al monte. Lì, molto ben nascosto nel verde, fa timidamente capolino un muretto a secco di pietre, che, a dire il vero, pare stare in piedi per puro miracolo.

Poco più in là, altri cumuli di pietre meno ordinati, segnalano che si è davvero nel posto giusto.
Certo, ben poca cosa, rispetto ad un tempo, quando doveva elevarsi imperioso e dominante sul sottostante fiume Ceno (successivamente, scoprirò la presenza di altri resti sparsi qua e là nel verde).

Il Castello di Lacore

Già, sarà stato anche imperioso ma, nonostante l’impegno profuso, le informazioni che circolano sul suo conto sono davvero poche.
Vediamole… La prima citazione del nome “Lacore”, che pare pronunciarsi con l’accento sulla “a”, risale al 770. Potrebbe derivare dal latino “lacus”, cioè “lago, pozza d’acqua” ma anche dal longobardo “lakar”, cioè “accampamento”.
Comunque sia, agli inizi era solamente un piccolo gruppo di case a vocazione agricola, senza neppure una chiesa. Probabilmente, i fedeli si recavano nella vicina Varsi o nella citata Casanova.
Solo nel 907 si inizierà a parlare di un castello, e non più di un semplice “casale”. Ma già nel 917 il nome Lacore sembra scomparire dai testi scritti. Forse il sito urbano è stato abbandonato a causa delle incursioni degli Ungari, storicamente ben documentate nella zona di Parma e Piacenza. O, magari, il sito ha semplicemente cambiato nome, senza che si sia conservato un atto giuridico che faccia da anello di congiunzione fra il vecchio ed il nuovo.
Comunque sia, da allora, quel poco che ne rimane giace nei boschi, nascosto e solitario…


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