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Luogo: Certosa di San Lorenzo - Padula (SA)
Indirizzo:
Viale Certosa, 1 - 84034 Salerno 
0039.0975.77745   0039.0975.77552
0039.0975.77552
pm-cam.padula.amm@beniculturali.it
pm-cam.padula.storico@beniculturali.it
http://www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/la-certosa-padula


Questo luogo appartiene al gruppo:
alchimia (acqua)
aldilà
curiosità
immortalità
paganesimo/cristianesimo
rituali pagano-cristiani
scale verso il cielo

Luoghi:
Tombe

Simboli:
Uomo (Green man)

Regione:
Campania

MISTERI E CURIOSITA' DELLA CERTOSA PIU' GRANDE D'ITALIA

Le schede di questo articolo sono:
La Certosa più grande d'Italia
La magia delle acque sacre
La storia della certosa
Mille uova per il re!
Un'azienda a pieno regime
La decadenza di un Eden
Una versailles ecclesiastica
Il bell'addormentato
Il mistero dell'immortalità
La scala elicoidale
Altri particolari misteriosi


La Certosa più grande d'Italia


"Consilinum" era questo l'antico nome di Padula, un centro molto importante in Lucania al tempo dei Romani, fino a quando le minacce dei barbari e dei saraceni non divennero periocolose, obbligando gli abitanti a fuggire sul Colle della Maddalena, a fondare il centro abitato che conosciamo oggi.

La magia delle acque sacre

Il nome Padula proviene da "palude", un ricordo relativo al primo stanziamento, in quanto era ambiente paludoso e si diceva che i fuggitivi giunti sul colle "provenivano dalla palude". Chi abita in luoghi malsani conosce bene le malattie che ne derivano e tende a cercare acque pure e incontaminate, motivo che spiegherebbe la presenza, nei pressi del battistero di San Giovanni, di una sorgente di acqua purissima, con cui prima dei templi cristiani si officiava il culto di Leucotea, la dea bianca. Queste stesse acque sacre, di utilizzo pagano, fanno oggi parte di un battistero, utilizzate da sempre per il rito del battesimo che tutti conosciamo.


Fotografia Daniela e Giorgio Zaffaroni

Erano queste acque sacre pagane, riutilizzate per il battesimo cristiano, in un continum ritualistico eterno

Padula nel tempo tornò importante (quando si dice il destino...) al punto da divenire la sede di una certosa decisamente speciale.

Dedicata a San Lorenzo, conosciuta però con il nome di Certosa di Padula per la città in cui si trova, è la "più anziana della Campania" la prima ad essere edificata nella regione. E sembra che abbiano voluto fare subito le cose in grande! È infatti enorme ed è la più grande d'Italia e una delle più estese d'Europa, uno dei motivi per cui è stata dichiarata patrimonio dell'Unesco. Conta ben 3 chiostri, un giardino, un cortile e una chiesa.

La storia della certosa

Tutto ha inizio con Tommaso II Sanseverino che, con la supervisione del priore della Certosa di Trisulti a Frosinone, sapendo dare buoni suggerimenti oltre ad essere un uomo di chiesa, decise di ampliare (e anche tanto) un precedente cenobio. Tommaso infatti non era un prelato, ma un nobile, il conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, che impiega forze e molto denaro per la costruzione di un edificio estremamente imponente, per poi regalarlo nel 1306 alla Chiesa e precisamente all'ordine religioso angioino.

Fotografia di Velvet - Commons, CC BY-SA 3.0

Spesso i nobili investivano il proprio denaro in opere religose, principalmente per acquistare un posto in Paradiso, infatti in alcuni templi si vede affrescato il committente che offre la chiesa in miniatura alla Madonna, come a dire "io ti ho fatto un regalo, ora tocca a te ricambiare". Forse si pensava che più era grosso e consistente, maggiore sarebbe stato il ritorno, come se Sanseverino averre costruito la sua dimora in terra affinchè si riflettesse nell'aldilà.

Donare qualcosa di meraviglioso alla Chiesa, assicurava un posto in Paradiso

Mille uova per il re!

Alla certosa viene ricordato un evento curioso. Era il 1535 e l'imperatore Carlo V dopo la campagna di Tunisi, sulla strada di ritorno verso Napoli, capitò con il suo esercito da queste parti e dato che necessitava di un ricovero urgente, chiese di essere ospitato. I monaci presi da euforia nell'avere a cena un ospite così importante, abbandonarono pace e silenzio per una frenetica corsa alla ricerca della cena perfetta. E poichè erano umili e poveri e non potevano offrire un banchetto degno di un re, cercarono comunque di stupirlo e raccolsero tutte le uova che riuscivano a recuperare, per fare una frittata gigantesca. La storia ci parla di ben 1000 uova! Forse si tratta solo di un racconto, eppure sembra sia andata proprio così. Come abbiano fatto a cucinarla e servirla resta un mistero, ma ancora di più rimane l'interrogativo su come abbiano trovato così tante galline.

Un'azienda a pieno regime

Dal 1583 la Certosa subì un invasivo rinnovamento, che la trasformò verso lo stile barocco. I Sanseverino che ancora in parte avevano il possesso dei terreni ultizzati per produrre vino, olio, frutta e ortaggi, caddero e si estinsero definitivamente in seguito alla congiura dei Baroni, in seguito al cui infausto episodio i monaci certosini di Padula presero definitivamente possesso di tutto il territorio circostante, una struttura decisamente ricca, grazie alle offerte e ai beni alimentari che venivano prodotti e venduti su larga scala. L'economia andava talmente bene che i monaci dovettero assumere ben 195 lavoratori!

La decadenza di un Eden

Purtroppo nell'Ottocento, così come accadde per molte chiese, arrivò implacabile la soppressione napoleonica, che obbligò tutti gli ordini religiosi, compresi i monaci della Certosa, ad abbandonare i monasteri, in questo caso, lasciando che il loro amato luogo sacro divenisse una caserma. Fu quello il terribile periodo in cui venne spogliata di tutte le opere d'arte, dei libri antichi, dei gioielli, valori inestimabili rubati e in parte portati in Francia.

Un tempo non si riuscivano nemmeno a vedere le pareti bianche della Certosa dalla quantità di quadri che vi erano appesi, tutti ormai trafugati

Si cercò di salvare il salvabile e molte opere furono trasportate e messe sotto chiave al museo Reale di Napoli, ma la maggior parte venne perduta per sempre. I monaci poterono rientrare a casa, solo con il ripristino borbonico, dopo la fine del regno napoleonico. Dev'essere stato davvero struggente vedere l'antico splendore perso per sempre e si dovette vivere con il ricordo di quel luogo così ricco e splendente, una versailles ecclesiastica, che non tornò mai più come prima.

Nel 1866 dopo l'Unità d'Italia i monaci dovettero lasciare nuovamente il complesso, ma per preservare e evitare lo scempio subito anni prima, non venne totalmente abbandonato, ma dichiarato monumento nazionale. Peccato che durante le guerre venne utilizzato come campo di concentramento e prigionia! Oggi è affidata alla soprintendenza dei beni architettonici di Salerno che si è occupata del restauro.

Una versailles ecclesiastica

Lo stile dell'edificio è quasi tutto barocco e di Trecento c'è davvero poco. Sembra, come abbiamo detto, una versailles ecclesiastica, in quanto conta di ben 350 stanze e un chiostro di 15.000 metri quadrati, considerato il più grande del mondo!
Si entra da est in un grande e lungo cortile, che ospitava un tempo tutte le botteghe di lavorazione della Certosa, quali speziere, stalle, lavanderie, granai, farmacie e officine.


Fotografia Daniela e Giorgio Zaffaroni

La facciata risale al Cinquecento su cui campeggia la Madonna al centro con ai piedi la frase "Felix Coeli porta". L'elemento che è sopravvissuto a tutti i rifacimenti nella storia è la porta monumentale del 1374, con rilievi dedicati alla vita di san Lorenzo e all'annunciazione.

L'interno è un'esplosione barocca, con stucchi decorati e pavimenti in maiolica. È triste pensare che un tempo le pareti bianche quasi non si vedevano per la.grande quantità di dipinti, tutti trafugati durante l'occupazione francese.

Particolare la rappresentazione della Caduta degli Angeli ribelli nella sala del Tesoro a cui si accede attraversando una porta a sinistra dell'abside, passando per la Sala delle Campane in cui un tempo si incappava in 3 funi, collegate a 3 campane. Da qui 3 porte conducono alla Sala del Tesoro, a quella del Capitolo e al chiostro del Cimitero Antico.

Anche la Sala del Tesoro "piange" perchè privata di ricchezze che non ci sono più. La Sala del Capitolo era invece utilizzata per le confessioni, un'enorme scatola atta a contenere i pesanti peccati, lasciati qui dai fedeli (quelli non interessa nessuno trafugare)


Fotografia Daniela e Giorgio Zaffaroni

Il bell'addormentato

Il chiostro è della prima metà del Settecento ed è stato edificato proprio sopra il vecchio cimitero dei Conversi (da cui il nome). Qui si trova il sepolcro di Tommaso Sanseverino (dopo tutto quello che ha fatto era doveroso riservargli un posto in Certosa e in Paradiso)


Fotografia di Velvet - Commons, CC BY-SA 3.0

Il monumento è molto particolare e caratteristico, in quanto lo rappresenta come un guerriero dormiente, con il capo tenuto da un braccio e le gambe incrociate. Non ispira minimamente una persona morta, ma semplicemente addormentata.

A volte la statua presente sui monumenti funebri, semplicemente "dormiva" in attesa del risveglio nel Giorno del Giudizio

Il mistero dell'immortalità

Dal chiostro (come è consuetudine) si entra nel refettorio. La particolarità è che il refettorio ha a sua volta un piccolo chiostro personale, in cui è presente una scena molto particolare lungo il porticato.


Fotografia Daniela e Giorgio Zaffaroni

È "Esculapio che nutre il serpente" probabilmente non originario di questo luogo essendo immagine pagana. Esculapio è una figura estremamente misteriosa per il suo legame con l'immortalità e i serpenti. Era infatti in grado di guarire chiunque (non a caso il suo simbolo, il serpente attorno al bastone è l'immagine comune delle nostre farmacie) motivo per cui venne ucciso da Zeus, perchè garantendo eterna guarigione, gli uomini comincivano a diventare immortali. Anche il serpente indica eternità per via del cambio pelle che richiama il rinnovamento da ciò che è vecchio a ciò che è nuovo.

Esculapio guariva da qualsiasi malattia, anche quella della vecchiaia, rendendo chiunque potenzialmente immortale

La scala elicoidale

Dal chiostro grande si accede alla biblioteca attraverso una bellissima scala elicoidale in pietra. È datata a metà del Quattrocento e ricorda quella del castello di Senigallia, anche se con molti meno gradini. alla fine della scala si viene accolti da una porta della biblioteca con scritto  "Da sapienti occasionem et addetur ei sapientía" (offri al saggio l'occasione e la sua sapienza crescerà). Come una sorta di crescita  spiraliforme corrispondente a un percorso circolare, come il precedente bastone di Esclulapio attorlo a cui il serpente si avvolge proprio come una scala a chiocciona e non ultimo proprio come il DNA.

La scala a chiocciola ricorda un percorso elicoidale dentro sè stessi e non è un caso che abbia proprio la forma del DNA

Anche la biblioteca ha subito moltissimi furti, è rimasta la tela di Leonardo Olivieri del 1763 rappresentante Aurora col suo carro, il.Giudizio Universale e l'allegoria della scienza.

Fotografia di Marco Bizzarro - Flickr: Scala Certosa di Padula Italy, CC BY 2.0

Il chiostro grande è davvero enorme: 104 x 150 metri e con i suoi 15.000 metri quadrati è il più grande del mondo. Nel piano inferiore si distribuiscono le celle per i monaci di clausura, con ognuno 3 o 4 stanze e un piccolo giardino, senza apertura al mondo ricevevano i pasti dalle finestre nel muro.


Fotografia di IlSistemone - Opera propria
CC BY-SA 4.0

Un'altra scala degna di nota si trova sul lato occidentale: è lo scalone ellittico che veniva usato dai monaci di clausura per la passeggiata settimanale. Porta al primo piano del portico sopra il chiostro. E' realizzata da Gaetano Barba, allievo di Luigi Vanvitelli, sul progetto di Ferdinando Sanfelice maestro napoletano già avvezzo a questo tipo di strutture. Al centro della scala abbiamo lo stemma della certosa ovvero la mitria vescovile, la corona di marchese, il bastone pastorale vescovile, la graticola simbolo di San Lorenzo e infine la fiaccola, che rivolta verso l'alto portava fortuna, verso il basso, la miseria.


Fotografia di http://www.flickr.com/photos/paolozzo/ -
http://www.flickr.com/photos/paolozzo/2209910984/

CC BY-SA 2.0

Lo scalone si affaccia su parco in cui nei giardini ci sono alcune edicole sacre, fontane ed una cappella dedicata a Maddalena.


Fotografia Daniela e Giorgio Zaffaroni

Altri particolari misteriosi

Aggiungiamo alcuni interessanti particolari segnalati e documentati da Giorgio e Daniela Zaffaroni fondatori e autori di Percorsi nell'Ignoto

La statua di San Lorenzo martire è qui sormontato da Green Man, di cui uno coronato, con un'espressione vagamente diabolica. I Green Man sono infatti personaggi dei boschi rappresentanti gli elementi umani della natura, vengono per questo raffigurati come uomini dalla cui bocca esce vegetazione.


La scultura di una fontana sormontata dallo stemma della Certosa è a sua volta sottostante a dei Green Man.

Una scultura cimiteriale alla base raffigura ancora una volta dei probabili Green Man.


Sulla sommità della facciata svetta una figura femminile coronata che si fregia sul petto di un grosso ciondolo raffigurante un Uroboro (potrebbe far riferimento a Esculapio presente all'interno?)

Nella parte antistante la facciata svetta la figura di un frate che tiene fra le mani un qualcosa di non spiegabile, forse un' insieme di organi interni o l'abbozzo di una serpe.


 

 

 



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