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LE FATE


Il termine FATA deriva dall'antico "faunoe o fatuoe ", che significa creatura selvatica, abitante nel mondo naturale, però alcuni sostengono che derivi dal latino "fatus", ovvero "destino", e trae origine dalla mitologia greca. Le prime tre "fate" delle quali si abbia notizia nella letteratura sono le Parche, tre donne che, tessendo il filo della vita, avevano la facoltà di plasmare il destino degli uomini.
L'origine delle fate è molto controversa e varia a seconda delle diverse culture. Un racconto islandese, ad esempio, narra che Eva stava lavando tutti i suoi figli quando improvvisamente le apparve Dio. Eva, allora, colta alla sprovvista, nascose i bambini che non aveva ancora lavato, lasciando alla vista del Signore solamente quelli puliti. Quando Dio le chiese se i suoi figli fossero solamente quelli, Eva annuì. Fu così che il Signore decise che i figli che Eva aveva nascosto sarebbero rimasti nascosti anche agli uomini. I figli "nascosti" di Eva furono, dunque, i primi elfi e le prime fate. In Norvegia, invece, la tradizione vuole che le fate uscirono dal cadavere del gigante Ymir. I popoli delle culture nordiche fanno risalire la prima apparizione delle fate all'origine del mondo stesso. Esse sarebbero degli angeli caduti dal cielo, non troppo cattivi da essere mandati direttamente all'Inferno e per questo obbligati, per l’eternità, a vivere nelle crepuscolari regioni del “Regno di Mezzo” .
Le fate possono agire sul destino degli uomini, influenzandolo negativamente o positivamente. In Irlanda esiste una tradizione che vuole che alla nascita di un bambino si allestisca un banchetto, detto, appunto, "banchetto delle fate". Il banchetto attira l'attenzione delle fate che, una volta giunte all'interno della casa, dovrebbero notare il neonato e prenderlo sotto la propria protezione. Non sempre, però, le fate si dimostrano benevole e gentili. Nel Medioevo le madri venivano ammonite di non lasciare mai incustodito il neonato, altrimenti la fate lo avrebbero rapito, sostituendolo con un bambino fatato, malaticcio.
Si narra che agli inizi del ‘900 in alcune località rurali dell’Abruzzo interno, non era raro che le donne, di ritorno dal faticoso lavoro nei campi, trovassero i loro neonati piangenti ai piedi delle scale con una serie di ecchimosi sul corpo e, con l’andare del tempo queste povere creaturine, sarebbero morte!! Per evitare ciò si consultava una fata o, a seconda dei punti di vista, una strega, la quale con opportuni rituali “salvava” la vita del bambino!! Una di queste magiche creature viveva appena ai piedi della rocca del Castello di Roccascalegna ed era molto ben voluta ed apprezzata!!
In tema di rapimenti di bambini da parte di entità fatate, si dice che una notte di tanti anni fa, un uomo stava rincasando, quando vide all’improvviso due figure portare in volo sua figlia, la quale, indossando una vestaglia da notte bianca si rendeva visibile anche al buio; l’uomo, allora, iniziò a urlare ed inveire contro i “rapitori” di sua  figlia, rincorrendoli, nella vana speranza di salvarla ma… fu tutto inutile poiché essi furono inghiottiti dal buio della notte e della fanciulla non si seppe più niente.   


bosco delle fate


Passeggiando nel mondo delle fate

La posizione del regno delle fate è da sempre oggetto di estenuanti ricerche. C'è chi crede che il loro regno sia collocato all'esterno del nostro mondo e sia raggiungibile solamente in quelle notti in cui la luna piena emana un delicato bagliore dorato. Solo allora, infatti, lasciandosi trasportare dall'atmosfera magica, sarà possibile vedere delle luci che danzano soavemente al ritmo di una musica suonata da liuti e flauti: tali luci non sono altro che fate. Se le piccole creature si dimostrano riluttanti ad uscire allo scoperto si può comunque trovare l'entrata del loro regno camminando intorno al luogo in questione ben nove volte. Un altro modo piuttosto efficace per scoprire dove dimorano le fate è quello di recarsi su una collina cava (dimora per eccellenza delle fate) e poggiare l'orecchio sul terreno in modo da lasciarsi guidare dal suono delle loro musiche e dei loro canti. Ogni collina ha il suo re e la sua regina, di solito legati da un vincolo di fedeltà a un “Gran Re”. Le fate, in ogni modo, preferiscono abitare luoghi ricchi di magia e attorniati dalla natura selvaggia. Per cui non è difficile avvistarne qualcuna presso caverne, boschi, sorgenti o rocce.
Le fate delle colline sono delle bellissime donne eteree se guardate da davanti ma sono assolutamente cave se guardate da dietro!!
Alcune fate preferiscono una vita più solitaria e per questo si rifugiano su delle isole circondate dalle acque fredde di un lago. Tali isole non sono sempre visibili agli occhi degli uomini. Alcune galleggiano, altre sono sommerse, altre ancora appaiono solamente una notte ogni sette anni. Esse sono dei luoghi magici in cui non esiste l'alternarsi delle stagioni, ma vi regna sempre la primavera. Non esistono né le malattie né la vecchiaia ed il raccolto è sempre abbondante. Lo scorrere del tempo è irrilevante. L'isola delle fate per eccellenza è sicuramente Avalon. Lì venne portato Re Artù, ferito a morte, per essere curato dalle quattro regine delle fate. Tuttora si crede che il leggendario re giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo dal quale si risveglierà nell'ora del bisogno per tornare a governare nuovamente sulle sue terre. Vicino a Teramo, tra Campli e Civitella, dentro una grotta c'è ancora una fata che da secoli si dedica alla tessitura.
Le dimore tradizionali delle fate sono: colline, alture, poggi, contrafforti e naturalmente montagne. La parola gaelica per indicare la fate è Sidhe ( Shee), che appunto significa, popolo delle colline. Questi ameni luoghi, abitate da creature magiche, di notte si illuminano di una infinità di luci abbaglianti. Si dice che il sette agosto vi sia una processione del piccolo popolo che parte da una collina e arriva all’altra circostante, medesima cosa accade per le montagne. Dopo ognissanti, invece, vi è un proprio e vero trasloco da una collina ad un'altra, da una montagna ad un'altra e durante questo trasferimento non bisogna mai incrociare il cammino di queste magiche creature, che seguono sentieri abbastanza frequentati e che si snodano in linea retta, poiché le conseguenze potrebbero essere abbastanza spiacevoli!! Secondo alcuni racconti pare che le dimore delle fate siano arredate con mobili lussuosi e tendaggi di seta che servono ad ornare i loro ricchi salotti, le loro camere da letto e immense stanze da pranzo, ove spesso si sente un melodioso suono proveniente da una orchestra inesistente. Esternamente, quando non sono sotto l’effetto dell’incantesimo delle fate, tali luoghi somigliano a capanne in rovina e a vecchie fattorie. Spesso le fate costruiscono le loro case nelle viscere della terra e quindi, solo l'imboccatura di una grotta o una fessura nel terreno segnalano l'esistenza delle fiabesche dimore sotterranee. Le aperture nelle pareti di roccia che si vedono nei dintorni di molti paesi dell’Abruzzo sono note con il nome di “Buche delle Fate”.


casa delle fate

Secondo la tradizione pare che all’interno della Grande Madre Majella vi sia un palazzo di ghiaccio e dentro la Grotta del Cavallone vi dimorino le fate, che con i loro scherzi e dispetti avevano fatto irritare gli dei e per punizione, l’ingresso della grotta fu sigillato con una fitta rete fatta di massi e neve e per questo, le fate, furono costretti a vagare in eterno per il mondo; secondo un’ altra leggenda fu San Martino, patrono di Fara San Martino, a chiudere l’ingresso della grotta delle fate, in quanto queste erano troppo dispettose!!
Quando ci si in un bosco è facile imbattersi in una quercia più grande e frondosa delle altre, pare che questa sia un’altra porta spazio–temporale e che aggirandola ci si ritrovi magicamente in un altro mondo uguale e parallelo al nostro, comunque chi ha avuto questa esperienza non è mai tornato a riferirlo.
Si dice che accanto a tale quercia frondosa, vi sia di solito, una più piccola e meno verdeggiante, pare che questa custodisca una parte dell’immenso tesoro delle fate, che, però, pare, porti sfortuna a chi lo trova.
Molte fate vivono nei laghi, come ad esempio il castello della famosa Dama del Lago che era invisibile agli esseri umani, in quanto la superficie del invaso dove dimorava, creava un’illusione ottica impedendo a uno sguardo mortale di vedere il suo scintillante e meraviglioso palazzo!! Esse, prendono il nome anche di Dama Bianca, per il loro aspetto etereo, come, ad esempio, quella che risiede nel del lago di Scanno.
Si sussurra che nel lago artificiale di Bomba, quando fu costruito vennero sommerse anche delle abitazioni e lembi di bosco circostante oggi visibile quando il livello dell’invaso si abbassa, all’imbrunire si vedano delle strane luci danzanti sulle acque che paiono descrivere ghirigori nell’aria prima di scomparire! Altri affermano di aver visto bellissime donne indossare lunghe vesti bianche ed affondare le loro estremità nell’acqua!!
Infine si dice che due giovani annegati nel lago nel 1928 e non avendo avuto degna sepoltura, vaghino in cerca dell’eterno riposo, spaventando chiunque si avventuri a pescare su un lastrone di pietra posto nelle vicinanze del luogo della sciagura. Altri sostengono che nel bacino artificiale vi sia un mostro marino che funge da “spirito guardiano” per il palazzo di cristallo delle fate che si ubica in fondo al lago. 
Le fate non lasciano nulla d’intentato per proteggere le loro abitazioni e il loro oro. I cercatori di tesori che scavano nelle colline delle fate o in altri luoghi sacri al piccolo popolo sono messi in guardia dal compiere gesti imprudenti, tramite voci e rumori sinistri. Si dice che nei pressi di Torricella vi sia sepolto, sotto una grande quercia, una zappa d’oro, facente parte del tesoro delle fate e utilizzato dal piccolo popolo per i loro lavori agricoli.
Quando si parla di fate bisogna sempre tenere le gambe accavallate o incrociate per non incorrere nella loro ira, poiché queste, a volte, dispettose creature non vogliono che si parli a cuor leggero di loro e delle loro abitudini!!
La tendenza delle fate è quello di essere dispettose, malvagie  ed, in alcuni casi, veramente pericolose e non di rado i loro doni e ricompense sono solo frutto di una illusione, perciò, riacquistano in breve tempo la loro forma originaria!!
Queste magiche creature possono spostare case, chiese e perfino castelli se questi sono ubicati lungo le loro strade o vicino ai loro fabbricati. A tal proposito si narra che vi sia un edificio che cade nel giro di pochi anni come se fosse preda di un incantesimo, poiché nonostante le continue opere di manutenzione fattagli negli anni essa.. puntualmente si sgretola!! Alcuni bambini sostennero che all’epoca della costruzione di tale edificio, vecchio di circa due secoli, nel bosco circostante si fossero imbattuti in strane creature e avessero sentito una musica insolita ma molto dolce. Pare, secondo il  racconto di uno di questi ragazzi, che di lì a poco due fanciulli del loro gruppo fossero spariti in maniera misteriosa… ovviamente nessuno dette credito a tale storia!!
Le fate hanno la capacità di rendersi visibili o invisibili agli occhi dei mortali a loro piacimento e possono essere contemporaneamente visibili ad un mortale e invisibili ad un’altro lì accanto.
L’ora è un fattore fondamentale, infatti, il più delle volte si possono scorgere le fate a mezzogiorno, quando il sole è allo zenit, o a mezzanotte, oppure nelle ore di luce crepuscolare che precedono l’alba e seguono il tramonto, cioè le ore che seguono il passaggio dalla luce all’oscurità o viceversa. L’alba è il momento in cui gli uomini possono sfuggire alle malie delle fate. Calendimaggio, con cui si festeggia il ritorno al solstizio estivo, la vigila del solstizio d’estate e la vigilia di Ognissanti, sono giorni particolari per scorgere queste fatate creature!
Non si hanno notizie precise relative alla durata della loro vita, poiché alcuni affermano che esse siano immortali, altri dicono di aver assistito ad un loro funerale, altri ancora che esse pur avendo una vita lunghissima sono comunque mortali!!
Le Fate sono "presenze", per i più invisibili, che si percepiscono quando si è soli e circondati dalla natura silenziosa. Portano in genere lunghe vesti bianche o veli e come quelle si possono incontrare ai margini dei boschi.
Alcune volte è difficile distinguere le fate dagli esseri umani, altre volte esse assumono le sembianze di animali; spesso, però, esse  hanno un aspetto particolare!
Possono essere di una bellezza affascinate, secondo i criteri estetici degli uomini, oppure altrettanto spesso rugose, pelose e orribili in una maniera grottesca. Tuttavia non si sa quanto di queste manifestazioni estetiche sia di “incanto” oppure siano vere! Sovente sono irradiate da una luminosità intensa, e la loro presenza è rivelato da un forte odore di muffa!!!
Il loro abbigliamento, quando non sono nude, si compone di vestiti e giacche verdi, con berretti rossi; le più rozze e solitarie, indossano vestiti fatti di materiale facilmente reperibile come: muschi e foglie morte. Non è raro, comunque, vederle vestite con abiti trasparenti ed eterei, circondate da una luce abbagliante!
Esistono fate piccole e grandi, ma la maggior parte di esse sono caratterizzate da una deformità fisica come: piedi palmati, caprini, o rivolti all’indietro, bellissime davanti ma cave dietro, occhi strabici, orecchie appuntite, narici senza naso, e code di mucca.
Il piccolo popolo è abile nel lavorare i metalli preziosi, possiede bestiame e cani che nella maggior parte dei casi sono bianchi con occhi rossi.
Le Fate amano in modo particolare gli animali, e li usano spesso come esca per chiamare a se gli uomini.
Può succedere, per esempio, che uno splendido cervo dalle corna d'oro si faccia inseguire a lungo da un cacciatore, che si troverà nel folto del bosco e vedrà apparire una dama bellissima.
Altre volte, invece, sarà un uccello tutto bianco, oppure una farfalla o addirittura un magnifico unicorno ad attirare un uomo o una ragazza verso la signora della foresta che vuole incontrarli.
Servitori e amici delle fate, gli animali hanno con loro un legame profondo:  non per niente molte di esse a volte sono costrette in certi mesi dell'anno a trasformarsi in bestie.
E quando diventano topi, serpi, rospi, cerbiatte, pesci, lucertole perdono i loro consueti poteri correndo gli stessi rischi di un animale autentico.
Gli uomini che le salvano in queste circostanze salvandole da trappole, fucili oppure dal morso di una volpe guadagnano la loro eterna gratitudine e grandi ricompense.
Una antica leggenda dice che alcune Fate usano trasformarsi in animali grazie a un abito fatto con le piume o della pellicce della bestia prescelta, quando poi si spogliano della veste magica riprendono il loro aspetto normale.
Le fate gradiscono cibi naturali come: panna, latte e farina integrale. Adorano contributi da parte degli umani di formaggio, latte, miele che rappresenta il loro vino. Sono ghiotte di latte mescolato con zafferano che utilizzano come zuppe. Non si sa di preciso quale di questi cibi siano veri e quali soggiacciono ad incanto, ma una cosa è certe che i loro alimenti come un loro bacio portano all’imprigionamento eterno, da parte dell’impudente nel regno delle fate!!
Il folletto dal berretto rosso è uno dei più malvagi componenti del piccolo popolo; in genere vive nelle vecchie torri e castelli, ma non disdegna di apparire ovunque. Questo essere predilige luoghi che hanno avuto un passato violento e crudele, poiché essi tingono e ritingono i loro berretti con il sangue umano versato in questi luoghi!!
Una variante abruzzese di questo essere fatato e il  “Mazzamuriello” o “Mazzimarello” , il cui nome deriva da un bastone che reca con sé, con il quale battendo tre volte all’uscio di una casa indica un lutto imminente!!
E’ piccolo e brutto, con un capello rosso e una mantella dello stesso colore, a volte appare sotto le sembianze di un cane, sempre annunciato da una folata di vento al cui centro c’è appunto questo folletto. Si dice anche che queste folate di vento siano, in realtà, l’anima dei bambini non battezzati e che questi spiritelli ne siano la manifestazione fisica!! 

Le feste incantate

Le fate sono grandi amanti della musica e spesso danzano intorno ai funghi alla luce della luna, accompagnate dalla musica di flauti ed arpe. Si crede che molte canzoni popolari scozzesi siano state composte proprio dalle fate e che poi da loro siano state insegnate ai pochi fortunati che, attratti nel Regno delle Fate da quelle magiche melodie, tornarono nel nostro mondo. Durante le notti estive spesso le fate organizzano feste danzanti o serate di giochi. Esse amano giocare al chiaro di luna con una palla d'oro o ballare in cerchio. Ma attenzione se si vede un cerchio composto da fate non bisogna farsi attirare dalla musica, poiché si è costretti a prendervi parte ed a ballare sino allo sfinimento. Anche se, una volta entrati, sembra che le danze durino per qualche ora, in realtà la durata, rapportata al tempo degli umani, è di circa sette anni. L'unico modo per uscirne è quello di essere salvati da qualcuno che, prestando attenzione a non rimanere prigioniero lui stesso, si sporga e trascini via il malcapitato. Da molto tempo il Popolo Fatato lascia numerose tracce delle sue baldorie notturne. Il mattino dopo una delle suddette feste sul prato appaiono misteriosi cerchi perfetti, i cosiddetti "anelli delle fate". Alcuni di questi anelli esistono veramente e sono visibili in Europa e nell'America Settentrionale. Il loro diametro varia da pochi centimetri a 60 metri. Gli scienziati affermano, però, che tali cerchi sono provocati da una specie di funghi, i Basidomicetes. I giorni propizi per incontrare le fate sono:

"Capodanno"
1 Febbraio
25 Marzo
1 Aprile
1 Maggio
1 Agosto
23 Giugno

Notte tra il 23 Giugno ed il 24 Giugno
Vigilia Di Ognissanti
Vigilia di Natale
Natale
Pentecoste
Solstizi: 21 Marzo- 21 Giugno- 23 Settembre- 21 Dicembre

Le Fonti

 http://digilander.libero.it/officinadellefate/home.html
Mystero La Rivista dell’Impossibile n.7,10,16,19,24,27.
Le Fate a cura di David Larkin Biblioteca Universale Rizzoli 1999. http://lomion.altervista.org/lefate.html
“Dee, fate, streghe. Dall'Abruzzo intorno al mondo” di Nicoletta Camilla Travaglini Editore            Tabula Fati, 2017.
Di Nicoletta Camilla Travaglini

 


   “Dee, fate, streghe. Dall'Abruzzo intorno al mondo” di Nicoletta Camilla Travaglini
Editore   Tabula Fati, 2017.  Pagine 9 e 10

 

“Dee, fate, streghe. Dall'Abruzzo intorno al mondo” di Nicoletta Camilla Travaglini
Editore   Tabula Fati, 2017.  Pagine 51-56-

   “Dee, fate, streghe. Dall'Abruzzo intorno al mondo” di Nicoletta Camilla Travaglini
Editore   Tabula Fati, 2017.  Pagine 110 e seguenti

 

Da sempre gli uomini hanno personificato i fenomeni naturali, considerandoli come prodotto di divinità sovrannaturali a cui tributare doni. Queste divinità, la più importante delle quali sembra essere la Grande Madre, hanno da sempre accompagnano il cammino dell'uomo. La Grande Madre, personificazione della Terra, è stata una presenza costante, ingombrante, comprensiva, amorevole ma, a volte, anche cattiva e ostile, devastando le vite e i destini di popoli. Nicoletta Camilla Travaglini narra di un viaggio sulle tracce delle grandi Dee-Maghe come Angizia, Medea, Morgana ed altre, nonché dei luoghi sacri a loro dedicati, come Cocullo, Roccasale, dove dimorano le fate; Montebello sul Sangro, la città abbandonata; il lago di Bomba con il castello delle fate; Pretoro, Roccascalegna, Pennadomo e tanti altri luoghi, ognuno con una sua storia e un suo misterioso fascino.

 

 



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