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LEGGENDE

 

 

PORTOGRUARO (VE) - LA CITTA'
L'ALCHIMIA DELL'ARCHITETTURA MUSICALE
E L'ISTINTO PROTETTIVO DELLA GRU

Questo borgo sorse nel XII secolo come centro di grande importanza economica e commerciale dato che si sviluppò attorno al fiume Lemene, navigabile, che giunge tranquillo fino al mare. Inoltre la sua fortuna era data anche dalla posizione perchè in continuo contatto con la ricchissima Venezia. Nonostante questo anche Portogruaro ha inesorabilmente trascorso un lungo periodo di decadenza.

Il primo esempio di "cooperativa" nella storia
Portogruaro nasce in seguito ad un evento abbastanza curioso per l’epoca. Siamo nel 1140 e Gervino, vescovo della diocesi di Concordia, padrone di un vasto territorio, decide di regalare alcuni suoi possedimenti ad un gruppo di contadini e commercianti dandone piena libertà di edificazione e di commercio. Ciò rappresenta un rarissimo caso di "cooperativa", che non si verificava molto spesso a quei tempi. Solitamente i feudatari mai si sognavano di donare così liberamente i propri terreni e quando ciò accadeva avrebbero chiesto come "ringraziamento" dei dazi in denaro, in prodotti della terra o in obblighi di presenze militari nell'esercito del padrone (perchè rimaneva tale) in caso di necessità. E non è che gli ecclesiastici si comportavano diversamente, anzi in cuor loro e della Santa Sede, i contadini avrebbero dovuto donare spontaneamente le offerte del proprio terreno e ancor maggiormente questo non poteva essere ceduto perchè rimaneva proprietà della Chiesa.

La città venne fondata il 10 gennaio 1140 con un documento del vescovo di Concordia, Gervino, in cui viene redatto il regalo delle terre nei confronti dei commercianti e dei contadini, nel quale vengono elencati tutti i loro nomi. I territori erano stati concessi al vescovo da Ottone III confermando che erano una sua proprietà e non della Chiesa. I nuovi proprietari non persero tempo e già nell’XI secolo "Portum de Gruario" era divenuto fortemente indipendente dal punto di vista commerciale ed amministrativo, a tal punto che 150 soldati al soldo della famiglia Bardi tentò invano di conquistarla.
Non furono i soli, soprattutto perchè una città indipendente e senza un protettore, ingolosiva come una donna senza marito, e presto la città necessitò protezione, ottenendo un’annessione alla Patria del Friuli che tuttavia gli lasciò un’autonomia di tipo comunale (forse perchè affascinata da questo bel fiore sbocciato spontaneamente in un campo selvaggio).

Il porto di Portogruaro:

Portogruaro diede inizio al più fertile periodo della sua esistenza diventando nel 1500 il più importante centro mercantile della zona, entrando in un contatto con Venezia così stretto, da sembrare un simbiota. Addirittura Ippolito Nievo nelle sue “Confessioni di un italiano” vede gli abitanti come “maschere” degli stessi veneziani! Descrive Portogruaro, quasi prendendola in giro, come isola ipotetica costruita ad immagine della Serenissima, tanto godeva del suo riflesso.
E non ebbe avuto tutti i torti perchè dal XVII secolo, come in uno specchio, insieme alla decadenza di Venezia, iniziò il declino economico anche di Portogruaro.

Il Duomo:

Il guardiano celtico Gruarius e la simbologia della gru
Il simbolo della città è costituito da due gru ai lati di un campanile, quasi come a voler indicare una “fortezza circondata dalle paludi”. Ma vi è una leggenda legata alla nomenclatura, pare infatti derivi da GRUARIUS, un nome di origine celtica che indica il Guardiano del bosco, mentre il prefisso “porto” è stato aggiunto come a specificare che nonostante non sia una città prettamente “di mare” conservava in sè tutte le caratteristiche di un vero e proprio porto marittimo commerciale, purtroppo oggi in disuso. Anticamente questi territori erano ricoperti da fitti boschi, nei quali viveva una tribù celtica che, intimorita dalle vicine colonie romane (nei pressi vi era Iulia Concordia), nominò all'unanimità un guardiano chiamato Gruarius, che doveva vigilare su eventuali pericoli. Inoltre la raffigurazione della gru è un ulteriore scelta non casuale.

Essa, che insieme ad una sua gemella guarda e protegge il campanile nello stemma della città, è da sempre stata considerata simbolo di vigilanza. Questo perché accade che al crepuscolo, quando lo stormo di gru si raduna per il riposo, una di loro viene scelta a guardia del gruppo.

La particolarità è che starebbe con un sasso trattenuto nella zampa sollevata, cosicchè, nel caso si addormentasse, il sasso cadrebbe svegliandola e richiamandola al dovere. Ancora una volta l'uomo prende spunto ed esempio dalla perfezione degli animali!

L'alchimia dell'architettura musicale
La città rimane agli occhi di chi la guarda estremamente deliziosa con i suoi infiniti portici e con il porticciolo incorniciato dai due mulini ad acqua ancora funzionanti, che coronano il passaggio del fiume Lemene. I portici sono infatti gli elementi più particolari e significativi perchè colorati e di diverse forme e tipologie, ma soprattutto si trovano ovunque! Ogni strada è come armonizzata dalla loro presenza che con gli archetti creano un andamento ritmico e quasi sonoro nelle vie cittadine. E’ come entrare in un gran pentagramma dove il ritmo incalzante degli archi e delle colonnine creano una melodia da ascoltare con gli occhi.

I portici:

In questo strano modo e in maniera assolutamente interessante, è stata creata della musica con l’architettura e non con le note, perchè l'armonia si crea con l'alternanza di pieni e vuoti. Archi a tutto sesto, a sesto acuto, piccoli, grandi, alti, bassi, in pietra, colorati, semplici, decorati, divisi da muri che creano delle pause oppure vicini e intensi, come se ognuno di loro fosse un la, un re bemolle, un fa diesis.
Probabilmente se si interpretasse ogni arco come una nota musicale ne uscirebbe sicuramente una melodia. E non a caso ogni anno viene qui ospitato il Festival Internazionale di Musica che riunisce maestri e allievi di tutto il mondo!

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