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LUCCA - IL DUOMO DI S.MARTINO
LA STRANA ASIMMETRIA, IL MISTERIOSO LABIRINTO, UNA DONNA ALL'ULTIMA CENA, LA BELLA ADDORMENTATA E IL VOLTO SANTO

Risale al VI secolo e venne fondato da San Frediano, ma fu distrutto e riedificato nel 1070 da papa Alessandro I e Matilde di Canossa. Purtroppo il duomo che oggi ci appare ad oggi ha poco della sua struttura originaria. Resta soprattutto la facciata di stile romanico ricca di splendide e complesse decorazioni.

ASIMMETRIA DELLA FACCIATA
La stranezza della facciata è la forte asimmetria, l'arcata di destra infatti è molto più stretta di quela centrale e di sinistra. Non si conosce il vero motivo di questa "licenza architettonica", probabilmente si dovette tener conto della preesistente torre campanaria. Ma resta comunque cosa strana, rara per un edificio cristiano.

Per la Chiesa infatti, l'armonia architettonica era tutto, ciò che risultava storto e asimmetrico, veniva considerata costruzione del demonio, si pensi ai ponti del diavolo, così denominati perchè strani nella loro struttura. Addirittura nella stessa Lucca, a Palazzo Bernardini, si trova una pietra stranamente curva considerata indemoniata e quindi opera del diavolo. Per questo le chiese cristiane dovevano essere perfette, perchè la perfezione è sinonimo di Dio, se risultavano storte o asimmetriche avrebbero perso la loro sacralità, la loro rappresentazione di Dio in terra. Ecco perchè il Duomo di Lucca è tanto particolare. A giocare a favore degli architetti era il fatto che ogni strada lì non sfocia mai al centro di una piazza, ma ai suoi angoli, così da presentare ogni chiesa "in angolo" e non in facciata. Quindi chi si avvicinava al Duomo, a causa dell'effetto scorcio, l'asimmetria quasi scompariva alla vista.

IL LABIRINTO
Nei pressi del lato più piccolo della facciata vi sono due elementi da prendere seriamente in considerazione. Il primo è la statua di S. Martino e il povero, realizzata da un artista bizantino nel XIII secolo. Ma la seconda figura è tra le più enigmatiche d'Italia a tal punto da essere spesso rappresentata quando si parla di misteri, ed è il labirinto.

Questa stranissima figura, presente anche in altre zone d'Italia e del mondo, rappresenta un simbolo davvero misterioso.
Perchè è stato collocato all'entrata laterale sotto l'arcata più piccola, quasi da essere anche difficile da trovare? Cosa vuole significare? Forse l'impervia strada della vita dove è facile entrare e perdersi, ma difficile trovare la via d'uscita? Perchè è diffuso solo in particolari zone? Nessuno ancora oggi sa dare una risposta soddisfacente.

A destra del labirinto, vi è una scritta in latino che dice:
HIC QUEM / CRETICUS / EDIT DEDA - / LUS EST / LABERINT / HUS DEQ(U)- / O NULLU - / S VADER - / E QUIVIT / QUI FUIT / INTUS / NI THESE - / US GRAT - / IS ADRIAN - / E STAMI- / NE IUTUS così traducibile:
Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo d’Arianna”.
Porta in sè sicuramente un messaggio allegorico, ricordando che la strada della vita è un labirinto alla ricerca dell'uscita da questo mondo superficiale e materiale, un risveglio. La nostra esistenza è una continua ricerca della luce dell'uscita, paragonabile anche alla ricerca del Graal, dell'illuminazione, essendo il vagare in un labirinto sinonimo di vagare al buio. Solo se si segue un "filo di Arianna", un filo che ci appare nella vita di tutti i giorni, con le solite strade senza uscita, i soliti cunicoli, solamente se si riesce ad individuare questo filo conduttore e a seguirlo, allora si potrà trovare la via d'uscita. Tutti hanno la possibilità di uscire, perchè tutti hanno l'aiuto del filo di Arianna, il più sta a riconoscerlo. Questo filo sono le coincidenze che ci appaiono di fronte a noi tutti i giorni, quei segni che ci invitano ad essere seguiti, purtroppo la maggior parte delle volte gli uomini decidono di prendere altre strade, restando intrappolati nel labirinto della propria triste esistenza.

ULTIMA CENA CON DONNA
Il resto del portico è decorato con splendidi bassorilievi raffiguranti i mesi, i segni dello zodiaco, le storie di S.Martino e quelle del Nuovo e dell'Antico Testamento. L'interno della chiesa venne interamente ricostruito nel 1372. Anche qui abbiamo la presenza dell'Ultima Cena del Tintoretto, dipinta nel 1590, in cui vi sono presenti Gesù e 11 uomini, 2 servi, un maschio e una femmina e sulla destra, un personaggio molto femminile, vestito come la donna che allatta in primo piano, cioè con un fiocco sul seno, vestito di rosso e con un seno abbastanza prosperoso.

ILARIA DEL CARRETTO LA BELLA ADDORMENTATA
Nella sacrestia è possibile visitare la stupenda statua di Ilaria del Carretto, opera di Jacopo della Quercia, voluta da Paolo Guinigi, signore di Lucca nel '400. La statua trasmette la sensazione che la donna sia profondamente addormentata e che si debba svegliare da un momento con l'altro. Ecco che di nuovo viene affrontato il tema del sonno sacro. Il sonno era considerato un momento di "estasi" in cui l'anima poteva momentaneamente abbandonare il corpo per viaggiare in luoghi remoti dello spirito, fino allo stesso incontro con Dio, con la Madonna, con i Santi. Spesso molti dipinti narrano di incontri di Santi con le divinità che vi lasciavano diversi segni o stigmate al loro risveglio. Questi misteri nei confronti di molte persone, non sono mai stati del tutto stati spiegati, se non con riferimenti a fenomeni psicosomatici in cui il potere della mente raggiungerebbe una tale intensità energetica da provocare segni evidenti sul corpo; dopotutto la mente è inscindibile al corpo in tutti i sensi, anzi si potrebbe dire che il corpo è il riflesso della mente. La morte viene qui rappresentata come un momento in cui è possibile dormire, riposare fino al ritorno e quindi al risveglio nel proprio corpo nel Giorno del Giudizio.
E' serena nel suo sonno eterno mostrando il volto non di un cadavere, ma di una donna dormiente, come fosse la bella addormentata che da 1000 anni attende il bacio di un principe a risvegliarla. Ai suoi piedi è accoccolato un cane, simbolo di fedeltà e alcuni putti che rendono, con la loro vivacità infantile, molto viva la scena d'insieme che essere funebre, inoltre i puttini sarebbero la metafora della rinascita, con la loro giovane età la reincarnazione in un corpo di bambino. Reincarnazione o resurrezione, concetti diversi ma con un significato e un obiettivo molto simile.

IL VOLTO SANTO
All'interno del Duomo viene conservato un altro elemento di grande importanza, il Volto Santo. E' possibile ammirarlo attraverso delle fitte fenditure di un'edicola ottagonale, opera di Matteo Civitali. Il Volto Santo è un crocifisso in legno chiamato così perchè raffigurerebbe il vero volto di Gesù. Questo perchè sarebbe stato scolpito da Nicodemo che, in una sorta di estasi, avrebbe avuto le mani guidate dagli angeli durante la scultura del Cristo in legno di cedro del Libano. Quest'opera di incredibile unicità fu tenuta nascosta per secoli e, per evitarne la distruzione da parte dgli infedeli, fu tenuta su una barca lasciata al volere delle acque del mare.

Approdata indenne alla spiaggia di Luni, nell'alta Toscana, fu raccolto, riconosciuto dalla Santa Sede e posto in un carro trainato da buoi per continuare il suo sacro cammino. Il carro viaggiò a lungo fino a che gli animali decisero di fermarsi a Lucca dove la statua venne fino ad oggi conservata.
Il miracolo del giullare povero
Molti furono i miracoli avvenuti attorni al Volto Santo, quello più singolare riguarda la storia di uno squattrinato giullare francese che giunse in pellegrinaggio fino a qui e, non avendo nulla da dare in offerta, dedicò a Gesù tutto quello che possedeva, ovvero una ballata. Gesù, impietosito dal gesto, fece cadere una pianella d'argento ai suoi piedi che il giullare raccolse e conservò. Naturalmente fu catturato e accusato di furto, ma, dopo aver narrato la vicenda, venne incredibilmente creduto (non so se oggi funzionerebbe dire "Non l'ho rubato, me lo ha regalato Gesù", ma erano altri tempi...).

Fatto sta che il presunto non-ladro si tenne la pianella e al posto di questa venne inserito un calice d'argento. La fama miracolosa del Volto Santo si diffuse a macchia d'olio in tutto il mondo allora conosciuto, fino a giungere anche in Inghilterra, dove il re Guglielmo II aveva cominciato a dire "per Sanctum Vultum de Luca"! Le notizie allora si diffondevano attraverso menestrelli e cantastorie, lo stesso giullare poteva narrare quanto gli era accaduto in prima persona! Così molti pellegrini incuriositi dalla statua si mossero in massa da tutta Europa per visitarlo, Lucca, invasa così di fama e prestigio, ne approfittò ulteriormente piazzando il Volto Santo nelle monete e nei sigilli della corte dei mercanti. Lo stesso Dante lo ricorda nel canto XXI dell'Inferno.
Il miracolo della mannaia
Vi è un'altra leggenda legata al Volto Santo, che ha a che fare con una strana mannaia, lasciata lì come ex voto, è la famosa mannaia "che non offendè un innocente". Vi è un'iscrizione che ricorderebbe il fatto, narrando come un viandante, dal nome di Giovanni di Lorenzo di Arras, sia stato ingiustamente accusato di omicidio perchè, fermatosi a recare soccorso a un ferito grave, venne lui stesso accusato del misfatto. Venne così arrestato e processato con la pena capitale e il giorno prima, nella sua cella, Giovanni chiese aiuto a Dio. Il Volto Santo gli apparve in sogno dicendogli che non doveva preoccuparsi di nulla, perchè l'innocenza e la sincerità lo avrebbero salvato. Così l'indomani, di fronte al boia, confermò la sua innocenza, di fronte ai cittadini e a Dio, sicuro che lo avrebbe protetto. E così accadde, infatti il boia fallì il primo tentativo di decapitazione, ma incredibilmente fallì anche il secondo. Al terzo fallimento, la gente credette a lui e al miracolo, e si ricoverò in preghiera a Dio. Così si decise di ricordare il prodigio, con la precisazione che "se sei innocente non preoccuparti di nulla" ovvero:

" va impara che nessuna piefficace dellinnocenza ottenere prodigi."

Oggi il crocifisso ci appare scuro, annerito da anni di candele e incensi. Gli scettici criticano molto l'opera, attribuendola ad uno scultore del secolo XI e non ad origini così antiche. I credenti oltre a negare queste affermazioni, sono convinti che lo stesso Volto Santo sia la copia di un crocifisso ancora più antico, risalente all'autentica morte di Gesù. Ogni anno la sera del 13 settembre il Volto Santo viene vestito con una preziosa tunica di velluto e con una corona e un collare d'oro e viene portato in processione attraverso le vie della città.


I simboli di questo luogo sono:
• Costruzioni strane
• Iscrizioni
• Labirinti
• Volti santi
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