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Come arrivare: Per raggiungere Gairo Vecchio (OG) da Osini procedere per circa 5 km e svoltare sulla destra per Gairo Vecchio. Se si arriva dalla direzione opposta, da Lanusei o Villanova Strisaili, raggiungere Gairo Sant’Elena e seguire le indicazioni per il vecchio centro, situato pochi metri più avanti (fonte http://www.sardegnaabbandonata.it/gairo-vecchio/)

Questo luogo appartiene al gruppo:
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miracolistica


GAIRO, LA CITTA' FANTASMA

I capitoli di questa pagina sono:
Gairo: la città fantasma
La chiesa voluta dallo Spirito Santo
Un po' di archeologia
Il tappo dell'inferno
Sa babbaieca: il viale della morte

Gairo: la città fantasma

E' tra i più famosi paesi fantasma della Sardegna, Gairo Vecchia dalla storia decisamente tormentata, vede un'improvvisa decadenza alla fine dell’Ottocento, quando diversi violenti nubifragi provocano frane e smottamenti, continuando per circa mezzo secolo, fino alla terribile alluvione del 1951 che rese le case pericolanti e non più sicure. Si decide di abbandonare il paese per ricostruire nuove abitazioni poco più in quota rispetto al borgo semidistrutto, formando poi negli anni il paese di Gairo Sant'Elena, Gairo Tarquisara e Gairo Cardedu, non una città ma tre centri abitati, in quanto non fu raggiunto un accordo fra gli abitanti del paese originario.
Ma è Gairo Vecchio, il nucleo storico, l'autentico paese “fantasma” ad attirare i turisti che amano i percorsi alternativi; da diversi anni, nella stagione estiva, verso il 28/29 agosto si celebra una manifestazione che ha come scopo principale il recupero, perlomeno parziale del borgo. Si trova sul pendio destro del Monte Trunconi mentre sovrasta il margine sinistro del Rio Pardu. Il paese essendo stato costruito su un ripido pendio conserva ancora le strade a dislivelli comunicanti con scale, viottoli pedonali e mulattiere realizzati prevalentemente in granito, scisto e altre rocce del luogo. Anche le case avevano due entrate, quella a monte e quella a valle.

E' interessante notare come all'interno dell'abitato non vi siano zone lussuose e zone povere, la casa del ricco si trovava quasi a ridosso di quella del povero, forse perchè il paese, non molto grande, cooperava senza distinzioni di casta.

Le case erano strutturate in favore di una vita umile e volta alle necessità primarie. Solitamente era distribuita in sole tre stanze: la cucina, che era il cuore della casa, in cui si trascorreva la maggior parte del tempo ("sa cogina"); la camera da letto dei coniugi in cui la donna partoriva anche ("sa domu de lettu") e la soffitta ("s'istassu") in cui si scaricavano i propri bisogni, dato che era il luogo dello scarico delle acque piovane. Chi non aveva la "fortuna" di avere questo particolare angolo doveva recarsi al ruscello. Era anche il luogo delle provviste e vi dormivano le figlie, mentre i figli dormivano direttamente in cucina. Erano i più fortunati perchè potevano soggiornare nel luogo più caldo essendo il focolare sempre acceso. La cucina era anche il luogo in cui vivevano gli animali (non esistevano le stalle per tutti), cosicchè il latte veniva prodotto direttamente in casa.

Se c'erano divisioni non era certo per questioni di differenza sociale, ma di casta. Tra il Settecento e l'Ottocento infatti si ricordano innumerevoli morti in seguito ad agguati di membri di due importanti famiglie di Gairo perennemente in lotta: i Lorrai e i Depau. Se il 1 febbraio 1805 vede la morte di Pasquale Lorrai, il 5 febbraio dello stesso anno muore Pasquale Depau, poi toccò un mese dopo a Sebastiano Lorrai e così via. Tra tutte le morti è però rimasta nella memoria Susanna Depau (perchè ne prese il nome la conca dove la donna venne uccisa), annegata dalla sua stessa sorella in quanto si era diffusa la voce che portasse in grembo un figlio illegittimo, forse avuto da un membro della famiglia avversaria. Solo negli ultimi anni sembra ci siano stati matrimoni tra Lorrai e Depau, sicuramente per dissipare tanto inutile odio tra gruppi famigliari che dovevano comunque convivere nello stesso piccolo nucleo cittadino.

La chiesa voluta dallo Spirito Santo

Nel paese è rimasta, ormai un rudere, la Chiesa dello Spirito Santo, costruita come voto dalle donne di Ulàssai. Si dice infatti che lo Spirito Santo apparve ad una donna chiedendole di dedicargli una chiesa. Quando la donna raccontò di questa visione fu ovviamente derisa dagli uomini del paese che rimasero esterrefatti quando la videro portare da sola dei massi dal fiume. Facendole compassione e vedendo che distoglierla dall'intento era impossibile, iniziarono a crederle e decisero di aiutarla a loro volta costruendo una piccola cappella. Ma lo Spirito Santo non soddisfatto della costruzione apparve nuovamente e chiese alla donna di ampliare la chiesa con sette arcate (un numero non casuale). Infine apparve nuovamente indicandole un punto preciso nel bosco. La donna si recò come ordinatale e quando trovò unla statua di legno non vi fu più alcun dubbio. La leggenda vuole che la statua si tinse di colori vivi in seguito ad un uovo che la donna lanciò alla statua.

Un evento simbolico non di poco conto essendo l'uovo nei vari culti molto legato ai colori, in quando veniva dipinto e decorato fin dai tempi antichi. Aver lanciato un uovo, simbolo della nascita del mondo, alla statua dello Spirito Santo deve aver significato il risveglio dell'essenza antica, in quanto l'uovo cosmogonico e comune in tutto il mondo. Ma noi ci chiediamo quanto sia possibile che una comune contadina potesse conoscere questo enorme valore simbolico. Sicuramente no essendo nata e cresciuta senza testi e senza imparare a leggere e a scrivere. Da dove ha avuto tale ispirazione? E' stata dunque spinta a fare un gesto simile?

Un po' di archeologia
Di grande interesse archeologico sono i resti di età prenuragica e nuragica dei villaggi di ''Is Tostoinus'' e ''Perdu Isu'' al cui interno si contano alcuni nuraghi. Is Tostoinus doveva essere un centro molto popolato in quanto sono rimasti una quarantina di nuraghi e capanne e una tomba dei giganti a conferma di una vita cultuale intensa. Perdu Isu più piccolo conta 11 strutture tra nuraghi e capanne e una cisterna a pozzo per raccogliere acqua potabile.

Sono state datate al terzo millennio a.C. le cinque Domus de Janas di Bacu Arista nella marina e quelle di Scalarrana nelle montagne interne, nella zona di confluenza del Rio Pardu e del Rio Sarcerei, a poca distanza dal nuovo abitato di Gairo. Sono stati rinvenuti anche tre betili o menhir alti più di un metro e di forma conica, allineati lungo la Strada Orientale della piana di Foddini.

Il tappo dell'inferno
Gairo Vecchio resta circondato da un ambiente molto suggestivo, immerso nei boschi e dominato dal monumento naturale di "Perda 'e Liana", un monte alto 1297 mt che domina tutta l'area del Gennargentu.
Il dover ricostruire la propria città ha fatto nascere nel cuore degli abitanti di Gairo un sentimento di rinascita al punto da inserire nel proprio gonfalone e stemma cittadino il simbolo del sole che sorge dal mare e il monte eterno Perda 'e Liana che come un immortale menhir domina la breve vita degli esseri umani. Si dice che l'enorme "tappo" visibile anche a distanza, sia l'entrata dell'inferno da cui alcuni testimoni dichiarano di aver visto uscire al chiar di luna, diavoli e streghe. Solo in questa occasione si poteva offrire l'anima al male in cambio di ricchezza e data la povertà di molti contadini non era inusuale che ciò avvenisse, sacrificandosi per la propria numerosa famiglia. Ed infatti, quando capitava che qualcuno si arricchiva improvvisamente, lo si additava come mortale che sarebbe andato a Perda 'e Liana a venderci l'anima. Accadeva talmente spesso che venne perfino inventata una filastrocca:

a sa Perda ‘e Liana
su hi heres ti dana!

(a Perda ‘e Liana
ciò che chiedi ti danno!)

Una leggenda del luogo narra di un ragazzo d'Oliena che travolto dall'idea di soldi facili e ingenuo per la giovane età, decide di compiere il gesto estremo e si reca al tramonto sopra il monte con l'intento di incontrare il diavolo. Si trova solo, al crepuscolo, di fronte a quell'enorme tappo di pietra che inizia a farlo tremare di paura. Ma il giovane resiste e attende la mezzanotte, illuminata dalla luna piena. Ecco che viene improvvisamente circondato da streghe e diavoli che ridono e scherzano, mentre l'unico serio è lui. Lo diviene ancora di più quando gli appare il capo del gruppo, un grosso e inquietante demone intento a far girare un asino carico di monete d'oro. Il capo dei demoni sapeva già il motivo della visita del giovane e non perse tempo a chiedergli l'anima. Il giovane terrorizzato non riuscì a proverir parola se non una preghiera (l'unica cosa che gli veniva in mente in quella situazione) a Santa Giusta. Urlò al cielo:

Gesusu, Maria e Giuseppi!
Eita esti custa camarada!
Santa Giulia avocada,
Bogamindi de mesu!

(Gesù, Maria e Giuseppe
Che cos’è questa disgrazia!
Santa Giulia ti invoco,
Toglimi da mezzo ai guai!)

Quella preghiera fece sparire i mostri e il giovane riuscì così a salvare se stesso e la propria anima.

Sa babbaieca: il viale della morte
La Sardegna conserva una tradizione tanto tremenda da non sembrare vera quella, in epoca preistorica, dell'uccisione delle persone anziane. La condizione di estrema povertà e le famiglie numerose portavano a considerare anziani e malati un "peso" per la famiglia, che a mala pena riusciva a sfamare tutti, e spesso erano loro stessi che si avviavano spontaneamente verso la strada del tramonto accompagnati dai figli che dovevano dargli l'ultimo saluto.

Qui a Gairo questa via della morte si chiama "Sa babbaieca" (da "Babbai" babbo e "Eca" uscita verso un sentiero campestre) e terminava in un precipizio. Sembra che questa tradizione iniziò ad avere fine nel momento in cui i figli insieme alla pietà verso i poveri genitori, iniziarono a rendersi conto che i prossimi sarebbero stati loro e inorriditi al pensiero interruppero questo tragico rituale. Anzi, dopo tale decisione si accorsero quanto gli anziani fossero indispensabili, perchè dispensatori di saggezza e ottimi consigli. E così la pratica brutale dell'uccisione dei padri fu sostituita con l'ascolto degli stessi e l'essere umano iniziò ad evolvere spiritualmente comprendendo l'importanza della vita e dell'anima umana.


Fonte: "Gairo: cuore d'Ogliastra"
Ricerca e stesura del presente elaborato curata da
Cabiddu Guglielmo – Gairo
Ligas Simonetta – Gairo

Documento scaricabile a questo link

 

 


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