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Luogo: Chiesa di San Lorenzo - Saliceto (CN)



Questo luogo appartiene al gruppo:
Alchimia
Animali (salamandre, rospi, tartarughe, pellicani)
Animali mitologici (fenice)
Inspiegabile
Iscrizioni enigmatiche
Personaggi (Ermete Trismegisto)
Cavalieri Templari
Vegetali

Simboli:
Rosa
Uomo (Bafometto)

Regione:
Piemonte


I MISTERI DI SALICETO

SALICETO: un paese straordinario, unico!


(Saliceto nel 1400, affrescato nella chiesa di Sant’Agostino)

La facciata della chiesa rinascimentale di San Lorenzo, dal perfetto stile rinascimentale toscano, è inequivocabilmente la più bella in Piemonte, attribuita ora a progetti bramanteschi e ora a progetti di Leon Battista Alberti.


Ma che cos’è che la rende unica al mondo?
Un’eccezionale pagina di pietre parlanti dove spiccano:
1) un Bafometto templare riprodotto esattamente come descritto dal cancelliere Guglielmo da Nogaret nell’atto di accusa contro i Templari, che permise di tacciarli anche d’idolatria durante il processo a loro carico (una figura antropomorfa dagli enormi baffi).


2) due athanor (forni alchemici per la pietra filosofale), ai lati del portale d’ingresso, sormontati dai simboli dell’acqua (anfore), del fuoco (torce), dell’aria (uccelli che si puliscono le piume con il becco) e della terra (i melograni). E nel mezzo di questi simboli Il BASILISCO, dall’inequivocabile allegoria alchemica…


athanor, forno alchemico


Timete Deum e gli angeli con la bocca bendata

3) tre volti “floreali” attribuibili a Ermete Trismegisto, il maestro d’ermetismo considerato tre volte grande, simile ad analoga scultura sul portale d’accesso del palazzo Doria a Genova, ma totalmente desueto sulla facciata di una chiesa (a Siena, però, si trova all’interno del duomo, nell’immenso intarsio marmoreo della pavimentazione che, in realtà, è un sublime percorso iniziatico).

4) la rosa e la spina templari ai lati del portale d’ingresso, colonne di tredici rose (a sinistra) e quattordici rose (a destra), in quest’ultima con la rosa parzialmente nascosta da foglia di acanto: i Templari erano soliti riunirsi in 13 nei loro capitoli segreti (similmente ai cavalieri della mitica tavola rotonda di re Artù o alla mensa dell’imperatore di Costantinopoli, dove oltre all’imperatore erano d’obbligo 12 commensali) con la presenza, si dice, di un maestro segreto. (Il maestro segreto, IV grado nel rito Scozzese Antico e Accettato?) Oppure la rappresentazione esoterica del mito di Osiride: fatto a pezzi da Seth (smembrato in 14 parti) e ricomposto da Iside senza però che riuscisse a reperire la 14° parte, il pene. (Il più antico mito relativo alla resurrezione)

5) simboli alchemici quali una GRANDE ROSA A SPIRALE come nei testi alchemici del 1400, salamandre (simbolo del fuoco per eccellenza), rana o rospo alato oppure adagiati su mezzaluna (simboli d’acqua), tartaruga (simbolo di terra) e meravigliosi caproni alati (simboli di aria) che nelle code avvolgono una rosa di macchia … e il già citato basilisco. Cinque i momenti del processo alchemico: il corvo nero, il cigno bianco, il basilisco metà serpente e metà uccello (che si sta trasformando da animale terracqueo ad animale aereo, momento centrale del processo alchemico, il pellicano che nutre i suoi piccoli e l’araba fenice che s’incendia e risorge dalle sue ceneri. Va precisato, però, che il pellicano e l’araba fenice sono simboli cristiani per eccellenza: uno allude all’eucarestia e l’altro alla resurrezione. Oppure un grado importante del Rito Scozzese Antico e Accettato del principe dei Rosacroce, cavaliere dell’aquila (araba fenice) e del pellicano?
6) simboli esoterici quali il quadrifoglio chiuso nei cerchi concentrici dell’apprendista, del compagno d’arte e del maestro, probabili fronde di acacia, il fiore del silfio…


(si noti l’estrema raffinatezza di questo capitello come adagiato su un cesto, raffigurante la palma del martirio, una fronda di acacia o la mandragola?)

7) il dio pagano “Giano bifronte” abbellito da delfini sovrastanti alle lunghe code eleganti;
8) nel portale di sinistra la contrapposizione tra tartaruga e calice con testa di angelo alla sommità: impero e chiesa secondo la visione di Dante nel “De Monarchia”?

Ma, SOPRATTUTTO: le 2 paraste ai lati del portale, quasi sostenute dalle 13 e 14 rose inghirlandate verticalmente, sono palesemente le COLONNE DELL’APPRENDISTA e DEL COMPAGNO, che hanno alla base gli strumenti musicali (allusione palese all’armonia musicale pitagorica che, integratasi ai numeri, costituisce l’essenza dell’universo?), sovrapposti dal simbolo di Hermes (il serpente attorcigliato al bastone), quindi Ermete Trismegisto, e le colonne s’innalzano tra salamandre, sirene, elmi e corazze appesi ai tralci (simboli inequivocabili di pace). Ma la colonna a sinistra, quella di Boaz o dell’apprendista, termina con due bellissime sirene dalle code intrecciate; mentre la colonna di Joachim o del compagno termina con una TESTA BARBUTA DI FILOSOFO sotto le code intrecciate delle sirene: Pitagora, come nei riti massonici di passaggio dal filo a piombo alla livella? Oppure Platone massimamente in voga in epoca rinascimentale?
Si noti come la colonna interna si snoda tra innumerevoli simboli allegorici: il fuoco delle salamandre, le sirene, i MELOGRANI (che con le rose abbondano su tutta la facciata) e gli elmi con le corazze appese, inequivocabile allegoria di pace.

Proprio come nella cappella di Rosslyn, accanto a queste due paraste, nei tralci che le affiancano terminanti nelle aquile imperiali, con sottostante rosa e spina, spiccano probabili PANNOCCHIE DI GRANOTURCO che, in una chiesa di fine ‘400, proprio non dovrebbero esserci! (la si può notare in basso a sinistra nella fotografia sovrastante). E queste pannocchie sembrano straordinariamente al TEOSINTE: il granoturco originario, coltivato dagli Aztechi.


il teosinte

Forse in nessun’altro luogo al mondo c’è migliore raffigurazione di un “percorso da framasson” come all’interno del duomo di Siena, nel magnifico pavimento a intarsi marmorei, o sulla facciata della chiesa di San Lorenzo di Saliceto, una pagina di pietre parlanti: opere straordinarie, peraltro coeve.
All’interno del duomo di Siena, intarsio insigne del Pinturicchio, con i colori peraltro alchemici, tipici dell’opera al nero (nero, bianco, rosso, azzurro e oro), la stupenda composizione nota come “allegoria del colle della sapienza” si colloca tra la raffigurazione di Ermete Trismegisto mentre consegna le leggi agli Egiziani, le sette età dell’uomo, le sibille e la carta dei Tarocchi raffigurante la ruota dell’alterna Fortuna. Un’opera straordinaria, se si considera collocata all’interno di una chiesa anzi, di una delle più belle cattedrali cristiane.
“L’allegoria del colle della sapienza” raffigura il percorso iniziatico, con gli iniziati che lasciano il mondo in basso a destra, raffigurato da una bella donna nuda con un piede sul globo terrestre e l’altro piede su una nave, posizione inequivocabilmente traballante, per giunta mentre trattiene con la mano sinistra una vela gonfia di mutevole vento e con la destra sorregge una cornucopia colma di tutte le seduzioni di questo mondo. Gli iniziati percorrono l’erto cammino in salita non tracciato, tra burroni e dirupi, pieno di sassi e serpenti; e già qualcuno sembra rinunciare e voler tornare indietro. E che cosa l’attende nel pianoro sulla sommità, in un ameno prato di erbe e fiori? La sapienza, la conoscenza della famosa esortazione dell’Ulisse dantesco: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.


E chi sta in piedi a destra della Sapienza, in dotta conversazione con lei? Non un santo, ma il filosofo Socrate. Mentre sul lato opposto Crates, ovvero Casse di Tebe, filosofo cinico maestro di Zenone, famoso per aver dato ai poveri le sue ricchezze per vivere da mendicante nelle vie di Atene, svuota il cesto “dei metalli”: gli ori divenuti ormai inutili.
Altrettanto unico e straordinario il dupplice percorso iniziatico sulla facciata della chiesa parrocchiale di Saliceto, dove oltre alla presenza di athanor, un bafometto templare, basilischi e simboli alchemici, il teosinte (la pannocchia originaria del granoturco) che non dovrebbe esserci poiché la facciata è precedente alla conquista del Messico, le paraste o semilesene laterali al portale d’ingresso alludono chiaramente alle colonne dell’apprendista e del compagno, e all’interno si snodano i rispettivi percorsi iniziatici.

Alla base di queste colonne ci sono gli strumenti musicali, in numero di sei, e probabilmente alludono alla dottrina pitagorica che effettua una sintesi di armonia cosmica tra numeri e note, tra matematica e musica (lezione ripresa dalla fisica più recente, post-eisteniana, che ha formulato la teoria "delle stringhe").

Poco sopra c’è il caduceo, simbolo tipico del dio Hermes e, anche, simbolo contemporaneo delle farmacie con un serpente attorcigliato attorno ad un palo. Più sopra ancora Ermete Trismegisto (Hermes Mercurius Trismegistus: tre volte grande) riprodotto in tre facce floreali, e da questi tre volti inizia il percorso iniziatico, proteso verso l'alto, verso cielo, come si evince nella foto.
E che cosa traversa inizialmente? I melograni! Cinque per parte in ogni colonna, attorno ad un nodo che vagamente rievoca la chiave egizia di Ankh, nota anche come chiave della vita (all’epoca nessuno aveva violato le tombe egizie!).

E qui affiora la prima asimmetria.

Due frutti per melograno nella colonna dell'apprendista e tre frutti in quella del compagno. La nascita della Massoneria ufficiale è di molto successiva a questa facciata, di almeno due secoli; ma come non ricordare che in tutto il mondo nei templi massonici sulla colonna del compagno (la colonna di Joachin) sono posti tre melograni? Indubbiamente questa simbologia deriva dalle seduzioni esoteriche di Pico della Mirandola se non di Giorgio Gemisto Pletone, ai quali viene fatta risalire la grande stagione del Rinascimento.
La colonna poi sale e passa tra due rose di macchia o di san Giovanni: simboli di purezza, alludenti alla purezza d'animo necessaria per intraprendere qualsiasi percorso iniziatico, senza il fardello dei metalli (armi e denaro).

Quindi salamandre o ramarri?

Se salamandre, l'allusione alla purificazione del fuoco è palese, poiché le salamandre sono il simbolo del fuoco per eccellenza poiché ritenute ignifughe (infatti, se per caso gettate insieme a degli sterpi in un falò, esse ne vengono fuori indenni poiché la loro pelle secerne una sostanza ignifica in grado di tutelarle per qualche secondo).
Ma i ramarri sono più intriganti... Troviamo i ramarri in molti quadri famosi come in un San Gerolamo del Bellini, dove il ramarro in primo piano allude alla metamorfosi interiore del padre della Chiesa; ma il più famoso di tutti è “il ragazzo morsicato da un ramarro”, dove il grosso lucertolone allude alla purificazione emergente dalla natura nei confronti del giovane palesemente sensuale, vizioso, "torbido". Se il pittore avesse inteso alludere a un'insidia grave, se non mortale, non vi avrebbe collocato l'innocuo ramarro, ma una serpe se non addirittura una vipera!
La purezza e metamorfosi interiori permettono di transitare indenni attraverso le seduzioni del mondo rappresentate dalle sirene, alle quali peraltro stanno appese le trombe della caduca fama, del successo, del potere...
Poco oltre, un'altra emblematica asimmetria: quella degli elmi.
Nella colonna dell'apprendista sono rivolti verso l'esterno, mentre nel compagno sono rivolti verso l'interno; come a dire che l'apprendista deve vigilare verso le minacce esterne, mentre il compagno da temere maggiormente le minacce interne, inclusa la tentazione d'interrompere il viaggio iniziatico.
Sopra gli elmi troviamo appesi una corazza e uno scudo: simboli inequivocabili di pace e serenità.
Infine nella colonna del compagno, sotto eleganti arpie di difficile interpretazione, spica una piccola testa di filosofo, probabilmente Platone, che sembra illuminare l'intera facciata: il neoplatonismo che generò la scintilla del Rinascimento.
Si consideri poi che gran parte dei pittori dell'epoca erano esoterici e alcuni anche alchemici: Leonardo, Bosch, Bellini, Lorenzo Lotto, il Carpaccio, il Giorgione, Botticelli... Nei loro quadri sono innumerevoli le allusioni ermetiche, fuorno inoltre contemporanei del Cardinale Carlo Domenico Del Carretto, nonché marchese di Finale e dell’Alta Terra Langasca, il cui nome è scolpito sull’architrave del portale centrale. In quanto al Caravaggio è d’uopo ricordare che pure lui non scherzava, ma doveva stare molto più guardingo dei suoi predecessori, poiché viveva nel clima della Controriforma.


La chiesa è stata datata da Guido Araldo inequivocabilmente dagli stemmi che il suo committente: il cardinale Carlo Domenico Del Carretto, all’epoca signore di Saliceto e Paroldo e successivamente marchese di Finale, ha posto nella facciata e all’interno della cupola (arcivescovili) e fu arcivescovo tra il 1489 e il 1505. Soltanto in alto, sul timpano centrale, spicca la sua insegna cardinalizia (successiva al 1505 e probabilmente posticci, quando la chiesa era già stata ultimata)!
Sull’architrave d’accesso nel portone centrale sta inoltre scolpito il suo nome a chiare lettere, caso più unico che raro sull’accesso di una chiesa concepita in origine, probabilmente, come suo mausoleo.


Il pellicano che sacrifica se stesso per dare da mangiare ai propri figli, simbolo del Cristo


La fenice, simbolo raro e qui presente, rappresenta la resurrezione in quanto risorge dalle sue stesse ceneri

E anche l’interno non è da meno.
Perfettamente e armoniosamente rinascimentale, totalmente affrescato, racchiude tesori quali un pulpito protoromanico scolpito derivato da un unico macigno.
All’interno, inoltre sono custodite tele che la rendono simile ad un museo.
Cinque grandi cripte sostanti, antichissime (oggi inaccessibili poiché coperte da moderna pavimentazione), piene di scheletri e, anche, di ori.
Il mistero di una “N” rovesciata nella XIII quadro della Via Crucis, alludente a “qualcosa di nascosto”, esattamente come ad Altare del ricchissimo e misterioso monsignor Bertolotti, e come a Rennes-le-Chateau dell’altrettanto misterioso Bérenger Saunière. E chiodi sospesi nell’aria, con tanto di ombra, due dei quali ad indicare insistentemente quella N. Sei dita, non a caso, nella mano destra in bella evidenza di San Giuseppe d’Arimatea. Anche delitti irrisolti accomunano Saliceto a Rennes-le-Chateau: qui l’uccisione il 29 luglio 1875 del parroco don Fenoglio Giovanni Battista; là quello dell’abate Gelis, il prete di Coustaussa, a pochi chilometri da Rennes-le-Chateau… nel 1897.

b) in castello, oltre ad una natività attribuita al pittore senese Taddeo di Bartolo, unica in Piemonte, i straordinari affreschi di una nicchia fino a pochi anni fa nascosta: dipinti unici per la raffinatezza sia in Piemonte che in Liguria, di difficile datazione tra il 1300 e l’inizio del 1500. Volti femminili inseriti in triangoli e semicerci, anch’essi molto esoterici:


o in finte stelle di Davide tra raffinatissimi tralci:


NESSUN CRITICO D’ARTE FINORA HA SAPUTO DATARE E ATTRIBUIRE QUESTI AFFRESCHI, SORMONTATI DALL’AGNUS DEI CHE VERSA IL SUO SANGUE NEL SANTO GRAAL, NE’ HA INDIVIDUATO ALTRI AFFRESCHI SIMILI AL MONDO, CON I QUALI POTER EFFETTUARE DEI PARALLELISMI.

c) un’emblematica pietra degli “onesti compagnos” o “francs-maçons” costruttori di cattedrali e chiese, antichissima, anch’essa unica probabilmente a livello mondiale (il mio amico architetto Dario Banaudi, maestro campionese, è concorde nel definirla il più antico esempio al mondo):

il paiolo con le insegne dei marchesi Del Carretto, signori di Saliceto che fu feudo indipendente fino al 1450 con Paroldo, Camerana, Gottasecca e Rocchetta di Cengio, poi acquisito dai marchesi del Finale (5 bande rosse diagonali su campo dorato), palesemente protettori della corporazione di architetti e scalpellini operanti a Saliceto probabilmente in epoca templare;
due martelli ai lati, rivolti verso l’alto, ad indicare la capacità di queste maestranze di concludere un’opera;
IL COMPASSO per MANICO!!!
Una pietra nascosta, poiché la parte scolpita era rivolta verso il muro, rinvenuta casualmente durante lavori di ristrutturazione di una casa nel centro storico: una casa che ancora recentemente apparteneva al castello.

Infine i misteri:

- per quale motivo il cardinale – marchese del Finale Carlo Domenico Del Carretto, il cui nome è scolpito sull’architrave del portale centrale e le sue insegne vescovili, marchionali, cardinalizie abbondano sia all’esterno che all’interno della chiesa volle la costruzione di un simile monumento straordinario proprio a Saliceto? Era un personaggio politico potentissimo, plenipotenziario in Europa sia del papa che del re di Francia, coevo a Leonardo da Vinci e destinato a diventare papa se non fossero sorti contrasti insanabili tra Giulio II e Luigi XIII.
- perché questa chiesa fu consacrata soltanto duecento anni dopo la sua costruzione, nel 1740, il 9 agosto vigilia di San Lorenzo?
- cosa si nasconde sotto il suo pavimento dove sono note 5 stanze con cadaveri privi casse e oggetti preziosi? Peraltro sotto la chiesa e il sagrato la Sovrintendenza alle Belle Arti ha rinvenuto due strati pavimentali antichissimi: uno medioevale e l’altro, probabilmente del tardo impero romano!
- sotto gli affreschi delle volte si occultano affreschi più antichi, coevi alla costruzione della chiesa, straordinari come quelli scoperti in castello?

E ancora:
- quanti sotterranei attraversano il sottosuolo del paese, come quelli documentati che uniscono il castello alla chiesa e all’antica piazza del Confozzo, all’estremità opposta del borgo? O come quello “mitico” che sale al Castelvecchio in cima alla collina della Rosa? Questa collina anticamente era nata come la collina della Margherita e mutò il nome in collina della Rosa probabilmente in epoca templare.
- per quale motivo il paese è circondato da cunicoli antichissimi, dalle volte in pietra, sulle colline circostanti? Il più importante è quello della “Grüta”, amplissimo, lungo 77 metri e terminante in una stanza ovale, ovviamente anch’esso nascosto da una casa colonica posta al suo ingresso.

E poi la storia del tesoro di Abdul Amin, principe saraceno che volle essere sepolto in un sarcofago tutto d’oro grande come la nave che lo aveva portato alla Baia dei Saraceni presso Capo Noli: forse il tesoro più grande d’Italia, descritto da Alberto Fenoglio, il padre della “Torino Magica”, nel libro “A caccia di tesori”, Edizioni “Piemonte in Bancarella”. Un tesoro nascosto in labirinti inaccessibili sotto la Collina della Rosa!!!

Peraltro Saliceto non fu mai acquisito legalmente dai Savoia (per decenni l’imperatore del Sacro Romano Impero continuò ad infeudarlo ai Re di Spagna con Paroldo, metà di Camerana e parte della Rocchetta di Cengio) e pertanto, per certi versi, costituisce una Seborga nelle Alte Langhe.

Da annoverare, ancora i menhir posti in cerchio nei boschi sulla collina ad Occidente, sulla displuviale tra la la Val Bormida e la Val Belbo, con croci e altre incisioni risalenti al Neolitico.


Un ultimo monumento: IL CAMPANILE ROMANICO DELLA CHIESA DI SAN MARTINO, in località amena a circa 2 chilometri dal borgo, tra i più belli e antichi di tutto il Nord-Ovest d’Italia. Quando questa chiesa sarà totalmente restaurata all’interno (ora gli affreschi ricoprono meravigliosamente e totalmente soltanto il presbiterio, ma sono presenti sotto la calce nella navata e sopra la volte a botte: una fantastica processione di angeli con le ali aperte) assurgerà a “cappella sistina” dell’arte tardo gotica in Italia!!!

Saliceto, Rosslyn, Rennes-le-Chateau: UN TRIANGOLO ESOTERICO IN EUROPA!


DI SEGUITO I VIDEO DI GUIDO ARALDO SU SALICETO





 

 



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