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CLUSONE (BG) - L'ORATORIO DEI DISCIPLINI
IL TRIONFO DELLA MORTE E LA DANZA MACABRA



articolo e fotografie di Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
info@luoghimisteriosi.it

I capitoli di questa scheda sono:
La pratica della "disciplina"
Il rituale della sepoltura
La natura "materiale"
L'Oratorio dei Disciplini
Il Trionfo della Morte
L’incontro dei tre morti con i tre vivi
La Danza macabra
Gli affreschi dell'Oratorio
Un Giovanni somigliante alla Maddalena
Ricordati che devi morire

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Lo staff di Luoghi Misteriosi è stato a Clusone per la registrazione della puntata di Mistero - Italia 1 con Marco Berry


Servizio di Mistero sui dipinti misteriosi, Isabella Dalla Vecchia di luoghimisteriosi.it viene intervistata a Clusone (BG) da Marco Berry

Registrazione per la puntata di Mistero - Italia 1

Nella seconda metà del Quattrocento, periodo di sviluppo politico ed amministrativo di Clusone, favorito dalla Serenissima e da una concessione di autonomia da parte della città di Bergamo, si svilupparono chiese e oratori come sedi di confraternite laiche attive sul piano dell’assistenza ai bisognosi, sia da lato pratico che da quello più strettamente spirituale.

La pratica della "disciplina"

Tra di esse emerse la confraternita dei Disciplini che si ritrovavano in questo oratorio a praticare la “disciplina” ovvero l’autoflagellazione come espiazione per i propri peccati. Questo movimento dal nome di “dihiplì” (dialetto camuno) nacque nel XII secolo nella zona della Valle Camonica dove si diffuse con il nome di “Disciplinanti”.

Nonostante le regole severe rivolte ad infliggersi ferite corporee raccolse molti seguaci fino a giungere l’apice del proprio consenso tra il 1400 e il 1800, anche se fu molto osteggiato dalla chiesa della Controriforma.

Il consiglio era formato da 12 persone (ad indicare i 12 apostoli), tutti i membri indossavano un abito di lana bianca  chiuso da un cordone sul quale era legato un teschio o un flagello.

Erano sempre mascherati da un cappuccio sul quale erano aperte due fessure per gli occhi. Il loro interesse principale era la penitenza attraverso percosse con il flagello, così da provare sul proprio corpo tutte le sofferenze patite da Cristo.

Il rituale della sepoltura

I Disciplini si dedicavano ad assistere materialmente i poveri che decidevano di appartenere ai Disciplini ma soprattutto erano impegnati nel culto dei fratelli defunti; di essi curavano le orazioni funebri, le processioni fino alla sepoltura nelle tombe erette da loro stessi.

Si può dire che accompagnassero il defunto nel viaggio verso l’aldilà, conducendolo con grande meticolosità. Essi promuovevano e seguivano un rapporto con la morte molto più fisico rispetto a quello proposto dalla Chiesa, naturalmente quasi esclusivamente spirituale, nella Regola dei Disciplini era d’obbligo occuparsi invece del corpo con un rituale molto preciso.

Appartenere all’Ordine garantiva una sepoltura molto particolare e forse il loro successo fu derivato anche da questa assistenza che chiunque di noi desidererebbe al momento della dipartita. Innanzitutto si vestiva il cadavere con il personale abito bianco e tenuto all’interno dell’Oratorio veniva vegliato tutta la notte dai fratelli che pregavano per lui, formulando un rituale sconosciuto.


I disciplini

Alla fine di questo “saluto” la processione proseguiva fino al cimitero, la salma era fino qui accompagnata dai fratelli che si percuotevano con il flagello nel dolore fisico e nel dolore spirituale della preghiera. Questa importanza e dovozione nei confronti del corpo li accomuna abbastanza ai rituali egizi che richiedevano una cura e conservazione dell’uomo per il mantenimento dell’anima e la loro futura riunione.

La natura "materiale"

Questa confraternita aveva una natura estremamente materiale in ogni risvolto della propria regola. Ad esempio si esigeva una venerazione delle immagini di Cristo, Maria e Maria Maddalena (essi erano infatti riuniti sotto il Gonfalone di Santa Maria Maddalena e non a caso erano accettate anche le donne senza l’obbligo dell’autoflagellazione), con gesti e parole, necessarie per compiere una “granda reverentia fazi denanze a lore”. Forse per questo l’immagine del Trionfo della Morte risulta tanto cruda, per una necessità di comunicazione diretta sensoriale ed emozionale, occhi che si stupiscono di fronte alla spettacolarizzazione della morte che induce una paura concreta.
Divenne la confraternita più numerosa e ricca di Clusone, essi sapevano coinvolgere i fedeli in rappresentazioni religiose assolutamente uniche e spettacolari. Nonostante questo aspetto di uomini incappucciati che si infliggevano del dolore potesse in qualche modo intimorire, erano molto rispettati e la loro presenza era vista particolarmente bene, sia dai fedeli che dai vescovi. Sono documentati giudizi estremamente positivi, forse perché la loro presenza era importante nel delicato passaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. Sulla facciata dell’Oratorio infatti spicca un’immagine spettacolare esattamente come lo erano le loro rappresentazioni.

L'Oratorio dei Disciplini

L’Oratorio sarebbe stato costruito intorno alla metà del 1300, come necessità dell’Ordine di avere una sala ove riunirsi. Presenta infatti una stanza unica con bellissimi affreschi e facciata a capanna.
L’intero affresco dalle sfaccettature inquietanti avrebbe una struttura pentagonale ed è stata considerata una tra le rappresentazioni macabre più degna d’interesse d’Europa. L’Oratorio fu successivamente ampliato, sicuramente per via delle continue adesioni all’Ordine che necessitavano un ambiente più ampio.

Lo stesso affresco fu commissionato grazie alle ingenti somme di denaro che i Disciplini avevano accumulato. Purtroppo l’ampliamento del 1673 che portò alla costruzione di una scala esterna e della porta ha portato all’imperdonabile rovina di questa meravigliosa composizione, perdendo per sempre le fasce inferiori di estrema importanza, quasi metà dell’intera rappresentazione.
Il grande affresco nonostante non sia documentato l’autore, si presume sia opera di Jacopo Borlone essendo stato l’autore delle immagini all’interno dell’Oratorio, anche se sembrerebbe una mano diversa, almeno per la scelta compositiva e distributiva dei personaggi.

E’ divisa in tre momenti. Il Trionfo della Morte, l’Incontro dei tre morti e i tre vivi e la Danza Macabra. Al di sotto il giudizio universale di cui rimane molto poco ma in cui si intravvede una bestia che divora le anime dei condannati.

Il Trionfo della Morte

Nel Trionfo la Morte in veste di scheletro, con in capo una corona e sulle spalle un mantello, giudica e punisce uccidendo tutti coloro che implorano il suo perdono offrendo inutilmente denaro e gioielli.

Una sorta di giudizio universale macabro, in cui Gesù sparisce per lasciar il posto a personaggi da film horror. Essa parla attraverso grossi cartigli ricordando che tutti sono destinati a lasciare malamente il mondo terreno per chi offende Dio e in maniera ppiù soft a chi ne è devoto.


Il trinfo della Morte

"Ognia omo more e questo mondo lassa - chi ofende a Dio amaramente passa" cartiglio a sinistra nel Trionfo della Morte.
O ti serve a Dio del bon core non avire pagura a questo ballo venire. Ma alegremente vene e non temire"

I cartigli:

La Morte si trova sopra un sarcofago al cui interno si trovano ormai privi di vita il Papa e l’Imperatore con intorno serpenti, rospi e scorpioni (simboli di superbia e morte improvvisa).

I personaggi apparentemente più potenti si trovano nella situazione peggiore a dimostrazione che sulla Terra nessuno è immortale come può voler far sembrare, anche l’uomo più potente della terra si troverà prima o poi sepolto nel fango al pari di chiunque.

Inutile la foga con cui gli altri nobili, cardinali, re e filosofi offrono tutti i propri averi per poter comprare la salvezza, nell’aldilà l’oro non ha alcun valore, ma è solo l’oro dell’anima ad avere un alto prezzo.

La Morte e gli altri scheletri colpiscono senza pietà ogni personaggi con archibugi.

L’incontro dei tre morti con i tre vivi

Questa scena si trova sotto il Trionfo a sinistra. Sono tre cavalieri che incontrano durante il loro viaggio tre morti viventi che gli ricordano la frase "Ciò che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso".

La Danza macabra

La danza macabra occupa tutta la fascia inferiore con la rappresentazione di un ballo macabro tra gli scheletri e uomini meno in vista e più comune, come una donna con uno specchio punita per la sua vanità, un contadino, un oste, un soldato, un mercante con in mano la sacchetta del denaro.


la danza macabra

Ognuno balla con un proprio compagno, uno scheletro che beffardo e divertito lo conduce danzando verso l’ignoto.

Sequenza della Danza Macabra:


è visibile un disciplino

Gli affreschi dell'Oratorio

All’interno dell'Oratorio su tre fasce sono distribuite le scene della vita di Gesù (Jacopo Borlone - 1470).

Questi affreschi rimarcano quanto detto sull’importanza della gestualità, besti osservare le dita puntate di Gesù di fronte al diavolo tentatore e le mani della predicazione con i dottori del Tempio, qui Gesù addirittura indica con un dito un suo gesto dell’altra mano, uno dei Dottori cerca di imitarlo con i gesti.

Data la predilezione per il momento della Passione di Gesù al punto da imitarne ogni aspetto, negli affreschi gli vengono dedicati più momenti sempre con grande precisione della gestualità.

Un Giovanni somigliante alla Maddalena

All'interno dell'Oratorio dei disciplini è presente un affresco dell'ultima cena in cui il personaggio di Giovanni è del tutto simile alla Maddalena della scena della resurrezione di Lazzaro...

Ultima cena:

Resurrezione di Lazzaro:

Il confronto:

Di seguito tutti gli affreschi dell'interno dell'Oratorio del Disciplini:

Ricordati che devi morire

Oggi forse ce ne dimentichiamo, ma per i nostri avi l’aldilà era motivo fondamentale della propria esistenza. Nell’antica Roma ad esempio, al ritorno da battaglie vinte, per evitare che i soldati, travolti da bagni di folla trionfanti, si sentissero invincibili al pari delle divinità, gli si avvicinava un servo accompagnato dal “memento mori”, ovvero dalla frase “ricordati che devi morire”.
Festa rovinata? Al contrario, di fronte a questa consapevolezza si apprezzava ancora di più la propria esistenza, la fortuna nell’essere sopravvissuti e si amava ancora di più la vita.

L'esterno della Chiesa

Interno della chiesa:

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(c) articolo e fotografie di Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu
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Fonti
http://www.nondisolamorte.it/clusone/la-confraternita-dei-disciplini/


 



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