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Luogo: tra il Parco delle Incisioni Rupestri di Naquane e il sito preistorico di Dos dell'Arca nella città di Capo di Ponte - Via Limit, 25044 Capo di Ponte BS

Questo luogo appartiene al gruppo:
impronte
miracolistica
leggende
oggetti (pietre)

Simbolo:
Uomo (impronte)

Regione:
Lombardia


LE MANI DI PIETRA

VIDEO "LE MISTERIOSE MANI DI PIETRA" DELLA CHIESA DELLE SANTE A CAPO DI PONTE

Questo articolo è diviso nei seguenti capitoli:
La Chiesa delle Sante
Le mani di pietra

La Chiesa delle Sante

Si chiama “Località Hante”, nome che deriva da “Sante”, un territorio un tempo in gran parte disabitato e adibito alla coltivazione. In questo ambiente sorge la Chiesa delle Sante, dedicata a Faustina e Liberata.

L’edificio che possiamo vedere oggi, venne costruito su un oratorio del XII secolo, orientato a est-ovest dedicato all’Ascensione. Un edificio già in rovina che anziché allontanare, avvicinava i fedeli perché scrigno di un masso protagonista di un episodio miracoloso, perché fermato con la sola forza delle mani da due donne e un uomo. Di questo edificio rimane solo una parte dell’abside decorata da un affresco del XV secolo visibile all’esterno della chiesa odierna.

Un ambiente a unica navata con cappelle laterali e affreschi della vita delle Sante. Sopra al paliotto dell’altare del XVII secolo in cui sono rappresentate le due sante Faustina e Liberata, domina l’ancora con il mistero dell’ascensione di Cristo sotto una cupola ottagonale esterna. All’Ascensione non solo era dedicato l’oratorio precedente, ma fino al 1707 veniva annualmente organizzata un’importante fiera proprio il giorno dedicato all’ascensione.

Una fiera che nel tempo divenne sempre più frequentata, al punto che il Capitano della Valle, quell’anno, accogliendo una richiesta degli Amministratori di Cemmo, vietò la fiera perché divenuta troppo caotica e disturbava l’eremita che viveva nell’edificio. Mai dimenticata, venne riorganizzata più tardi, poco distante, verso la zona abitata di Capo di Ponte.

A sinistra della navata campeggia uno dei primi altari dedicati a San Carlo Borromeo, perché dedicato a lui subito dopo la canonizzazione, avvenuta nel 1610. San Carlo Borromeo fu importante perché nel 1580 unì l’oratorio delle Sante alla chiesa di San Martino in Capo di Ponte. Ma fu una chiesa molto contesa per via della fama del miracolo delle Sante che portò offerte inimmaginabili, al punto che l’Arciprete di Cemmo decise di costruire una nuova chiesa. I lavori durano 24 anni e nel 1614 viene finalmente terminata e consacrata la nuova chiesa.

Ampliata attira ancora più fedeli e l’edificio diventa una miniera d’oro, motivo che la fa a lungo contendere tra i parroci di Cemmo e di Capo di Ponte. Ha la meglio Capo di Ponte che la ottenne in seguito al ricorso al Senato Veneto del 1710, sicuramente per via dell’unione con San Martino, ricordata peraltro nell’epigrafe della parete interna. La scritta nel timpano dell’entrata ricorda invece a chi è dedicata la chiesa: “Sanctis Dei Virginibus Liberata et Faustina”, sante di cui sono presenti le reliquie, dentro un reliquario d’argento del XVII secolo.


Le mani di pietra

All’esterno della chiesa  verso oriente è possibile trovare la Cappella del Santo Sepolcro, che conteneva un tempo delle statue a grandezza naturale che rappresentavano il Compianto di Cristo. Ma accanto ad essa possiamo incontrare il cuore del luogo, il mistero e l’inspiegabile con un pizzico di inquietudine: la Cappella del masso, sula cui pietra sono incise sei impronte di mani. Un’immagine inquietante che ricorda le mani della Chiesa del Purgatorio di Roma e porta in sé una leggenda a tratti miracolosa e a tratti oscura.

Lo storico Sina farebbe risalire le impronte all’età del bronzo, periodo in cui popolazioni del luogo le avrebbe incise sulla roccia. Secondo altri studiosi le impronte risalirebbero invece all’epoca medievale, forse scolpite per ricordare un evento miracoloso a cui presero parte gli abitanti di un’intera città, in cui le sante Faustina e Liberata insieme a San Marcello avrebbero compiuto un fatto paranormale.

Un giorno  il territorio fu minacciato da una terribile alluvione, motivo che fece correre gli abitanti verso la chiesa delle Sante che sorgeva in una zona sopraelevata. Nel terrore del momento fecero ciò che gli restava da fare, invocare le Sante Faustina e Liberata. Nel frattempo il fiume si ingrossava trasportando dalle montagne con gran violenza sassi, alberi e terriccio, ma sopra ogni cosa giungeva minaccioso come un meteorite dal cielo, un enorme macigno diretto verso la chiesa. In quel momento il tempo sembrò fermarsi e come giunti da un’altra dimensione, apparvero due monache e un sacerdote, identificati da tutti come Faustina, Liberata e il tutore Marcello che come degli antichi superman, distesero le braccia e con la forza delle mani fermarono l’enorme masso.

La gente fu salva, ma il masso non fu gettato via, anzi, grazie alla sua posizione, la piena del fiume fu perfino deviata verso valle. Subito dopo le sante figure scomparvero salvando la chiesa e gli abitanti del paese.

Lasciarono però un segno evidente dell’intervento: sei impronte di mani impresse nella pietra. Una forza devastante forgiata per sempre nella roccia, sei mani visibili ancora oggi a ricordo del miracolo. Ad oggi questo masso erratico è inglobato all’interno della chiesa e rimane importante meta di pellegrinaggi.

Ma chi sono le Sante? Faustina e Liberata nascono nel 550 d.C. a Rocca d’Algisio (PC), sono due sorelle che avrebbero perso la mamma da neonate. Vengono allevate dal padre Giovannes, un nobile molto ricco che dovendo viaggiare molto, le affida al sacerdote Marcello che le cresce e le educa al cristianesimo. Il tempo passa in fretta e presto si fanno notare per la loro raggiante bellezza.

Richieste in spose da sedicenti nobili e cavalieri, loro rifiutano perché innamorate di Gesù Cristo. La pressione del padre diventa insostenibile e un giorno, quando si assenta per lavoro, fuggono insieme al sacerdote Marcello, affidando la loro vita al destino. Il caso le conduce fino a Como dove conoscono altre donne con le quali decidono di fondare un monastero dedicandolo a San Giovanni (ora è consacrato a Santa Margherita).

La loro affascinante storia giunge fino al padre che decide di riaverle con sé. Invia un cavaliere di fiducia per riportarle a casa, ma loro non si fanno convincere e rimandano indietro l’uomo con una lettera, talmente commovente che il padre decide di rispettare la loro scelta di vita. Perfino le aiuta, inviando una consistente quantità di denaro per non far morire di fame loro e tutti i bisognosi che avevano deciso di aiutare. Vissero così una vita in totale dedizione al prossimo fino alla morte che avvenne quasi contemporaneamente, una il 15 e l’altra il 18 gennaio del  580 d.C.


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