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Adda Edizioni, 2009
“Misteri dell’Antichità: Culti dell’Acqua Mito del Sole”, di Pina Catino.
Tradotto in Lingua francese, inglese e spagnolo, 2a edizione aggiornata
Gli Obiettivi: sensibilizzare alla difesa del Paesaggio, attraverso la salvaguardia, valorizzazione e conservazione della Natura, Siti Archeologici e Beni culturali dei luoghi descritti nel libro. Il Documento Europeo della Cultura, pubblicato nel 2006, ha stimato che il settore culturale è, e diverrà sempre più, il principale motore dello sviluppo economico del vecchio continente. Il Diritto dei beni culturali e delle proprietà intellettuali, la legislazione turisico-ambientale sono le discipline maggiormente interessate da questo fenomeno.
“Ogni facciata, ogni pietra del venerabile monumento è una pagina non soltanto della storia del paese, ma ancora della storia della scienza e dell’arte.” (Victor Hugo)
Il libro è il risultato di un viaggio a ritroso nel tempo, che ha portato l’autrice a scoprire nei luoghi sacri di Andria, Bisceglie, Sovereto-Terlizzi e Turi, tutti quegli elementi sacri, primordiali e fondamentali che hanno caratterizzato il culto delle acque nelle grotte e la scoperta del mito del Sole nella Storia delle Religioni, con l'ausilio della lettura iconografica su un pavimento in maiolica costituito da 238 formelle, rinvenuto nella grotta di Sant’Oronzo a Turi.
…I relativi culti sorsero in un periodo di grandi mutamenti climatici (Pleistocene), durante il quale, in tutti i continenti ci furono punte di pioggia e siccità molto più elevate di quelle che stiamo vivendo noi oggi. L’acqua e il sole erano considerati divinità misteriose, alle quali rivolgersi per sopravvivere, con potere di vita e di morte sugli esseri viventi. Gli antichi avevano ben presente la forza vitale dell’acqua e del sole, che, rappresentando il principio di ogni forma di vita, sono stati oggetto di culto presso tutte le civiltà. E nelle pietre è racchiuso il loro Mistero …
Il Cristianesimo disapprovò i popoli che adoravano le pietre. Ma la venerazione, che rasentava l’idolatria, non fu soppiantata né dalla forza dei “Capitolari”, né dagli ordini severi di re, come Childeberto, Chilperico e Carlo Magno. La Chiesa, vista l’impossibilità di distruggere questi magici riti (molti scritti ecclesiastici, a partire dal Concilio di Tours nel 567, e sino al sec. X ne fanno riferimento) trovò due rimedi al problema:
- esorcizzò le grotte trasformandole in Santuari dedicati o alla Madonna oppure a San Michele;
- fece incidere la Croce latina sui Menhir, oggi ancora visibile, specie in quelli francesi oppure li inglobò nelle chiese.
Ad Andria, nel Gurgo, una grotta è dedicata a San Michele Arcangelo, per il culto dell’acqua, un’altra grotta alla Madonna di Trimoggia legata ai riti per l’abbondanza (dal latino “tri” con l’accezione di molto moltissimo, e “moggio” unità di misura per aridi).
Aprile 2009
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