![]() |
||||
|
||||
CORENO AUSONIO (FR) - LA GROTTA DELLE FATE ANTICO SEPOLCRO O VASCA VOTIVA? |
||||
Ringraziamo Costanzo Salvatore per i suggerimenti per la stesura dell'articolo e per l'utilizzo delle foto necessarie per capire la bellezza e l'importanza di questo luogo sacro e misterioso I capitoli di questa scheda sono: Coreno deriva da KORA OINOU (terra del vino) e da KORINEM (clava di Ercole, dio qui molto venerato, vi è anche un tempio a lui dedicato non lontano dal paese), mentre Ausonio è stato aggiunto di recente e deriva dal popolo che abitava queste terre, gli AUSONI o AURUNCI.
Questa zona ospita un luogo molto interessante, nonchè il più antico di queste terre, si chiama "Grotta delle Fate", ed è sito in CONTRADA JAGNA. La Grotta delle Fate Sul lato sinistro è presente un’enigmatica vasca votiva scavata in un unico blocco di marmo di 2,15 metri di lunghezza per 1,15 di larghezza e 0,90 metri di profondità. La forma di questo monumento è perfettamente squadrata ed è proprio da qui che si avviano i nostri enigmatici interrogativi. La vasca comprende:
L’ipotesi della Tomba
Sicuramente non di fattura romana per la sua struttura unica nel suo genere, è stato ipotizzato che risalga all'VIII secolo a.C., epoca in cui la zona sarebbe stata abitata dal popolo degli OSCO-SABELLI che avrebbero costruito questo "sepolcro" ad imitazione di quelli etruschi. Molti popoli ricreavano nella tomba l’ambiente quotidiano della capanna, non solo riempiendolo di utensili, ma scolpendo la roccia a imitazione della propria casa, credendo così nel risveglio del defunto dopo la morte. La correlazione con le "Domus de Janas" sarde La parola domus de janas (=casa delle fate) deriva direttamente dall’immaginario collettivo sardo che, persa memoria della loro funzione originaria, si credeva fossero abitate da streghe, fate e gnomi. Il toponimo Domus de Janas proviene anche dalla dea Diana, la dea della caccia, alla quale sono legate diverse leggende che narrano di ninfe che appaiono all'interno di grotte fatate.
Inoltre nelle Domus l’interno mantiene l’aspetto delle coeve abitazioni: architravi, stipiti, pilastri di sostegno laterale e zoccolatura perimetrale, affinchè il defunto potesse ritrovare al "risveglio" il calore di casa e non si sentisse perso nel buio dell'aldilà.
Tutto questo pone un profondo interrogativo... è un caso che due tombe rupestri abbiano lo stesso nome a distanze così elevate o vi è una precisa divulgazione culturale attraverso questi luoghi archeologici? La nostra curiosità è inoltre alimentata dal fatto che altri luoghi del nostro paese hanno nomi simili, un esempio è il mitreo presente sotto il castello di Angera, dal nome di "Porta delle Fate" e nella stessa lunigiana e ad Alatri si trovano altre "Grotte delle Fate". Un'antica vasca votiva? L'incavo sul lato breve che abbiamo visto come “poggiatesta” diventa in questo caso un sedile, funzione più veritiera dato che nessun uomo potrebbe appoggiarvisi la testa essendo rialzato dal fondo della vasca di 40 cm. Le quattro scanalature sui lati lunghi potevano contenere delle sbarre o un coperchio ormai scomparso che poteva fungere da altare "contenitore di acqua" elemento sacro per ogni forma di rituale antico. Un’acqua sacra perchè estratta direttamente dalla montagna, dalla Madre Terra, che sarebbe giunta con trasporto capillare fin direttamente alla vasca, un utero simbolico, al cui interno ci si immergeva per rinascere a nuova vita. Viene considerato il luogo di culto della DEA MARICA venerata dagli AURUNCI, a 18 km di distanza ci sono i resti del tempio alle foci del GARIGLIANO.
Inoltre le due scanalature sul lato esterno sembrerebbero due cerniere per far scorrere il presunto coperchio, ipotesi però da scartare, essendo le cerniere sul lato "aperto", cosa che renderebbe impossibile e quantomeno scomoda l'apertura dell'altare.Vi è anche un foro che poteva fungere da porta-candela o torcia per illuminare l’altare e i presunti rituali. A 150 metri a sud della grotta vi sono alcuni muri perimetrali romani, presumibilmente altri templi con oggetti fittili sparsi per queste zone. Una simile vasca votiva si trova a SERRAMONACESCA in Abruzzo vicino al monastero di San Liberatore alla Macella. E’ una tomba rupestre altomedioevale, non è dentro una grotta ed il poggiatesta è piccolo e simbolico. Un'altra vasca votiva è stata ritrovata anche a Noceto in provincia di Parma. Vasca o tomba, ciò che è prezioso è il monumento in se stesso, dalla perfetta fattura, indice di un lavoro intenso e preciso. Elementi di tale fattura sono alquanto rari e per questo il sito, nonostante sia abbandonato, ha un profondo valore archeologico che speriamo possa avere un giorno il giusto merito. Per ora è stato il centro dell’interesse solo dei tombaroli che purtroppo non sappiamo cosa abbiano realmente trovato e trafugato, speriamo non siano riusci a rubare il tesoro più prezioso, ovvero la risposta alla domanda "Cosa realmente avveniva qui dentro?"
|
||||
|
Il sito dei misteri |
||||