CORENO AUSONIO (FR) - LA GROTTA DELLE FATE
ANTICO SEPOLCRO O VASCA VOTIVA?



Grotta delle Fate (Coreno Ausonio - FR Italy) from Progetto Ianua on Vimeo.

Ringraziamo il progetto Ianua per il bellissimo video

Ringraziamo Costanzo Salvatore per i suggerimenti per la stesura dell'articolo e per l'utilizzo delle foto necessarie per capire la bellezza e l'importanza di questo luogo sacro e misterioso

I capitoli di questa scheda sono:
La Grotta delle Fate
L'ipotesi della tomba
La correlazione con le Domus de Janas sarde
Un'antica vasca votiva?

Articolo di Isabella Dalla Vecchia - luoghimisteriosi.it

Coreno deriva da KORA OINOU (terra del vino) e da KORINEM (clava di Ercole, dio qui molto venerato, vi è anche un tempio a lui dedicato non lontano dal paese), mentre Ausonio è stato aggiunto di recente e deriva dal popolo che abitava queste terre, gli AUSONI o AURUNCI.
Il luogo per i romani fu considerato di prestigio perché ricco di un particolare marmo, il noto "perlato di Coreno" con il quale edificarono molti famosi monumenti tra cui la Via Appia, colonne e strade di Pompei e l’anfiteatro di MITURNAE. Il marmo viene estratto ancora oggi.
AUSONA era la quinta città della PENTAPOLI AURUNCA (le altre erano MITURNAE, SINUESSA, SUESSA e VESCIA) del popolo degli AURUNCI AUSONI. Essi, forti della loro alleanza “a pentagono”, simbolo per eccellenza di difesa, si sentivano invincibili e sfidarono nel IV secolo a.C. i romani, che non gli lasciarono scampo, distruggendole con tale violenza che di esse oggi non rimane più nulla.


in questa foto si può notare la difficoltà di accesso al sito
fino a 40 anni fa era ancora accessibile

Questa zona ospita un luogo molto interessante, nonchè il più antico di queste terre, si chiama "Grotta delle Fate", ed è sito in CONTRADA JAGNA.

La Grotta delle Fate

A ridosso del Monte Schiavone si trova un’insolita grotta naturale scavata e modellata a scalpello nella roccia, non facile da individuare. Sotto l’entrata vi sono una serie di terrazzamenti coltivati che ospitano anche due pozzi.
La porta della grotta è larga 2,50 metri per 2 metri di altezza, ma l'ingresso è ostruito ed è molto arduo accedervi.
Oltre l’entrata vi è un atrio che è stato scalpellato nel tentativo di rendere le pareti regolari, da cui si diramano due cunicoli che potrebbero portare ad altre stanze, mai trovate per la loro inagibilità. Essi infatti si aprono larghi per ridursi a piccoli vani chiusi. Mancanza di fondi ed investimenti per gli scavi hanno lasciato la grotta in un inevitabile e deleterio abbandono.

Sul lato sinistro è presente un’enigmatica vasca votiva scavata in un unico blocco di marmo di 2,15 metri di lunghezza per 1,15 di larghezza e 0,90 metri di profondità. La forma di questo monumento è perfettamente squadrata ed è proprio da qui che si avviano i nostri enigmatici interrogativi.

La vasca comprende:
- un incavo sul lato breve dal chiaro richiamo di sedile o poggiatesta
- 4 scanalature sui lati lunghi per l'appoggio di sbarre o di un coperchio
- 2 forme per contenere due "cerniere"
- un foro per contenere un presunto cero o torcia
- una croce sicuramente postuma


particolari degli incavi, a cosa servivano?


particolare della croce scolpita


paricolare di un incavo presente sul fondo della vasca
il foro quadrangolare è stato otturato

L’ipotesi della Tomba

Questa “vasca” dai lineamenti regolari, è stata ipotizzata come un sarcofago entro il quale si presume fosse stato deposto il cadavere. Vi è la presenza di un piccolo avvallamento identificato come poggiatesta e di alcuni incastri per l'appoggio di una lastra di chiusura.


da notare la colatura di ruggine negli incavi ipotesi che avvalora
la presenza di una copertura di metallo scomparsa

Sicuramente non di fattura romana per la sua struttura unica nel suo genere, è stato ipotizzato che risalga all'VIII secolo a.C., epoca in cui la zona sarebbe stata abitata dal popolo degli OSCO-SABELLI che avrebbero costruito questo "sepolcro" ad imitazione di quelli etruschi. Molti popoli ricreavano nella tomba l’ambiente quotidiano della capanna, non solo riempiendolo di utensili, ma scolpendo la roccia a imitazione della propria casa, credendo così nel risveglio del defunto dopo la morte.

La correlazione con le "Domus de Janas" sarde
Ricreare l'ambiente familiare all'interno della tomba era il rituale non solo degli etruschi ma anche del popolo sardo, ad avvalorarlo sono le famose Domus de Janas, guarda caso traduzione in sardo di "Case delle fate". Questa è una coincidenza davvero incredibile che collegherebbe questa grotta anche con la Sardegna. Altra "chicca" è la similitudine di Janas con "contrada Jagna" nome dell'area in cui si trova il sito.

La parola domus de janas (=casa delle fate) deriva direttamente dall’immaginario collettivo sardo che, persa memoria della loro funzione originaria, si credeva fossero abitate da streghe, fate e gnomi. Il toponimo Domus de Janas proviene anche dalla dea Diana, la dea della caccia, alla quale sono legate diverse leggende che narrano di ninfe che appaiono all'interno di grotte fatate.


Sant'Andrea Priu a Bonorva (SS) - Domus de Janas

Inoltre nelle Domus l’interno mantiene l’aspetto delle coeve abitazioni: architravi, stipiti, pilastri di sostegno laterale e zoccolatura perimetrale, affinchè il defunto potesse ritrovare al "risveglio" il calore di casa e non si sentisse perso nel buio dell'aldilà.
Si credeva insomma, già allora, in una sorta di resurrezione, proprio come il popolo egizio, la cui similitudine è sorprendente.


sepolcro all'interno della Domus de Janas

Tutto questo pone un profondo interrogativo... è un caso che due tombe rupestri abbiano lo stesso nome a distanze così elevate o vi è una precisa divulgazione culturale attraverso questi luoghi archeologici? La nostra curiosità è inoltre alimentata dal fatto che altri luoghi del nostro paese hanno nomi simili, un esempio è il mitreo presente sotto il castello di Angera, dal nome di "Porta delle Fate" e nella stessa lunigiana e ad Alatri si trovano altre "Grotte delle Fate".
Si presume che anche questa tomba, come alcune domus, fosse il sepolcro di una persona importante, un capo tribù, in primo luogo per l'impegno fisico e di calcolo nel costruirla, trattamento riservato non a persone qualunque.

Un'antica vasca votiva?

Il monumento ha anche un'altra chiave di lettura, sicuramente più interessante di quella precedente. Esso è stato visto come una vasca votiva, ipotesi più veritiera per divertsi importanti particolari. Primo fra tutti la presenza di una scanalatura della roccia lungo tutta la parete dell’atrio che serviva molto probabilmente a portare l’acqua verso una spaccatura nella parete di sinistra, fin dentro la vasca.

L'incavo sul lato breve che abbiamo visto come “poggiatesta” diventa in questo caso un sedile, funzione più veritiera dato che nessun uomo potrebbe appoggiarvisi la testa essendo rialzato dal fondo della vasca di 40 cm. Le quattro scanalature sui lati lunghi potevano contenere delle sbarre o un coperchio ormai scomparso che poteva fungere da altare "contenitore di acqua" elemento sacro per ogni forma di rituale antico. Un’acqua sacra perchè estratta direttamente dalla montagna, dalla Madre Terra, che sarebbe giunta con trasporto capillare fin direttamente alla vasca, un utero simbolico, al cui interno ci si immergeva per rinascere a nuova vita. Viene considerato il luogo di culto della DEA MARICA  venerata dagli AURUNCI, a 18 km di distanza ci sono i resti del tempio alle foci del GARIGLIANO.


particolare del sedile, si noti come esso, rialzato di 40 cm dal
fondo della vasca sia impossibile che si tratti di un poggiatesta

Inoltre le due scanalature sul lato esterno sembrerebbero due cerniere per far scorrere il presunto coperchio, ipotesi però da scartare, essendo le cerniere sul lato "aperto", cosa che renderebbe impossibile e quantomeno scomoda l'apertura dell'altare.Vi è anche un foro che poteva fungere da porta-candela o torcia per illuminare l’altare e i presunti rituali.

A 150 metri a sud della grotta vi sono alcuni muri perimetrali romani, presumibilmente altri templi con oggetti fittili sparsi per queste zone.

Una simile vasca votiva si trova a SERRAMONACESCA in Abruzzo vicino al monastero di San Liberatore alla Macella. E’ una tomba rupestre altomedioevale, non è dentro una grotta ed il poggiatesta è piccolo e simbolico. Un'altra vasca votiva è stata ritrovata anche a Noceto in provincia di Parma.

Vasca o tomba, ciò che è prezioso è il monumento in se stesso, dalla perfetta fattura, indice di un lavoro intenso e preciso. Elementi di tale fattura sono alquanto rari e per questo il sito, nonostante sia abbandonato, ha un profondo valore archeologico che speriamo possa avere un giorno il giusto merito. Per ora è stato il centro dell’interesse solo dei tombaroli che purtroppo non sappiamo cosa abbiano realmente trovato e trafugato, speriamo non siano riusci a rubare il tesoro più prezioso, ovvero la risposta alla domanda "Cosa realmente avveniva qui dentro?"

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(c) articolo Luoghi Misteriosi
(c) fotografie Costanzo Salvatore