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Simbolo: TRIPLICE CINTA

 
ALATRI (FR) - ACROPOLI
LE MURA CICLOPICHE E LA TRIPLICE CINTA


di Giancarlo Pavat - giancarlo.pavat@gmail.com
e di Ornello Tofani

UNA SCOPERTA CHE POTREBBE RIVOLUZIONARE
L’ARCHEOLOGIA DEL BASSO LAZIO

Ad memoriam di Don Giuseppe Capone
Purtroppo don Giuseppe Capone, l'infaticabile sacerdote studioso del passato misterioso del Basso Lazio e non solo del Basso Lazio, che ha ampiamente lavorato nella scoperta dei misteri di Alatri, ci ha lasciati, consumato da una malattia che non concede scampo...
Alatri (FR) - Voyager ad Alatri
Il programma di RAI 2 "Voyager" di Roberto Giacobbo sulle tracce dei misteri di Alatri
Alatri e le recenti scoperte hanno suscitato l’interesse anche degli autori del noto programma di Rai Due “Voyager” di Roberto Giacobbo...


Giancarlo Pavat collaboratore di Luoghi Misteriosi, intervistato a Voyager su RAI 2 nella puntata dedicata ai misteri di Alatri (2 parte) del 7 febbraio 2011

I capitoli di questa scheda sono:
La Triplice Cinta
Anomalie magnetiche sull'Acropoli?

Lo studio dello scopritore Ornello Tofani


Veduta aerea con Google Earth delle mura ciclopiche

La triplice cinta
Il convegno di Alatri (FR) sull’affresco con il “Cristo nel Labirinto” del 24 aprile 2009 (di cui si parla in un apposito articolo di questo sito), è servito pure a consentire allo studioso, scrittore ed editore alatrense, Ornello “Paolo” Tofani, uno dei migliori indagatori dei misteri della propria città, di far conoscere allo scrivente e ad altri ricercatori, una sua incredibile scoperta. La quale potrebbe, non è retorica affermarlo, rivoluzionare gli studi sulla Città Ernica.


la Triplice Cinta

Sopra una delle pietre megalitiche dell’Acropoli che la leggenda vuole eretta dai Ciclopi, Tofani, assieme al prof. Gianni Boezi, ha rinvenuto un esemplare del simbolo della “Triplice Cinta”. “Graffito del quale mai finora si era avuta notizia. Il disegno non è visibile pienamente alla luminosità diurna” ha spiegato TofaniSembra cancellato dallo scorrere dei secoli, reso quasi tutt’uno con la roccia. Lo abbiamo scoperto di notte, mentre cercavamo un punto adatto per effettuare le riprese di un documentario sulle relazioni archeoastronomiche della pianta di Alatri”.


Tofani sull Acropoli vicino alla Triplice cinta

L’aspetto più intrigante della scoperta “è la sua posizione, la sua collocazione e la sua consunzione” ha proseguito l’editore; secondo il quale, la “Triplice Cinta” sarebbe da mettere “in relazione al moto del Sole, verosimilmente si tratterebbe di una sorta di cronografo solare di un tempo ciclico. Incardinato sul flusso temporale degli Equinozi e dei Solstizi”. Per cercare conferme a queste affascinanti ipotesi, sono stati informati vari ricercatori, versati nel campo dell’archeoastronomia, come don Giuseppe Capone, l’ing. Giulio Magli, ordinario di Meccanica razionale al Politecnico di Milano, il prof. Antony Aveny docente di astronomia e antropologia alla Colgate University di New York, massimo esperto di archeoastronomia per l’America Centrale ed Adriano Forgione, direttore della rivista “Fenix”.


Voyager di notte sull Acropoli di Alatri

La città di Alatri è celebre per la grandiosità delle sue mura, in particolar modo quelle dell’Acropoli o “Civita”. Sulle quali è ancor aperta la diatriba sulla datazione e sui suoi costruttori.
Per farsi un idea della maestosità dei manufatti, che si meritano davvero l’appellativo di “ciclopici”, basta ammirare le due monumentali “porte” dell’Acropoli


la Porta Maggiore

La “Porta Maggiore” si apre sul lato meridionale dell’Acropoli, ed  è alta 4,5 metri e larga 2,68. Costruita da ignoti artefici, mediante la sapiente sovrapposizione di otto enormi massi sormontati da un architrave monolitico lungo circa 5 metri del peso stimato di almeno 27 tonnellate.


la Porta Minore

La “Porta Minore”, o “dei Falli”, non è meno incredibile. Il suo architrave monolitico, con scolpiti i tre falli apotropaici che le danno il nome (semicancellati nel Medio Evo), è lungo 3,50 metri.
Sullo stesso architrave e su un monolite adiacente sono state individuate alcune scritte di difficile decifrazione, in una lingua, forse riconducibile all’Osco, visibili solo in certe condizioni di luce.


Ornello Tofani e la troupe di Voyager sull Acropoli

Anomalie magnetiche sull'Acropoli?
Sabato 26 settembre. Uno splendido e soleggiato pomeriggio autunnale.
Su invito di Ornello Tofani, mi sono recato sull’Acropoli di Alatri, assieme a mia moglie Sonia Palombo, al prof. Italo Biddittu, al geologo Augusto Carè, per verificare una strana anomalia riscontrata dallo stesso Tofani.
A quanto pare, in prossimità del simbolo della “Triplice Cinta”, da lui scoperto, oggetto dei suoi studi che durano da alcuni mesi, gli aghi delle bussole non indicherebbero più il nord.
Scettici per natura, ma aperti a esaminare qualsiasi affermazione, abbiamo voluto verificare di persona il fenomeno. Non per sfiducia nei confronti dell’amico Ornello, ma perché quando si indaga su certe tematiche è facilissimo cadere, in assoluta buona fede, in qualche tranello.


Prof Biddittu e Sonia Palombo controllano
il magnetismo sull'Acropoli di Alatri

Ma quel pomeriggio rimaniamo a bocca aperta. Effettivamente, mediante l’utilizzo di diverse bussole ed altri strumenti per rilevazioni geomagnetiche, non possiamo che riscontrare anche noi l’anomalia magnetica.


Mura ciclopiche dell Acropoli di Alatri

Ci tuffiamo nel mistero. Eseguiamo tutti i controlli e riscontri necessari e dopo un po’ ci accorgiamo che tutti gli aghi indicavano un piccolissimo punto del grande masso poligonale su cui è stata incisa la “TC”.
Questo punto reca traccia di malta o cemento, come se fosse stato chiuso un piccolo foro. La presenza di tondini in ferro inseriti nei blocchi calcarei, presumibilmente durante gli scavi archeologici di circa 40 anni fa, ci ha permesso di ipotizzare che pure nel macigno con il simbolo ci sia un simile tondino in ferro
Questo spiegherebbe il comportamento apparentemente assurdo delle bussole. Mistero risolto? Credo proprio di sì.
La certezza inconfutabile si potrà avere scalpellando via il cemento e verificando la presenza del tondino in ferro.

Ma tutto ciò non sminuisce la scoperta del misterioso simbolo della “Triplice Cinta” fatta da Tofani. Che sembra essere in relazione con certe costellazioni ed il sorgere del Sole in determinati momenti dell’anno.
Dalla letteratura sull’argomento si sa che, al momento, non sono noti esemplari di “Triplice Cinta” precedenti all’Epoca Romana.
La “Triplice Cinta” dell’Acropoli di Alatri potrebbe spostare indietro nel tempo la datazione di questo simbolo utilizzato anche nel Medio Evo dai Cistercensi e dai Cavalieri Templari. Ovviamente sono necessari altri studi e ricerche.


Il leone dell'Acropoli di Alatri

Di seguito l'interessante e approfondito studio sul ritrovamento della Triplice Cinta a cura dello scopritore Ornello Tofani, che tra mille difficoltà continua a portare avanti le sue intense ricerche

di Ornello Tofani

Il 28 agosto 2008 prima del sorgere del sole, decidiamo di ritornare presso lo spigolo di sud – est delle mura di Alatri, quando ci accorgiamo di qualcosa che appare sotto i nostri occhi: una sorta di disegno appena visibile sopra uno dei blocchi. Distolti entrambi, aspettiamo il sorgere del sole perchè esperienze precedenti mi hanno insegnato che, a luce radente anche i segni meno visibili risultano più evidenti. Accade ancora una volta così; alle prime luci dell’alba emergono in maniera più delineata i contorni del nostro disegno.
Non sappiamo cosa sia. Nemmeno so dire se sia stato un caso...  ma quel graffito, o incisione, sulla pietra ci ha trovato, in quel momento, insieme, mentre si parlava del movimento del sole e del ciclo delle stagioni. Ho fotografato e ripreso il graffito, elaborandone al computer le immagini più nitide possibili. La prima persona che ne ha avuto notizia è stato Don Giuseppe. Si è mostrato stupito della scoperta, e la prima reazione avuta è stata quella di comprendere che “non si trattava di un gioco”, anche se non poteva dirsi che cosa fosse in realtà e quale ne fosse la funzione. Sembrava più un “quadrante solare”, un“cronografo” o “templum” solare. Io una certa idea me la sono fatta: il Nostro “Labirinto” ha un orientamento astronomico: l’asse Nord-Sud coincide con la diagonale del quadrato e un asse posto nel foro al centro, nei giorni di equinozi, proietta l’ombra lungo la diagonale; è probabile che esso fungeva da Calendario, per segnare le stagioni con il primo raggio di sole e durante il giorno da orologio.
Durante l’inverno, per meglio studiare il graffito, ne faccio fare un calco in gesso dal m° Giorgio Tolomei. La mia collaboratrice Antonella Mangiapelo ne evidenzia le incisioni. Ne studiamo al computer ogni dettaglio, attraverso elaborazioni in “Photoshop”.

Mi accorgo di aver trovato un esempio interessante di quel simbolo denominato “triplice cinta” e gli altri tendono di solito a interpretare come un gioco del filetto, potrebbe essere molto antico, a giudicare dall’erosione della roccia su cui si trova.
E’ stato spesso detto che potrebbe riferirsi alla pianta delle antiche citta’ con tre cinte successive .

Il disegno che l’incisione fa trasparire non è visibile pienamente alla luminosità diurna; sembra cancellato dal trascorrere di innumerevoli secoli, reso quasi tutt’uno con la roccia dalla quale pure, grazie alla luce, riesce ancora ad emergere.
Lo abbiamo scoperto di notte, mentre stavamo cercando il punto più adatto per effettuare le riprese di un documentario sulle relazioni archeoastronomiche della pianta di Alatri.
Lo abbiamo individuato mentre il testo sul quale stavamo lavorando centrava la propria attenzione sul concetto di “tempo ciclico”, in riferimento ai modelli cronologici dell’antica Mesopotamia.

L’immagine incisa, ripresa con ansia al primo raggio del sole nascente, ha fatto emergere d’incanto i suoi contorni più delineati, che ci hanno intimamente commosso: di fronte ai nostri occhi, di fronte ai nostri volti, carichi di stupore e d’incredulità, ci si è offerto un simbolo, la cui immagine trasmettiamo nelle fotografie che accompagnano queste scarne note.
Il graffito presenta una forma geometrica nota: è la sua posizione, è la sua collocazione, è la sua consunzione che certamente lo rendono fuori dell’ordinario.
Il tempo intercorso dalla data della scoperta a quella odierna, è stato speso a tentar di cogliere qualche indizio che suggerisse risposte per comprenderne la sua funzione.
La scoperta, ad oggi, è stata comunicata, in primis, a Don Giuseppe Capone e, parallelamente, al Prof. Giulio Magli, Ordinario di Meccanica razionale al Politecnico di Milano, al Prof. Antony Aveny, Docente di astronomia e antropologia alla Colgate University di New York, massimo esperto di archeoastronomia per l’America centrale e a numerosi altri esponenti nazionali della ricerca in ambito antropologico.
Per parte nostra, senza alcuna presunzione di indovinare un interrogativo che, ancora una volta, sorge dalle Mura Ciclopiche di Alatri, il simbolo inciso sulla pietra megalitica è orientato astronomicamente ed esprime una vitale relazione con il moto del sole: verosimilmente come cronografo solare di un tempo “ciclico”, incardinato sul flusso temporale degli equinozi e dei solstizi.
Voglia Iddio che diventi la pietra angolare di una immensa ricchezza culturale che Alatri abbia l’orgoglio e il privilegio di riscoprire”.

L’elemento mi riporta ad altri esempi di “templum”, dell’Età del Bronzo, anch’essi con una sorta di “freccia”. Inoltre voglio capire se il nostro “templum”, oltre alla funzione di “cronografo”, possa indicare molto di più.
Ricollegandomi ai principi espressi da Don Capone ne “La Progenie Hetea”.
Mi chiedo se il “templum” non voglia e non sappia indicarci, ancora una volta, una strada verso le stelle.
Per andare a fondo sulla mia idea, procedo alle seguenti operazioni:
1) con l’aiuto di un G PS, calcolo le coordinate geografiche del “templum”, che risultano essere: 41°43’ 0’’ lat N - 13∞ 21’ 0’’ long E
2) domando al prof. Magli il supporto di un programma che simuli le variazioni dei moti delle costellazioni nel corso dei millenni.
3) prendo quali riferimenti di partenza per studiare la posizione del “templum”: la Costellazione dei Gemelli (relativamente a quanto espresso da don Capone); la “Croce del Sud”, parzialmente visibile, secondo quanto esposto dal prof. Magli.

Lavoro contemporaneamente con i due programmi e dopo molti tentativi penso di essere giunto alla seguente conclusione:
il “templum” indica l’atto di nascita della città di Alatri, riportandolo ad un tempo che le mie osservazioni fanno risalire intorno al 1000 a.C..

Si può vedere che in quella data il Sole è in sovrapposizione a Saturno (Alatri città Saturnia) e il Sole è allineato perfettamente con Castore e Polluce (I Gemelli vedi la teoria di don Giuseppe Capone) la pianta dell'Acropoli altro non è che la proiezione della Costellazione dei Gemelli sulla Terra. La Freccia nel Templum è orientata verso la Costellazione di Orione e in quel punto sorge il sole il 21 dicembre (solstizio d'Inverno).

Sto continuando gli studi e spero al più presto di non essere più Cittadino Romano ma (forse) Cittadino Troiano.


Tofani con altri ricercatori sull'Acropoli di Alatri

LIBRI DELL'AUTORE SULL'ARGOMENTO
Valcento
“NEL SEGNO DI VALCENTO. Viaggio nel Lazio meridionale attraverso le simbologie Templari e degli Ordini monastico-cavallereschi" di Giancarlo PAVAT, Edizioni Belvedere.
Templari ad Alatri
di Claudio Imperatore e Giancarlo Pavat
Un viaggio nel tempo, alla ricerca di tracce sul territorio
del passaggio dei Cavalieri dai Bianchi Mantelli

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INFO UTILI
• Per qualsiasi informazione contattate Giancarlo Pavat giancarlo.pavat@gmail.com

(c) articolo e fotografie Ornello Tofani e Giancarlo Pavat autore di:


Valcento
“NEL SEGNO DI VALCENTO. Viaggio nel Lazio meridionale
attraverso le simbologie Templari e degli Ordini monastico
-cavallereschi" di Giancarlo PAVAT, Edizioni Belvedere.


 



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