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ALCHIMIA
ENIGMI SULLA CHIESA
PERSONAGGI (mov. eretici Simon Mago, Pietro)
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ROMA - BASILICA DI SANTA FRANCESCA ROMANA
IL MISTERO DI SIMON MAGO



articolo di Antonio Pettini - pet.ant@libero.it
Fotografie di Margherita Risolo

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O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state. (Divina Commedia, XIX, 1-6)

Tra le infinite bellezze, meraviglie e stranezze che può offrire una città come Roma si può incorrere nel rischio di perdere qualche occasione veramente interessante. Una di queste è sicuramente la lastra di pietra vulcanica presente nella Basilica di Santa Francesca Romana sita nel foro romano e recante le impronte dell’apostolo Pietro. Tali impronte  -secondo le leggende- sarebbero state causate dall’apostolo nella lotta mortale contro Simon Mago, dove si sarebbe inginocchiato per invocare l’intervento divino al fine di sconfiggere il sedicente mago.

L'incontro tra Simon Mago e Pietro
Ma chi era questo personaggio che tutti gli apologeti cristiani denunciano come il primo degli eretici gnostici e padre di tutte le eresie? Diciamo subito che dati storici affidabili su questa figura non ce ne sono. Quello che si sa sulla sua esistenza e sulle sue opere proviene da fonti indirette postume di almeno un secolo. Addirittura più di qualcuno ipotizza che “...Simon Mago che sarebbe il primo cristiano che, ad Antiochia, ha portato il vangelo ai pagani, ancora una volta altro non è se non un nome di copertura, introdotto dall'autore di PsClem (pseudo-clemente), per l’Apostolo Paolo  (Filoramo & Menozzi, Storia del cristianesimo)”. Non si sa con certezza quando nacque, né come  e quando arrivò a Roma, né come e dove morì. Da quanto si sa Simone venne al mondo verosimilmente a Gitta (o Gitton) in Samaria nei primi anni della nostra Era. Si dice che Simone, tornato successivamente in Samaria, avrebbe aderito alla setta che Dositeo aveva lì fondato; essa era costituita da trenta discepoli compresa una donna chiamata Luna o Elena. Dopodiché Simone si trasferì a Roma sotto l’imperatore Claudio dove”…Aiutato dai demoni fece prodigi di magia: Fu preso per un dio e, come Dio, gli fu eretta una statua nell’isola tiberina… (Giustino, Apol.1,26)”.

Negli 'Atti degli Apostoli' Simon Mago ci viene descritto in questo modo: "Vi era nella città (Samaria) un uomo di nome Simone, che faceva il mago e riempiva di stupore i Samaritani affermando di essere un personaggio importante. A lui prestavano tutti ascolto, e i piccoli e i grandi, e dicevano: Questi è la Potenza di Dio, quella che è chiamata Grande. Gli prestavano ascolto perché da lungo tempo egli con le sue arti magiche li aveva incantati” . Sembrerebbe essere stato  seguace sia di Giovanni Battista che del diacono Filippo (detto l’evangelista) e che si fece battezzare. Ma rimase colpito dai prodigi che erano in grado di compiere Pietro e gli altri Apostoli; avendo desiderato anche lui disporre di tale potere chiese all’apostolo Pietro di poter acquistare queste facoltà prodigiose. Venne invece duramente rimproverato da quest’ultimo e maledetto per sempre (“Alla perdizione tu e il tuo denaro! Poiché hai creduto di ottenere il dono di Dio con l'oro.” Atti degli Apostoli).

Da qui il termine 'simonia' che indica  la compravendita delle cose spirituali e sacre; questa sarebbe stata l’empietà gravissima di Simone secondo la Chiesa, poiché i doni/grazie che Dio elargisce non sono commerciabili come si fa con le cose terrene. Si accompagnava come Dositeo con una certa Elena che i detrattori di Simone identificano con una prostituta trovata da Simone a Tiro.
Anche sulla sua presenza a Roma e soprattutto sulla sua morte vi sono varie storie, nessuna delle quali presenta un crisma di credibilità accettabile. Le fonti da cui attingere qualcosa in proposito sono sempre posteriori e spesso assai di parte…

Comunque, sotto Nerone Simon Mago era a Roma dove cominciò a fare miracoli e altre meraviglie, e non si faceva che parlare di lui. Ovviamente si scontrò con San Pietro, che iniziò a rivelare gli inganni del famigerato avversario. La leggenda prosegue con un Nerone incuriosito dai prodigi del mago e degli Apostoli, cosi qualche giorno dopo inizia la sfida tra gli Apostoli e Simon Mago che dinnanzi all’imperatore ed a una gran folla inizia a librarsi nell’aria, volando molto in alto. Piero e Paolo allora cominciano a pregare affinché il Mago cessi il suo volo e cada in terra. Sempre secondo la leggenda alla fine Simon Mago precipitò al suolo e morì. E nel punto dove cadde fu edificata più tardi la chiesa dei  Santi Cosma e Damiano.


Le impronte di Pietro

Secondo altre fonti  invece Simon Mago morì ad Ariccia dove nei pressi della sua sepoltura fu eretta una chiesa dedicata a San Pietro. La lastra marmorea che avrebbe ricoperto le sue spoglie si trova oggi presso Villa Chigi mentre sulla piazza principale di Ariccia e stata ricollocata una lapide (a suo tempo apposta sul luogo dai nobili Savelli) in memoria dell’evento.
Sulla morte e il volo di Simon Mago ovviamente non abbiamo dati certi e riassume molto bene le due questioni il  Fabiani Enrico nel suo “notizie di Simon mago, Roma 1860” il quale prendendo come punto di riferimento i Filosofumeni di Ippolito ne da ampia descrizione sia della morte sia del luogo della stessa: “Una si nuova, sì dettagliata, e non ispettacolosa storia della morte di Simone ci chiama necessariamente a discutere l'altra troppo più celebre, e contrastata del suo magico volo, e della sua caduta. Le due questioni però sono affatto separate, e diverse; giacché tutti gli scrittori, che un po' diffusamente narrano la sua storia , dicono solo, che ei rotte nel mal volo le gambe, più tardi morisse; e quantunque diano per cagione della sua morte il dispetto della sua disfatta, niuno lo asserisce morto nel volo. Circa i modi però di sua morte discordano fra loro, e dai Filosofumeni, che tutti li supera per l'antichità, e la nettezza del racconto. E non potrebbe forse sospettarsi, che dalla morte narrata nei Filosofumeni nascesse la favola del volo?
Si può domandare se fu tentato un qualsiasi volo da alcun impostore sotto Nerone; se questi debba credersi Simone Samaritano; se esso fidò veramente nell'arte magica, ovvero in alcun meccanico ingegno : se infine le preghiere di Pietro lo reser vano; e queste o privandolo dell' ajuto dei diavoli, od anche solo ottenendo , che non riuscissero le arti naturali, con cui quegli ingannava i rozzi, spacciandosi per Iddio”. Continua poi il Fabiani, dispiacendosi dell'incertezza dei dati a sua disposizione, che:”…Sarebbe stata gran ventura, che l’autore nostro (l’autore dei filosofumeni) avesse recato più certo lume, sia per accettare, sia per  rigettare del tutto tale istoria”.

Comunque sia, sulla morte del mago, sia possono rintracciare altre varie ipotesi oltre a quelle già analizzate dal Fabiani. In sintesi possiamo così elencarle:

a) Dopo essere caduto in terra, Simon Mago non sarebbe morto subito, ma ferito sarebbe stato raccolto da alcune persone e portato ad Ariccia, dove sarebbe lì deceduto e sistemato nel sarcofago, ancora oggi visibile nel Parco di Villa Chigi. 
b) Dopo essere precipitato al suolo, si sarebbe fratturato e suicidato.
c) Volendo emulare la resurrezione di Gesù avrebbe chiesto di essere sepolto vivo in modo da poter  risorgere dopo tre giorni'.  Fu sepolto, ma sarebbe morto senza resuscitare.

Simon Mago, l'iniziato?
Che Simon Mago non fosse solo un impostore ma bensì un vero e proprio iniziato ci viene confermato sia dagli atti degli apostoli di cui sopra e da fonti successive (p.es Giustino, Ireneo, ecc.) i quali lo descrivono come “…l’iniziatore di una vera e propria  setta religiosa caratterizzata da dottrina a tratti accentuatamente gnostici” (M. Simonetti, Testi gnostici in lingua greca e latina). Ebbe due successori Menandro e Saturnino mentre i suoi seguaci furono definiti simoniani.
Veniamo ora ad esaminare alcuni aspetti del sistema simoniano che a nostro parere sembrano molto interessanti soprattutto perché presentano molti punti contatto con altri sistemi magici. 
La caratteristica principale del sistema di Simone era la pratica della Magia…che Simone dovrebbe aver appreso in Egitto (G.R.S. Mead, Gnosticismo e ecc…). Secondo Simone e i suoi successori la “Sapienza” può ottenersi  mediante la pratica di operazioni magiche e che -quindi- da sola la fede non è sufficiente.
L’impegno continuo e assiduo nel praticare operazioni magiche può portare l’essere umano a perfezionarsi tanto da divenire cosciente cooperatore del Logos” ( G.R.S. Mead, Gnosticismo e ecc…).

Simone, secondo il suo sistema (sviluppato in seguito dai suoi successori), era il Logos, si immedesimava totalmente con il Logos-Salvatore ed era simboleggiato come il Sole, mentre Elena, la sua compagna, era l’Anima del Mondo, la Luna (ma anche Sofia ovvero la Sapienza). Elena-Sapienza è la parte femminile dell’androgino originario che separata dalla sua metà maschile -Simone-Sole-  ad essa tende con tutte le sue forze agognando la reintegrazione nell’Uno primordiale. Ireneo dà il seguente schema del sistema simoniano: ”La Sapienza fu la prima Concezione della Mia Mente, la Madre del Tutto per mezzo della quale (…) concepii nella Mia Mente la creazione degli Angeli e degli Arcangeli. Questo Pensiero (…) discese alle più basse regioni e generò gli Angeli e le Potenze (…). E dopo averli generati fu da essi per invidia trattenuto, perocchè dessi non volevano esser creduti progenie di nessun altro. E la Sapienza fu fatta prigioniera dagli Angeli e dalle Potenze che da lei erano stati emanati. Ed essa soffrì ogni sorta di oltraggio (…) onde impedirle di risalire al Padre suo, sino ad essere imprigionata nel corpo ed a trasmigrare in altri corpi femminili come da un vaso all’altro… Così dessa, trasmigrando di  corpo in corpo, e perciò altresì subendo continuamente oltraggio, finalmente stette pur anco a prezzo in un bordello; ed essa fu la ‘pecora smarrita’. Perciò, altresì, Io son venuto per la prima volta a portarla via ed a liberarla dai suoi ceppi; per far certa la salvazione degli uomini mediante la mia Gnosi.” Da qui risulta evidente, nella sua dottrina gnostica, l’importanza data al simbolismo femminile e la mitologia che essa ha ispirato. La figura di Elena, considerata come l’ultima e più degradata incarnazione della “Sapienza”, costituiva lo strumento  imprescindibile per la salvezza universale del genere umano; l’unione del mago con la prostituta redenta indica la riunificazione di Dio (Simone) con la sapienza divina (Elena)”.

L'illusionismo e la Maya
Altro aspetto interessante della dottrina simoniana è quello riguardante il dualismo Cristo-Gesù. Ireneo a tal proposito ci dice: ”…cosicchè Egli apparve agli uomini come un uomo, benché uomo non fosse; e fu creduto che avesse sofferto in Giudea benché in realtà non soffrisse”. Qui affiorano retaggi della dottrina dei Doceti i quali com’è noto credevano nella non-realtà della materia e notiamo altresì  come il nome “docetae” significhi “illusionisti”, termine questo che rimanda allo stesso significato di “maya” tra gli induisti. In breve: fu fatta una distinzione tra il Cristo detto anche Eone Divino o Uomo Perfetto e Gesù.
A soffrire non fu il Cristo ma bensì il corpo di Gesù –l’uomo imperfetto- in cui il Dio-Cristo albergava. Va qui puntualizzato che Il Cristo non si incarnò nel corpo di un uomo chiamato Gesù ma bensì che prese, creò, un corpo illusorio chiamato poi Gesù.
Tutto ciò ricorda molto i concetti induisti di Maya e Samsara,  dove Maya è apparenza, illusione mentre  Samsara è il mondo dei fenomeni, cioè il mondo in cui siamo inseriti. Identificarsi con il mondo dei fenomeni, cioè assumere la materia come qualcosa di reale è Maya, illusione. La salvezza secondo gli indù sta nel uscire dal vortice letale di morte-rinascita. Ma con ciò non si vuol parlare della reincarnazione fisica, o della resurrezione della carne, concetti questi che gli gnostici non concepivano e che furono sempre causa di contrasti con la chiesa ufficiale. Distaccarsi dal mondo dei fenomeni –Samsara- mediante pratiche yoga o meditative e uscire dal ciclo delle generazioni e del dolore tramite pratiche magiche è ad un dipresso lo stesso concetto.

Ippolito infine, nelle sua confutazioni, sintetizza la dottrina simoniana affermando che secondo quest’ultimi l’essere umano è soggetto al dolore e al ciclo delle rinascite fino a quando rimarrà in uno stato di “potenzialità”, ma che una volta realizzata –mediate operazioni magiche- “la proiezione della sua immagine” egli diviene simile a Dio e sarà così liberato dai vincoli della sofferenza e della generazione e potrà raggiunge la perfezione.
Se si fallisce nelle prove iniziatiche, nel lavoro magico, dopo la morte il corpo si distrugge, mentre l’anima, intesa come energia vitale, ritorna alla Grande Madre e andrà ad alimentare nuove esistenze. Lo spirito invece, inteso come principio individuale, se non si sarà già affrancato da maya durante l'esistenza terrena si dissolverà nel nulla e con il tempo sparirà per sempre.

Vorremmo qui concludere invitando i lettori a visitare queste due basiliche romane tenendo conto di quanto qui  riportato (anche se in modo non esauriente) per assaporare l'atmosfera mistico-magica che doveva respirarsi nei primi secoli della nostra era: un periodo fervente di idee e speculazioni, dove ai grandi eventi del cristianesimo nascente si mescolarono i retaggi del paganesimo oramai morente; un periodo quindi affascinante  ma anche oscuro, tenebroso...magico.

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INFO UTILI
• Indirizzo:
Piazza di Santa Francesca Romana, 4
(Centro Storico)
Zona: Rione X Campitelli
Orario: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00
Ingresso: Gratuito
Telefono: 066795528
Le informazioni pubblicate possono subire dei cambiamenti. Si suggerisce di verificare previo contatto telefonico

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