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TEMPLARI
SIMBOLO: CENTRO SACRO
CROCE PATENTE
ROSA
TRIPLICE CINTA

 
PIGLIO (FR) - CHIESA DI SAN ROCCO
LA MADONNA DELLE ROSE E LE MISTERIOSE INCISIONI



articolo e fotografie di Giancarlo Pavat e Sonia Palombo
alcune fotografie di Elio Huller

I capitoli di questa scheda sono:
La Chiesa di San Rocco
La Madonna delle Rose
I misteri dei graffiti

La Chiesa di San Rocco

Ormai, il mistero ciociaro per antonomasia, oltre alla gigantesche Mura Megalitiche protagoniste di un riuscitissimo concorso indetto dall’Assessore Provinciale al Turismo Massimo Ruspandini, è certamente l’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri.
Ma la Ciociaria è letteralmente costellata da siti che ospitano enigmatiche ed affascinanti opere d’arte, quasi sempre risalenti al Medio Evo. Un epoca storica in cui l’attuale territorio compreso nella provincia di Frosinone raggiunse il suo apice per importanza politica, economica e culturale.
Uno di questi affreschi medievali decisamente interessante e misterioso si trova in una piccola chiesa dedicata a San Rocco posta nel comune di Piglio. Località nota per i suoi pregiati vini, posta nella parte settentrionale della Ciociaria e facilmente raggiungibile dall’uscita del casello di Anagni dell’autostrada A1.


Chiesa di S Rocco a Piglio

Se oggi possiamo ancora ammirare questa chiesetta, che vista dall’esterno sembra insignificante, lo dobbiamo alla caparbietà, al coraggio di Giorgio Alessandro Pacetti. Un uomo che, sorretto soltanto dalla more incondizionato per la propria terra, è riuscito contro tutto e tutti a salvaguardarla. Ma c’è ancora molto da fare per evitare definitivamente che l’edifico sacro e di suoi piccoli e preziosi tesori finiscano nell’oblio.
Forti dell’esperienza maturata nella battaglia per salvare l’affresco del “Cristo nel labirinto”, abbiamo deciso di cercare di dare una mano a Pacetti ed alla sua encomiabile lotta, che dura da oltre 30 anni, per salvare la chiesetta di San Rocco. Questo articolo vuole essere un primo, piccolo, contributo in tal senso.


Giorgio Pacetti e Giancarlo Pavat

La chiesa di San Rocco, che dopo i danni subiti a seguito del sisma del 1915, rischiò persino l’abbattimento, si trova poco fuori dell’abitato di Piglio, a due passi dalla vecchia stazioncina della ferrovia che un tempo, da Roma, portava fino alla celebre cittadina termale di Fiuggi.
San Rocco si presenta con una pianta rettangolare a navata unica ed al suo interno ingloba un antichissima cappelletta, presso la quale sostavano in riposo ed in preghiera i viandanti e pellegrini che nel Medio Evo percorrevano al cosiddetta “Francigena del Sud”, che dalla “Città Eterna” conduceva ai porti del Mezzogiorno, dove imbarcarsi per la Terrasanta.


Un cartello a pochi metri da S. Rocco
che indica l'antico tracciato della Francigena

Questa antica arteria, formata da un serie di sentieri, percorsi, tratturi, che grossomodo seguivano l’andamento della via Latina, passa a pochi metri di distanza dalla chiesetta di San Rocco.

Si entra nella chiesa di San Rocco attraverso un portale in pietra, purtroppo pericolante e puntellato con travi di legno.

Sugli stipiti si intravedono croci di consacrazione incise nella pietra.


Croce di consacrazione sullo stipite destro

La lunetta superiore ospitava certamente un affresco, oggi perduto per sempre.


lunetta sopra l'ingresso e architrave spezzato

L’architrave in pietra risulta spezzato. Questo particolare ha fatto sì che alcuni ricercatori ipotizzassero una presenza del celebre Ordine dei Cavalieri Templari a San Rocco.
Infatti si racconta che, quando il 18 marzo del 1314, l’ultimo dei Maestri Templari, Jacques de Molay e Geoffroy de Charnay vennero arsi vivi su un isolotto della Senna, presso Notre Dame, gli architravi di tutte le chiese templari si spezzarono di colpo.
Inutile sottolineare che, a riprova che si tratta semplicemente di una leggenda (e nemmeno troppo antica), gli architravi di molte chiese appartenute all’Ordine sono perfettamente integri.

Sulla parete sinistra della navata si scorge un pregevole affresco cinquecentesco (la scritta sottostante reca la data del 1592) con la “Madonna con il Bambino e San Giovannino”, riportato alla luce dal Pacetti nel 2002.


Madonna della Valle

Nel XVI secolo” ha spiegato Giorgio Pacetti “l’affresco ha fatto modificare il nome della chiesetta. Infatti, è attestato che dal 1595 prese ad essere denominata “di San Rocco e della Madonna della Valle””.
Il ricercatore è convinto che sulla stessa parete, coperto dall’intonaco, ci sia anche una effige di San Marco, visto che la chiesa era nota per la devozione nei confronti del santo martirizzato ad Alessandria d’Egitto.


San Rocco e il cane

Ma nella navata, oltre che dalla statua di San Rocco (oggi posta dietro l’altare ma un tempo allocata sotto la conchiglia di San Giacomo presente nella cappella di destra utilizzata anche come ricovero degli appestati) l’attenzione viene catalizzata da una croce patente rossa inscritta di un circonferenza dipinta sulla parete sinistra.


Croce Patente rossa

Anche questo manufatto, ha puntualizzato Pacetti, è stato da qualcuno messo in relazione  con i Templari. E’ vero che il Tempio utilizzò anche quella determinata tipologia di croce; ma, come non ha mancato di rilevare lo stesso Pacetti, “sebbene rinvenuta sotto l’intonaco più recente, la croce patente si trova su una parete della chiesa eretta nel XVI secolo”. Quindi oltre due secoli dopo la fine del potente Ordine monastico-cavalleresco.

Quasi in corrispondenza con questa croce, sulla parete di destra, si nota, dipinto sempre con colore rosso, una sorta di volatile. Per Pacetti rappresenterebbe un aquila, tra l’altro simbolo di Piglio.
Sonia Palombo invece, visitando la chiesa durante l’apertura per la Giornata del F.A.I. del 25 marzo 2012, ritiene di avervi riconosciuto, invece, un pellicano che si squarcia il petto con il becco per nutrire i suoi piccoli.


aquila o pellicano

Rappresentazione allegorica di Gesù Cristo che si sacrifica sulla Croce per la salvezza di tutta l’Umanità. Un interessante esempio di questa allegoria è visibile nella chiesa di Santa Lucia a Frosinone


Chiesa di S Lucia a Frosinone

Questa simbologia, come ho spiegato nel mio libro “Nel segno di Valcento” (2010, Edizioni Belvedere), si ispira anche al “Adoro te devote”, un canto eucaristico, attribuito a San Tommaso d’Aquino, che intona “Pie pellicane, Jesu Domine, me immundum munda tuo sanguine; cuius una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere”.
Il simbolo Cristico del Pellicano è stato ripreso anche da Dante Alighieri nel Canto XXV, vv. 112-114, della Cantica del Paradiso. Dove, descrivendo nel suo immortale Poema l’incontro con San Giovanni Evangelista, rievoca la scena dell’Ultima Cena, quando l’Apostolo chinò il capo sul petto di Gesù. “Questi è colui che giacque sopra il petto/ del nostro pellicano, e questi fue/ di su la croce al grande officio eletto”.

Interessante è pure l’acquasantiera della chiesa. Un vero e proprio “pezzo” archeologico”. Si tratta infatti di una colonna romana il cui capitello è stato scavato per trasformarlo, appunto, in fonte battesimale.


Giorgio Pacetti con il Fonte battesimale

A sinistra dell’altare si torva la cappelletta trecentesca che conserva il gioiello più prezioso della chiesa di San Rocco.
Si tratta di un affresco trecentesco che gli storici dell’arte hanno definito di “scuola giottesca” napoletana.
La Ciociaria è ricca di opere sacre attribuite a Giotto o alla sua “Scuola”. Prima o poi sarà il caso di dedicarvi uno studio approfondito.


Madonna della Libera - S Maria Maggiore - Alatri

In questa sede basta ricordare la celeberrima, ed oggetto di vasta e sentita devozione, Madonna della Libera della Collegiata di Santa Maria Maggiore ad Alatri.


Collegiata di S maria Maggiore - Alatri

La Madonna delle Rose

Tornando alla chiesa di San Rocco, l’affresco “giottesco” ha rivisto la luce nel 1984 e raffigura la Madonna in trono con in braccio il Bambino, attorniata da quattro santi.


Madonna delle Rose

Davanti all’affresco è stata costruita, probabilmente agli inizi del XVII secolo, una cortina in muratura con decorazioni a stucco che l’hanno trasformato in un tabernacolo.


Tabernacolo con l'affresco della Madonna delle Rose

Nascondendolo quasi del tutto alla vista dei fedeli e dei visitatori.
Solo infilandocisi quasi dentro, con le dovute precauzioni e rispetto, è possibile ammirare questo straordinario dipinto.
Sia la Vergine che Gesù stringono in mano un rametto (appena riconoscibile) di “rosa canina”. Da cui l’attribuzione del nome di “Madonna delle Rose”.
Non è questa la sede per dilungarsi sui particolari significati allegorici ed apotropaici e sulle proprietà curative al limite tra medicina popolare e superstizione, che per lunghi secoli vennero attribuiti alla “rosa canina”.
Ad esempio, si riteneva che tenesse lontani i licantropi.
Comunque è interessante notare come nella cappelletta rurale di Piglio tale frutto sia stato messo in relazione con Cristo e la Madonna.


Beato Andrea Conti e S Giovanni Evangelista

I personaggi aureolati posti a sinistra della Madonna sono stati identificati nel beato Andrea Conti, della nobile famiglia da cui discese Papa Bonifacio VIII, e nell’Evangelista Giovanni che regge con la mano sinistra un rotolo di pergamena e con la destra una penna d’oca.


S. Giovanni Evangelista


S. Leonardo

A destra sono stati ritratti San Leonardo, che stringe i ceppi di prigioniero, e Sant’Antonio Abate con il caratteristico bastone a forma di croce del Tau (la “Vera” Croce di Cristo) e la campanella, attributi del Primo degli Abati.


S. Antonio Abate - foto Huller

La scelta dei santi è già di per se peculiare e necessiterebbe di uno studio approfondito per chiarirla del tutto.

I misteri dei graffiti

Ma a suscitare curiosità e numerosi interrogativi sono stati i numerosi di graffiti incisi proprio sull’affresco.
Si tratta di disegni di uomini, animali e simboli.
Tra questi ultimi, uno dei più misteriosi ed interessanti è certamente quello della “Triplice Cinta”.
Il primo esemplare è stato scoperto dalla giornalista Serena Pallone di Frosinone, durante riprese video della “Fiuggiwebtv” in occasione dell’apertura della chiesa per la già citata Giornata Nazionale del FAI.


Triplici Cinte e Segni del Golgota
a destra di S Leonardo - foto Huller

Le altre (finora ne abbiamo contate almeno sei, quattro a destra di San Leonardoe due a sinistra di San Giovanni Evangelista) sono saltate fuori da una analisi attenta e ravvicinata dell’affresco da parte del sottoscritto.


Triplici Cinte a sx di S Giovanni Evangelista - foto Huller

Il simbolo della “Triplice Cinta” è formato da tre quadrati concentrici, con quattro segmenti che collegano i punti mediani dei lati. In alcune versioni esistono ulteriori segmenti che uniscono tra loro gli angoli ed il centro del quadrato. L’osservatore attento vi riconoscerà lo schema del gioco del “Filetto”” ho avuto modo di spiegare ai presenti durante la visita alla chiesa “Ma quello ludico è soltanto l’ultimo utilizzo di questo simbolo. Riscontrabile sin dalla più remota antichità”.
Ho affrontato gli enigmi della Triplice Cinta in numerose pubblicazioni, ed ho sempre sottolineato come nel Medio Evo, questo simbolo sia stato utilizzato sia come gioco che come simbologia, come allegoria, come “segno” apotropaico, anche dai grandi Ordini monastico regolari, da quelli ospitalieri, ed infine da quelli monastico cavallereschi, come i Templari. Ma pure da tutta quella folla di pellegrini che si mettevano in cammino, da ogni angolo d’Europa, persino dalle lontane Groenlandia ed Islanda, recarsi ai Luoghi Santi; in Occidente Santiago de Compostella e Roma, in Oriente Gerusalemme.
Mi si permettano alcune considerazioni;
È decisamente interessante trovare questo simbolo nella cappelletta di Piglio, che come già evidenziato, si trova vicinissima alla via “ Francigena del Sud. La Triplice Cinta, ovunque venga rinvenuta, e nel Basso Lazio è piuttosto diffusa, costituisce sempre un piccolo enigma, aldilà dei significati allegorici più reconditi.
Infatti ogni volta che ne rintraccio un nuovo esemplare, o comunque a me sconosciuto, mi chiedo sempre se sia stato realizzato per divertimento oppure per ben altri motivi. Ovviamente quando si trova posizionata orizzontalmente, su muretti di chiostri di abbazie,


Abbazia di Fossanova (LT) - Triplice cinta sul muretto del chiostro


Sonia Palombo indica la Triplice cinta sul muretto
del chiostro abbazia cistercense di Valvisciolo (LT)

su soglie di edifici,


Castro dei Volsci (FR) - Triplice cinta su soglia di edificio dietro la parrocchiale


Vallecorsa (FR) - Triplice cinta su soglia
della casa natale di Pasquale De Rossi

sui gradini di una chiesa


Alatri - Triplice cinta sulle gradinate della Chiesa di San Francesco


Carpineto Romano - Triplice cinta sui gradini ingresso
della chiesa del Convento delle Carmelitane

o di una scalinata,


Caprile - Fraz di Roccasecca (FR) - Triplice cinta
lungo la scalinata di via di Castelvecchio

è quasi certo che abbia fini ludici.

Mentre quando la si rinviene posta verticalmente si deve supporre che la funzione fosse quella simbolica. Ma rimane, comunque, sempre il dubbio che l’esemplare di Triplice Cinta non si trovi nella sua posizione originaria. Ovvero che il blocco di pietra sia stato riutilizzato e posto in opera verticalmente in un secondo momento.


Pico (FR) -Triplice cinta murata sul Palazzo al civico 3 di via Landolfi


Triplice cinta murata sulla parete esterna
del castello di Fumone (FR)


Fiuggi (FR) - Triplice cinta sul blocco murato verticalmente
su una casa al civico 9 di Piazza Piave

Questo discorso non può valere per le Triplici Cinte scoperte sull’affresco della Madonna delle Rose.


Pavat indica l'affresco con la Madonna delle Rose - foto Elio Huller

Direi che risulta piuttosto difficile giocare a “Filetto” su una parete verticale, ed ovviamente l’affresco non è mai stato in posizione orizzontale!

Ma questi esemplari di Triplice Cinta hanno un ulteriore particolare che li rende ancora più interessanti. Sopra di essi si notano chiaramente delle croci


Triplice cinta con croci
sull'affresco della Madonna delle Rose

Inoltre, sono stati identificati numerosi altri simboli, anch’essi piuttosto diffusi in Ciociaria , in particolar modo presso edifici e luoghi sacri.


Segni del Golgota

Come il “Segno del Golgota”, ovvero delle Croci (in questo caso trattasi di “Croci di Lorena” o “Patriarcali” ovvero con due bracci orizzontali) in cima ad un triangolo più o meno geometrico, che rappresentano il Calvario e quindi la Crocifissione di Cristo.

Oppure il “Centro sacro”, o qualcosa di molto simile, visibile a sinistra della testa di Sant’Antonio Abate.


Simbolo misterioso a sx di S Antonio Abate - foto Huller

O ancora ”stelle” con una punta a forma di freccia, riscontrabili presso siti frequentati dai pellegrini.

Passando alle figure umane, si distinguono pure almeno tre piccoli guerrieri


Figure di guerrieri


Guerrieri

Sulla veste di San Leonardo, poi, è stato graffito persino un cane. Ritratto vivacemente mentre abbaia mostrando i denti. Va ricordato il valore simbolico del cane come custode, come guardiano. Ma potrebbe semplicemente essere una sorta di ex voto di un viandante sfuggito ad un cane poco amichevole.


cane graffito sul vestito di San Leonardo

Sicuramente gli ignoti artefici, forse pellegrini fermatisi in raccoglimento nella cappelletta, non hanno inciso queste Triplici Cinte e gli altri simboli (tutti legati alla sfera del Sacro e del Trascendente) con intenti di spregio nei confronti dell’immagine sacra. Non si tratta di atti vandalici, come purtroppo succede ai giorni nostri, ma testimonianze di devozione, richieste di intercessione nei confronti della Vergine, o semplicemente come attestazioni di una presenza, di “io sono stato qui”!

I grafitti furono notati sia da Pacetti che dai restauratori che intervennero (sotto la direzione del dott. Franco Rossi della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Monumentali del Lazio nel 1991) per salvare l’affresco della Madonna delle Rose, ma evidentemente non venne data la giusta importanza, visto che, a quanto ci consta, non siamo riusciti a trovare una riga su queste importanti testimonianze del passato.
Ma forse qualche nostro lettore potrà darci (magari) una mano in questo senso.
Non dimentichiamo, comunque, l’oggettiva difficoltà nel poter vedere bene l’intero apparato pittorico.
Pacetti, grazie alla segnalazione dello storico dell’arte Valerio d’Angelo (anch’esso li vide per la prima volta durante la Giornata del F.A.I.), li ha paragonati a quelli visibili sull’affresco (però del XV secolo), di un'altra Madonna con il Bambino (Foto 41), dipinta nella chiesa di Santa Maria della Pietà a Fabrica di Roma. (Foto 42)


Santa Maria della Pietà - Fabrica di Roma
foto di Valerio d'Angelo


Fabrica di Roma

Secondo il mio modesto parere nostro i grafitti della Madonna delle Rose della chiesa di San Rocco assumono un valore simbolico ed allegorico di diverso e più notevole spessore.


Triplice Cinta


Madonna delle Rose - Chiesa di S Rocco - Piglio (FR)

Allo stato attuale delle ricerche (a breve partirà una vera e propria mappatura dei graffiti dell’affresco della Madonna delle Rose) possiamo affermare che questo corpus di incisioni e simbologie alquanto enigmatiche costituisce una sorta di vero e proprio unicum nel panorama dell’arte e della simbologia medievale in Ciociaria.
E merita per davvero di essere portato a conoscenza, come tutta la chiesa di San Rocco, di un pubblico più vasto di ricercatori, appassionati e curiosi. I quali potranno pur cimentarsi a loro volta nella ricerca e nella soluzione degli enigmi, che nella chiesetta sono ancora molti.


Giancarlo Pavat e Sonia Palombo

FINO ALL'ULTIMO LABIRINTO

Dalla scoperta del labirinto di Santa Sinforosa ai Trojaborgar del Baltico.

di Giancarlo Pavat & Giancarlo Marovelli, Fabio Consolandi, Luca Pascucci e Fabio Ponzo.

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Valcento
“NEL SEGNO DI VALCENTO. Viaggio nel Lazio meridionale
attraverso le simbologie Templari e degli Ordini monastico
-cavallereschi" di Giancarlo PAVAT, Edizioni Belvedere.

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(c) articolo e fotografie di Giancarlo Pavat e Sonia Palombo


 



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