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Luogo: Luni sul Mignone - Comune di Blera (VT)

Questo luogo appartiene al gruppo:
calendario (solstizio d'estate e d'inverno)
costruzioni anomale
paganesimo/cristianesimo
preistoria

Regione:
Lazio


LA MERIDIANA DI LUNI

Articolo di: Mario Tizi - Archeotuscia


“La meridiana” di Luni è un luogo enigmatico della Tuscia di cui in realtà ci sarebbe poco da parlare, dal momento che non esistono sullo stesso notizie e anche il nome è fittizio. E’ stato infatti proposto dagli amici di Archeotuscia che ipotizzano una connessione del manufatto etrusco con il sole. Se inesistente è la letteratura sulla “meridiana”, però, abbondanti sono gli studi sul complesso al quale appartiene: Luni sul Mignone, interessante sito archeologico per le differenziate evidenze che presenta e per un paesaggio ancora incontaminato.
Studiato dall’Istituto di Studi Classici di Roma negli anni ’60, è collocato su un’altura tufacea delimitata dalla valle del Mignone da una parte e da quella del torrente Vesca dall’altra. Il pianoro di Luni fu abitato fin dall’età del Bronzo. Caratteristiche sono le abitazioni di quel periodo, lunghe capanne rettangolari di cui rimane solo la base, una trincea scavata nel tufo per circa un metro di profondità. I muri perimetrali erano a secco e il tetto di paglia. Si trattava di case collettive in cui abitavano più famiglie. Se l’effetto sicurezza era assicurato da una larga aggregazione di persone, lo stesso non può dirsi dell’armonia tra le famiglie dati gli inevitabili attriti che sorgono facilmente nello svolgimento della vita comune. Le abitazioni della successiva età del Ferro, di cui rimangono diverse tracce, erano infatti capanne ovoidali di forme molto ridotte per un contenuto numero di famiglie.


Di Robin Iversen Rönnlund - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22087159

Un’altra singolarità che presenta Luni è la casa del capovillaggio, collocata sulla punta occidentale del pianoro e parzialmente scavata nella roccia. Annessa alla stessa c’era un luogo di culto preistorico che successivamente venne utilizzato a lungo per la stessa funzione dagli etruschi per trasformarsi poi in “chiesetta” paleocristiana. Nel lato opposto di Luni si trova la nostra meridiana, ambiente ipogeo semicircolare, dalla volta a conca, nella quale una persona alta deve tenere la testa chinata. Lungo tutta la linea delle pareti corre una fascia in cui sono incise, con una direzione convergente al centro, delle linee che non superano la lunghezza di una quarantina di centimetri, intervallate da coppelle. Le linee si ripetono nella parete verticale, ma sfalsate.
La grotta della meridiana ha un ingresso caratteristico. Lo specchio della porta, delle dimensioni adatte a far entrare un uomo, è sormontato infatti da una incisione a forma di tetto che non è raro trovare nei siti archeologici della Tuscia. A destra della stessa è collocato un foro circolare di forma vagamente imbutiforme all’interno di una sagomatura trapezoidale appena accennata. Sotto c’è un altro ingresso, ma realizzato in tempi vicini a noi quando la grotta è stata usata per scopi diversi da quelli originari. Quali potevano essere questi? Quale la funzione dell’ipogeo?


Foto di http://spazioinwind.libero.it/caigenzano/lunisulmignone/index.htm

Tacche e coppelle sul pavimento e sulle pareti suggeriscono la misurazione del corso del sole, così pure il foro circolare. Seguendo questa pista il socio di Archeotuscia Mario Sanna ha controllato la posizione del sole al solstizio d’inverno e a quello d’estate ed ha potuto constatare che i raggi del sole penetrano dal foro e raggiungono le pareti nel primo caso, quando il sole è più basso sull’orizzonte e battono sul pavimento durante il solstizio d’estate. Una conclusione ragionevole a questa verifica empirica è la seguente: la nostra “meridiana” serviva a misurare il corso del sole, fornendo indicazioni per le pratiche agricole e per quelle religiose, nei riguardi delle quali gli etruschi erano legati ad una scrupolosa osservanza.
Non era certo una meridiana, ma era strettamente connesso al solstizio d’inverno un monumento neolitico a qualche migliaio di chilometri da Luni. A Newgrange, a nord di Dublino, un imponente tumulo scavato in più riprese nel secolo scorso, ha l’ingresso orientato verso il punto in cui il sole viene a sorgere nel giorno più corto dell’anno. In questo giorno la luce penetra nel passaggio d’ingresso, scorre brillando lungo il pavimento del corridoio e va ad illuminare l’alloggiamento interno composto da una camera funeraria circondata da altri tre alloggiamenti separati. Dal momento in cui il raggio invade il corridoio fino a quello in cui si ritirerà, trascorrono appena 14 minuti, poi tutto ritornerà di nuovo nell’oscurità.


Foto di http://spazioinwind.libero.it/caigenzano/lunisulmignone/index.htm

Naturalmente a Newgrange non è solo il sole ad avere attirato l’attenzione dell’uomo, perché il complesso presenta una particolare architettura e numerose incisioni dell’arte megalitica come cerchi, spirali, archi, figure serpentiformi, puntiformi, a zig-zag, figure radiali, a stella e linee parallele. Anche le dimensioni sono quanto di più lontano dal manufatto “solare” di Luni. Il tumulo irlandese presenta infatti all’incirca la forma di un tronco di cono irregolare con un asse di 85 metri e termina nella parte superiore con una piattaforma circolare di 32 metri di diametro. Alla base inoltre si sviluppa un circolo di 97 grandi massi posti orizzontalmente, le kerbstones, mentre all’esterno è visibile un anello di 12 pietre che insieme alle altre scomparse formavano una ampia circonferenza.
Nonostante la distanza della piccola “meridiana” di Luni dal tumulo di Newgrange, inserito in un’area giustamente decretata dall’UNESCO World Heritage Site, tutte due ci parlano dell’intelligenza dell’uomo e di quello che ha saputo fare servendosi di strumenti poveri e con il solo aiuto dell’occhio nudo per scrutare il cielo.

 

 


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