LUOGHI DI FORZA

IL NOSTRO LIBRO UFFICIALE!

Aiutaci a crescere. Acquista il nostro libro!





Regioni D'Italia

Luoghi

 



Le simbologie di Ceccano


 

Indirizzo: Ceccano (FR)

Articolo di Giancarlo Pavat - giancarlo.pavat@gmail.com
Fotografie simboli: Roberto Adinolfi

Questo luogo appartiene al gruppo:

enigmi su Gesù (simbologie)
templari

Simboli:
croci potenziate
centro sacro

Regione:
Lazio



Misteriosi simboli graffiti all’interno del Castello di Ceccano (FR) sono recentemente tornati alla luce. A scoprirli è stato Andrea Selvini, giovane guida turistica dell’associazione “Cultores artium”, che si occupa dell’apertura al pubblico dell’antico maniero.


Ingresso del castello con il vessillo dei Conti Ceccano

I simboli si trovano sull’intonaco di diversi ambienti tra cui le stanze un tempo occupate dal “Comites” nel maschio del castello, una delle sezioni più antiche del maniero.


Interno castello di Ceccano

Al momento abbiamo identificato le seguenti simbologie, tutte utilizzate nel Medio Evo;

  • numerosi esemplari di “Croce potenziata” detta anche “ramponata”; ovvero una croce alle cui estremità è presente un segmento perpendicolare che la trasformava in una croce a otto punte


Croce Potenziata su stipite ingresso principale del castello

La “Croce ad otto punte”, come quella “a coda di rondine“ (o “amalfitana” o “Giovannita” perché utilizzata dai “Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme” oggi “Cavalieri di Malta”) detta anche delle “Beatitudini”, rifacendosi alla celebre “Discorso della Montagna” di Gesù, ha un enorme valore simbolico, spirituale ed esoterico. Rimanda ai significati del “Principio ottonario”. L’Otto è un numero sacro in diverse culture e religioni. A questo “Principio” si rifà, nella geometria euclidea, la figura dell’ottagono, che ha otto lati, e otto angoli tutti uguali.


Croce potenziata su arco interno castello

L’Otto (e tutte le figure ed i simboli che come l’Ottagono e la “Croce ad otto punte”, ne fanno riferimento) hanno la valenza di rappresentare ciò che sta a livello intermedio, tra la Terra (generalmente indicata con un quadrato o figure ad esso riconducibili) ed il Cielo (rappresentato da figure circolari o sferiche). Riassume, quindi, il concetto di equilibrio perfetto tra le energie telluriche e quelle cosmiche ma anche quello di rigenerazione, di rinascita. Infatti rappresenta anche Cristo stesso, Dio fattosi Uomo. Risultato quindi del Divino (la sfera, il cerchio) e l’Umano (il cubo, il quadrato). Non per nulla il “Principio ottonario” venne usato come principio base di costruzioni sacre. Come la Moschea di Al-Aqsa, costruita dagli Arabi sui resti del Tempio di Salomone dopo al conquista di Gerusalemme nell’ottavo secolo d.C..


Croce potenziata

La quale diverrà la “Casa Madre” dei Templari, sino alla caduta della Città Santa in mano a Saladino nel 1187. Ottagonale è la pianta della Cappella Palatina (VIII-IX secolo) della carolingia Cattedrale di Aquisgrana, dove si conservano il sarcofago ed il trono di Carlo Magno. Moltissimi Battisteri Cristiani si basano sulla medesima figura geometrica. Come quello di Pistoia, del XIV secolo, progettato da Andrea Pisano. Al cui interno si ammira la “Fonte battesimale” capolavoro di Lanfranco da Como. Con il Battesimo, scriveva Sant’Ambrogio, l’Uomo rinasce a nuova vita mondato dal Peccato Originale.


Croce potenziata

Stesso discorso vale per moltissime chiese a base ottagonale. Come quella del Santo Sepolcro a Pisa. Il teologo greco del IV secolo d.C. Gregorio di Nissa chiamava l’Ottagono “un cerchio con otto angoli”. Per lui, la fondazione di una nuova chiesa, ovviamente a pianta ottagonale, significava dare forma ad un “nuovo Cosmo”. L’Ottavo giorno, il "Dies Domini", è quello in cui Cristo risorse sconfiggendo la Morte per sempre. Lo stesso mirabolante e misterioso Castel del Monte, la “ReichKrone” degli Hohenstaufen, si basa sul "principio ottonario". E quell’edificio, che si eleva solitario sulle arse colline del Mezzogiorno d’Italia, non fu certamente costruito per scopi militari. Castel del Monte come simbolo sacro della Maestà Sveva. Dopotutto Federico II, lo "Stupor Mundi", mirava a compendiare nella propria persona il "Regnum" ed il "Sacerdotium". Essere il vero ed unico intermediario tra il Popolo, la "Cristianitas" e Dio. Nell’Abbazia cistercense di Fossanova (LT) si trova un’acquasantiera in pietra risalente al XIII secolo che ricorda la forma proprio di Castel del Monte.


Croce potenziata su arco interno castello

Un struttura centrale ottagonale con, ad ogni angolo, quelle che paiono delle torri a loro volta ottagone. A Ceccano un manufatto riconducibile al “Principio Ottonario” si trova murato proprio nel Castello dei Conti. Si tratta dell’oculus in pietra che decorava la facciata della cappella gentilizia del castello stesso, oggi scomparsa.


Croce potenziata

Sempre a Ceccano “Croci potenziate” sono visibili anche sugli stipiti in pietra dell’ingresso della chiesa di San Nicola e sulle facce dell’acquasantiera lapidea ivi conservata.
La “Croce potenziata” è stata utilizzata da diversi Ordini monastici, sia secolari che ospitalieri e/o cavallereschi, compresi i Templari. Giova però ricordare che questo famosissimo Ordine monastico-cavalleresco ha utilizzato diverse tipologie di croce; come quella “Patente” (spesso definita erroneamente “Croce Templare”) oppure il “Tau” (la cd. “Vera Croce”, usata anche dall’Ordine di Sant’Antonio, dal Cavalieri ospitalieri di Altopascio e da San Francesco d’Assisi).


Croci potenziate

  • diversi esemplari del cd. “Segno del Golgota”. Il simbolo piuttosto diffuso riproducente una montagna stilizzata di forma triangolare (altre volte può sembrare una specie di panettone) con sopra una croce. Raffigura, appunto, il Golgota, il monte su cui Gesù Cristo venne crocifisso. Citato in tutti e quattro i Vangeli canonici, il monte della Crocifissione deriva il suo nome dal termine ebraico "Gulgolet" che, come l’aramaico "Golgolta", significa "teschio", "cranio". Quindi, come riportato dagli stessi Evangelisti, “luogo del cranio”, forse perché deputato alle esecuzioni capitali, oppure, a ragione della particolare conformazione della collina, che poteva ricordare un teschio. Il nome latino "Calvarius", Calvario, ha lo stesso significato.


Segno del Golgota con croce S Andrea o bipenne

Nel Basso Lazio ho rinvenuto personalmente alcuni esemplari del “Segno del Golgota”. Ad esempio murato su un edificio a Falvaterra (FR), sulla facciata della chiesa di San Francesco a Ferentino (FR), sulla parete di una casa privata in via Umberto I a Priverno (LT), oppure sopra un blocco di pietra del muro di un vecchio edificio di epoca medievale in piazza castello a Sezze (LT). Infine, sul muretto del Chiostro dell’Abbazia di Fossanova (LT). Altri “Segni del Golgota” sono visibili incisi da pellegrini medievali sopra l’affresco trecentesco della Madonna con il bambino conservato nella chiesa di San rocco a Piglio (FR).
Ma come molti altri simboli, il "Segno del Golgota" è stato utilizzato anche ( e sottolineo l’”anche”) dai Cavalieri Templari.


Segno del Golgota con Centro Sacro


Segno del Golgota con Centro Sacro

Alcuni degli esempi più noti del “Segno del Golgota” attribuiti con certezza ai Templari si trovano nella bastide di Domme, regione di Perigord, dipartimento della Dordogna, in Francia. Costruita nel XIII secolo, la fortezza di Domme venne utilizzata, nel 1307, come carcere per alcuni membri del Tempio, dopo gli arresti voluti da Filippo IV il Bello con la complicità del pontefice Clemente V. I Templari, circa una settantina, vennero rinchiusi nelle due torri di guardia della Porta des Tours e vi rimasero per undici lunghi, spaventosi anni, dal 1307 al 1318, ed alla fine, il destino fu per tutti il medesimo. Vennero giustiziati per mano del boia del Re di Francia. Durante la prigionia, i Templari, probabilmente consci di quello che li attendeva, vollero forse lasciare una sorta di messaggio alla posterità, incidendo sui blocchi di pietra delle mura delle torri una serie impressionante di graffiti. Si trovano "Croci potenziate", “croci semplici”, "combinazioni di croci", numerose figure umane dall'incerto significato, ed altri simboli misteriosi.


Segno del Golgota

Tra questi, l’ "asterisco" o "stella ad otto punte", riconducibile al simbolo mediorientale dell’"Alquerque" o “Centro Sacro”. E ovviamente il "Segno del Golgota", forse prefigurante il martirio a cui stavano andando incontro. La certezza dell’attribuzione dei graffiti ai Templari si basa incontrovertibilmente sul fatto che risalgono tutti allo stesso lasso di tempo che vide detenuti i membri dell'Ordine e che è certo che nessuno vi è mai stato tenuto prigioniero né prima, né dopo.
Diversi studiosi chiamano questo simbolo anche “Segno della Commanderia”, ritenendo che indicava la presenza, appunto, di una "Commanderia" (o “Commenda”) dell’Ordine dei Templari.


Segno del Golgota

  • almeno un “Centro Sacro”. Si tratta di un quadrato regolare, con iscritti otto raggi, che formano due "croci greche". Ennesimo evidente il richiamo al simbolismo del numero otto. Una variante del “Centro Sacro” è costituita da due o da quattro quadrati semplici, con gli otto radiali all'interno, affiancati in modo da formare un quadrato più grande. La figura è simile allo schema in cui gli astrologi dell'antichità inserivano lo Zodiaco, ma pure allo schema per il gioco dell’”Arquerque”. Proprio come nel caso degli “scacchi” e della “scacchiera” o in quello dell’altro importantissimo simbolo della “Triplice Cinta”, il fine ludico è stato soltanto l’utilizzo finale del simbolo del “Centro Sacro”. A quest’ultimo sono riconducibili dal punto di vista dei significati allegorici ed esoterici anche i simboli come l'asterisco o la "Stella Polare” che è una “Stella ad otto punte". Tutti i simboli, possono essere letti ed interpretati, e quindi essere validi, su più livelli. Possono svelarci significati soltanto apparentemente in contrasto tra loro. Questo perché pur traendo origine da archetipi comuni a più culture, sono stati successivamente mediati attraverso stilemi propri di ognuna di queste. Il "Centro Sacro" è presente tra i graffiti attribuiti ai Templari prigionieri nel Castello di Chinon in Francia. Pe rimanere nel territorio afferente o limitrofo all’antica Contea di Ceccano, esemplari del “Centro Sacro” sono visibili, solo per fare qualche esempio, sull’arco del castello di Amaseno (FR) o nel Chiostro dell’abbazia di Fossanova (LT).
  • probabili “Asce Bipenni” o “a doppio taglio”; antichissimo simbolo di Potere e di Forza sin dalla remota Età del Bronzo. Celebri le “asce” o “Scuri bipenni” rinvenute a Creta e risalenti alla Civiltà Minoica. Per molto tempo si è ritenuto che dal termine greco λάβρυς, lábrys, per indicare appunto l’ascia, fosse nata la parola Labirinto. Anche alla luce del fatto che quello più celebre di tutti i tempi è quello del Mito di Minosse, Teseo, Arianna, dedalo e il mostruoso Minotauro. Quindi il Labirinto sarebbe stato il “Palazzo dell’Ascia bipenne”, ovvero il Palazzo reale di Cnosso. Nel libro “The palace of Minos at Cnossos” del 1935, A.J. Evans (1851-1941), il celebre archeologo inglese a cui dobbiamo la scoperta di Cnosso e della Civiltà Minoica-Cretese, spiegò come dal disegno di una “Ascia Bipenne” stilizzata si possa ricavare la pianta di un Labirinto. Quindi il Labirinto sarebbe stato il “Palazzo dell’Ascia Bipenne”. Oggi tale spiegazione etimologica non è più accettata dagli studiosi in quanto in greco antico “ascia” si diceva πέλεκυς, pélekys e non λάβρυς, lábrys.


Crismon o Scure Bipenne

L’”Ascia Bipenne” raffigurerebbe invece l’utero femminile. Quindi simbolo della “Grande Madre”, venerata in età arcaica in tutto il bacino del Mediterraneo.
Paradossalmente l’”Ascia Bipenne” è pure un simbolo “maschile” di Potere. Infatti rappresentava pure le grandi corna lunate dei tori sacri. Simbolo della stessa monarchia isolana.
Nella Grecia classica la “Bipenne” era associata al simbolismo del fulmine, attributo di Zeus. Ma non solo. Pure altre divinità pagane, ad esempio Thor uno degli “Asi” scandinavi, dio del Tuono e della Tempesta impugnava un’”Ascia a doppio taglio”. Quindi un “Arma Sacra”, “Oggetto di Potere”, “di Forza”. Nonostante l’avvento del Cristianesimo nelle regioni più settentrionali d’Europa attorno all’Anno Mille, simili simbologie non scomparvero ma vennero mutuate anche dalla nuova Religione e si diffusero per tutto il Medio Evo, soprattutto nei paesi di lingua e cultura germanica.

  • moltissime “Lance di Longino”. Questo simbolo raffigura la celebre “Lancia Sacra” ((in latino Lancea Longini e in tedesco “Heilige Lance, letteralmente “Sacra Lancia”), detta anche “Lancia del Destino”, conservata nella Weltliche Schatzkammer dell’Hofburg di Vienna. Si tratta di uno dei simboli e delle reliquie più importanti del Sacro Romano Impero, e fa parte del tesoro imperiale asburgico.


Lancia Longino

Si tratta della parte superiore di una “lancia alata” lunga 50,7 centimetri risalente al VII–VIII secolo d.C.. L'asta in legno è andata perduta già in epoca medievale. Sulla lama è applicata una sezione a forma ovale, lunga 24 cm e larga nel punto massimo 1,5 centimetri, in cui è inserito un sottile pezzo di ferro (chiamato “spina”) che secondo la tradizione è uno dei chiodi della Crocifissione. La “Heilige Lance” viene chiamata “di Longino” in quanto nel Medio Evo venne ritenuta essere l'arma con cui il centurione Longino avrebbe colpito il costato di Cristo sulla Croce. Il nome del soldato romano non compare nei Vangeli Canonici bensì in quelli Apocrifi e in racconti agiografici più tardi. In particolare il cosiddetto “Vangelo di Nicodemo” e negli “Atti di Pilato” entrambi del tardo III secolo d.C..


Lancia Longino

Secondo varie leggende, questa Lancia sarebbe stata rinvenuta da Maurizio, il soldato romano, poi elevato agli onori degli altari (si festeggia il 22 settembre ed è il Patrono degli Alpini), fattosi massacrare assieme a Sant’Alessandro ed agli altri commilitoni della “Legione Tebana” per essersi rifiutati di sacrificare agli dei pagani. Successivamente la "Sacra Lancia" sarebbe finita nelle mani dell’Imperatore Diocleziano e poi di Costanzo Cloro, padre di Costantino. Quest’ultimo l’avrebbe impugnata durante la battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312 d.C. contro l’usurpatore Massenzio. La stesso scontro in cui i Legionari Romani agli ordini di Costantino, fregiarono i propri scudi con il Monogramma di Cristo. Da quel momento la Lancia divenne un attributo della "Potestas" e "Divinitas" degli Imperatori Romani Cristiani. L’avrebbe impugnata anche il generale romano Ezio, il 20 giugno del 451 d.C., durante la battaglia dei Campi Catalaunici, nei pressi dell'odierna Châlons-en-Champagne in Francia, contro gli Unni di Attila, in quella che fu l’ultima vittoria delle Legioni romane. Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, la Reliquia sarebbe passata alla stirpe Carolingia. Ovviamente venne brandita sia da Carlo Martello, durante la battaglia di Poitiers nell’ottobre del 732, che dal nipote Carlo, Primo Sacro Romano Imperatore, passato alla storia come “Magno”. Da Carlo Magno, l’”Heilige Lance” passò a Ottone I° ed agli altri Imperatori della "Casa di Sassonia" e poi agli Svevi, diventando, come già accennato, la più importante reliquia dell’Impero.


Lance di Longino

Una "Lancia Sacra" stillante il sangue di Cristo compare pure in letteratura, nel cosiddetto "Ciclo Arturiano", ove, nel castello del Re Pescatore, viene portata in processione assieme al Graal alla presenza di Parzifal.
Tralasciando la leggenda e le tradizioni agiografiche e letterarie dal punto di vista storico la prima notizia della conservazione di una Lancia detta “di Longino”, la troviamo nel racconto di un pellegrino italiano, Antonino da Piacenza, recatosi in Terrasanta nel VI secolo, che la vide nella Basilica del Monte Sion a Gerusalemme. Ma già Cassiodoro (485-585), almeno mezzo secolo prima, nel suo “Expositio in Psalterium” ne attestava l’esistenza. Quella vista da Antonino da Piacenza è con tutta probabilità la “Lancia” che nel 615 d.C., dopo la conquista di Gerusalemme da parte del re persiano Cosroe II, venne portata in salvo a Costantinopoli. Dopo la conquista della capitale dell’Impero Romano d’Oriente da parte dei “Crociati” occidentali nel 1204, la “Lancia” entrò nelle disponibilità dei cosiddetti “Imperatori Latini d’Oriente” che si erano insediati a Costantinopoli. Uno di loro, Baldovino II (1217-1273), la donò nel 1244 al re di Francia Luigi IX poi santificato dalla Chiesa. Con Luigi IX la “lancia” arrivò in Francia e venne custodita nella Sainte-Chapelle a Parigi, da dove scomparve per sempre durante la Rivoluzione Francese.
Ma quella di Vienna e quella perduta di Parigi non sono le uniche “Lance di Longino” presenti in una chiesa o cattedrale europea. Ad esempio in Armenia, a Bari, a Cracovia e a Roma.
La “Lancia Sacra” conservata nella Cattedrale di Echmiadzin, la città più sacra dell'Armenia in quanto sede del “Catholikos”, ovvero il capo della Chiesa apostolica armena, posta a circa 20 chilometri a ovest della capitale Yerevan, secondo la tradizione locale sarebbe quella scoperta ad Antiochia durante la Prima Crociata (1095-1099).


Lancia di Longino

Dell’esemplare del capoluogo pugliese non si sa molto ma si ritiene che sia la classica falsa reliquia realizzata nel Medio Evo. Quella di Cracovia è una copia dell’Heilige Lance di Vienna fatta fare attorno all’Anno Mille dal Sacro Romano Imperatore Ottone III.
Quella conservata a Roma è invece la “Lancia Sacra” che il sultano Bajazet inviò in dono a papa Innocenzo VIII (Giovan Battista Cybo, 1484-1492) nel marzo del 1492. Gli emissari del Sultano con la "Lancia" miracolosa vennero ricevuti ad Ancona dall'Arcivescovo di Arles Niccolò Cybo e dal Vescovo di Foligno Luca Borsiano e la preziosa reliquia giunse a Roma tra due ali di folla in tripudio. Innocenzo VIII, sebbene sofferente (sarebbe morto qualche mese dopo) le andò incontro alla "Porta del Popolo" e la volle depositare nei suoi appartamenti privati. Poi si fece eternare mentre impugna la “Lancia Sacra” nella statua del proprio mausoleo,  (realizzato da Antonio del Pollaiolo nella Basilica di San Pietro.


Lancia di Longino

Ma è soprattutto la “Heilige Lance” viennese, quella che più di tutti gli altri esemplari di “lance sacre”, ha mantenuto intatto l’alone di misticismo ed esoterismo. Diversi ricercatori sono convinti che sia quella la “Vera Lancia” della Passione  e che di fatto sia (come tante altre “Armi sacre” non solo Cristiane) un “oggetto di Potere”. Ovvero un manufatto capace di donare invincibilità o altre doti sovrumane al possessore. Non per nulla, a conoscenza dell’aura magica e dei poteri ad essa attribuiti, vi pose sopra gli occhi Adolf Hitler. Nel 1938, dopo l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, se ne impadronì facendola portare a Norimberga, la “città santa” del misticismo nazista. La “Heilige Lance” venne posta prima nella chiesa di Santa Caterina, poi, per proteggerla dai bombardamenti, venne nascosta in un bunker segreto costruito appositamente sotto la Ober Schmied Gasse, il “Vicolo superiore dei fabbri”. Hitler era convinto che il Reich non avrebbe mai potuto essere sconfitto finché la “Lancia” fosse rimasta in mano sua. Il 30 aprile del 1945, poco prima che Hitler si suicidasse nel bunker sotto la Cancelleria a Berlino, i soldati Americani del generale Patton entravano a Norimberga e recuperavano la “Heilige Lance”, che venne restituita all’Austria nel 1946. Secondo alcuni ricercatori, però, si tratterebbe di una copia. Quella vera sarebbe nascosta in un luogo segretissimo degli Stati Uniti.


Lancia e croce potenziata

Tornando ai graffiti del castello dei Conti di Ceccano, la presenza della raffigurazione della “Heilige Lance”, in un numero così elevato, ha suscitato immediato interesse, proprio per le valenze ed i significati che adombra ed i nuovi orizzonti di ricerca storica che sembra palesare.
Ad esempio il professor Giuseppe Fort, docente universitario nonché archeologo medievista, che ha scavato siti templari e crociati in tutta Europa nel Mediterraneo orientale, dopo aver avuto modo di visionare le fotografie dei graffiti, ha espresso un primo parere decisamente stuzzicante.


Lance di Longino

I simboli nelle foto sottopostemi sono quasi sicuramente Templari. Le “Lance di Longino” (ma pure il “Golgota” e le “asce bipenni”) potrebbero fare pensare ad una presenza o un passaggio di pellegrini provenienti dal Nord (Inghilterra, Germania, Paesi Scandinavi) per cui la cosa si fa molto interessante. Penso che siamo di fronte a presenze di pellegrinaggio nordico da mettere in relazione a roccaforti templari e a personaggi del Nord Europa, come forse la chiesa dei Franconi a Veroli”.
Allo stato attuale delle conoscenze, le “Lance di Longino” (così come le “Asce Bipenni”) scoperte nel castello dei Conti, sembrano costituire un vero e proprio unicum nel Lazio e nell’Italia centrale.


Lance di Longino

  • un “pesce, forse l’antichissimo simbolo cristiano per indicare Cristo. È noto che i primi Cristiani, subendo ancora l’influsso della religione ebraica, che aborriva le immagini, non rappresentarono mai Cristo con le sue sembianze umane. Bensì mediante allegorie e simboli. Come la figura del “Buon Pastore" (ispirato all’"Hermes crioforo" della mitologia e dell’arte greco-romana), che reca sulle spalle una pecorella e simboleggia Gesù salvatore delle anime. Più tardi Cristo apparirà anche come un giovane imberbe (ad esempio nel mosaico del IV secolo d.C. nella Basilica di Santa Costanza a Roma, ma persino nel IX secolo, in alcuni "Evangeliari carolingi", si trova un Cristo giovanissimo e dalle guance glabre), per indicare il suo essere "Senza Tempo", la sua dimensione eterna e quindi Divina. Ma vennero utilizzati anche moltissimi simboli. Come la “Colomba”, “l’Orante”, che tra l’altro con le braccia aperte ricorda la "Croce del Tau”, oppure “l’Ancora”, “l’Alfa e l’Omega” che sono rispettivamente la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. Ed infine il disegno di un “pesce” in quanto in greco pesce si dice IXTHYS, “Ichtùs”, e queste lettere sono l’acrostico della frase “Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr”, ovvero “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.


Lancia di Longino

Sulle pareti del castello è stata individuata pure una scritta forse in caratteri medievali ma quasi illeggibile. Nonché alcune sinopie di colore rosso in cui si intravedono personaggi con cappucci, forse monaci ed altre figure astratte dalla difficile lettura, anche a causa del pessimo stato di conservazione.
Aldilà dell’interpretazione dei simboli e di chi, nel corso del Tempo, li ha utilizzati, l’attribuzione delle incisioni ceccanesi appare al momento decisamente non semplice.
Il Castello, che sorge sul sito dell'acropoli volsca di Fabrateria Vetus, è stato per secoli sede della famiglia comitale dei Da Ceccano. Illustre schiatta di origine germanica, discendente con tutta probabilità da quel Petronius Ceccanus (proprio da costui la cittadina avrebbe preso il nome nel VII secolo) da Capua, padre del papa Onorio I (pontefice dal 625 al 638e probabilmente nativo di Ceprano). I Conti di Ceccano riuscirono tra il XI ed il XV secolo (quando la stirpe si estinse) a creare un potente stato territoriale nel Basso Lazio (a cavallo tra le attuali province di Roma, Frosinone e Latina) all’interno del Patrimonium Sancti Petri, ovvero lo Stato della Chiesa. Visceralmente ghibellini, si allearono con gli Svevi contro i pontefici, combatterono a Tagliacozzo con lo sfortunato giovane Corradino di Svevia a Tagliacozzo contro gli angioini, furono i promotori della congiura contro papa Bonifacio VIII poi passata alla storia come “Lo Schiaffo di Anagni”. Ma i componenti di questa importante e misconosciuta (forse una sorta di damnatio memoriae da parte della Chiesa di Roma) stirpe non furono solo coraggiosi guerrieri. Generosi mecenati, concorsero a sviluppare le arti, finanziarono chiese e monasteri tra cui l’abbazia di San Galgano, quella della Spada nella Roccia in Maremma. Furono abati cistercensi di Fossanova e cardinali di Santa Romana Chiesa che si occuparono della politica europea.
Il cardinale Giordano de Ceccano, giusto per citarne uno, fu amico e consigliere di Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra e venne incaricato dal Papa di studiare gli scritti del cistercense Armagh Malachia (quello della famigerata “Profezia” sugli ultimi pontefici) morto in odore di santità o di eresia.
Quindi appare chiaro che una simile potente e complessa famiglia fu in contatto certamente con ambienti e personaggi permeati di simbolismo esoterico. Ai quali si potrebbero ricondurre i graffiti scoperti da Selvini.
Il fatto che, come si è visto nell’analisi dei simboli rinvenuti, alcuni di questi siano stati utilizzati anche dai Cavalieri Templari (probabilmente presenti a Ceccano nella chiesa gotica di San Nicola) può far ipotizzare che siano loro gli artefici. Oppure vanno attribuiti a pellegrini (come ipotizzato dal professor Fort), ovviamente d’alto rango, provenienti dall’area germanica, ospiti dei Conti.
Il problema maggiore è che dopo la fine della stirpe dei De Ceccano, il maniero venne utilizzato come carcere sino al 1973. Pertanto alcuni graffiti, quelli su intonaci che in base alla sequenza di stratificazione, sembrano più recenti, potrebbero essere riconducibili ai detenuti o alle guardie. È vero che in altri ambienti del castello, i corpi di fabbrica successivi a quelli medievali sono stati scoperti graffiti e scritte indubbiamente opera dei carcerati. Ma al momento sembrerebbe altamente improbabile (ma non impossibile) che detenuti del XVII, XVIII, XIX e XX secolo abbiano inciso simboli medievali.


Croci

Ad aumentare l’incertezza e l’alone di mistero concorrono altri simboli rintracciati altrove nel castello. Ad esempio due croci potenziate, la prima incisa su un blocco di tufo di uno degli archi delle stanze medievali restaurate, l’altra scolpita sullo stipite sinistro in calcare del portale d’ingresso del maniero. Infine, sempre presso l’ingresso, sopra un blocco in peperino a terra sembra esserci scolpita una Croce di Lorena o una Triplice Cinta.
In ogni caso, aldilà di chi siano gli autori, gli enigmatici graffiti del Castello dei Conti di Ceccano, possono costituire un indubbio richiamo non solo per i ricercatori della tematica ma pure per appassionati e turisti di argomenti misteriosi. A mio modesto parere, si tratta di una occasione davvero imperdibile per il rilancio, non solo culturale, della città di Ceccano.

 

 


Luoghi Misteriosi collabora con:

Interviste


Argomenti

Simboli


Il portale dei Luoghi Misteriosi
www.luoghimisteriosi.it - info@luoghimisteriosi.it

Il portale dei Luoghi Misteriosi (english version)
www.mysteriousplaces.it

® Luoghi Misteriosi
Luoghi Misteriosi è un marchio registrato
è vietato copiare il contenuto di questo sito senza l'approvazione dei relativi autori
per utilizzo di foto, testi, contenuti contattare info@luoghimisteriosi.it

I nostri libri

Negli ultimi anni siamo cresciuti molto contando sempre sulle nostre forze per dare visibilità a luoghi poco conosciuti del nostro bellissimo paese.

Adesso abbiamo bisogno del tuo aiuto affinchè possiamo crescere ancora di più.

Aiutaci a crescere! Acquista il nostro libro!

I nostri siti


Sito consigliato da

 

 

Centro regionale
Beni Culturali Abruzzo

Multimedia