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Un baphomet in un palazzo gentilizio?


 

Luogo: Ceccano (FR)

Articolo e fotografie: Marco Di Donato - marco-didonato@alice.it


Questo luogo appartiene al gruppo:

alchimia (simboli)
animali

Simboli:
simboli (tridente)

Regione:
Lazio



La simbologia è il linguaggio più antico che l’uomo conosce. Spesso, nella raffigurazione delle immagini vengono racchiusi pensieri e parole che non sempre possono esser dette ma che di fatto contengono precisi messaggi a chi era in grado di poter leggere e decifrare tali emblemi. Non di rado, tra le “righe” dei vari simboli, venivano nascosti messaggi dissimulati dal profondo significato.
È questo il caso di un singolare simbolo presente su di in un antico palazzo di Ceccano (FR) il quale, se da un lato sembra rappresentare il classico simbolo di un’antica casata, dall’altro lato pare nascondere un emblema la cui visione fa scorrere un brivido di freddo lungo la schiena di chi lo nota.

A primo acchito, dall’esame di questo simbolo, è facile scorgere un “giglio” il cui significato trova fondamento, non tanto nell’araldica classica, quanto nei riferimenti alle vicende bibliche cui fanno relazione molti miti, leggende e allegorie.
Purtuttavia, a partire dal 1200, il giglio, anche detto “fleur de lis”, lo troviamo associato alla famiglia monarchica francese con il triplice significato di perfezione, luce e vita. Molti studiosi hanno anche discusso sul significato intrinseco ed estrinseco di tale simbolo, spesso associabile al fiore di loto o addirittura ad un tridente.
E proprio a un tridente sembra essere associato il simbolo che si trova sul petalo centrale del “giglio” se non fosse che di fatto rappresenta i “tre chiodi della crocifissione”, ossia uno dei 5 simboli che insieme alla croce, alla corona di spine, all’iscrizione INRI ed alla lancia (di Longino) rappresentano i 5 simboli della Passione di Cristo.

Ma al di la di tale aspetto, come abbiamo detto in precedenza, ci sono delle volte in cui alcuni simboli vengono dissimulati, ossia resi visibili solo a coloro i quali avessero determinate conoscenze. E potrebbe essere questo il caso del simbolo in questione.
Di fatto, se osserviamo bene tra le righe, sembra esservi scorgere un particolare simbolo carico di significato che al tempo stesso incute timore: ossia il “capro”.
Tale simbolo chiaramente occultato e leggibile solo agli iniziati, denota come la Famiglia che qui vi abitava aveva particolari conoscenze iniziatiche e gnostiche. Infatti, così come ci riferisce lo studioso brindisino Stefano Hedo Erario, il capro racchiuso nel pentalfa rovesciato era sinonimo di penitenza e quindi inteso come “capro espiatorio” mentre il pentalfa con il verso sul lato superiore indicava il Salvatore (laicamente e alchemicamente detto l'eterico ossia l'uomo eletto). Gli gnostici lo chiamavano "Blazing star" ed era associato ad alcuni procedimenti alchemici o "magici".

Il capro, simbolo mefistofelico per eccellenza, nella demonologia medievale indicava Satana che durante i sabba infernali assumeva sembianze caprine, con corna e piedi bifidi. Di fatto al simbolo del capro è associato anche il significato di fertilità e l’accezione negativa proviene proprio da tale concetto che a sua volta deriva da una credenza dell’Antica Grecia che riponeva in tale animale l’emblema di fertilità e prolificità. Per tale motivo, nel Medioevo, ritenendo che tale simbolismo spingesse a rapporti sessuali incontrollati, l’Inquisizione ha associato tale ideologia a quella dei rapporti orgiastici con il Demonio ed alle Streghe, facendo così assumere a tale simbolo una forte accezione negativa.
A tale simbolo viene inoltre associata anche un’enigmatica figura, molto spesso studiata non solo dagli “addetti ai lavori” ma anche da semplici appassionati: parliamo del “Baphomet”. Tale simbolo è spesso presente nella storia dell’occultismo e viene anche associato ovviamente (in senso ironico) ai Cavalieri Templari e alla Massoneria.
Varie sono le origini sul nome del “Baphomet”, secondo alcuni sarebbe legato ad una storpiatura di “Maometto” e per questo riconducibile ai Cavalieri Templari  i quali – secondo le accuse – strinsero forti legami proprio con i Musulmani a tal punto da adorarne Maometto e quindi Baffometto (Baphomet). Secondo altri, invece, nel Baphomet sono racchiusi i tratti più comuni delle divinità pagane le quali venivano raffigurate sempre con lunghe corna. Per tale motivo si dice che Diavolo e Baphomet hanno forse un’origine comune.

A questo punto, facendo un passo indietro, potremmo addirittura ipotizzare che quello presente sul petalo centrale del giglio non sia il simbolo dei tre chiodi della crocefissione ma bensì un tridente e ciò andrebbe a confermare il fatto che ci troviamo dinnanzi ad un simbolo composito e visibile in un doppio modo: un giglio con i tre chiodi della crocefissione per chi l’osserva “distrattamente”, un capro con il tridente per chi ha una conoscenza profonda della via iniziatica.
Ovviamente, com’è prassi di chi vi scrive, non si vuol dar nulla per certo e scontato, ma semplicemente un ventaglio di idee e ipotesi sulle quali ragionare. D’altronde come diceva Eraclito: “non troverai mai la verità se non disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi.


il ricercatore Marco Di Donato

Per approfondimenti:

www.iltempiodeicaracciolo.onweb.it

 

 


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