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LUOGO: MURA MEGALITICHE

 
FROSINONE - LA CITTA'
FROSINONE ERA...



CONCORSO MEGAL(M)ITI E MEGAL(M)ITICHE

VINCITORE PREMIO 4 ° CATEGORIA

PAOLO RUGGERI
"Frosinone era..."

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FROSINONE ERA…
Cenni di storia perduta

Sarà capitato anche a voi,..trovarvi a passare per la splendida pianura irregolare della Valle del Sacco, proprio nel suo centro, ed attraversare le ridenti vegetazioni della campagna che ancora oggi cinge la vecchia Via Casilina, nel tratto che, combaciando con la mitica Via Latina, accompagna i viandanti in direzione sud, nella tratta Ferentino Frosinone.
Scendendo gradatamente fino a trovarsi di fronte alla collina su cui si affaccia il campanile della città capoluogo della Ciociaria, lo sguardo si avvolge attorno alla sfolgorante costruzione che accende di luce il centro storico, un palazzo che si staglia enorme, quasi fosse una piccola fortezza, candidamente posta sul punto più alto della collina di arenaria che costituisce il nucleo della antica Frusino.
Quello che rapisce l’occhio, man mano che ci si avvicina, è la solitudine dello stesso palazzo nel panorama, questo è infatti l’unico edificio che svetta per mole e per bellezza.
All’occhio incuriosito di un amante delle antichità non può sfuggire la sua posizione dominante sul territorio circostante e la inconfondibile riconoscibilità dell’opera architettonica creata per destare attenzione.
Allo stesso modo, ad una prima analisi, appare troppo moderna la sua estetica forma per combaciare con l’idea di antica fortezza che indissolubilmente possiede.
Per spiegare meglio al curioso visitatore di cosa si tratti non resta che attivare, come in una ricerca al computer, un moderno zoom, ponendo l’obiettivo sulla monumentale opera in questione, per descrivere in un solo respiro il segreto che avvolge il centro storico di Frosinone e la maestosa sede dell’odierna prefettura.
L’attuale sede istituzionale infatti non può che essere il risultato della ricostruzione moderna di un palazzo ben più antico.

Prima di proseguire la narrazione preciso che in questo racconto sibillino che concitatamente mi accingo a completare, non si trovano tante date disseminate come briciole di pollicino sulla strada della verità.
Come avrebbe voluto Erodoto, troverà spazio in queste poche righe, un passato tramandato oralmente dagli anziani nati e cresciuti sulla rocca, perchè lo storiografo deve anche ascoltare i vecchi savi del posto per non perdere la loro conoscenza.
Si dice che lì dove oggi è collocata Piazza della libertà, proprio di fronte alla chiesa di San Benedetto, tra le più antiche della città, vi fosse un castello che aveva maestose mura e due grandi torri, all’interno del quale erano state costruite tante segrete e tanti locali per la raccolta delle armi, degli animali, e di ogni altro tipo di approvvigionamento necessario per resistere agli assedi più ardui.
Sembrerà un eresia ai detrattori della nostra città, eppure, fu proprio così, moltissimi anni fa per “guardare” tutto il territorio circostante da una posizione di supremazia e scoraggiare anche il più temibile dei nemici, a Frosinone, era stato eretto un palazzo circondato da mura, in seguito distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli da diversi padroni potenti, più o meno amati dalla cittadinanza.
Un affresco restaurato da poco, presente nella piccola e meravigliosa chiesa ottagonale posta a sud, appena fuori del centro storico, chiamata Madonna della delibera, (dapprima dedicata a San Magno), può rappresentare lo splendore dell’antico castello frusinate esistito e sicuramente temuto nel medio evo per esser non un semplice orpello architettonico cittadino.

Basterebbe questo a lasciarci erroneamente ipotizzare che, proprio durante l’epoca oscura, vista la copiosità degli attacchi subiti dai comuni italiani a causa delle continue ordalie compiute da predoni barbari, la costruzione delle mura e di un palazzo a difesa dei punti strategici della città per scopi difensivi sarebbe stato ciò che effettivamente successe.
Amici, faremo bene a fondare un dubbio su tali tesi perchè, sarebbe davvero illogico pensare che precedentemente al medio evo sulla cima della collina non ci fossero le mura ed il palazzo.
Infatti, se leggiamo attentamente le notizie, divulgate anni addietro da un nostro caro concittadino, l’erudito Giuseppe De mattheis (1806 d.c.), troveremo riscontri sull’antica frusinone nell’anno di Roma 648 (105 a.c.).
Il famoso Tito Livio, narrava di alcuni prodigi accaduti in città, precisamente, sulle sue mura e sul suo palazzo incredibilmente bersagliato da sassi caduti dal cielo (meteoriti?) :”.. murus aliquot locis, et porta de coelo tacta; in Palatio lapidibus pluit.”; aggiungendo la personale intuizione che si parlasse del palazzo dell’antica prefettura romana.

Della rocca, sappiamo per certo che fu sede in altre epoche anche del governo dello stato pontificio e vi stazionò l’intero contingente francese durante l’occupazione del famoso generale Championet.
Forse proprio per questi ultimi episodi la sua magnificenza non rimase stagliata nei cuori dei cittadini, infatti successivamente agli invasori francesi, durante l’unificazione dell’Italia, essendo questa città sede di una fervente carboneria e di repubblicani convinti, fu più volte svuotata e rastrellata da tutti i dissidenti ivi giudicati e rinchiusi.
Qualcuno, solo qualche anno addietro, mi raccontava che in quei tempi, di notte, durante le torture subite dai condannati, tutto il paese ascoltava impietrito le urla e gli strilli dei poveri eroi del Risorgimento, in quanto erano talmente forti e stridenti da riuscire a risalire dai sotterranei di piazza della libertà ove oggi è collocato non a caso un monumento ai Patrioti Italiani.
Lo stupore che colpisce chi nulla sapeva di tanta tradizione fa strada all’idea di una roccaforte davvero importante per i tempi, tanto da esser abbellita anche da una facciata disegnata da Michelangelo in persona.
Pare che l’artista con il suo seguito, proprio per omaggiare la sede pontificia di Frosinone, disegnò la facciata con colonne doriche, durante il suo periodo di soggiorno curativo presso le terme della vicina Fiuggi.
Dell’antica cittadella ora conosciamo qualcosa di più saporito e curioso, ma tale nozione funge solo da trampolino per altre storie più antiche non scritte, tutt’ora udibili per le vie dell’antico borgo, infatti proprio dalle segrete del palazzo e dalla costituzione arenaria della roccia su cui fu fondata la amata “frusna” trae spunto la leggenda che narra di alcuni cunicoli antichissimi e segreti, utilizzati in vari modi nel corso dei secoli.
Si narra dell’esistenza di un intero reticolo di passaggi interrati che celatamente si districa tra camere sotterranee vicine e contigue posizionate sotto l’odierna pavimentazione.

Dalla prefettura verso la cattedrale di Santa Maria, attraverso tutti i palazzi più antichi del centro storico, corre da sempre l’acqua, il bene più prezioso, che veniva raccolta in tante cisterne (romane e forse preromane) per garantire la sopravvivenza anche nei periodi più bui.
Inoltre in tutta la zona compresa un tempo dalle mura (probabilmente romane) che sono parzialmente visibili ancora oggi, l’esistenza di alcune “cantine-segrete”, testimonia il collegamento sotterraneo tra le case e l’antica collegiata.
La pianta dei cunicoli non esiste ma le testimonianze tramandate fanno riferimento a trafori della collina da parte a parte, passaggi segreti sia nella parte bassa, sia sulla sua cima.
Nell’ultimo conflitto mondiale gli Alleati bombardarono tutto il centro storico distruggendo grandi magazzini localizzati in via Giovani Amendola, anche questi locali possedevano passaggi nella montagna.
La nostra rocca poggia evidentemente su una gigantesca groviera di fango consolidato?
I cunicoli sono nati per il naturale sfogo delle acque o sono stati scavati dall’uomo?
Tali passaggi vennero scavati in corrispondenza del percorso del sole o delle stelle nella volta celeste sovrastante?
Chi ha usato questi cunicoli nei secoli?
Io ritengo possibile che l’uomo antico, che abitava la zona da sempre, conoscendo la facilità di ricavare sentieri nell’arenaria, abbia praticato trafori, cunicoli e sentieri interrati (gli Etruschi hanno lasciato testimonianze di questo tipo nei loro luoghi sacri utilizzati per il culto della Madre Terra,etc.).
Inoltre secondo la tesi del De Mattheis che colloca Frosinone tra le città ciociare di diritto più antiche del Lazio, va precisato che la stessa era città dei Volsci e non degli Ernici, considerata certamente dai romani “dura” ed indomabile.
L’attuale Cattedrale poggia sull’antica Acropoli, proprio dove un tempo era collocato il tempio dedicato a Marte, il più importante della antico centro.
Nonostante qualche roccia dell’antica cinta muraria sia presumibilmente posta come base dell’imponente campanile medievale, oppure utilizzata come materiale di riempimento in altre zone limitrofe, non si rintracciano altre testimonianze o reperti, né rocce megalitiche.
Un masso di grandi dimensioni scolpito in basso rilievo, raffigurante una protome bovina, attualmente adagiato all’aperto, senza alcuna protezione e rispetto, nel parco delle colline, sembra l’unico sasso residuo degno di nota, rinvenuto durante gli scavi presso via Roma non lontano dall’anfiteatro.
Per quanto riguarda la parte bassa del capoluogo sono state scoperte alcune necropoli preromane, e da ultimo vicino a piazzale De Matteis sono riaffiorate le terme romane con mosaici ancora intatti, probabilmente risalenti all’età in cui venne creata una colonia di veteres romani.

In alcuni studi recenti incentrati sulle tecniche costruttive di mura poligonali (MAGLI) apparentemente realizzate dal popolo dei Pelasgi, chiaramente identificati fin dall’antichità dagli storici e storiografi con l’appellativo di “costruttori di mura”, si va chiarificando la capacità di questi popoli di apportare progresso anche per l’approvvigionamento dell’acqua alle acropoli e ai campi agricoli sottostanti, con la costruzione di cunicoli che ancora oggi destano impressione come opere di ingegneria rare e irripetibili.
Chissà, forse proprio loro, che osservavano la collina nostrana dall’alto delle loro città montane, anche conosciuti come “Popolo dei Ciclopi”, data la maschera che indossavano per forgiare il ferro ed estrarlo dalle cave, per la loro caratteristica fondamentale di intimità con la terra e le rocce, saranno stati i primi a scavare nella roccia frusinate.
Per concludere, come nel caso del Palazzo della Prefettura, anche la nostra Acropoli scomparsa merita uno studio che ponga l’interrogativo sul perché ci siano tante differenze tra questa città e le città megalitiche contigue.
La differenza fondamentale appare nella costituzione del terreno della collina e la mancanza delle cave limitrofe di rocce calcaree solitamente utilizzate per l’erezione di mura megalitiche, sembra comunque ingiusto liquidare in questo modo ogni paragone e non porsi il dubbio che un luogo tanto prezioso all’uomo antico non fosse degno di attenzioni pari alle città limitrofe.
Spero possa avere inizio anche una ricerca archeo-astronomica sul nostro centro storico così come fatto ad Alatri per la sua Acropoli, tenendo conto che Frosinone per noi cittadini resta una città che da sempre guarda dall’alto la valle circostante.

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(c) articolo e fotografie Paolo Ruggeri

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