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INTERVISTA AL SERENISSIMO GRAN MAESTRO RIGAMONTI DEL PRIORATO DI SION

A cura di Simone Leoni

 

Simone Leoni: Gentilissimo Gran Maestro Rigamonti, intanto la ringrazio per avermi concesso questa intervista. L’odierno Priorato di Sion è lo stesso ed identico Priorato che Pierre Plantard fondò ad Annemasse, oppure è cambiato qualcosa da allora?

 
Gran Maestro Rigamonti: Dopo la riforma avvenuta contestualmente alla nuova registrazione dell’associazione, oltre ad una ampia ed accurata ristrutturazione sotto il punto di visto organizzativo, attraverso un nuovo statuto ed un nuovo regolamento interno, il Prieuré de Sion al tempo stesso non è più Prieuré de Sion C.I.R.C.U.I.T ( Chevalerie d’istitution et règle catholique et d’union indépendante traditionaliste), ma è tornato ad essere Prieuré de Sion – Ordre de la Rose-Croix Véritas O.D.L.R.C.V., in sintonia con un riallineamento dell’Ordine più tradizionale in relazione alla nostra storia, riscoprendo quelle origini della nostra tradizione necessarie ad essere una Istituzione spirituale completa di per se, quindi conseguentemente, necessariamente indipendente da qualsiasi altra struttura, pur rispettando ogni altra istituzione spirituale o religiosa di qualsiasi natura e conformazione. Il Priorato di Sion attuale, si basa su di un concetto di Gesù libero da ogni impianto religioso ed ideologico, che riconosce quindi ogni cristiano senza distinzioni, conseguentemente non viene a crearsi nessuna incompatibilità di sorta con qualsiasi appartenenza cristiana, dal momento che, essendo un cristianesimo primitivo, implicitamente le riconosce tutte. Il Priorato di Sion non fa e non si occupa di religione, dal momento che essa è composta da quell’insieme di credenze frutto di una interpretazione specifica e contestuale all’Istituzione in oggetto ed alla propria storia, seppur maturata dagli stessi elementi tradizionali universali. In questo senso quindi, ogni sistema religioso è una versione od una interpretazione specifica della tradizione di riferimento ed è quindi un ambito che esula dal nostro ruolo, piuttosto ci prefiggiamo di custodire e trasmettere quella componente simbolica pura e neutra del cristianesimo primitivo ed originario, affinché possa raggiungere l’individuo nella sua piena integrità e senza filtri di sorta. L’unico requisito fondamentale ed inderogabile per entrare nell’Ordine è quello di credere nell’esistenza di un Essere Supremo. Secondo noi Gesù non è stato solo un uomo, dal momento che anch’egli venne ad esistere per volontà e disegno di Dio, egli fu concepito per essere e continuare ad essere anche dopo la morte terrena, il simbolo della realizzazione interiore e della consapevolezza ed è quel simbolo che viene definito “Figlio di Dio” e non dell’uomo, perché è attraverso quel simbolo che si ha la trascendenza verso stati superiori dell’essere, perché un simbolo non è qualcosa di umano, ragione per cui attraverso il lavoro con i simboli ci si può elevare dalla propria condizione verso inesplorati orizzonti interiori. Gesù rappresenta essenzialmente l’Amore inteso come la conseguenza della più alta ed universale consapevolezza di se stessi e del prossimo. Amare Dio significa quindi amare tutti, perché tutti sono suoi figli, attraverso i quali egli si manifesta ed esprime. Questo è quindi, il naturale e conseguente terreno d’incontro universale dove ogni individuo può trovare la propria più completa dimensione, supporto e comprensione per vivere e coltivare il proprio potenziale.

  

Simone Leoni: Il vostro ordine è stato menzionato sia nel saggio intitolato “Il Santo Graal” (di Baigent, Leight e Lincoln), sia nel romanzo di Dan Brown “Il Codice da Vinci”, come “I Custodi” del sacro Lignaggio di Gesù Cristo e Maria Maddalena. Cosa c’è di vero?

 

Gran Maestro Rigamonti: Noi crediamo che l'elevazione di Gesù allo stato divino sia stata compiuta dal lavoro interiore e non da una condizione di nascita. La ricerca del Santo Graal è intesa come il sistema di elementi spirituali che Gesù ha trasmesso con i suoi insegnamenti, e ciò che viene definito sommariamente ed approssimativamente il "segreto", non è altro che il risultato riuscito di questo lavoro interiore, che espande la mente e illumina lo Spirito. Tale nuova condizione della mente, come ogni esperienza, resta nel DNA e noi pensiamo che possa essere trasmessa ai figli, come si può trasmettere un talento o una fobia provocata in realtà dal trauma di qualche antenato. Esperimenti sull'ipnosi, hanno convinto diversi psicoterapeuti, che episodi emersi da sedute di ipnosi regressiva, non fossero inventati, ma bensì ereditati da qualche antenato e tali ricordi ereditati, potrebbero quindi dare luogo a fobie se negativi, ma anche a convinzioni e modi di essere che sarebbero frutto di esperienze avute dagli antenati.
Poi c’è la questione della discendenza cristica attraverso la stirpe regale, quindi gli attuali discendenti della stirpe merovingia che sono giunti ai giorni nostri, come il Principe Rubén Alberto Gavaldá, discendente dalla famiglia Gévaudan attraverso il Principe Enrique Josè de Gavaldà, erede degli antichi conti di Gevaudan e Principi di Settimania, discendente di Esteve de Gavaldà e del suo antenato Guillermo di Tolosa, appartenente alla stirpe merovingia.
Il Principe Rubén Alberto de Gavaldà, nato nel 1969, è l'ultimo erede della stirpe merovingia discendente dal ramo dei Conti di Gevaudan e dei Principi di Settimania. Studioso di araldica, storia e diritto nobiliare, ha dedicato la propria vita alla ricerca storica ed alla promozione della cultura e del sociale.


Simone Leoni: Molti esperti che si sono occupati e si occupano tutt’ora di questa tematica, sono del parere che questa sacra unione non corrisponda al vero, sia perché ovviamente i Vangeli canonici non riportano nulla di tutto ciò, sia perché nemmeno negli Apocrifi vi è traccia di questo evento. Ma Allora mi viene da chiederle, come è nata questa teoria?

 

Gran Maestro Rigamonti:: Vanno distinte le credenze storiche, da quelle che hanno uno scopo iniziatico, perché in ambito spirituale, sono le seconde ad avere la precedenza, in quanto è attraverso gli elementi esoterici che si trasmette la conoscenza dei misteri che conducono sulla via della Gnosi e non quelli storici. Paradossalmente, l'aderenza alla realtà storica di questa narrativa esoterica è essenzialmente un valore accessorio; quindi, se da una parte nell'ambito storico, noi crediamo, con le cautele di chi non è in possesso di evidenze certe, alla tradizione orale che trasmette questa credenza, d'altra parte abbiamo la chiave di lettura esoterica, dove il simbolo che la Maddalena rappresenta è il femminino sacro, elemento non trascurabile, in quanto solo l’unione tra mascolino e femminino sacro possono dare vita all’androgino, ovvero a quel completamento interiore che armonizza ed espande la nostra componente interiore maschile e femminile, indifferentemente dal genere di appartenenza.

 

Simone Leoni: Ok, ma come ogni teoria ci dovranno essere degli indizi concreti che possano dare forza all’intera storia. Se ci sono, perché non condurre un’indagine seria con degli esperti?

 

Gran Maestro Rigamonti: Come specificato di sopra, l'importanza della concretezza storica delle narrative tradizionali è preminente solo nell'ambito profano, in quanto il valore e l'applicazione del sistema iniziatico e spirituale che viene utilizzato per trasmettere il deposito di conoscenze dell'Ordine resta invariato, siano le sue allegorie basate su fatti storicamente avvenuti o meno.

 

Simone Leoni: Bérenger Saunière è stato il parroco della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes Le Château. Si dice che sia stato proprio questo sacerdote a capire (grazie al materiale lasciatogli dall’abate Bigou) il segreto, tant’è che dopo aver fatto decifrare le pergamene rinvenute nel pilastro Visigoto da Emile Hoffet, cominciò ad avere ingenti entrate di denaro. Molti sono gli scettici che pensano che dietro tutto questo denaro, ci sia solamente una vasta e grande vendita di messe. Secondo lei è possibile?

 

Gran Maestro Rigamonti: La penetrazione del segreto trasmesso attraverso le pergamene e le entrate di denaro sono due fattori collegati, ma non in maniera diretta. Il cosiddetto traffico di messe era al tempo un'attività molto diffusa non solo a Rennes Le Château attraverso Berénger Saunière ma un po' in tutta la Francia, in quanto al tempo si usava richiedere a distanza messe in suffragio dei defunti e Saunière era molto popolare e rispettato. L'attività delle messe a distanza era comunque vista male dalle diocesi che emanavano provvedimenti contro i parroci che le officiavano; con Bérenger Saunière pare che fossero di fatto meno duri, anche se oramai non c'è più modo di dimostrare se fosse perché vedevano in lui una minaccia per via del potere acquisito attraverso i segreti che aveva scoperto e parzialmente illustrato nella ristrutturazione della sua chiesa, o se fosse per altri fattori inerenti la sua influenza ed il suo potere in generale o ambedue le cose.

 

Simone Leoni: L’abate Saunière modificò l’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena con elementi non proprio conformi al credo cattolico. Perché lasciarli li a disposizione di tutti?

Gran Maestro Rigamonti: Perché i segreti non vengono trasmessi mai in maniera diretta ma non devono neanche morire nel letto di chi li ha penetrati, bensì vanno codificati, per far sì che giungano solo alle orecchie giuste, che sono le orecchie di chi abbia le capacità interiori per comprenderli e farli propri.

 

Simone Leoni: Ipotizziamo che l’abate Saunière abbia veramente trovato le prove di questa unione “Divina”, come mai aveva contatti con un’ Asburgo? A quanto si dice, il parroco si vedeva con un arciduca…

Gran Maestro Rigamonti: Gli Asburgo sono una nobile famiglia di discendenza merovingia ed il Priorato di Sion ha avuto ed ha contatti con eredi della sacra stirpe ed i fini di tali contatti sono la conseguenza della credenza che anch'essi abbiano ereditato il Graal attraverso il loro DNA e che quindi possano tuttora portare un contributo all'umanità, bisogna poi contestualizzare ambito ed occasione. Nel caso specifico dei contatti tra Saunière e gli Asburgo vi era la gestione da parte del parroco del proprio ruolo come depositario del segreto con il quale era venuto a contatto.

 

Simone Leoni: Nel vostro sito ( www.prieure-de-sion.com), nella sezione intitolata “Genealogia di Gesù e Maddalena”, da quanto si evince, una genealogia esiste, ma è un’eredità storica tramandata oralmente. Sempre in questa sezione, voi riportate il fatto che non si può dimostrare nessuna documentazione materiale, in quanto questi incartamenti sono andati distrutti dal Nazismo. Possibile che non esista nessun’altro tipo di documentazione? Magari custodita da qualche altra parte?


Gran Maestro Rigamonti: Mi sentirei di escludere questa eventualità, se esistessero ad oggi tali evidenze, chi ne fosse in possesso a quest'ora si sarebbe sicuramente palesato perché l'interesse storico sarebbe troppo elevato per tenere tutto semplicemente in un cassetto. Resta l'ipotesi del mercato nero dei reperti archeologici o che tale documentazione sia finita in mano di chi non sia in grado di determinare cosa sia, ma mi sembrano opzioni talmente poco probabili da non meritare reale considerazione.

 

Simone Leoni: Secondo il pensiero di Max Heindel, che è stato un noto astrologo ed esoterista, il sangue è un elemento importantissimo, perché in esso vi è l’anima, vi sono tracce dei nostri antenati, vi è una memoria “Viva” di chi è vissuto prima di noi. C’è un nesso tra ciò che è stato appena esposto con la teoria della reincarnazione e il Santo Graal?

 

Gran Maestro Rigamonti: Esattamente, come già precisato di sopra, nel DNA (quindi anche nel sangue) di chi ha ottenuto interiormente quello che noi definiamo la “Luce”, si trovano quelle informazioni che noi definiamo il Santo Graal e proprio secondo questo principio, i discendenti sono in un certo senso delle “reincarnazioni” dei loro avi.

 

Simone Leoni: Come giusto che sia, c’è da chiedersi, perché credere a questa storia se mancano delle prove oggettive e inattaccabili?

 

Gran Maestro Rigamonti: Utilità materiale nel credere in questa narrativa mitica e leggendaria non ce n'é, prima di tutto perché come sappiamo non è corredata da evidenze storiche che possano conferirgli un valore accademico e in secondo luogo, perché l'uso concreto di questa versione storica è a scopi esoterici, allegorici e simbolici, pertanto ha un valore completamente slegato dall'aderenza storica oggettiva.

 

Simone Leoni: Cosa può dirci, se può, della storia che gira da sempre a riguardo del fatto che Saunière ebbe frequentazioni con esponenti di circoli occulti, a volte legati “all’odor di Zolfo”? Se fosse vero, perché circondarsi di certi individui?

 

Gran Maestro Rigamonti: Di questo non ho personalmente ricevuto testimonianza, tanto meno alcun elemento che possa provare questa ipotesi. Posso dire però che il lavoro iniziatico ed interiore è un percorso di gnosi e l'uomo è composto di luci e tenebre e tanto più si conosce il cosiddetto “bene”, tanto più si sarà in grado di concepire il cosiddetto “male”, perché ogni medaglia ha il suo rovescio, altrimenti non sarebbe una medaglia.

 

Simone Leoni: Sappiamo che l’accesso alla cripta situata sotto l’altare è stato vietato. Ma prima, all’epoca di Saunière, non era così. Per quale motivo? Perché vi erano meno controlli?

 

Gran Maestro Rigamonti: La cripta sotto l'altare è vuota ma sappiamo che c'è un altro locale sotterraneo vuoto, fuori dal perimetro della costruzione, che è stato rilevato dalle apparecchiature radar e dai rilevamenti dell'architetto Paul Saussez, ma non è mai stato aperto ed esplorato, ne è mai stata data l'autorizzazione per uno scavo. Forse dalla cripta sotto l'altare si può trovare qualcosa che si colleghi al locale sotterraneo fuori dal perimetro, ma è solo un'ipotesi. 

 

Simone Leoni: Ci spieghi una cosa. Se all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena gli elementi ci riportano al tema Graal-Maddalena-Cristo, perché vi è una rappresentazione del battesimo di Cristo da parte del Battista, dove sotto il Messia appare la lettera Alfa (che rappresenta l’inizio, essendo la prima lettera dell’alfabeto greco) e sotto il Battista la lettera Omega (che simboleggia chiaramente la fine, il compimento di qualcosa)?

 

Gran Maestro Rigamonti: È la rappresentazione del processo dove Gesù è la consapevolezza di sé stessi quindi l’Alfa da cui tutto inizia mentre Giovanni essendo il “LOGOS”, quindi l’azione realizzante, è l’Omega; la conseguenza del perpetuo divenire è che in questo perpetuo divenire si risolve l’apparente paradosso del “Logos” che in sintesi è il segreto della manifestazione del divino nella realtà osservabile. Plutarco scrive che gli dei (Theoi) prendono il loro nome da due forme verbali: “ colui che è manifesto” (Theatos) e “ colui che corre” (Theon). Dunque “ Theós” si riferisce alla manifestazione di un evento e tradizionalmente si intende la manifestazione di un evento divino.
<< In principio era il verbo ( LOGOS), il verbo era presso Dio e il verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.>>
Niente che sia considerato e comunemente accettato come “reale” lo è di fatto mai stato prima di essere stato inventato. Cosi sono nati i governi, le città, le nazioni, i regni, ovvero grazie a qualcuno che un giorno si è alzato in piedi ed ha preso la parola, proponendo qualcosa che il momento prima era solo nella propria immaginazione. Questa poteva essere una nuova legge, il nome di una città o qualsiasi altra cosa, non ha la minima importanza. Ciò che conta è che questa cosa concepita individualmente è stata espressa e conseguentemente riconosciuta come qualcosa di valido e di buono e per questo motivo è cominciata ad essere una priorità per molti, che ne hanno fatto anche il loro Logos e unendo le loro forze sul piano cosiddetto “reale”, l’hanno fatta diventare una realtà.
Questo ci porta diagonalmente a dedurre che, esistono fondamentalmente due approcci dell’uomo nei confronti della cosiddetta “realtà”, uno più convenzionale che si limita a verificare tra gli elementi a disposizione l’esistenza o meno di una dato oggetto e uno meno convenzionale, che non si limita a subire passivamente l’ambiente di vita, ma bensì si appresta ad immaginare liberamente nuove creazioni per arricchire l’umanità e lo fa senza inibizioni o filtri, conservando come unico limite e a proprio malgrado, solo i confini della propria immaginazione. È proprio in tal caso che l’uomo, abbandona uno stato passivo nei confronti dell’universo per adottare quello creativo ed assumendo quindi il ruolo di creatore anziché di spettatore.

 

Simone Leoni: Sempre sul vostro sito, nella sezione “Il segreto Alchemico" vi è scritto all’inizio: “Essendo il Graal qualcosa che si sviluppa interiormente e non una coppa od un oggetto fisico, che ne sono unicamente la rappresentazione simbolica, si può evincere che per arrivare alla vera conoscenza che può essere utilizzata come strumento per sviluppare il Graal, i mezzi siano gli elementi di conoscenza esoterica ed alchemica più antichi”. Quindi, se non è una coppa, che cos’ è il Graal? Ma soprattutto per quale motivo è sempre rappresentato da un calice posseduto da figure dalle sembianze femminili? Che tipo di correlazione c’è?

 

Gran Maestro Rigamonti: La coppa rappresenta il potenziale, il terreno fertile assimilato al femminile in quanto è la componente che, in possesso dei requisiti, necessita comunque di ricevere un “input” (simbolicamente associato al maschile), che le permette di sviluppare la conoscenza, quindi la consapevolezza o “Illuminazione”, in questo caso definito Graal. Questo input associato al maschile è l'esperienza che giunge all'individuo dal mondo esterno a sé stessi.

 

Simone Leoni: I famosi romanzi medioevali quali il Percival di Wolfram Von Eschenbach, sono certamente opere dove regna il simbolismo più puro ma celato, proprio per non destare sospetti verso gli uomini dell’inquisizione. Ma c’è da chiederglielo, oltre che ad essere un racconto, potrebbe celare messaggi in codice per qualche affiliato di qualche organizzazione dell’epoca?

 

Gran Maestro Rigamonti: Il Percival di Wolfram Von Eschenbach è un'opera simbolica che racchiude elementi allegorici ed esoterici che al tempo erano comprensibili solo ad una certa porzione della società, ma non credo che contenesse messaggi in codice che avessero un'applicazione pratica e concreta in termini profani.

 

Simone Leoni: Dalla nostra intervista mi sembra di capire che esiste, secondo la vostra dottrina, un sapere antico, ma legato a cosa? A quale religione? Egizia? Cattolica? Cristiana?

 

Gran Maestro Rigamonti: Il "Priorato di Sion", è caratterizzato da una influenza gnostica e rosacrociana (la conoscenza rosacrociana trasmette un sapere apparentemente originario dell'antico Egitto e da Babilonia, una conoscenza ermetica e gnostica, sviluppata nell'alchimia spirituale), il simbolo è la rosa che esprime bellezza, amore, purezza e grazia nella loro più forte rappresentazione, allo stesso tempo, rappresenta fugacità, vulnerabilità, la brevità dell'esistenza, che si traduce in un fortissimo parallelismo con la condizione umana, questo è spesso posto al centro di una croce, che rappresenta il corpo dell'uomo. Il Priorato di Sion è oggi appunto Ordine della Rosa-Croce Véritas (O.D.L.R.C.V.)

 

Simone Leoni: Ci tolga una curiosità, se esiste questa dottrina esoterica che può servire al risveglio delle coscienze dell’uomo, per quale motivo ai molti non è concesso accedere a questo sapere?

 

Gran Maestro Rigamonti: Ci sono diversi motivi per questo, tutti di ordine pratico. Intanto il candidato deve essere giudicato in possesso dei requisiti per potere assimilare il deposito trasmesso attraverso i rituali, che contengono i simboli e gli elementi allegorici che sono i mezzi che poi vengono usati per penetrare i misteri celati attraverso di loro; poi è necessario che il candidato sia considerato in grado di applicare tale conoscenza nella propria vita affinché quanto appreso non sia mero nozionismo ma vera conoscenza, la quale, per essere definita tale, necessita di consistere in una comprensione delle dinamiche e delle meccaniche che danno ragion d'essere a tali elementi simbolici. Altro elemento fondamentale è la qualità morale del candidato, che trovandosi ammesso ad una società di individui, deve essere in grado di rispettarne le regole ed onorare i rapporti con i membri che ne fanno parte.

 

Simone Leoni: Veniamo ora ad un tema delicato, ma interessante. La storia del vostro ex Gran Maestro Plantard. La storia pervenutaci da innumerevoli saggi ci dice che inizialmente Plantard ha sempre dichiarato di essere l’ultimo discendente dei Merovingi, ma ad un certo punto, sembra ritrattare affermando lui stesso di essersi inventato tutto. Perché screditarsi in questo modo davanti a tutti?

 

Gran Maestro Rigamonti: Io credo che vada fatto un distinguo tra quello che si intende per essere un discendente dei merovingi ed essere in possesso dei relativi diritti nobiliari.
Quello che so è che Pierre Plantard avrebbe fatto una sorta di ritrattazione quando una fazione interna che gli si sarebbe rivoltata contro per motivi di politica interna, cominciò a fare pressioni sul rilascio dell'informazione relativa alla discendenza merovingia, contestandone la pericolosità per la credibilità dell'Ordine, non essendo comprovabile attraverso evidenze oggettive e riscontrabili. Perché si sia optato per una ritrattazione anziché dichiarare semplicemente quello che sto dicendo io, questo non lo so.
Bisogna tenere presente il fatto che la discendenza palesata da Pierre Plantard, aveva lo scopo di legittimare un certo diritto di trasmissione e non di rivendicare titoli con valenza giuridica.
Pierre Pantard, faceva anche Saint-Clair di cognome, quindi Pierre Plantard de Saint-Clair, come riportato dai documenti personali, compreso il certificato di morte rilasciato a Colombes. Oltre a questo, va detto che anche il cognome Plantard è originario di una famiglia nobile e che sempre attraverso la nostra tradizione sappiamo che il cognome Plantard, proviene da un soprannome dato proprio a Sigisberto IV Plant-Ard "Rejeton" Ardent Prince – Ermite Comte de Rhédae, il quale nel 681 avrebbe ereditato da suo zio i titoli di Conte di Rhédae e Duca del Razès.
Sigisberto IV sarebbe quindi l'anello di congiunzione tra San Dagoberto II e la presunta discendenza merovingia dei cosiddetti "Rois perdus", dalla quale ha origine il cognome Plantard, che proverrebbe dal soprannome "Plant-Ard", accostato di fianco al nome dell'antico nobile, che veniva appunto chiamato Sigisberto IV "Plant-Ard" o "dit le Plantard".
Questo nome, celerebbe ben due significati nascosti che si riferiscono ad una “Pianta” (Plant) dalle origini robuste, intese come lontane o profonde, quindi “(H)Ard”; con profonde si allude ad una conoscenza profonda, rappresentata allegoricamente dalle profonde radici, oltre a ciò, l’allegoria può riferirsi all’antichità delle origini familiari o della conoscenza custodita.
Per questi motivi, secondo noi è plausibile una certa continuità tra i nobili Plantard, i Saint-Clair, e Pierre Plantard de Saint-Clair, anche se è evidente che i requisiti nobiliari legali non fossero tali da garantirli il titolo.
I Saint Clair, erano una famiglia nobile di origine francese, ed il loro nome ha origini da Sancto Claro, che è il nome della località nel Ducato della Normandia francese della quale i Saint Clair sono originari. Dopo lo spostamento in Scozia, il nome di famiglia da Saint-Clair, diverrà Sinclair ed una branca del Clan dei Sinclair, sono divenuti i Sinclair di Roslin, baronato dove fu eretta la celebre Cappella di Rosslyn, la quale simbologia e realizzazione è fortemente intrisa dell'influenza templare e massonica, tradizioni profondamente legate al deposito iniziatico ed alla storia del Priorato di Sion.
Il deposito della nostra tradizione orale, collega i Saint-Clair alla Dinastia Merovingia, la quale noi riteniamo essere il veicolo di una tradizione primordiale, che ci è giunta da Babilonia e ancora prima dall'Egitto.
I Merovingi, secondo i nostri studi e la nostra tradizione, sono quindi legati al Priorato di Sion, in quanto è proprio la loro ancestrale tradizione che secondo noi il Priorato avrebbe ereditato e per tutti questi motivi, noi riteniamo legittima l'eredità nobiliare ed iniziatica di Pierre Plantard de Saint-Clair, in quanto riteniamo che oltre ad essere di origini merovinge, sia stato allo stesso tempo uno tra i loro discendenti ad avere contemporaneamente ereditato lo Scettro di Sion.

 

Simone Leoni: Mi sono sempre chiesto, perché sulla lapide della marchesa Marie de Nègre ( che ricordiamo è la Marchesa che confessò segreti importanti di famiglia all’abate Bigou) c’è impresso il simbolo di un polipo? Che senso ha? È un segno di appartenenza a qualche associazione?

 

Gran Maestro Rigamonti: In realtà quel disegno simboleggia allo stesso tempo un ragno ed un polipo, il ragno rappresenta il vertice di un potere che tesse una tela della quale occupa il centro, mentre il polipo è una rappresentazione esoterica del Cristo; la scelta del polipo la dobbiamo alla parola francese, che è “poulpe” e che sta anche per “polpa” o “carne”, quindi rappresenterebbe il Cristo come “parola” fatta “carne”.

 

Simone Leoni: Le mele blu che apparirebbero ogni 17 Gennaio su un muro, provengono da una vetrata della chiesa. Che simbologia c’è dietro questo frutto? Ma soprattutto, il colore del frutto è voluto o è una casualità? C’è ne può dare una sua personale interpretazione?

 

Gran Maestro Rigamonti: La vetrata è stata ovviamente progettata con l'intento che le mele appaiano proprio il 17 Gennaio. L'intenzione era di celebrare delle ricorrenze fondamentali che collegano Rennes le Château al mistero merovingio ed al numero 17, che è il numero del Priorato di Sion, il quale coincide con la data della morte di Marie de Negri di Ables d'Hautpoul, Marchesa di Blanchefort-Hautpoul, oltre che coincidere con la data della morte di Santa Germana da Pibrac e di Sant'Antonio l'eremita, raffigurati entrambi all'interno della chiesa ristrutturata da Bérenger Saunière. Questa data ha molti significati tradizionali per il Priorato, essendo ricordato come il giorno della riuscita della "Grande Opera" da parte del passato Gran Maestro dell'Ordine, Nicolas Flamel, in quanto fu il 17 Gennaio che egli insieme alla moglie, si narra abbiano ottenuto la Pietra Filosofale; il 17 Gennaio è anche la data della morte di Bérenger Saunière, che fu il 17 Gennaio 1917, decesso che fu poi dichiarato da Marie Denarnaud solo pochi giorni dopo, ovvero il 22 Gennaio.
Il 17 gennaio è anche la festa ricorrente di Saint Sulpice le Pieux e sempre il 17 Gennaio viene menzionato nel documento “Le Serpent Rouge”.

 

Simone Leoni: Lei è autore di alcuni libri sul Priorato di Sion, tra cui il libro Intitolato “La Dottrina del Priorato di Sion” edito da Bastogilibri editore. Qui racconta molte cose, compreso nozioni del cristianesimo primitivo. Ci può spiegare come si differenzia questo cristianesimo con quello attuale?

 

Gran Maestro Rigamonti: Il cristianesimo del Priorato di Sion, è un cristianesimo delle origini, che si rifà unicamente agli insegnamenti di Gesù, senza subire alcuna influenza da qualsiasi struttura o credenze posteriori.
Dopo la scoperta dei cosiddetti "Rotoli del Mar Morto" a Qumran, si ha avuto modo di ricostruire e comprendere molto più chiaramente le originarie ed autentiche radici del pensiero e quindi della originale spiritualità cristiana, definendo al tempo stesso il contesto storico e sociale che accolse il Messia stesso, quindi la genesi di quello che oggi chiamiamo cristianesimo, sempre ricordando la grande differenza tra molte delle estreme usanze essene e il pensiero spirituale di Gesù, tanto che molti Esseni dovettero convertirsi, per poterlo legittimamente riconoscere come Messia.
Il Priorato di Sion non è che un potenziale punto di riferimento spirituale per chiunque ed il suo scopo non è di porsi come tramite tra l'uomo e Dio, ma di fornire unicamente strumenti ed il sostegno solidale fraterno, con lo scopo di promuovere l'autonomia spirituale dell'individuo nel proprio percorso di comunione ed avvicinamento a Dio.
Il cristianesimo del Priorato di Sion è un cristianesimo gnostico, dove ci si dedica con zelo ed abnegazione al lavoro interiore, il quale consiste nel guardare dentro sé stessi, nel conoscersi, nel meditare, nel pregare e infine nel contemplare osservando quello che è dentro di noi attraverso il mondo che ci circonda.
La fede ed il desiderio di comunione con Dio, per essere sinceri e genuini, ed avere quindi un valore, non possono trarre origine unicamente da un mero atto di volontà, perché esso trarrebbe radice da semplici leve psicologiche, spesso correlate all'educazione familiare o al semplice contesto sociale, ma bensì fede e desiderio di comunione con Dio debbono nascere come conseguenza di un percorso interiore genuino, autentico e significativo. Noi siamo qui per indicare questo tipo di strada.
Quindi un percorso spirituale autentico e genuino non può nascere unicamente da uno stimolo della mente e dalle sue pur articolate diramazioni, ma trae profondamente vita dallo Spirito e dall'Anima ed è lì che va coltivato. La Mente quindi può e deve fare unicamente da supporto in questo cammino. Proprio questa è una delle procedure più sottili e delicate da trasmettere, pur essendo la prima fase nell'approccio al lavoro interiore, dal momento che senza avere forgiato correttamente la base secondo questa prospettiva, è come aver eretto le fondamenta sulle sabbie mobili.
Essendo ognuno di noi un raggio di Dio, o meglio una sua emanazione o una sua "appendice", ognuno di noi realmente può, sempre in misura delle proprie capacità, conoscere Dio osservando dentro se stesso, e questa possibilità viene a moltiplicarsi in efficacia esponenzialmente quanto più riusciamo a venire in contatto consapevole con le nostre componenti spirituali di Anima (Psiche) e Spirito (Pneuma), favorendone armonia e coordinazione con la Mente.
Questo sistema spirituale che prende forma e funzione da un deposito puro e primordiale, è qualcosa di essenzialmente armonioso e coerente, dove restano i misteri, che sono necessari perché funzionali alla ricerca interiore, ma è privo di contraddizioni, le quali striderebbero con il senso dell'insieme degli elementi di conoscenza originali; tali contraddizioni, si dimostrerebbero l'inequivocabile marchio di fabbrica di un contributo posteriore al deposito originale.

 

Simone Leoni: Siamo giunti alla fine della nostra intervista. La ringrazio infinite per la pazienza che ha avuto nel rispondere a queste molte mie domande. Vorrei quindi sottoporla all’ultima domanda. Nella regione di Rennes Le Château, oltre a questo grande enigma sul parroco dei misteri e della sua chiesa, vi sono altri Misteri da studiare? Quali?

 

Gran Maestro Rigamonti: Nella regione di Rennes Le Château e nell'Aude vi sono una quantità considerevole di luoghi da esplorare per speleologi e reali archeologi esperti, specialmente siti sotterranei, come cripte, passaggi che collegano case e luoghi che furono di culto, tombe e molto altro, ma per farlo è bene essere professionisti esperti o affidarsi a qualcuno che realmente lo sia, affinché possa garantire alle escursioni la sicurezza e la legalità necessari.

 

 



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