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Simboli: ROSA

 
SAN SECONDO PARMENSE (PR) - CASTELLO DEI ROSSI
L'ALCHIMIA DELL'ASINO D'ORO
E IL FANTASMA DELLA GIOVANE FANCIULLA



I capitoli di questa scheda sono:

di Isabella Dalla Vecchia - info@luoghimisteriosi.it

I gossip di una volta
Il fantasma della giovane fanciulla
L'alchimia dell'asino d'oro

di Paolo Panni - pannipaolo@gmail.com

Il mistero della Gioconda

Il castello dei Rossi di San Secondo fu costruito da Beltrando Rossi nel 1385 come roccaforte di interesse strategico e commerciale nei pressi della via francigena. I Rossi di San Secondo furono una famiglia di indirizzo bellico anche nella vita privata, non persero tempo nella scalata sociale e laddove riuscivano, si imparentavano con le famiglie più importanti d'Italia, i Riario, gli Sforza, i Medici, i Gonzaga e i Rancone. Inoltre per restare al passo con le mode nobiliari, aprirono le porte ai grandi artisti e letterati dell'epoca, Pietro Bembo, il Parmigianino, Benvenuto Cellini e Pietro Aretino, il flagello dei Principi.

I gossip di una volta
Molte vicende del passato vengono rappresentate indirettamente nella Galleria di Esopo e nelle Sale delle Favole, perchè qui i dipinti non sono casuali, ma dietro animali e personaggi fantastici si nascondono politici, preti, uomini illustri dove vengono palesemente presi in giro! Chi sapeva ben leggere tra le figure... vi trovava facilmente il Papa Paolo III, Alessandro Farnese (la famiglia alleata per eccellenza con la curia fino al punto di risolvere alcune questioni con l'assassinio...) e molti altri.

Nelle Sale di rappresentanza si trovano gli affreschi della mitologia classica, anch'esse allegorie di situazioni private che viveva la famiglia dei Rossi, ossia il dispiacere per aver perduto nei confronti dei Farnese i privilegi dai signori di Parma. La famiglia Farnese era famosa per essere spietata quando si trattava di scalate sociali, non guardava in faccia a nessuno e quasi sempre il loro cammino era segnato con il sangue. Di conseguenza era molto pericoloso andare contro di loro, a meno che non si contasse sull'aiuto di qualcuno veramente potente.

Infine esiste anche una Sala delle gesta dei Rossi, dove si celebrano le grandi imprese della famiglia (non molto famose...) dal 119 al 1542.

Il fantasma della giovane fanciulla

In questo castello un fantasma di una giovane fanciulla si aggirerebbe ogni notte a mezzanotte per i corridoi e per le stanze buie. Ella, non ancora ventenne, fu trucidata a sangue freddo per qualche motivo a noi ignoto. Fatto sta che ancora oggi si vede la traccia di sangue sul camino della Sala di Latona, a testimoniare il punto in cui fu assassinata.


questo è il camino che presenta le tracce di sangue

L'alchimia dell'asino d'oro

Tra gli affreschi e gli arazzi che ancora oggi decorano la corte, merita l'attenzione il soffitto della Sala dell'Asino d'Oro chiamata "Asinus Aureus", perchè racconta un'importante opera letteraria dal forte contenuto alchemico: le Metamorfosi di Apuleio. Come un fumetto antico in 17 vignette viene rappresentata tutta la vicenda dell'uomo trasformato in asino.
La storia narra le vicende di un ragazzo greco di nome Lucio appassionato di alchimia; egli si reca a Patrasso e in Tessaglia, il luogo delle streghe. Qui alloggia dal ricco Milone e da sua moglie Panfila, nota maga dalle facoltà di mutare la sua persona in un uccello. Lucio affascinato e irrimediabilmente attratto da questa incredibile magia, mosso dal desiderio di volare anch'egli, chiede aiuto ad una serva, grazie alla quale riesce a rubare una delle boccette della padrona.
Purtroppo sbaglia pozione che al posto di uccello, lo muta in un asino! Da qui in avanti vi è un susseguirsi di vicende tragicomiche alla ricerca dell'antidoto che lo portano ad essere partecipe di mille angherie ed essere testimone dei più tremendi vizi umani. Non può parlare perchè animale, ma l'intelligenza e la consapevolezza sono quelle dell'uomo.

Prima viene rapito da alcuni briganti, vicenda che volge al meglio, dato che nella grotta in cui viene custodito insieme ad una fanciulla rapita, sente narrare la storia di Amore e Psiche, una vicenda molto simile alla sua, che lo aiuta a capire che la curiosità ha malauguratamente colpito anche altri mortali. Psiche infatti, perde l'amore del dio Eros, solo per mera curiosità e per riaverlo deve affrontare diverse prove, come espiazione della colpa commessa.

Dopo altre avventure, tra le quali un rapporto sessuale con un umana, eroticamente affrescato insieme alle altre vicende, si trova sconfitto sulla spiaggia di Cancree, sulla quale, al plenilunio, lo viene a trovare in sogno la dea Iside, che lo conforta indicandogli l'antidoto, ossia delle semplici rose! Il giorno dopo incontra una processione dedicata alla dea egizia dove trova le rose magiche e, dopo essere ritornato in forma umana, come forma di riconoscenza decide di essere iniziato ai misteri di Iside e Osiride. Un chiaro riferimento ai rituali iniziatici della Massoneria.

Abbiamo nela racconto dell'Asino d'oro i principali elementi di alchimia e dei rituali massonici: la trasformazione, Iside, le rose.
Quando l'anima dell'uomo viene al mondo, è in realtà avvolta in un involucro primordiale, bestiale, rappresentato dal protagonista e dalla sua trasformazione in asino. Le sue peripezie, avventure, disavventure, lo portano ad una crescita interiore e ad una ricerca di quella pietra filosofale (non a caso identificata con la rosa) che gli permetterà di ritrovare la sua forma "umana" reale, solo dopo una trasformazione. Ecco che l'uomo da corruttibile - piombo - si trasforma in incorruttibile, eterno - oro, asino d'oro. L'anima da mortale (asino) diventa immortale (uomo), altri non è che la visione metaforica di quello che ricercavano gli alchimisti, ovvero la trasformazione del piombo in oro. Laddove si fosse riuscito materialmente a realizzare un esperimento simile, si sarebbe certamente riusciti a farlo anche con il corpo umano, trasformandolo da corpo corruttibile mortale, in incorruttibile, immortale. Tutto ciò viene insegnato dagli antichi misteri di Iside e Osiride, a cui gli alchmisti erano tanto legati.

Il mistero della Gioconda

La corposa ed affascinante  storia di San Secondo Parmense, legata al nobile casato dei Rossi, si sta tingendo, indirettamente, dei colori di un mistero addirittura leonardesco che, da qualche tempo, sta infiammando i salotti culturali di mezza Europa, e non solo. La vicenda ha preso il via da Melzo, qualche anno fa, quando un gruppo di appassionati di arte e di storia, ha salvato dalla distruzione la piccola chiesa di Sant’Andrea, ricca di affreschi e “segni” riferibili a Leonardo da Vinci, ma soprattutto perché in essa, durante lavori di scavo per il ripristino della pavimentazione, veniva ritrovato il cranio di Galeazzo Maria Sforza, fatto assassinare il 26 dicembre 1476 dallo zio Ludovico il Moro che tanta importanza ebbe anche nella capitolazione del casato rossiano sul finire del quindicesimo secolo.

Va evidenziato che la figlia naturale di Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, Caterina Sforza, andava sposa non ancora quindicenne, il 14 gennaio 1477, a Gerolamo Riario, Signore di Imola e Forlì, ma soprattutto nipote di Papa Sisto IV. Da Gerolamo e Caterina, nel 1478, nasceva, Bianca, la quale, dopo un matrimonio non consumato con Astorre III Mafredi, signore di Faenza, sposava Troilo I dè Rossi, giungendo a San Secondo il 28 luglio 1503. Premesse d’obbligo, queste, per inquadrare periodo e personaggi sforzeschi molto legati a Leonardo da Vinci. Nella Chiesa di Sant’Andrea in Melzo, lo stesso Leonardo, o comunque allievi della sua scuola, hanno lasciato segni inequivocabili. E’ in ogni caso indubbio che nei quadri che ci sono pervenuti di Leonardo, famosissimi sono i ritratti femminili, quali “La dama con l’ermellino”, “La belle ferronièr”, figure tutte legate agli Sforza.

Ma la cosa che tocca da vicino anche San Secondo Parmense, e la nobile famiglia dei Rossi, parte nientemeno che dalla celeberrima “Gioconda” che recenti prove, che parrebbero davvero inconfutabili, vorrebbero raffigurasse una Caterina Sforza in età, per così dire, matura. Caterina Sforza, madre di primo letto di Bianca Riario e di conseguenza nonna del conte di San Secondo Pier Maria il Giovane, nato nel 1502 e morto il 15 di agosto 1547 “annos agens XXXXV”. In ogni caso, più famoso di tutti, di Caterina Sforza restava il figlio di terzo letto, il “gran zio” Giovanni, nato Lodovico il 6 aprile 1598 e diventato il celebre capitano delle Bande Nere. Alla conclusione che la Gioconda possa essere proprio il ritratto di Caterina Sforza, gli studiosi Adriano Perosi di Melzo e la tedesca Magdalena Soest sono giunti attraverso la sovrapposizione del quadro leonardesco ad una tela, sinora attribuita a Lorenzo di Credi, opera detta “La dama coi gelsomini”, conservata nella Pinacoteca di Forlì, ma che alla luce delle nuove ricerche potrebbe essere dello stesso Leonardo.

Il quadro forlivese evidenzia, nelle mani di colei che è ritenuta Caterina Sforza, la rosa canina, simbolo emblematico del casato forlivese, fiore che appare anche nello stemma quasi cancellato nella volta della Galleria di Esopo, nella Rocca di San Secondo, a riprova della contiguità delle famiglie dei Rossi e dei Riario. Inoltre, una relazione di Gilberto Giorgetti al Convegno “Caterina Sforza - 500 Anni dalla Morte” (Forlì, Circolo della Stampa, 16 maggio 2009) e apparso su “La Piè” (Mandragora Editore, Forlì, 2009) descrive cronologicamente fatti e personaggi legati alla realizzazione dei due quadri, “La dama dei gelsomini” e “La Gioconda”, senza peraltro evidenziare i determinanti interventi, morali e materiali, degli Amici di Sant’Andrea ed in particolare di Adriano Perosi, gli stessi che il 5 maggio 2008 sono stati ospiti in Rocca dei Rossi a San Secondo. Vengono peraltro messe in evidenza le tesi contrarie che paiono avere tra i principali sostenitori la professoressa tedesco-australiana Maike Vogt-Luerssen, che identifica il ritratto in Isabella d’Aragona, duchessa di Milano, figlia di Ippolita Maria Sforza.

La stessa Maike Vogt-Luerssen conforta il parere con le sue personali “identificazioni” che pure ha pubblicato nel sito internet www.kleio.org. Ma intanto questo mistero leonardesco che coinvolge il centro della Bassa Parmense fa discutere a San Secondo. Della cosa si sta occupando anche lo studioso locale Pier Luigi Poldi Allaj, dell’associazione Corte dei Rossi, che ha affrontato l’argomento sul sito personale www.cortedeirossi.it

“Noi – scrive Poldi Allaj - ci limitiamo a registrare il dibattito, nudo e crudo, così come l’abbiamo appreso, rimandando solo a più precise informazioni che via via stanno emergendo dagli scritti degli studiosi coinvolti, non ultimo un libro di imminente edizione di Magdalena Soest, preannunciato da un articolo sul tema apparso sul Corriere della Sera del 14 ottobre 2009. Se tuttavia, come presumiamo e come è auspicabile, l’intuizione degli Amici di San’Andrea e gli studi di Magdalena Soest saranno convincenti – conclude - di riflesso la storia dei Rossi di San Secondo potrebbe arricchirsi di un ulteriore magnifico tassello”.

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(c) articolo e fotografie
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