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CHIARAVALLE DELLA COLOMBA (PR)
L'ABBAZIA ISTITUITA DA UNA COLOMBA

L'abbazia di Chiaravalle della Colomba è gemella dell'abbazia di Chiaravalle a Milano, essa è stata fondata da Bernardo di Chiaravalle, secondo una richiesta del vescovo Arduino di Piacenza portavoce della sua città, attorno all'anno 1135. In seguito, per ben duecento anni, sono continuati i lavori di edificazione della basilica.

Il nome deriva da una particolarissima leggenda. Si dice che una colomba davanti agli occhi stupefatti dei monaci, abbia volteggiato a lungo in un'unica zona, delineando il perimetro dell'abbazia con delle pagiuzze. E' chiaro che la colomba così miracolata non poteva essere che lo Spirito Santo stesso che comunicava la posizione della chiesa gradita a Dio. Il messaggio fu subito acquisito e la chiesa sorge ancora oggi nello stesso luogo in cui è avvenuto il miracolo.

Purtroppo in seguito il monastero non ha avuto vita facile. Fu preda di vari bracconaggi ad opera di briganti e di diversi eserciti. Persino Federico II di Svevia fu protagonista di una razzia e in seguito al suo passaggio si salvarono ben pochi monaci dall'incendio che colpì il complesso.

Nel 1444 l'abbazia fu "data in commenda", che significava cedere l'edificio sacro in mano a qualche uomo illustre e potente, spesso lontano e incurante dei problemi del complesso, intervenendo nella vita dei monaci solo per riscuotere le offerte.

Nonostante questo problema, l'abbazia riuscì lo stesso a vivere in maniera onorevole, fino all'arrivo di Napoleone che la privò di tutti i suoi beni, sequestrando purtroppo quella che un tempo era una ricchissima biblioteca. Non si accontentò, caccio inoltre i monaci e ne vendette i loro terreni. Fu abbandonata fino al 1937, quando l'abate parroco don Guglielmo Bertuzzi, convinse il Vescovo di Piacenza a ridare vita all'abbazia. La richiesta fu accolta e subito vennero richiamati i monaci dall'Abbazia di Casamari che lavorarono intensamente per riportarla al suo antico splendore. Così oggi la possiamo ammirare e contemplare come sede di ritiri spirituali e di vendita di prodotti tipici dei monaci.

La festa della chiesa viene svolta in giugno con la tipica infiorata (rito molto diffuso in Italia), nella quale viene steso un grande tappeto di petali di fiori raffiguranti immagini sacre dall'ingresso della chiesa al presbiterio.

L'interno è abbastanza spoglio, dato che San Bernardo era contrario ad eccessive decorazioni e soprattutto all'abuso dei bestiari che riteneva mostruosi. Essa inoltre riporta gli schemi che lo stesso fondatore ripeteva in tutti i suoi complessi: ordine e disposizione del chiostro quadrato. Il quadrato era anche la forma principale dei vari ambienti, la cui successione era la seguente: a partire da oriente, la sagrestia, l'aula capitolare e il parlatorio. A sud vi si trova il refettorio e la cucina. Verso occidente abbiamo il refettorio dei conversi e qualche magazzino, oltre che l'ospizio per i pellegrini. Dinnanzi al refettorio vi si è anche una fontana per le abluzioni dei monaci. Al primo piano vi sarebbe la "zona notte" adibita oggi in parte a museo.

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