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Luogo: Nola è una città abbandonata che si trova nei pressi di Rovinaglia e di Albareto (PR)

Questo luogo appartiene al gruppo:
Italia abbandonata

Simboli:
Emilia Romagna

NOLA, IL BORGO CHE NON C'E'... PIU'

L’inizio non è dei più incoraggianti.
Nola? Sì, una volta esisteva. Poche case, per carità… oggi invece non c’è più nulla. Al loro posto, è nato un prato verde…”, ci confessa un signore che sta maneggiando un piccolo attrezzo agricolo.
Comunque, ci dà le indicazioni per raggiungere il luogo. “Prendete quel sentiero cementato qui a fianco. Salirà per sei o sette chilometri, attraversando il bosco. Poi, da qualche parte un tempo si trovava il paese. Ma non aspettatevi cartelli segnaletici, perché non ce ne sono”.
E, così, io e l’amico Paolo iniziamo a salire… e a salire ancora... Il percorso sembra davvero senza fine. Incontriamo alcune maestà, dedicate a santi sempre diversi e alla Madonna (una Madonna ubertosa e dall’ampia gonna).

 

Ed incrociamo pure un signore che, con inaspettata audacia, sta scendendo il sentiero con un furgoncino. Naturalmente, anche a lui chiediamo delucidazioni sull’antico borgo. “Nola? Mai sentita… proseguite pure, ma secondo me non troverete un bel nulla…”. Che gioia…
Ma noi non ci fermiamo, certi delle informazioni che, pochi giorni prima, mi aveva fornito un conoscente di Salsomaggiore Terme. “Ci sono passato in moto parecchi anni fa. Le case erano poche e fatiscenti ma ben visibili”. Insomma, non possono essere sparite. Magari saranno ancor più dirute, ma non scomparse.

Ormai abbiamo superato l’ora di cammino ma di abitazioni, o qualcosa che vagamente le ricordi, neppure l’ombra. E le pur nostre solide speranze iniziano ad incrinarsi.
Poi, improvvisamente, notiamo due ciclisti che arrancano con fatica nella nostra direzione. Forse, a fermarli, facciamo a loro pure un favore. “Sì, ci siete vicini, ancora mezzo chilometro e troverete una piccola maestà. È il segnale che siete nel posto giusto”.
Come d’incanto le energie, ormai quasi sopite, si risvegliano. E via, con passo accelerato, verso l’agognata meta!
Così, dopo pochi minuti, ecco sulla sinistra l’annunciata piccola edicola. Custodisce il bianco bassorilievo di una Vergine coronata, affiancata da una figura genuflessa.

 

E, poco più in là, una serie di bassi muretti posti ad angolo ed interamente coperti da un soffice muschio ricordano quella che un tempo doveva essere una graziosa abitazione.

Alzando e volgendo a destra lo sguardo fino quasi a vedere il cielo, intravediamo altre due o tre case (o, meglio, quello che ne resta) che paiono giocare a nascondino con il fitto bosco (un bosco fra i più bui che abbia mai visto).

 

Risalita la collina, non resistiamo alla tentazione di entrarvi, seppur l’operazione si presenti tutt’altro che agevole. Ma al loro interno non c’è veramente più nulla, salvo erbacce, cespugli e pareti di pietre che paiono sfidare la forza di gravità (dei tetti, invece, neanche l’ombra). Unico indizio del loro antico uso, l’arrugginita spalliera da letto.


Per fortuna, un pannello illustrativo posto a poca distanza, ci dà qualche informazione. Veniamo così a sapere che qui, nel secolo scorso, decine di famiglie si occupavano della cura del castagneto, di pastorizia, del pascolo delle vacche, della coltivazione della segale e delle patate, ma anche della raccolta dei funghi. Ed abitavano in capanne di pietra e con il tetto di paglia di segale.
Ci guardiamo intorno. Il luogo non sembra mostrare null’altro di antropico. Solo boschi, prati e piccoli corsi d’acqua che da lontano fan sentire in modo discreto la loro presenza.
Naturalmente, vien da chiedersi il perché dell’abbandono. Certo, la lontananza dal più vicino borgo abitato (che dovrebbe essere Rovinaglia, dove abbiamo chiesto le prime informazioni) non deve aver aiutato la vivibilità del posto, così come la scarsa appetibilità economica dei mestieri sopra citati. Però, un sentiero incredibilmente largo da permettere il comodo passaggio di trattori e fuoristrada, non rende la località davvero isolata.
Chissà…


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