Torna alla home

Luoghi Misteriosi collabora/ha collaborato con:


Vai a vedere
tutti i misteri spiegati scientificamente

Regioni D'Italia




















Italia



Simboli




















LUOGHI DI FORZA
Il nostro libro ufficiale!
Aiutaci a crescere

ACQUISTALO ORA!






Vai a vedere i video!

Nostro canale

Seguici

English version

I nostri siti

Luoghi Misteriosi
sui Media

VIDEO

Sito consigliato da:

Centro regionale
Beni Culturali Abruzzo

Argomenti




























































Luoghi


















 

 


torna alla Home

Questo luogo appartiene al gruppo:
ALDILA'
MIRACOLISTICA
PAGANESIMO/CRISTIANESIMO

Simboli: FIORE DELLA VITA

 
PELLEGRINO PARMENSE (PR) FRAZ. CARENO -
SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE ASSUNTA
IL FIORE DELLA VITA E LE 11 SEPOLTURE



articolo e fotografie di Paolo Panni - pannipaolo@gmail.com

I capitoli di questa scheda sono:
La devozione dell'Assunta
Il fiore della vita
Una chiesa scomparsa
Gli 11 corpi sepolti sotto la chiesa
Le numerose Madonne con Bambino
La Madonna dei Matti e la Madonna della Cintura

La devozione dell'Assunta

Almeno mille anni di storia accompagnano il suggestivo, pittoresco santuario della Beata Vergine Assunta in Careno, piccola frazione di Pellegrino Parmense. Fondata nel 1044, secondo l’iscrizione posta sull’architrave d’ingresso, la chiesa, che sorge alle pendici del monte di Santa Cristina, viene menzionata per la prima volta in un documento nel 1230, come cappella dipendente dalla pieve di Serravalle, insieme ad altre chiese della zona: tra cui quella di Mariano.  

La primitiva chiesa romanica, forse ricostruita nel XIII secolo, come emerge dalle testimonianze storiche lasciate, aveva probabilmente le dimensioni dell’edificio attuale ma era ad aula unica con abside semicircolare. A questa fase costruttiva si possono attribuire nell’edificio attuale la base della piccola abside e parte della facciata. Il sacro edificio è stato profondamente modificato in almeno due riprese.

Intorno alla seconda metà del XV secolo l’aula è stata ripartita in tre navate, con l’inserimento degli attuali pilastri ottagonali; le navate sono state coperte con volte a crociera a costoloni, la navata centrale è stata soprelevata e, di conseguenza, sono state modificate  coperture e facciata. All’inizio del XVIII secolo, alla chiesa sono stati addossati quindi i due portici laterali per ospitare i pellegrini che si recavano al santuario in occasione delle principali ricorrenze liturgiche e in particolare della festa dell’Assunta (15 agosto).

La decorazione delle navate risale per gran parte al XVIII secolo, mentre sui muri perimetrali emergono ampi brani di affreschi della seconda metà del Quattrocento. Nel 1836, per porre in maggior rilievo la statua della Madonna venerata nel santuario, l’altare maggiore è stato rifatto e la statua è stata posta nell’ancona di marmo rosso di Verona che domina la navata centrale. L’affluenza di devoti al santuario, in particolare in occasione dei Giubilei, è sempre stata frequente e continua nei secoli, come testimoniano indirettamente i numerosi interventi edilizi eseguiti sulla chiesa nel corso della sua lunga storia.

Il fiore della vita

E, se in merito alla fondazione dell’edificio, l’attenzione non può che essere posta sull’iscrizione posta sull’architrave d’ingresso, va evidenziato come, a poche decine di centimetri dalla stessa iscrizione compaia un simbolo tanto antico quanto comune, vale a dire il “Fiore della Vita” che, nella sua forma più semplice è chiamato anche ‘Sesto giorno della Genesi’ poiché ottenuto dalla 'rotazione' di sei cerchi o sfere , corrispondenti ognuna ad un giorno della Creazione. Esso rappresenta la struttura interna del Creato, ed il suo completamento.

È, come sottolineato, un simbolo antichissimo che è stato trovato in tutto il mondo ed in ogni cultura. Era conosciuto dai primi cristiani copti, che lo incisero sulle pareti del tempio di Ibis, a El Kharga o nelle mura dell'Osireion di Abydo; dagli Etruschi, raffigurato sullo scudo di un guerriero in un bassorilievo nelle rovine di Vetulonia; dai Cinesi, nell’ex dimora dell’Imperatore, inciso sotto le zampe di un leone solare; dagli Ebrei, che lo raffigurarono all'interno del Tempio di Gerusalemme. Presso gli antichi Celti veniva interpretato come simbolo in movimento; pertanto rappresentava la potenza vivificatrice e generatrice del Sole: l’astro trasmetterebbe al segno il suo potere guaritore e protettivo.

Propizierebbe una nascita e una vita fortunate: ecco quindi che non sembra affatto un caso, quindi, che questo simbolo emerga, molto spesso, in luoghi bisognosi di protezione e di difesa, quali le serrature e le culle dei neonati. Il fatto di essere riferito al numero 6, che simboleggia la Creazione lo accomuna inoltre alla ‘Ruota della Vita’ a sei raggi, che simboleggia l'alternarsi delle stagioni e delle vicende umane, ed all'Esagramma che, come il Fiore della Vita, è inscrivibile all'interno di una struttura perfettamente esagonale. La Sapienza Ebraica lo ha associato all'Albero Sephirotico o Albero della Vita, la cui struttura può essere costruita a partire da questo simbolo.

Nella sua forma estesa, il Fiore della Vita riveste un'importanza notevole perché viene riconosciuta nella sua struttura una matematica perfetta, con la presenza del "numero aureo" che è esotericamente considerato sacro, poiché in natura esso è presente in moltissime forme, nella materia visibile. Gli antichi architetti lo hanno inserito in ogni struttura da loro costruita, i pittori rinascimentali ne facevano invece un modello di perfezione nelle scene rappresentate con proporzioni, appunto, auree. Il fiore della vita veniva inoltre considerato, dai simbolisti, dai primi iniziati e dalle scuole misteriche quale punto di partenza per la costruzione dei solidi platonici, secondo un meccanismo che consente di passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità.

Una chiesa scomparsa

Ed ancora più antica del santuario di Careno doveva certamente essere la Basilica di Santa Cristina, da cui deriva il nome del monte, posta tra le Valli Ceno, Cenedola e dello Stirone. Edificio, questo, che alcuni documenti danno per già esistente nel 1095, affiancato da una torre con campana e da un romitaggio, occupato sino al 1783. Con la morte dell’ultimo eremita, la Basilica e la Cella di Santa Cristina sono andate completamente in rovina, ma recenti affioramenti di un tratto di strada romana pavimentata, in direzione Careno – Monte Santa Cristina, hanno portato ad ipotizzare la preesistenza in questa località di un tempio romano dedicato a divinità silvane.

La devozione mariana, qui, è sempre stata e continua ad essere molto viva, come dimostrato dalle considerevoli partecipazioni di fedeli che si registrano in occasione, soprattutto, della ricorrenza dell’Assunta (15 agosto).

Per quanto ipotesi storiografiche più o meno attendibili riportino l’origine della fabbrica agli anni appena antecedenti, o appena successivi, il Mille, nessun documento ha mai potuto offrire conferma definitiva circa la datazione dell’edificio originario.

La prima data univocamente certa che vede citata la Pieve di Careno è quella del 1230, anno in cui una “Capelle de Carono” assoggettata al Pievato di Vellio compare nel “Capitulum seu Rotulus Decimarum”, uno dei documenti più antichi della storia ecclesiastica parmense, redatto per ordine del Vescovo di Parma. Volendo cercare più indietro nel tempo, le caratteristiche costruttive riscontrabili non offrono, oggi, appunti chiari al punto da permettere una datazione altomedievale dei manufatti.

Gli 11 corpi sepolti sotto la chiesa

Sono stati gli scavi archeologici iniziati nell’ottobre 2004, come prima fase dei lavori di restauro e consolidamento che hanno interessato il santuario, a riportare alla luce una storia che, qui, si fa tanto affascinante quanto misteriosa. Le minuziose ricerche, volute dalla competente Soprintendenza, hanno riportato alla luce almeno 11 sepolture, alcune a camera, altre individuali, una particolarmente antica. Questo dato, va detto, era già stato segnalato nei verbali della Visita Pastorale Marazzini dell’agosto 1715, epoca in cui il santuario, probabilmente, non aveva ancora la pavimentazione.

Allora si parlava di 11 sepolture, probabilmente riferendosi proprio alle tombe principali, oltre ad una sepoltura per i sacerdoti ed a tombe comuni. In particolare, nei documenti di quella visita pastorale, si legge che non era contigua alcuna casa alla chiesa, e che vi erano sepolture, fra le quali quella di un sacerdote, situate nel coro vicino all’altare e sotto alla scalinata del presbiterio, mentre i bambini venivano sepolti accanto al sagrato.

Nelle undici sepolture emerse in occasione degli scavi sono state rinvenute diverse tipologie di tombe: in nuda terra, in cassa di legno, in cassa lapidea, a camera. In quelle in nuda terra il defunto veniva sepolto direttamente nella terra, facilmente avvolto in un sudario. E’ stata ritrovata, nella chiesa di Careno, una sola tomba rispondente a questa tipologia. Si tratta certamente della più antica, tra quelle emerse, presumibilmente riferibile al XIII secolo. Era delimitata da lastre di pietra infisse verticalmente nel terreno e risulta tagliata ad Est da un’altra tomba, ad essa cronologicamente posteriore.

Cinque sono invece le tombe rinvenute della tipologia in cassa di legno, tutte poste nella navata centrale, subito davanti al presbiterio. Le tombe in cassa lapidea venute alla luce erano coperte da grandi lastroni di pietra o presentavano una copertura a volta realizzata con pietre squadrate messe di taglio e legate a malta. Si tratta di certo della tipologia più attestata all’interno del tempio. Tali tombe, di norma, ospitavano diverse sepolture. Per questo motivo, nonostante la pesante copertura, venivano più volte aperte e poi richiuse. In qualche caso la copertura a volta realizzata con blocchi di pietra, veniva rotta e poi “rattoppata”, per chiudere la tomba, con due grossi lastroni di pietra.

E la stessa cosa può essere detta anche per le due grandi tombe che occupano tutta la navata centrale. La tomba a camera costituisce invece una sepoltura collettiva (probabilmente di famiglia) realizzata come una vera e propria stanza, con pareti in muratura e volta di copertura, alla quale si accedeva da una struttura a gradini. In un momento successivo, numerosi cadaveri erano spesso sepolti all’interno della struttura, utilizzando con ogni probabilità una scala, che consentiva l’accesso alla tomba.
Una volta esauriti gli scavi e le ricerche archeologiche si è proceduto al riempimento delle tombe con sabbia inerte, alla stesura di uno strato di geotessile che ne tuteli l’integrità e, infine, alla formazione di una soletta di sottofondo.
Da evidenziare che durante i lavori di scavo è emerso il profilo dell’antico presbiterio, di forma curvilinea. Esso è stato ripristinato nella sua forma originaria, riuscendo anche a riportare alla luce e conservare alcune porzioni della pavimentazione originale.

Le numerose Madonne con Bambino

Di particolare interesse è il ciclo affrescato che impreziosisce il santuario. Pur in assenza di fonti certe, l’intervento affrescato principale è ritenuto riferibile al XV secolo e, a questo riguardo va considerato come tale datazione coincida con il grande cantiere di trasformazione dell’edificio ecclesiale originario e con la presenza, a Pellegrino, di San Bernardino da Siena che avviò anche la costruzione del convento dedicato a San Francesco, al cui interno, durante i restauri del 1999, furono ritrovate altre porzioni affrescate di un certo interesse.

Da sottolineare come il ciclo affrescato veda la presenza di una serie di Madonne col Bambino, disposte su tutte le pareti, in posizioni assolutamente irregolari, senza unità stilistica né tantomeno un disegno d’insieme. E’ possibile che si possa trattare di omaggi votivi, una sorta quindi di ex voto, applicati direttamente alle pareti, a testimonianza di grazie ricevute.

E per quanto concerne infine la devozione, va subito evidenziato che questo santuario è oggetto di devozione continua da secoli.

La chiesa era originariamente dedicata a Maria: il culto della Beata Vergine Assunta pare sia stato introdotto solo successivamente, come si può supporre dal fatto che nel secolo XI non era ancora abbastanza diffusa la notorietà di tale celebrazione, nonché dall’osservazione degli affreschi riportati alla luce in questi anni, dove la Madonna appare sempre col Bambino e non da sola, a differenza di quanto richiederebbe invece l’iconografia tradizionale legata al culto dell’Assunzione di Maria Vergine.

La Madonna dei Matti e la Madonna della Cintura

In particolare, qui si venera da tempo un’immagine della Madonna detta comunemente “dei matti” perché ad essa si rivolgono soprattutto i sofferenti di malattie nervose, ricavandone a quanto pare numerose grazie, come testimoniato anche dai tanti ex voto presenti. Diversi storici locali citano inoltre la venerazione, a Careno, della Madonna della Cintura, a cui si rivolgevano le donne per implorare la grazia della fecondità: venerazione perpetuata da tempi antichissimi ma di cui oggi è andata persa la tradizione.     

ALTRI LUOGHI MISTERIOSI SIMILI
ALDILA'
MIRACOLISTICA
PAGANESIMO/CRISTIANESIMO

ALTRI LUOGHI CON LA STESSA SIMBOLOGIA
FIORE DELLA VITA

ALTRI LUOGHI MISTERIOSI IN EMILIA ROMAGNA
gruppo Luoghi in Emilia Romagna

INFO UTILI
• Indirizzo: Loc. Careno - 43047 Pellegrino Parmense
• Parrocchia di Varano Marchesi, tel. 0525.59344
• Ufficio turistico di Fornovo, tel. 0525.2599
• Apertura tutti i giorni da maggio a settembre; da settembre a maggio solo festivi
Orari di apertura Orari previsti: 9,00-12,00; 15,00-18,00

(c) articolo e fotografie
Paolo Panni - pannipaolo@gmail.com


 



Il portale dei Luoghi Misteriosi
www.luoghimisteriosi.it - info@luoghimisteriosi.it

Il portale dei Luoghi Misteriosi (english version)
www.mysteriousplaces.it

Il portale degli ancient aliens
www.ancientaliens.it

Il portale dei luoghi di guarigione, forza e immortalità
www.luoghidiguarigione.it

Il portale dei misteri animali
www.misteribestiali.it

® Luoghi Misteriosi
Luoghi Misteriosi è un marchio registrato
è vietato copiare il contenuto di questo sito senza l'approvazione dei relativi autori
per utilizzo di foto, testi, contenuti contattare info@luoghimisteriosi.it