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ARTICOLI DI ISABELLA DALLA VECCHIA


FENIX

Titoli articoli
• Fenix n.87/gennaio 2016 - Santa Croce in Sentinum. La chiesa Matrioska
• Fenix n.86/dicembree 2015 - La Madonna nera di Tindari
• Fenix n.85/novembre 2015 - Antiche Simbologie nel Masso della Pescaia
• Fenix n.84/ottobre 2015 - I Fraticelli delle Moje
• Fenix n.83/settembre 2015 - Il Sasso del Diavolo di Pietramarina
• Fenix n.81/luglio 2015 - Le Api e la Maddalena di Avigliana
• Fenix n.80/giugno 2015 - Le Simbologie della Pieve di San Pietro in Messa
• Fenix n.79/maggio 2015 - La Chiesa delle Civette e dei Cavalieri
• Fenix n.77/marzo 2015 - L'uomo lupo etrusco e l'aldilà
• Fenix n.76/febbraio 2015 - I misteri di San Lorenzo a Milano
• Fenix n.75/gennaio 2015 - "La chiesa di Santa Maria ad Cryptas, tra Dante, Sacra Sindone e Templari"
• Fenix n.74/dicembre 2014 - "La Porta delle Cornacchie"
• Fenix n.73/novembre 2014 - I tre monti esoterici di San Vito sul Cesano
• Fenix n.72/ottobre 20014 - "Il sonno della regina Teiperga"
• Fenix n.71/settembre 20014 - "Il serpente di pietra"
• Fenix n.69/luglio 20014 - "I messaggi alchemici di san michele di Introbio"
• Fenix n.68/giugno 20014 - "La Sacra di San Michele e la porta dello Zodiaco"
• Fenix n.66/aprile 2014 - I sacri vasi di Mantova e l'Apocalisse
• Fenix n.65/marzo 2014 - "L’alabastro e la vera croce di Volterra"
• Fenix n.64/febbraio 2014 - "Il crocifisso femminile di Osimo"
• Fenix n.63/gennaio 2014 - "La Stele di Caven"
• Fenix n.61/novembre 2013 - "Su Romanzesu e la capanna apercorso labirintico"
• Fenix n.56/giugno 2013 - "Il fenomeno della farfalla di luce"
• Fenix n.54/aprile 2013 - "I misteri della cripta di Sant'Ugo"
• Fenix n.53/marzo 2013 - "La bestia con le tiare papali"
• Fenix n.52/febbraio 2013 - "La scoperta di una chiesa templare a Rimini"
• Fenix n.51/gennaio 2013 - "Il pozzo di Santa Cristina"
• Fenix n.50/dicembre 2012 - "L'affresco della Fine del Mondo"
• Fenix n.49/novembre 2012 - "Dossier Maria Maddalena: i luoghi segreti in Italia"
• Fenix n.49/novembre 2012 - "La grotta di San Giovanni D'Antro"
• Fenix n.48/ottobre 2012 - "La dimora filosofale di Chiavari"
• Fenix n.47/settembre 2012 - "I misteri del Duomo di Siena"
• Fenix n.45/luglio 2012 - "Guardiagrele, la città “a difesa del Graal”
• Fenix n.44/giugno 2012 - "Il matrimonio mistico di Pistoia"
• Fenix n.43/maggio 2012 - "I misteri della Trichora"
• Fenix n.42/aprile 2012 - "Lanciano e l'Apocalisse apocrifa"
• Fenix n.41/marzo 2012 - "I misteri del Duomo di Pisa"
• Fenix n.40/febbraio 2012 - "I segreti sotterranei di Camerano"
• Fenix n.39/gennaio 2012 - "Il Sercol"
• Fenix n.38/dicembre 2011 - "Rosazza, una Rennes Le Chateau in Italia"
• Fenix n.38/dicembre 2011 - "La danza macabra di Nosate"
• Fenix n.37/novembre 2011 - "L'ipogeo di cividale del Friuli"


Fenix di febbraio 2016



6 gennaio 2016
Articolo di Isabella Dalla Vecchia su Fenix
"Santa Croce in Sentinum. La chiesa Matrioska"



Fenix n.74/dicembre 2014 - "La Porta delle Cornacchie"


Fenix n.72/ottobre 20014 - "Il sonno della regina Teiperga"

FENIX n. 68 - giugno 2014



Giugno 2014
Questo mese Isabella Dalla Vecchia su Fenix presenta un articolo dal titolo
"La Sacra di San Michele e la porta dello Zodiaco"

FENIX n. 67 - maggio 2014



Fenix n.67/maggio 2014 - "Rosa Camuna e i misteriosi esseri antropomorfi"

FENIX n. 66 - aprile 2014
FENIX n. 65 - marzo 2014


Rubrica Luoghi Misteriosi:
L’alabastro e la vera croce di Volterra

FENIX n. 64 - febbraio 2014


Rubrica Luoghi Misteriosi:
Il crocifisso femminile di Osimo

FENIX n. 63 - gennaio 2014


Rubrica Luoghi Misteriosi:
La Stele di Caven

FENIX n. 61 - novembre 2013


Questo mese la rubrica Luoghi Misteriosi tratta la vasca cerimoniale
di Su Romanzesu e la capanna apercorso labirintico

FENIX n. 60 - ottobre 2013


Una scoperta casuale sembra aver regalato all’Umbria un nuovo sito archeologico e con esso un intricato mistero. Osservando alcune immagini aeree di Verchiano, piccola frazione montana del Comune di Foligno, su una collinetta prospiciente l’abitato, l’appassionato di storia Marcello Betti ha notato un’anomala presenza di tredici cerchi concentrici perfetti. La successiva visita del sito ha portato alla luce una costruzione in pietra a cui nessuno aveva fatto caso, e che nessuno riusciva a spiegarsi. Si tratta di una serie di ampi cerchi di pietre uno dentro l’altro a distanze regolari.

Un sito che ha immediatamente solleticato la curiosità di istituzioni e ricercatori, ma la Sovrintendenza ha fermato l’entusiasmo giustificando l’anomalia come risultato di un’opera di dissodamento montano, per rimboschire la zona con alberi di pino nero.
Ma la rivista Fenix rilancia nuovamente il dubbio pubblicando un articolo di Emanuele Legumi, nella rubrica Luoghi Misteriosi,  sui cerchi con nuove ipotesi: se c’era effettivamente un Piano di rimboschimento nazionale dovrebbero esserci molti più cerchi nella penisola. Inoltre la finalità dell’impegnativo lavoro di dissodamento è la coltivazione e sembra strano focalizzarsi solo in cima ad un’impervia collinetta, non facendo lo stesso sulle altre aree vicine. Ci si interroga sul perché sia stata utilizzata una tecnica così dispendiosa in termini di tempo e che non avrebbe permesso l’utilizzo di mezzi meccanici, demandando tutto al lavoro manuale.

Chi tanto ardito li avrebbe creati a forza di braccia (le pietre sono molto pesanti), impiegando giorni di lavoro, e perché? I cerchi sono assolutamente perfetti e attorno non ci sono segni di scavi o di irregolarità del terriccio per smottamenti con macchinari agricoli. La pendenza della collina e l’eventuale presenza di arbusti nell’area circostante (circa 2000 metri quadrati) avrebbero complicato ulteriormente l’opera di tracciatura. Colpisce inoltre la precisione e la meticolosità con cui il tutto è stato realizzato. Non ci sono pietre estratte e poi gettate casualmente, ma sono tutte rigorosamente accatastate dal medesimo lato di ogni cerchio. Perché quindi fare più di un chilometro di fosso per poi lasciarlo inutilizzato?

FENIX n. 59 - settembre 2013


A Penne il misterioso Cristo di pezza, protetto da secoli dalle Monache di Malta, unico ordine femminile al mondo.“Penne, città d’Arte” è quanto recita il cartellone di “benvenuto” al suo ingresso. Ma anche “città di misteri” come descritto dalla rivista Fenix di questo mese, nell’articolo di Fabio Ponzo, collaboratore abruzzese di luoghimisteriosi.it in cui si analizza ogni enigma della sua chiesa più importante, San Giovanni Battista. Un autentico orgoglio essendo stata l’unica sede in Abruzzo delle monache gerosolimitane dell’Ordine di Malta, è effettivamente un unicum la presenza di un ramo femminile nei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Il loro lavoro svolto negli ospedali, era quello di assistere e apportare cure a pellegrine e malate. L’ordine crebbe e si diffuse in tutta Europa: Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Olanda, Rodi e Italia, riportandoci a Penne come unica sede in terra abruzzese. Quasi dimenticata, e in uno stato di evidente decadenza, la chiesa di San Giovanni Battista si fa notare ancora per la sua autorevolezza architettonica. Croci e ancora croci di Malta al suo interno, scolpite e disegnate ovunque. La più grande che s’incontra è quella posta nell’area centrale della struttura e la più affascinante è quella che si scorge alzando la testa, su per la cupola, dove il sole passa attraverso delle piccole feritoie e la fa splendere, come se emanasse una luce propria.

Nei pressi delle soffitte della chiesa di San Giovanni Battista, all’interno di urna di legno e vetro, poteva essere ammirato un Cristo morto realizzato interamente in stoffa. Grazie alle credenze e alla trazione popolare questa leggenda a fatto si che arrivasse fino ai giorni nostri. Si narra che la priora del convento, una volta ultimati i lavori della chiesa e arrivati alla vigilia solenne della consacrazione, volle dare a questo Cristo di pezza una sistemazione e una venerazione più degna, fu all’ora che venne sistemato  nel più prezioso degli altari;  ma lei e le altre consorelle appena presero il Cristo dalla sua urna originaria, sulla città di Penne si scatenò un violentissimo temporale e tutte le religiose persero la vista. Soltanto una monaca anziana e malata, che attendeva la morte nella sua cella, ebbe la forza di alzarsi e di andare in soccorso di tutte le altre.

Da quell’istante il cielo tornò sereno e tutte le monache riacquistarono la vista. Per tutta la città di Penne si sparse la voce insistente del miracolo, fino all’intervento del Vescovo che riportò nella sua urna quella sacra immagine del Cristo. Tutto questo sicuramente ha e avrà avuto una morale fondamentale, quella di vivere la fede e la venerazione con umiltà e rispetto, senza fronzoli lussuosi perché il Cristo era ben lontano da questa realtà.
Dai primi anni ’90, dopo un necessario intervento di restauro, il Cristo di pezza venne trasportato e custodito nel Museo Civico Diocesano di Penne.

FENIX n. 57 - luglio 2013


Sulle pendici della valle del Lima, la meravigliosa pieve di San Cassiano in Controne si rivela come un autentico scrigno di simbologie. Dalla facciata al pavimento il tempio parla attraverso una grande quantità di antichi segni che rendono questo luogo potente e dall’energia assoluta. Ne parla in esclusiva su Fenix Daniela Fogar con un articolo che descrive minuziosamente questa incredibile pieve.

Ogni archetto riporta serpenti, pesci, una sirena alata piuttosto consunta, foglie e tralci di vite, mentre sulla facciata emergono un nodo di Salomone, una stella a sei punte, diversi altri Oranti, una ruota e altri simbolismi floreali.

Ma le figure più misteriose sono gli "Oranti" con braccia alzate e abbassate. Essi, presenti anche in altre pievi, (Castelvecchio, Gropina, Corsignano), sono enigmatiche figure non ancora identificate. Sacerdotesse e sacerdoti dall’epoca neolitica al mondo cretese o egizio usavano questa particolare posizione delle braccia alzate per indicare la connessione con le divinità celesti, come atto di “prendere il cielo” e portarlo in terra. Forse a rappresentare la frase: “come in cielo, così in terra” citato sia nel “Padre nostro” che nella tavola smeraldina di Ermete Trismegisto, il documento più celebre tra gli scritti ermetici, che recita “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una.” In questo caso i due Oranti indicano sia il Cielo che la Terra e i miracoli di una cosa sola.

E non solo. Sorprende anche la notevole simbologia dell'interno, tra le più ricche ed enigmatiche d'Italia. Il pavimento è decorato con un motivo dai toni di bianco, nero e rosso, i tre colori della Grande Opera  albedo, rubedo e nigredo e un fiore dell’Apocalisse, antico e potente talismano contro le forze del male. Sempre sul pavimento troviamo una decorazione circolare contenente una clessidra con diverse frecce direzionali in senso orario, che ricordano un orologio. Inoltre un grande e complesso fiore della Vita è posto davanti al portone meridionale, inserito in due quadrati.

Sarebbe davvero interessante scoprire se a San Cassiano esistano tracce dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio, cercheremo di sviluppare nel tempo altre ipotesi, spingendo verso una visita più approfondita nel magico territorio lucchese.

FENIX n. 56 - giugno 2013

 


foto Alessio Boni

Il fenomeno della farfalla di luce

Sta per accadere. Il prossimo 21 giugno avverrà il fenomeno della "farfalla di luce" in un sacro bosco ligure. Ogni anno attorno al solstizio d'estate, il sole forma su una roccia una meravigliosa farfalla luminosa a memoria di antichi rituali che avvenivano in questo luogo.

Ogni anni attorno al 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate, in Liguria all’interno di un’area sacra del Monte Caprione, un raggio di sole, attraversando un foro scolpito in un masso, forma su una pietra una bellissima “farfalla di luce”. E’ un incredibile fenomeno unico al Mondo che richiama ogni anno folle di persone che si recano in questo luogo magico. Isabella Dalla Vecchia, fondatrice del portale www.luoghimisteriosi.it ne parla in esclusiva sulla rivista di archeomisteri Fenix di giugno 2013 ampliando il discorso sulla simbologia universale della farfalla.

Gli antichi abitanti di queste zone modellando la roccia, hanno volutamente formato questo simbolo di vita, rinnovamento e fecondità a riprova di quanto dovesse essere spiritualmente importante. Con l’ausilio del Sole hanno saputo proiettare una farfalla luminosa nel profondo bosco, in un’area che ospitava rituali e celebrazioni sacre in onore della rigenerazione e della nascita.


foto Alessio Boni

La farfalla è il simbolo universale della morte e della resurrezione. Questo insetto straordinario nasce bruco, diviene “pupa” e si trasforma in meravigliosa farfalla, compiendo una metamorfosi in essere celeste, risorgendo. Un semplice insetto ha saputo unire le religioni nel comune concetto delle tre tappe dell’anima umana, vita – bruco, morte – crisalide, resurrezione – farfalla. Nella Nuova Zelanda essa è il simbolo di immortalità, nella Cina di vita autentica, in Messico rappresenta le anime che possono vivere la beatitudine e che vengono trasportate sulle loro ali. Per la vistosità e il frenetico volo di fiore in fiore è anche stata accostata alla figura della donna frivola, per cui in Giappone e in America Latina diviene rispettivamente geisha e prostituta. Non è un caso che nella Metamorfosi di Apuleio, il nome di Psiche, una donna così bella da fa innamorare Eros, il Dio dell’Amore, significhi proprio “farfalla”.

Osserviamo e interpretiamo la Natura, perché Dio ci parla e svela i segreti dell’Universo attraverso di essa. Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla.

Questo articolo è approfondito su Fenix di giugno 2013

 

FENIX n. 55 - maggio 2013


I misteri di Turrivalignani
Su Fenix di maggio 2013, Fabio Ponzo dello staff di www.luoghimisteriosi.it svela i misteri dell’abbazia di Turrivalignani, un edificio ricco di incisioni e di antichi simbolismi riportando gli studi e le interpretazioni di Roberta Di Renzo, esperta in gestione e valorizzazione di beni culturali e di Giovanni Lattanzi. Fortunatamente il sisma che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 non ha provocato danni alla struttura, evitando un ennesimo danno al nostro passato millenario. Negli stipiti interni del portale si scorgono diverse stelle a cinque punte, un piccolo Fiore della Vita e molti sandali del pellegrino. Come testimonianza e firma del loro passaggio, i pellegrini incidevano la forma del sandalo accompagnati, in questo caso, anche da uno stemma nobiliare, forse per una visita importante.

A Turrivalignani e in alcune chiese italiane, ne troviamo molti distribuiti sul muro perimetrale esterno. Questi segni rappresentano un enorme valore, perché costituivano un diario accurato di quanto accadeva in determinate epoche.
La cripta, l’ambiente più antico dell’edificio, è dedicata al culto di San Vincenzo Martire che viene raffigurato dalle fattezze giovanili e con indosso abiti monastici, con un pennello nella mano destra e un libro nella sinistra, arroccato su un altare rudimentale retto da quattro colonne. Per tradizione dopo aver qui pregato, i fedeli con gesto veloce e deciso asportavano dalla statua piccole scaglie di gesso e colore per poi conservarle nelle loro tasche. Un rituale che preserverebbe dalla febbre alta, in quanto San Vincenzo sapeva miracolosamente dispensare guarigioni.


il Santo consumato

Per tale gesto Vincenzo è stato identificato come il “santo consumato”, perché continuando a “grattarlo via” di esso rimane sempre meno, quasi fosse metafora di Cristo, del quale in ogni Messa portiamo con noi il nostro personale frammento del Suo corpo sottoforma di ostia consacrata.
In prossimità dell’altare, due colonne differiscono dalle altre per un pesante motivo a “T” ripetuto quattro volte, che emerge dalla loro struttura. E’ un mistero quello delle grandi lettere T in quanto a prima vista potrebbe apparire un elemento decorativo, ma è un’ipotesi da escludere dato che non arrivando fino al capitello, si interrompe a tre quarti di altezza, creando in tal modo un elemento di disturbo più che di abbellimento. Grandi e ripetute T, nodi di Salomone, fiori della vita e stelle a 5 punte, mura che parlano attraverso simboli dalla lettura universale che comunicano quanto l’edificio sia esotericamente importante.

Questo e tutti gli altri misteri di Montegranaro (l'incontro con il lupo e l'"errore" dell'Adorazione dei Magi) su Fenix di aprile 2013

FENIX n. 54 - aprile 2013


Nel piccolo paese marchigiano di Montegranaro si cela l’antica cripta di Sant’Ugo un luogo ricco di misteri, custode di immagini molto rare e purtroppo ancora poco conosciuto. L’Archeoclub di Montegranaro ha accompagnato Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu di luoghimisteriosi.it alla sua scoperta e in esclusiva per Fenix abbiamo cercato di comprenderne gli incredibili enigmi.
La cripta di S. Ugo è uno degli antichi gioielli, sorgerebbe su un antico tempio pagano dedicato alla dea Cerere, venerata dai veregrani, il cui culto è talmente diffuso nei Monti Sibillini da confonderla con la mitica Sibilla, profetessa la cui grotta si perde tra le alture della catena marchigiana. Cerere era dea delle messi, dell’agricoltura e della fertilità e non a caso il toponimo Mons Granarius lega il borgo proprio al grano.
Protagonista delle raffigurazioni è la grande Crocifissione con i re e i profeti. Essi sorreggono le pergamene con scritte latine in caratteri gotici contenenti i propri insegnamenti, come a dimostrare che quanto asserito nell’arco di secoli era l’annunciazione della venuta del Cristo. Vi è una sorprendente anomalia.

Anziché Dio, è la Madonna a comparire in capo a Gesù e la particolarità è che si trova inserita nella mandorla, immagine molto rara. La presenza della mandorla, all’interno della quale appare sovente Gesù Pantocrator, deriva dall’episodio della verga fiorita di Aronne, in cui Mosè fece portare al capo di ogni tribù la propria verga, per decidere, in base a quella che avrebbe germogliato, chi avrebbe condotto il popolo d’Israele. Dalla verga di Aronne nacquero fiori e come frutti, proprio le mandorle. Dalla parola “verga” deriverebbe “virgo”, ovvero “ vergine” Maria. La mandorla ben si sposa con la figura della “Dea” essendo per natura un simbolo femminile, la piscis genitrice, la forma dell’organo genitale femminile da cui nasce la vita. Ecco che la figura della Madonna rientra in un’interpretazione più occulta, lei genitrice di Re, profeti e di Gesù, una Dea Madre che avrebbe creato l’Umanità, una visione di Dio femmina, perché da lei e dalla sua mandorla sarebbe nato il mondo intero.

Questo e tutti gli altri misteri di Montegranaro (l'incontro con il lupo e l'"errore" dell'Adorazione dei Magi) su Fenix di aprile 2013

FENIX n. 53 - marzo 2013


Addio a Papa Benedetto XVI. Da oggi viene ceduto l’incarico religioso più importante del mondo con la motivazione “Non ho le forze, è per il bene della Chiesa”. E lo è stato, mai come in questo periodo gli interessi si sono focalizzati sul Vaticano. Il suo è un gesto ancora inspiegabile per il quale si cerca ogni tipo di motivazione che verrà compresa con il tempo, come per tutti gli eventi della nostra vita per i quali ne capiamo il perché solo dopo molti anni. Un papa non può che adempiere il volere divino e, sia stata una debolezza umana, forti pressioni o una voce divina interiore, l’evento in sé è già esso stesso sinonimo di “adempimento del grande disegno”. Possiamo chiamarla “profezia” o semplicemente “caso”, ma il coronamento catastrofico di questa decisione legata alla religione più seguita del mondo non lascia dubbi. Fulmini su San Pietro, meteoriti che cadono dal cielo, terremoti e vulcani in riattivo, tutti eventi narrati nel passato, in occasione di Apocalissi e venuta dell’ultimo papa. Basti osservare il Cappellone della Basilica dei Santi Legonziano e Domiziano di Lanciano in cui viene rappresentata una fine del mondo molto realistica dalla caduta di meteoriti agli alberi che sanguinano a rappresentazione della natura ferita.
Quello di Ratzinger sembra più che un gesto di sottomissione e di sconfitta, un tentativo di comunicare al Vaticano non con le parole ma attraverso le azioni, che non lui in quanto uomo, ma è il Papa a non essere degno di avere questa carica divina. Una chiesa corrotta che si basa sui tre principi arcontici di fama, potere e denaro, non può più essere considerata tale. Sembra questo un concetto nuovo che sciocca, in realtà è già stato incredibilmente espresso in un affresco del 1375 ad opera di Giusto de Menabuoi che sembrerebbe aver realizzato un immagine profetica davvero poco conosciuta, nella sua Apocalisse del battistero di Padova presentato in esclusiva su Fenix di marzo 2013. La bestia che emerge dal mare con sette teste di cui una sembra morta, dipinta da Giusto, porta su ogni capo delle evidenti tiare papali, come ad indicare che il mostro sarebbe in realtà il papato. L’artista avrebbe in tal modo lanciato un messaggio profetico?

Ma è il particolare all’interno del particolare a lasciarci senza parole, una delle teste è reclinata verso il basso come ferita o sottomessa e porta due santi copricapi.“ Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia”. Questa frase riporta l’attenzione al gesto di Papa Benedetto XVI, la cui scelta sta progressivamente ricevendo consensi da parte dei fedeli, ammirazione da parte delle folle che gli “stanno vicino” che vedono nelle sue parole di abbandono un’azione di un uomo ferito dal male emerso ultimamente dalle viscere della Chiesa e che cerca con il suo gesto di dire al Vaticano “siate umili, abbandonate ciò che siete e ricominciate daccapo”. La testa ferita indossa due tiare, quasi ad intendere due papi (le altre teste che ne portano due, sono posizionate quasi sequenziali). E proprio due saranno i papi nello stato vaticano, l’uno solo nominale, in quando papa Benedetto XVI manterrà il proprio nome, e l’altro effettivo, colui che gli succederà che secondo la profezia di Malachia sarà colui che distruggerà la Chiesa affinchè possa istituirsi un nuovo cristianesimo delle origini, con il ritorno di Gesù.
Sarà Pietro II il Romano a chiudere l’epoca, un nome che tutti ci aspettiamo come nuovo papa, apertamente o in maniera più occulta. Ma a volte ci si focalizza troppo sul nome e non sul concetto del nome stesso. Celestino V fu il solo altro papa che rinunciò nel 1294 al pontificato ma non vi rimase perché fuggì subito dopo. Dunque è fatto unico nella storia che due Papi resteranno in Vaticano. Due Pietri. E chissà, forse Petrus II Romanus, l’ultimo papa della profezia, potrebbe essere semplicemente chiamato così, perchè il “secondo papa” in carica. Pietro I e Pietro II; Benedetto XVI e colui che verrà.

Maggiori info alla pagina di Fenix

FENIX n. 52 - febbraio 2013


Esclusivo: è stata da poco riscoperta una chiesa templare a Rimini
Ritrovato un luogo testimone di un evento unico al mondo: l’assoluzione dei cavalieri templari nel periodo nero delle persecuzioni

E’ stata appena riscoperta la chiesa templare di San Michelino in Foro a Rimini, in esclusiva su Fenix di febbraio 2012, Isabella Dalla Vecchia di luoghimisteriosi.it pubblica in un articolo le prime immagini e le ricerche che raccontano la sua affascinante vicenda che per la prima volta nella storia ha potuto testimoniare l’assoluzione dei cavalieri Templari durante il periodo nero della loro persecuzione.

Nel 1308 all’emanazione della bolla da parte di papa Clemente V con l’ordine dell’esproprio dei beni templari e del conseguente interrogatorio, anche San Michelino come chiesa templare dovette subire lo stesso destino. Nel 1310 a Cesena venne svolto l’interrogatorio dei due cavalieri Templari che abitavano la chiesa, Giovanni da Todi e Andrea da Siena, ma il destino o qualcosa di inspiegabile, ha mutato le sorti già scritte per tutti i Fratres. Era l’anno in cui l’inquisizione veniva seguita dall’arcivescovo di Ravenna, Rinaldo da Concorezzo, nel concilio che si svolse a Ravenna nel 1311. L’interrogatorio dei templari di San Michelino venne concluso con l’incredibile invalidamento delle confessioni ottenute sotto tortura, definite “illegittime”. Giovanni da Todi e Andrea da Siena furono assolti imponendogli solo la “purgazione”, che consisteva nel dimostrare la propria innocenza con il supporto di alcuni testimoni che intercedevano per loro dinnanzi ai Vescovi. I templari furono dunque assolti, caso unico in assoluto. Perché una tale decisione nei confronti di una pieve non così importante come altri luoghi templari ben più prestigiosi? Fu un caso o si è voluto proteggere i milites Christi? La chiesa ormai irrimediabilmente rovinata ha preservato alcune tracce di affreschi che per la prima volta, grazie ad un gruppo di studiosi, vedranno la luce. E’ previsto per marzo un convegno sulla storia, l’archeologia e i misteri di San Michelino, nel quale verrà organizzata anche l’investitura a cavaliere all’interno della chiesa, un gesto nobile che si somma alla speranza del suo successivo recupero con il restauro. L’investitura è un valore aggiunto, è il tentativo di riattivare una memoria ancestrale affinchè questo luogo possa rivivere spiritualmente le proprie origini.

Maggiori info alla pagina di Fenix

FENIX n. 51 - gennaio 2013


Sconvolgente ipotesi: Scoperto il più antico telescopio del mondo?
Il pozzo di Santa Cristina in Sardegna, un manufatto realizzato migliaia di anni fa,
in sezione presenta una sconvolgente similitudine con un moderno telescopio.
Sono una coincidenza?

In esclusiva su Fenix di gennaio 2013 una nuova sconvolgente ipotesi da parte di Sergio Succu, co-fondatore di www.luoghimisteriosi.it

“N. 87: monumento singolare” con questa nota il Pozzo di Santa Cristina è stato censito nella “Carta nuragografica del Comune di Paulilatino” del 1867. Questo manufatto degno di attenzione è ospitato all’interno dell’area archeologia di Paulilatino in provincia di Oristano, in cui sono presenti anche strutture a capanna e un nuraghe con annesso villaggio.
Si trova all’interno di un recinto ellittico e vi si accede scendendo una gradinata cinta da pareti di pietra basaltica abilmente lavorate a formare quasi una torsione fino ad una camera circolare in cui è presente una fonte perenne. Ha pareti finemente lavorate a formare un’ogiva, che lascia stupito chiunque alzi lo sguardo verso un unico foro del diametro di circa 35 cm che accede all’esterno. Perfezione architettonica, sacralità, geometria, sono caratteristiche distribuite in un’armonia in perfetta relazione con il cielo, le stelle, l’universo e con la nostra Madre Terra. L’Amore del creato viene riassunto nello specchio d’acqua in cui accade un incontro quasi romantico tra il Sole e la Luna, che avviene ogni 18,6 anni intorno al solstizio d’inverno. Ogni anno, in date precise (equinozi di primavera e d’autunno) i raggi solari, con un’inclinazione che sfiora la gradinata, baciano la superficie d’acqua, mentre la luna, la Signora che si sa far maggiormente attendere, tocca l’acqua pregna del calore del Sole dopo ben 18 anni e 6 mesi, alla fine di dicembre, accedendo dall’unico foro della falsa volta.

Per forma e inclinazione non è neppure troppo azzardato confrontare il pozzo sacro ad un “osservatorio celeste” o in termini più moderni, ad un “telescopio”. La somiglianza è sorprendente, il foro potrebbe dare punti di riferimento fissi, mentre la porta trapezoidale poteva avere funzione di “bocca” del telescopio riflettore (la cui sezione somiglia incredibilmente al pozzo), all’interno della cui area, se ci si trovava dentro il pozzo, si poteva osservare ed interpretare la fotografia del cielo che “entrava” dallo schermo così ricavato. Lo stesso riflesso dell’acqua sullo zenit dava riferimenti precisi, un confronto costante tra l’orizzonte e la verticale celeste.

All'interno del telescopio le immagini vengono concentrate in uno specchio convesso posto alla base che le dirige verso un altro specchio inclinato a 45° il cui riflesso viene proiettato verso l’oculare. Nel pozzo avveniva un passaggio simile. Tremila anni prima, nelle notti terse e silenziose, la posizione dell’osservatore sostituiva lo specchio a 45° del moderno telescopio, ricoverando nel suo occhio le immagini provenienti dallo zenit e quelle dall’orizzonte, così da poter avere precisi riferimenti astrali per leggere e osservare il continuo mutamento della volta celeste.

FENIX n. 50 - dicembre


La Fine del Mondo? E’ già avvenuta 500 anni fa, ma potrebbe "ripetersi"
Non siamo solo noi ad avere la “fortuna” di partecipare ad un evento eccezionale come la “Fine del Mondo”, altri prima di noi hanno vissuto l’evento. E sono sopravvissuti.

Uno degli enigmi più chiaccherati è la “fine del Mondo” che dovrebbe accadere il 21 dicembre 2012, tra non molto. Una paura che si è verificata più volte nell’arco della nostra storia, diversi profeti hanno spesso parlato di imminenti catastrofi planetarie, eventi apocalittici, con spesso un “finale” di rinascita. Su Fenix, la rivista di archeomisteri più famosa in Italia, che naturalmente dedica la copertina del mese di dicembre a questo tema, Isabella Dalla Vecchia di www.luoghimisteriosi.it parla di un dipinto italiano poco conosciuto, ma realizzato proprio in occasione della fine del mondo avvenuta 500 anni fa.

A Trescore Balneario, all’interno della villa dei conti Suardi è possibile ammirare il bellissimo Oratorio completamente affrescato da Lorenzo Lotto che nel 1524 lo impreziosì con la sua arte non convenzionale. Fu Giovan Battista Suardi a commisionargli un’opera molto particolare, il Cristo-Vite e le Storie delle Sante Barbara e Brigida, una richiesta molto sentita perché mosso da un sentimento devozionale più che dimostrativo del proprio potere. Il nobile era stato particolarmente colpito dalla profezia di un’alluvione devastante che nel febbraio del 1524 avrebbe distrutto il mondo intero, senza alcuno scampo. Alcuni astronomi avevano identificato nel cielo un’unica congiunzione astrale che avrebbe causato un catastrofico diluvio universale.

Il fatto curioso è che un identico allineamento dei pianeti è avvenuto nella nostra epoca pochi mesi fa, nello scorso maggio 2012 i pianeti erano perfettamente allineati (alcuni erano visibili ad occhio nudo). Quell’Apocalisse di 500 anni fa avrebbe poi originato un nuovo dominio dell’Anticristo, evento  preannunciato dalla riforma luterana diffusa a quel tempo, per la pressante minaccia dei lanzichenecchi, notevole anche nel nord Italia.
Il Mondo non terminò e Battista Suardi ne fu talmente compiaciuto da commissionare un bellissimo affresco come ex voto al suo amico pittore Lorenzo Lotto. Vi era tra i due un reciproco rapporto di amicizia e stima, necessario affinchè questi affreschi fossero autentici dal punto di vista spirituale, cosicchè, a ricordo della scampata distruzione, avessero un valore aggiunto.
E questi affreschi sono per l’appunto pregni di valori simbolici ed esoterici, mostrando una natura occulta di Lorenzo Lotto sconosciuta, o meglio ben celata.

Su Fenix di dicembre 2012 gli affreschi vengono descritti minuziosamente, immagini importanti per comprendere anche la “nostra fine del mondo” perché dipinte con il cuore sollevato per la scampata distruzione della Terra. Nel caso sopravvivessimo anche noi saremmo in grado di realizzare a ringraziamento della vita che continua una tale meraviglia o ci preoccuperemo di correre a comprare i regali di Natale? Se realmente “Non non avessimo tempo di fermarci a meditare per buttarci nel consumismo natalizio più sfrenato”, beh allora la fine del mondo sarà effettivamente avvenuta e noi non ce ne saremo nemmeno accorti.

Maggiori info alla pagina di Fenix

FENIX n. 49 - novembre


ESCLUSIVO: I LUOGHI SEGRETI DI MARIA MADDALENA IN ITALIA
SU FENIX n. 49 - NOVEMBRE

Pergamena falsa o autentica?
LuoghiMisteriosi.it svela su Fenix di novembre 2012 i luoghi segreti della Maddalena come compagna di Gesù

Il ritrovamento della pergamena in cui viene citata una presunta moglie di Gesù, è stata divulgata, smentita e ridiscussa, affinchè resti in quel limbo di incertezza in cui si trova tutto ciò che in qualche modo può disturbare i solidi dogmi della Chiesa. Eppure la figura di Maria Maddalena, l’ipotetica moglie di Gesù, ha sempre condotto con sé un alone di interrogativi, perché viene data tanta importanza ad una donna comune alle altre discepole?

Isabella Dalla Vecchia di luoghimisteriosi.it in risposta alle smentite sulla veridicità della pergamena, pubblica un articolo ufficiale sulla rivista di archeomisteri Fenix in cui vengono elencati i luoghi italiani della presenza segreta di Maria Maddalena. Non solo quadri, ma angoli di passaggio e tutto ciò che riguarda colei che da sempre viene identificata con il Graal, con la Madre della prole di Gesù, con la Dea sposa del Dio, con Eva e con una prostituta. Una figura irraggiungibile perché nessuno sa dove si trovi, eppure ella è accanto a noi, in ogni angolo del nostro bellissimo Paese.

Nell’articolo su Fenix, con immagini esaustive, oltre alla figura della donna accanto a Gesù nelle ultime cene identificata con Maria Maddalena, vengono elencate le opere in cui si narra della vita apocrifa della Santa più enigmatica del Vangelo, dell’altare a lei dedicato nel Duomo di Bari, la chiesa per eccellenza legata alla presenza del Graal, fino alla testimonianza del suo passaggio in terra sarda, laddove un’epigrafe di una chiesa la chiama “Dea”.
Ed è proprio la nuova Dea del Cristianesimo a divenire protagonista in un momento particolare, quello del 21 dicembre 2012, quello definito come il “momento di passaggio in un’era illuminata”. Saremo proprio noi, con tali forti interrogativi, a contribuire a questo grande cambiamento?

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FENIX n. 48 - ottobre


RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX:
LA DIMORA FILOSOFALE DI CHIAVARI

La dimora filosofale di Chiavari, una porta magica in una città che significa “chiave”
In una città che ha nel nome il significato di “chiave” non dobbiamo sorprenderci se troviamo un’entrata “magica” di un edificio che ormai non esiste più. Ma di esso è scomparsa solo la struttura perché i suoi simboli sono ancora presenti di fronte ai notri occhi.

L’enigma della città di Chiavari è insito nel nome stesso, essa significa “chiave”, strumento che occorre per aprire le porte. Nel borgo ha vissuto Matteo Rivarola che fondò la Confraternita privata e aristocratica dei “Crocetarii”, una “setta segreta” particolarmente selettiva in quanto accettava solo le famiglie più nobili e colte della città. L’attività dei confratelli consisteva nell’assistere i condannati a morte insegnandogli la corretta via nell’aldilà grazie ai precetti cristiani.

Alquanto inconsueto da parte di ricchi borghesi, ma accompagnare un condannato a morte poteva avere in sé una sorta di macabro rituale iniziatico, che permetteva di assimilare gli ultimi momenti di vita di un uomo. Sarà un caso, ma proprio nella via che porta il nome di Rivarola è presente un piccolo complesso architettonico che ha mosso l’interesse degli appassionati perché identificato come “dimora filosofale” da diversi studiosi. Chiamato anche “Loggia dei Rosacroce”, di esso ormai non rimane più nulla, se non la facciata con tre colonne sui cui capitelli sono incisi alcuni simboli alchemici. In quello centrale è possibile vedere, anche se in cattivo stato di conservazione, un mezzo busto di un uomo con una capigliatura a “raggi fiammeggianti” e con al centro della fronte una rosa con otto petali. Il pilastro è ottagonale e si trova sul lato meridionale della via. La stessa figura è ripetuta sulla colonna circolare di sinistra. Sul pilastro di destra, sempre ottagonale, è scolpito invece il monogramma di Cristo IHS con decorazioni di foglie e di un fiore di loto. Inoltre ai lati del monogramma ci sono due rose, quella di destra con cinque petali e quella di sinistra con otto che ne che contiene un’altra a cinque petali.
Che cosa vorrà significare? Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu di luoghimisteriosi.it cercano di rispondere a queste domande con un articolo sulla rivista Fenix in cui approfondiscono quella che è stata la probabile scuola di antichi maghi-alchimisti. L’edificio non esiste più, ma dinnanzi a noi abbiamo ancora la porta. Un’entrata “magica” in una città che di fatto si chiama “chiave” è una coincidenza, o meglio un messaggio, davvero da non sottovalutare. E se il palazzo esistesse ancora ma invisibile ai nostri occhi mortali?

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FENIX n. 47 - settembre


RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX:
NEL DUOMO DI SIENA

Il Duomo di Siena, oltre ad essere tra le cattedrali più belle d’Italia, serba diversi angoli misteriosi, che pochi conoscono, perché celati dietro la carica storica e archeologica del luogo.
Oltre il conosciuto Quadrato di SATOR all’esterno dell’edificio e il bellissimo pavimento dalle sfaccettature esoteriche, la chiesa serba un piccolo tesoro che in pochi conoscono, in un’urna è stato posto il cuore di un cavaliere Templare. Ne parla Isabella Dalla Vecchia (fondatrice di www.luoghimisteriosi.it) questo mese sulla rivista di archeomisteri Fenix descrivendo uno degli angoli più misteriosi del Duomo.

Davanti alla cappella di S.Giovanni Battista, nel transetto sinistro è presente il monumento sepolcrale in memoria del Gran Maestro templare dei Cavalieri di Malta, Marc’Antonio Zondadari. Il corpo fu sepolto a Malta, nella Cattedrale di San Giovanni La Valletta, ma secondo sue precise volontà, il cuore venne portato qui, nel Duomo di Siena. Il monumento è stato scolpito da Giuseppe Mazzuoli che ha voluto rappresentare la statua del cavaliere in ginocchio rivolto verso la cappella di San Giovanni Battista, santo particolarmente amato dai cavalieri di Malta. Nella cappella del Battista sarebbe inoltre custodito il suo braccio, reliquia portata da papa Pio II. La statua di Marc’Antonio in direzione della cappella, sarebbe in tal modo rivolta anche ai fedeli, senza porgergli le spalle. Sotto di essa un contenitore in marmo conserva il suo cuore e sopra la corona lo scudo araldico, insieme ai trofei di guerra e a due angeli che tengono in mano le croci di Malta. I maltesi furono contrari a questa scelta, per il patriottismo nei confronti dell’isola, ma anche per via della “separazione” del cuore dal corpo a riprova della sua importanza. Per gli egizi il cuore era lo scrigno che conteneva tutto il nostro essere, esso veniva posto sulla bilancia e pesato di fronte al giudizio di Osiride. Anche per molte altre religioni nel cuore è racchiusa l’anima, Marc’Antonio ha voluto e ottenuto che appartenesse per sempre a Siena.

Questo e molti altri misteri del Duomo di Siena su Fenix questo mese in edicola!

 

FENIX n. 45 - luglio


RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX:
GUARDIAGRELE: LA CITTA' A DIFESA DEL GRAAL

Guardiagrele, la città “a difesa del Graal”
Se è vero che nel nome è racchiusa la propria origine, come possiamo dimenticare una città che si chiama letteralemente “Luogo a difesa del Graal”?

Dopo Lanciano, la città in cui è stata ipotizzata la presenza del Graal per via di innumerevoli coincidenze, si aggiunge un nuovo vicinissimo luogo legato al Santo Calice. E’ il caso di Guardiagrele, un borgo a pochi chilometri da Lanciano, che, nonstante abbia perso la sua fisionomia originaria a causa di terremoti ed eventi naturali, custodisce in sé qualcosa di indistruttibile: il proprio nome. Esso letteralmente significa “Luogo a difesa del Graal”.

Ne parla in esclusiva la rivista di archeomisteri più famosa d’Italia, Fenix (www.xpublishing.it), con un articolo di Isabella Dalla Vecchia (www.luoghimisteriosi.it) che per la prima volta riassume tutte le curiosità e le coincidenze che fanno di questo piccolo borgo abruzzese un fulcro nel mondo del Mistero.
La città di Guardiagrele fu fondata in epoca romana con il nome di Ælion (dal greco Helios, ovvero “Sole”), successivamente evoluto in Grælium, Grælle, Græli, Grele e infine “Graelis”. Un nome quantomeno “familiare” che associato alla parola “Guardia” significa proprio “luogo a difesa del Graal”.

Nella rivista viene riportata l’interessante teoria della dott.ssa Nicoletta Travaglini (http://cultura.inabruzzo.it) riguardante un legame di Guardiagrele con la reale discendenza di Gesù e precisamente con i tre Re Magi. Proprio la famiglia di Baldassarre, secondo una tradizione avvalorata dallo stesso stemma nobiliare (stella in argento con 16 punte in campo rosso), si sarebbe intrecciata ad uno dei rami delle famiglie del Graal, portatrici del DNA del San Real, il sangue reale di Cristo. “Baldassarre” mutò nel tempo come “Des Baux”, per poi evolversi con in Italia in “Del Balzo” che si sarebbe legato con gli Orsini, la famiglia che più si distinse proprio nel governo di Guardiagrele, non a caso nel periodo in cui questa famiglia governò la città, conferendo al borgo il periodo di massimo sviluppo e importanza.

Questi e altri misteri vengono riportati nell’articolo di Fenix, compresa un’analisi satellitare che conferma che la posizione di Guardiagrele nel nostro Paese, ancora una volta, non è per nulla casuale. Essa difenderebbe forse la città alle sue spalle, Lanciano, a riprova che lì è davvero conservato il Graal?

Articolo di Isabella Dalla Vecchia - Fotografie di Fabio Ponzo

FENIX n. 44 - giugno

RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX:
IL MATRIMONIO MISTICO DI PISTOIA

Nella chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia  si celebrava il matrimonio mistico tra il Vescovo ed una badessa
In esclusiva per Fenix lo staff di Luoghi Misteriosi documenta la chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia, inaccessibile e chiusa al pubblico, per recuperare un culto unico al mondo in cui per caso o per volontà se ne sono perdute le tracce.

La chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia risale all’epoca longobarda, è dedicata a SS. Pietro e Paolo e ha avuto nel passato una tale importanza da attribuire il suo nome alla Porta Meridionale (Porta Sancti Petri) e da ospitare un rituale decisamente insolito che per la prima volta viene documentato sulla rivista Fenix di questo mese dallo staff del sito www.luoghimisteriosi.it . Secondo un documento del 1561, in questa chiesa avveniva periodicamente il matrimonio mistico tra il nuovo vescovo della diocesi di Pistoia e la badessa del convento di San Pietro. Questo evento rimasto “in attivo” fino al XVI secolo, avrebbe dovuto rappresentare la simbolica unione tra il vescovo appena eletto e una donna che rappresentava la figura della Chiesa pistoiese, seguendo un rituale molto preciso, richiamando gli antichi culti pagani nei quali l’unione tra uomo e donna aveva il valore aggiunto dell’unione tra l’uomo e Dio.

Lo “sposo” giungeva a Pistoia su un cavallo bianco, oltrepassando porta Lucchese si spostava lungo le vie della città, fino alla chiesa di San Pier Maggiore, scelta ad hoc per ospitare il matrimonio mistico. All’interno gli sposi si sarebbero incontrati accomodandosi su un letto addobbato accanto all’altare maggiore. In tal modo avrebbero simboleggiato la consumazione che si concludeva con la consegna dell’anello alla badessa. A questo punto lo sposo avrebbe abbandonato la chiesa per recarsi nella cattedrale, ciò a dimostrazione che San Pier Maggiore era quasi più importante dello stesso Duomo, perché era d’obbligo la sosta con il rito annesso.
Successivamente, forse per i cattivi pensieri che nel corso degli anni potevano dare adito, la cerimonia fu spostata all’esterno dell’edificio, sul sagrato e il letto fu sostituito con due scranni. Nel corso degli anni il rituale arrivò a scomparire del tutto e la stessa chiesa venne sconsacrata e chiusa definitivamente al pubblico. Perché l’abbandono? Un errore delle istituzioni dei beni culturali italiani o un intento voluto? Per fortuna oggi un gruppo di lavoro dell’Istituto Policarpo Petrocchi, con la supervisione della preside Pastacaldi Elisabetta, si è attivato per un’opera di restauro.

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Riscoperta in Umbria la “StonEhenge” dei Monti Martani
Trovate forse le prove materiali dell’esistenza di un’antica civiltà pre-romana
che dominò su gran parte dell’Italia centro-settentrionale

Ennesima nuova scoperta grazie al supporto di Google Earth, un programma che permette di monitorare grandi spazi dal cielo permettendo ad occhi attenti di notare anomalie che altrimenti erano impossibili da evidenziare.E’ stato così che Tommaso Dore e Francesco Voce dell’associazione Italus, nel settembre 2009 si sono imbattuti in una strana costruzione che spiccava al margine di una zona boschiva. Ne parla in esclusiva questo mese la rivista Fenix, sempre a caccia di nuove incredibili scoperte che il nostro paese non manca mai di riservarci.

La struttura si trova nel comune di Massa Martana, a poche centinaia di metri dal confine che divide la provincia di Perugia da quella di Terni, lungo il crinale di un rilievo montuoso dal nome evocativo: “Monte il Cerchio”. La si può raggiungere comodamente in macchina partendo dal centro di Massa Martana e poi proseguendo per un breve tratto di sentiero a piedi.
Il cerchio è composto da pietre calcaree di dimensioni variabili (tuttavia non da megaliti), giustapposte a secco, che formano un anello di circa 2,8-3,0 metri di spessore, per non più di un metro di sviluppo in altezza. Le pietre sono ricoperte da muschi e licheni, mentre arbusti e alberi sono cresciuti tutt’intorno, danneggiando in più punti con le loro radici le antiche strutture, producendo crolli e rendendo completamente inaccessibili alcune aree.

L’area interna al cerchio è suddivisa in due parti da un lieve salto di quota, presente lungo il crinale roccioso del colle, che in alcuni tratti mostra la presenza di una muratura artificiale simile a quella che delimita la circonferenza di tutto l’insediamento. Un altro luogo di culto e di osservazione celeste? Sembrerebbe questa la spiegazione più plausibile essendo questa postazione, molto aperta sull’orizzonte ad oriente, da cui poteva essere facile osservare la volta celeste e comunicare tramite segnali luminosi con gli altri villaggi o centri religiosi dei Monti Martani.
Una nuova “Stonehenge italiana”, è stata definita, anche se molto diversa dal sito inglese per l’epoca di realizzazione e per la tecnica costruttiva. E non è l’unico. Altri esempi sono emersi negli ultimi mesi, il Sercol nel bresciano di cui, oltre a Fenix ne ha parlato il portale www.luoghimisteriosi.it e la trasmissione di Italia 1 Mistero e la Stonehenge laziale di San Vittore trattata poco tempo fa sempre dal giornale Fenix.

Non sono i soli. Nuove altre stonehenge stanno emergendo attirando la curiosità e l’interesse di studiosi e appassionati grazie alla voglia di ricerca e soprattutto a Google Earth che ci ha permesso negli ultimi anni di osservare il mondo con un occhio “divino”. Una nuova archeologia, non più quella che “scava” nel sottosuolo, ma quella che “scruta” nell’aria.

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FENIX n. 43 - maggio

RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX:
I MISTERI DELLA TRICHORA, UNA TRA LE CHIESE PIU' ANTICHE D'ITALIA

A Concordia Sagittaria troviamo un tra le chiese cristiane più antiche ad oggi conosciute. E’ un luogo ricco di atmosfera mistica e di curiosità, perché per capire meglio il cristianesimo, una religione tutt’oggi enigmatica, occorre osservare con attenzione i luoghi in cui è nata così tanto… spontaneamente.

I Santi non erano dietro una teca di vetro!
Concordia Sagittaria fu un importante colonia romana fondata nel 42 a.C. con il nome di Julia Concordia ma venne poi chiamata “Sagittae”, un nome astrologico, anche se la vera origine deriva dall’esser stata centro di produzione delle frecce. E’ uno dei monumenti cristiani più antichi del Veneto, realizzato nel IV secolo d.C. come tomba per le reliquie dei santi, essi venivano seppelliti e non mostrati dietro ad una teca di vetro come accade oggi.

Un tempo ci si faceva seppellire all'entrata della chiesa
!
Accanto alla basilica, nei pressi della Trichora, ci sono tre recinti funerari, tra cui il Sacello di Faustiniana, una donna di ceto senatorio, che volle essere seppellita all’entrata della chiesa. Questo avveniva spesso perché la porta della “chiesa terrestre” rappresentava metaforicamente la porta di entrata del paradiso celeste, vi era la convinzione che addormentandosi nella morte davanti alla chiesa ci si risvegliava nell’aldilò direttamente davanti alla porta dell’Eden, senza dover fare tutta la fatica in volo per “arrivarci”.  Ecco perché spesso troviamo nella facciata vicino al portale il buon vecchio San Pietro con tanto di chiavi in mano.

L'area dove non cresce mai l'erba e l'acqua miracolosa
Il 23 febbraio 303 Diocleziano promosse un decreto di persecuzione nei confronti di tutti i cristiani, si prometteva la salvezza a chi rivenerava gli antichi déi, ma erano più le morti sotto atroci torture che le “redenzioni” alla religione pagana. Esiste un’area presso il fiume Lemene, l’attuale via Orlon, dove la tradizione dice che avvenivano le uccisioni dei martiri. E' stato eretto un sacello alla memoria della strage santa. In verità non si conosceva il luogo esatto del martirio, ma vi era un punto in cui non cresceva mai né l’erba e né alcunché di vegetale, un luogo sempre sterile e dunque considerato tale perchè saturo del sangue dei condannati. E proprio qui venne costruito il sacello.
In questa cappella vi è inoltre un’urna con le ossa dei martiri che riporta l’iscrizione: “AQVA-DEVOT(cis) –SALVT(tem)-RECUPERA(t) 1508 ovvero “quest’acqua ridà salute ai devoti”. Fin dai tempi antichi l’acqua trasudata dalle ossa era considerata miracolosa. Nel tesoretto della cattedrale vi è un’ampolla ricolma di quest’acqua raccolta nel 1870, l’ultima volta della trasudazione. Questo liquido guarì molte persone tra le quali Monsignor Bommarco.

Questo e tanto altro nella rubrica di Luoghi Misteriosi.


UN'INCREDIBILE SCOPERTA IN SICILIA: LA TOMBA DI MINOSSE E' IN ITALIA!

La rivista FENIX nel numero di maggio presenta un'esclusiva assoluta, una scoperta eccezionale che ancora una volta posizione il nostro bellissimo paese come caput mundi dell’archeologia. A Gurfa (Palermo) è stata ritrovata la più grande Tholos del Mediterraneo, una struttura fantastica in Sicilia, completamente scavata nella roccia, che potrebbe essere la leggendaria tomba di Minosse di cui parla Diodoro.
Dunque, non è il tesoro di Atreo a Micene, in Grecia, come si è creduto sinora, a poter vantare questo record ma è l'italiana Sicilia, con l'Alia di Gurfa (Pa), a potersene fregiare. Ciò è indicatore di una funzione della sua grande importanza nella civiltà pre-classica e classica.

Carmelo Montagna, architetto e storico dell’arte è l’autore di questa affascinante ipotesi. Egli, docente e storico dell’arte, da molto tempo si interessa e studia con passione le thòloi, luoghi di culto, segni del potere e strutture “di salvezza” per il post-mortem. Ma qui abbiamo qualcosa di unico al mondo.

Basta entrare in questa monumentale tholos per rimanere senza fiato, una struttura incredibile con innumerevoli segreti e misteri, nascosta nel mezzo di un paesaggio naturale e incontaminato che solo una regione come la Sicilia, con un clima mite e secco, può mantenere nei secoli.

L’architetto Montagna presenta per la prima volta assoluta, in una lunga intervista al direttore della rivista FENIX (n.43, giugno 2012, in edicola), gli studi storici, archeologici e simbolici di un ambiente che è stato costruito seguendo conoscenze notevoli di astrologia-astronomia e di sapienza  “iniziatica”, propria della dimensione sacrale nella quale si orientavano tutti i “costruttori” della protostoria.

Al primo impatto sembra un luogo buio, ma è la luce ad esserne protagonista, accade un evento incredibile, all’arrivo dell’equinozio di primavera ogni anno un raggio di sole colpisce esattamente la fossa del nadir pavimentale ricoprendo di luce chiunque si trovi al suo interno in un punto preciso. Perché è stata costruita in maniera tanto particolare da relazionarsi con il sole, quali erano i rituali oggi sconosciuti che vi avvenivano?

Magari abbiamo perso la sua spiegazione archeologica, ma ad entrarvi si percepire la luce che in un ambiente così buio acquista un valore aggiunto, attiva in noi una memoria storica che ci ricorda che i nostri antenati avevano qualcosa che forse abbiamo ereditato, ma che ancora non abbiamo compreso completamente. Anche se non sappiamo cosa, “ricordare” è fondamentale e per farlo occorre visitare questi luoghi unici al mondo e sempre presenti nella nostra bellissima Italia

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Fenix n. 42 - aprile 2012

RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX: LANCIANO E L'APOCALISSE APOCRIFA

Il Graal è conservato in Abruzzo a Lanciano? Un’ipotesi sconcertante, ma non troppo. In seguito alle analisi in laboratorio, la città legata alla nascita e alla morte di Longino conserverebbe tracce di sangue umano. Ne parla in esclusiva la rivista Fenix questo mese in tutte le edicole.

L’inconsueto primato di Lanciano riguarda il primo miracolo eucaristico che avvenne nell’VIII secolo d. C. in cui fu coinvolto un monaco dell’ordine di San Basilio che durante la messa nella chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano dubitando della vera presenza di Cristo nell’ostia e nel vino, si ritrovò  con in mano carne e sangue vivo, oggi ancora conservati nell’ostensorio d’argento. Nel 1970 fu sottoposto ad accertamenti scientifici in laboratorio che riportò risultati sconcertanti, confermando la presenza di sangue umano del gruppo AB identico a quello rinvenuto nella Sacra Sindone di Torino.
A rendere ancora più affascinante il mistero è il fatto che ci troviamo su un importante luogo di culto dedicato a San Longino, il soldato romano famoso per aver trafitto il costato di Gesù. Longino non solo sarebbe originario di Lanciano ma sarebbe anche stato martirizzato qui, portando con sé il sangue di Cristo. Il nome è quello del centurione unito alla parola “lancia”, la reliquia dalle proprietà magiche, una coincidenza avvalorata anche dallo stemma cittadino. Esso presenta in primo piano una lancia che ferisce il sole ( l’emblema del Dio, di Gesù) sopra tre colli (quelli del Golgota).
L’ostensorio d’argento potrebbe essere forse il Graal?

Questa chiesa conserva inoltre un’Apocalisse particolarmente reale.  In 14 riquadri non si incontrano angeli con in mano trombe, cavalieri dell'Apocalisse, mostri a 7 teste. Si leggono invece episodi di catastrofi naturali, terremoti, maremoti, glaciazioni. Vengono in successione rappresentati il mare che sommerge le montagne (l'innalzamento degli oceani), ma che poi si ritira e si essicca (glaciazione?), la morìa di pesci (forse per via dell’inquinamento), paesaggi che crollano sotto i terremoti mentre vengono sommersi dalle pietre. Solo fatti reali che ad osservarli dipinti centinaia di anni fa fanno riemergere le nostre odierne paure. Questa è l’Apocalisse che spaventa, quella vera, quella che forse stiamo già cominciando a vivere sulla nostra pelle.

Questo e tanto altro nella rubrica di Luoghi Misteriosi.

Fenix n. 41 - marzo 2012


Incredibile scoperta: la Stonehenge di San Vittore del Lazio
7 cerchi concentrici talmente perfetti da essere indiscutibilmente notati dal satellite. Essi sono infatti visibili soltanto dal cielo.

L’articolo approfondito è in uscita su Fenix di marzo 2012

E’ un’incredibile anteprima della rivista Fenix di marzo 2012 (già in tutte le edicole) la scoperta della formazione, quasi certamente artificiale, composta da almeno sette perfetti cerchi concentrici visibili soltanto dal cielo, posizionata in un luogo isolato, tra montagne lontane dai grandi flussi turistici, frequentate soltanto da pastori e cacciatori.
Un manufatto visibile soltanto dall’aria o addirittura soltanto mediante i satelliti artificiali e quindi dallo Spazio esattamente come le note linee di Nazca, anch’esse visibili soltanto dal cielo e che costituiscono uno dei rompicapi più difficili da risolvere della storia dell’Archeologia.

Ebbene, questa sensazionale scoperta è stata presentata in anteprima sulla rivista Fenix da Giancarlo Pavat (ricercatore noto per aver partecipato alla trasmissione Vojager e collaboratore del portale www.luoghimisteriosi.it ) e Antonio Nardelli (fotoreporter) nell’Italia Centromeridionale, sulle montagne tra San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone (a poca distanza da Cassino e dalla famosa Abbazia Benedettina) e San Pietro in Fine in provincia di Caserta.
A vedere i cerchi dal vero, senza l’ausilio dell’occhio elettronico del satellite, si supera ogni aspettativa. I sette “Cerchi concentrici si trovano su un dosso battuto dal vento, completamente brullo a circa 800 di quota, sulle falde del Monte Sambucaro, nel territorio comunale di San Vittorio del Lazio (FR), ma a pochissima distanza dal confine con il Molise e la Campania.

La scelta del sito non pare casuale. Il dosso è al centro di una sorta di anfiteatro naturale formato da crinali del Sambucaro e da altre montagne più distanti. Inoltre i “cerchi”, pur occupando la sommità della collinetta, sono leggermente “sfasati” verso est. Un orientamento, quello verso il punto da cui sorge il sole, forse deliberatamente cercato.
I “Cerchi concentrici” sono formati da pietre e massi di tutte le dimensioni, accatastati l’uno sull’altro senza alcun uso di malte. In superficie si vedono le pietre più piccole, quelle più grandi si trovano sepolte.
Il cerchio più esterno è enorme, avendo almeno 50 metri di diametro. Ci troviamo di fronte, infatti, ad un opera indubbiamente realizzata dall’Uomo, pur per scopi ancora sconosciuti.
Al momento, l’ipotesi più gettonata è quella che ci si trovi davanti ad un luogo di culto. Un sito sacro, forse riconducibile proprio alle popolazioni Sannite ma che abbiamo potuto trovare solo grazie all’ausilio satellitare, doveva forse essere notato indiscutibilmente dallo spazio?


RUBRICA "LUOGHI MISTERIOSI" SU FENIX: I MISTERI DFEL DUOMO DI PISA

La nostra rubrica “Luoghi Misteriosi” sul giornale Fenix questo mese tratta de “I misteri del Duomo di Pisa”, soffermandosi in particolar modo sulle tarsie, decorazioni ottenute accostando frammenti di legno o marmo per creare un disegno circolare molto elaborato. Ce ne sono davvero tante sul muro del Duomo e tutte differenti tra loro. Perchè crearne di così complesse? Massimo Adami (www.stilepisano.it), ha riportato diversi studi suggerendo una interessante spiegazione. Egli le identificherebbe come piccole finestre che trasmetterebbero un messaggio matematico che si rifà al concetto di "mandala".

Questa parola il cui significato è quello di "contenere l'essenza" viene utilizzata per indicare un diagramma circolare formato da piccole figure geometriche quali il punto, il triangolo, il cerchio e il quadrato. Secondo il buddismo e l'induismo essa non sarebbe un semplice gioco geometrico, ma ogni figura avrebbe un valore spirituale, magico e rituale di difficile comprensione, conterrebbe cioè il valore magico-simbolico del mandala. L'Adami confronta i “mandala pisani” col nostro cuore, in cui ogni tassello corrisponderebbe ad un sentimento, buono o cattivo, creando nel complesso un'armonia attorno ad un centro, nel quale è a volte riportato Dio, o semplicemente nulla, l’anima invisibile. Ogni tassello è fondamentale, qualora se ne rompesse uno, l’intera composizione perderebbe il suo equilibrio.

Fenix n. 40 - febbraio 2012
video di presentazione articolo


I segreti sotterranei di Camerano


Luoghi Misteriosi, la rivista Fenix e "Mistero" di Italia 1 nei sotterranei di Camerano
Cosa cela la misteriosa città sotterranea?

Luoghi Misteriosi presenta in assoluta esclusiva sulla rivista Fenix Febbraio 2012 (già in tutte le edicole), “I segreti sotterranei di Camerano” di Isabella Dalla Vecchia autrice del portale www.luoghimisteriosi.it. La città sotterranea di Camerano è talmente unica e particolare che ha catturato l’attenzione del programma Mistero di Italia 1, la troupe infatti, con Daniele Bossari in esplorazione degli ipogei, ha appena girato un servizio che andrà in onda nella prossima stagione.


Daniele Bossari a Camerano (Foto Ade Capone)

Gli ipogei hanno da sempre affascinato e attirato l’uomo che necessitava l’abbraccio caloroso della montagna sia a scopo difensivo che per un ritrovato senso di appartenenza all’utero della Madre Terra. Tra le “città sotterranee” italiane emerge una Camerano segreta dove storie e leggende si incontrano in una unione che dà libero avvio al mistero. Chiese cristiane, templi massonici, culti mitraici, rituali, sconosciuti ai nostri occhi perché celati dalla terra, ma pronti a essere riscoperti dalla nostra sete di conoscenza. In questo borgo non molto tempo fa se ne ignorava perfino l’esistenza, eppure “Camerano” significa proprio “Grotta”.
I suoi enigmi hanno forse inizio proprio dal nome?

Sotto questo borgo marchigiano si estende un dedalo di grotte, esplorate in parte, perché emergono sempre nuovi cunicoli. A percorrerne le vie, si cammina parallelamente sopra stanze, ipogei, templi, gallerie ramificate anche su più livelli e comunicanti tra loro, scavati nell’arenaria e utilizzati in diverse epoche per funzioni abitative, difensive, alimentari, rituali. Un mondo nascosto ma che esiste, di cui è sconosciuto il perché, il quando e il come è stato creato. L'articolo sulla rivista Fenix analizza ogni luogo, ognuno differente dall'altro per via di curiose particolarità. C'è la sala dall'acustica amplificata, c'è il tempio massonico vero e proprio, la stanza attraversata dall'acqua a forma di ankh egizio, ci sono due chiese sotterranee gemelle, una chiesa scomparsa e una speculare sotterranea ambientata verso nord, fatto davvero insolito per un ambiente di culto.

Un percorso che ha inizio con questo articolo ma che prosegue direttamente sul posto perchè la Camerano sotterranea, riscoperta non da molto, sta attirando sempre più curiosi, turisti e studiosi, ma soprattutto sta creando nuovi interrogativi nella mente di chi pensava che in Italia, ormai non c'era più nulla da scoprire.


Fenix n. 39 - gennaio 2012


Su Fenix di gennaio 2012, nella rubrica Luoghi Misteriosi parlo del Sercol, il magico cerchio di pietre


Chiamato la “Stonehenge bresciana” è stato riscoperto da poco il “Sercol”, un perfetto cerchio di pietre in cima al Monte Cavallo, una ripida collina boschiva sopra l’abitato di Nuvolera (BS). Da sempre conosciuto ed evitato perché considerato luogo dove dimorano spiriti cattivi, è stato solo recentemente scoperto da due ragazzi di Desenzano, Armando Bellelli e Marco Bertagna. Dopo aver interessato a livello mediatico i giornali locali ne sta parlando questo mese con l’uscita di gennaio, per la prima volta a livello nazionale, la rivista Fenix, giornale che tratta di archeo misteri, al quale ha dedicato un importante articolo scritto da Isabella Dalla Vecchia. Su questo antico cerchio di pietre, notato esclusivamente grazie a rilevamenti satellitari, innumerevoli sono state le ipotesi che spaziano dall’area rituale alla necropoli, ma non è stata ancora data una spiegazione esauriente. Cos’è il cerchio di pietre Sercol? L’ennesima scoperta ottenuta grazie all’intervento satellitare, tramite il quale stiamo sempre più conoscendo il nostro pianeta e i nostri antenati, riscoprendo luoghi ignoti fino a poco tempo fa, perché notati solo dall’alto del cielo.

Fenix n. 38 - dicembre 2011


all'interno ci sono due articoli di Isabella Dalla Vecchia - Luoghi Misteriosi
Rosazza, una Rennes Le Chateau in Italia e L'ipogeo celtico di Cividale del Friuli

Rosazza, una Rennes Le Chateau in Italia
Luoghi Misteriosi presenta in assoluta esclusiva sulla rivista Fenix (in uscita in tutte le edicole dal prossimo 12 dicembre 2011), “Rosazza, una Rennes Le Chateau in Italia”. E’ una città unica al mondo, ogni edificio è stato costruito utilizzando simbologie massoniche ed esoteriche in ogni posa, nessuno la conosce, nessuno ne ha mai parlato, eppure è davanti agli occhi di tutti e soprattutto è qui, in Italia.
Strutture urbane diverse dai paesi limitrofi che si intrecciano a messaggi occulti che rendono questo paese un’oasi surreale e difficile anche solo da immaginare.
Ci trovate anche su http://www.facebook.com/luoghimisteriosi.it

novembre 2011

Da novembre 2011 ha avuto inizio una collaborazione di Luoghi Misteriosi con la rivista Fenix. In tutte le edicole d’Italia dal 5 novembre 2011 all'interno del giornale degli "Enigmi e Misteri della storia e del sacro" n°1 in Italia, sarà presente la nostra rubrica mensile in cui presenteremo un luogo misterioso italiano inedito!

Info sul giornale a questa pagina
http://www.xpublishing.it/index.php

 


 



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