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Luogo: Chiostro degli Incurabili presso Ospedale S. Maria degli Incurabili, Via Maria Longo, 50, 80138 Napoli
www.chiostrodeglincurabili.it

Questo luogo appartiene al gruppo:
Alchimia (magia)
Aldilà
Enigmi della Chiesa
Immortalità

Regione:
Campania


IL CHIOSTRO DEGLI INCURABILI

Articolo di Federico Quagliuolo
Fotografie di Giuseppe Graziuso

La Pietra Filosofale

Medicina e magia, misteri ed alchimia che si nascondono nel cuore del centro storico di Napoli.
Il medico è un vate, il depositario di conoscenze arcane, inarrivabili, magiche, che lo elevano a giudice della vita e della morte del suo paziente. E se proprio il medico provasse a superare la barriera della vita?
Quando si unisce magia e scienza, nasce l’alchimia, una materia misteriosa che ha trovato a Napoli terreno fertilissimo sin dai tempi dei romani, considerando che Virgilio fu uno dei padri delle scienze
occulte e che le sue conoscenze sono tutt’oggi tramandate in disegni segreti.

L’Ospedale degli Incurabili nasconde infatti un chiostro segreto (liberamente accessibile), ridotto ad cumulo di macerie miste a pontili e vaghe promesse di restauro. Sotto i dipinti bruciati dal sole, dei segni sopravvivono all’interno dell’antico porticato. Bilance, fuochi, demoni, animali mitologici, uccelli in gabbia, figure inquietanti e troppo poco rassicuranti per essere immagini di un semplice ospedale.
Leggendo i messaggi nascosti nelle pitture, il Codice Da Vinci diventa un romanzetto: la verità non è nascosta in un esotico Santo Graal, ma nella Pietra Filosofale, quell’oggetto che ha fatto sognare l’uomo in ogni epoca, cercato, sognato, sospirato da tremila anni di alchimisti. Centinaia e centinaia di generazioni che hanno cooperato per millenni nell’ostinato studio della materia perfetta, quell’oggetto che avvicinerebbe l’Uomo alla divinità.

Ed ecco l’elemento finale dell’alchimia: la pietra filosofale, rappresentata come il vecchio che torna giovane La Pietra Filosofale, infatti, garantirebbe la conoscenza del passato, presente e futuro, la vita eterna e, soprattutto, la possibilità di trasformare ogni metallo in oro. (L’ultimo personaggio che riuscì a fare uno “sgarbo” di simile portata agli esseri celesti fu Prometeo, che donò il fuoco agli Uomini. Non finì affatto bene.)
Sembra, però, che proprio Virgilio sia riuscito a realizzare parte della formula necessaria ad ottenere la famosa Pietra, mediante un… Uovo.

Suona familiare? Probabilmente perché l’Uovo del Castel dell’Ovo non è un uovo, bensì, nel linguaggio alchemico, un Athanor, il forno che trasforma gli elementi in oro: Virgilio nascose a Napoli la chiave della ricchezza infinita, conscio del pericolo che sarebbe derivato da una scoperta simile.
Degli alchimisti, poi, si seppe poco per i seguenti 1500 anni.
Nel XVI Secolo, momento in cui la cultura umana rifioriva in ogni sua forma, gli alchimisti napoletani tornarono alla ribalta con una produzione immensa di simbologie, documenti ed altre testimonianze della loro attività, allora più viva che mai: un linguaggio complesso fatto di simboli, allusioni, parole dal significato traslato, codici complessi e decifrabili fino ad un certo punto e lo testimoniano proprio i disegni nel chiostro.

Basti pensare al disegno elicoidale che fa da contorno a tutti gli affreschi, che ricorda un po’ troppo da vicino il DNA. (questa rimane però una affascinante speculazione, in quanto la struttura del DNA è stata ufficialmente scoperta circa 400 anni dopo gli affreschi)
Se infatti Maria Lorenza Longo, la fondatrice dell’Ospedale, era probabilmente molto addentro a certi ambienti occulti, non furono da meno gli illustri personaggi che si avvicendarono in 500 anni in uno degli ospedali più importanti di Napoli: da Giovan Battista Della Porta a Giuseppe Moscati, il medico santo per eccellenza, per i corridoi dell’ospedale le più importanti menti napoletane si riunivano in congreghe che, nel ‘700, diventarono a tutti gli effetti massoniche.

E così, mentre i malati lottavano per le loro vite a pochi metri dal chiostro, in gran segreto, nelle notti più buie, si riuniva l’élite napoletana per trovare una strada che regalasse la vita eterna.
Arrivò poi la cultura del materialismo, il mistero perse il suo fascino, l’Uomo pretese di ignorare l’occulto. E così, oggi, si perdono nell’incuria quegli affreschi che contengono codici di conoscenze antichissime e segrete.
Un uccello ingabbiato, elemento Tre teste che sputano fuoco: il tre è un numero magico che attraversa come un leit motiv religione ed esoterismo Il fuoco all’interno del forno alchemico, il simbolo della trasformazione, ma, soprattutto, l’oggetto capace di trasformare la materia in altri elementi Ed ecco l’elemento finale dell’alchimia: la pietra filosofale, rappresentata come il vecchio che torna giovane.

Ringraziamo lo scrittore Marco Granato per averci raccontato i frutti di questa sua ricerca storica che è alla base del suo interessantissimo romanzo “Il Chiostro degli Incurabili“, anche su Facebook.

Il Chiostro degli Incurabili
La peculiare caratteristica del Chiostro, è quella di intrattenere il visitatore mediante affreschi seicenteschi realizzati dal pittore fiammingo Paul Brill. La tecnica dell’affresco, lì magistralmente interpretata, copre l’intera superficie delle grottesche sovrastanti l’intero camminamento; inoltre sono visibili pregevoli lunette di mano diversa che rappresentano scene di vita di Sant’Onofrio, patrono delle “cose perdute”… E’ proprio il riferimento alle cose perdute che correla fortemente con i soggetti rappresentati nelle volte.

Infatti, i soggetti più ricorrenti sono: vasi fiammeggianti, raffigurazioni di ringiovanimenti, mortai fumanti, matracci e forti riferimenti alla simbologia alchemica come il corvo, il Rebis, figure androgine, draghi, fenici e salamandre. Una vera e propria “Dimora Filosofale” nel cuore del centro antico di Napoli!

Nel 2015 l’autore Marco Granato ha riproposto, con il suo libro, intitolato “Il Chiostro degli Incurabili”, una lettura organica di quella simbologia, ricostruendo i passaggi dei vari personaggi storici avvicendatisi nei secoli dal ‘500 al ‘900.

Nel 1613, all’interno del chiostro, si strutturò l’Accademia degli Oziosi, consesso di grandi letterati tra i quali Giambattista Della Porta, Giambattista Manso, Giambattista Marino, Giambattista Basile. Poi nel tardo settecento si stabilì una loggia massonica retta da uno dei frati del convento adiacente: Serafino Pinzone. Nell’ottocento, ancora la massoneria operava intorno al chiostro grazie a un medico della struttura: Ippolito Nunziante.Questi, tramite Antonio Ranieri, grande amico di Giacomo Leopardi, raccolse frotte di occultisti del tempo tra cui Giustiniano Lebano.
Il libro, a fronte di una rigorosa ricostruzione storica, intarsia gli accadimenti sotto il comune denominatore dell’alchimia, descrivendo la realizzazione della Pietra Filosofale grazie alle indicazioni riportate nelle volte del chiostro.

Per approfondire l'argomento:
Il Chiostro degli Incurabili di Marco Granato

 

 


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