LUOGHI DI FORZA

IL NOSTRO LIBRO UFFICIALE!

Aiutaci a crescere. Acquista il nostro libro!





Regioni D'Italia

Luoghi

 



 

Luogo: Cimitero delle 366 Fosse - Napoli

Questo luogo appartiene al gruppo:
Aldilà
Alchimia (magia)
Geometria Sacra
Numerologia (3)

Regione:
Campania


IL CIMITERO DELLE 366 FOSSE

Articolo e fotografie: Pettini Antonio & Risolo Margherita

Pur consapevoli che, nell'ambito del programma di rinnovamento edilizio del re Carlo di Borbone l’architetto Ferdinando Fuga si identifica pienamente come uno dei massimi esponenti dell’ Illuminismo, un’osservazione ha solleticato non poco la nostra curiosità: molti dei suoi progetti ci hanno lasciato credere che realizzasse veri e propri “contenitori” di eventi non razionali e, azzardando, definiremmo “magico-esoterici”.
Cominciamo dunque con il mettere a fuoco la figura di questo architetto, osservandolo da vicino e, ruotandogli intorno, come se fossimo alla ricerca di una nuova angolazione dalla quale osservarlo, quasi una “quarta dimensione”.

Ferdinando Fuga nasce a Firenze nel 1699, si forma ed opera come architetto in differenti città come Roma, Napoli, Palermo e la sua opera si contestualizza nel panorama settecentesco caratterizzato da spinte contrapposte quali quella della tradizione e quella della sperimentazione del nuovo che andrà affermandosi in modo definitivo più tardi e soprattutto a Napoli dove avrà modo di immergersi in un clima culturale che fonderà le proprie tradizioni artistiche con le novità intellettuali di respiro europeo. Nel 1727 si lega alla “Confraternita di S. Maria dell' Orazione e Morte” e questo gli darà l’opportunità di conoscere il mecenate cardinale Alessandro Falconieri e contestualmente iniziare anche una frequentazione con Neri Corsini, il futuro papa Clemente XII.

Con l’elezione di papa Clemente XII, Fuga sostituirà Raguzzini nella carica di architetto dei Palazzi apostolici e, successivamente, quando nel 1740 verrà eletto papa Benedetto XIV, la carica gli verrà nuovamente confermata, dandogli così un’eccellente opportunità: amicizie prestigiose e dunque importanti affidamenti d’incarichi professionali. Importante fu per il Fuga la politica urbanistica avviata dai Borboni nel 1700 e oltre. Suddetta “politica sociale” seguita dai Borbone, sotto l’influenza della cultura illuministica napoletana, fu avviata con la costruzione dapprima dell’Albergo dei Poveri (1751) e, successivamente, del Cimitero delle 366 fosse (1762). Tra le altre opere di pubblica utilità sono da ricordare anche i Cantieri navali di Castellammare (1773), i Granili (1799) e la prima Ferrovia d’Italia (1839).

Per la prima volta dunque, questa “politica sociale” che comporterà una vera e propria trasformazione della realtà urbanistica meridionale, diviene anche politica di sostegno ai poveri, che, con l’Albergo dei poveri, ospiterà i vivi, mentre con la realizzazione del  Cimitero delle 366 fosse, verranno decorosamente sepolti i corpi degli indigenti provenienti dall’Ospedale degli Incurabili.
La nostra ricerca ci ha dunque condotti a Napoli alla scoperta di quest’intervento poco conosciuto.

Appena giunti sul posto, comprendiamo un’ulteriore ricchezza di Napoli.  la “Gran Madre”, che non dimentica la propria gente e, con un amore speciale, continua a prendersi cura dei suoi figli più fragili, più indifesi, delle loro morti atroci, troppo spesso beffate ed offese dall’oblio e dall’abbandono. Si distingue così per un legame particolare con la Morte, attraverso la cura amorevole delle “Anime Pezzentelle”, ovvero di ciò che resta dei corpi di coloro che sono morti di peste o di colera così spesso oppressi da miseria ed indigenza causa di pessime gestioni politiche del conquistatore di turno.

Solitamente teschi, oppure ossa divengono veri e propri “cimeli” da adottare, da curare come se fossero parte integrante della vita familiare: abbelliti con corone di fiori, adagiati su morbidi cuscini e poi custoditi in teche spesso di fortuna, impreziositi con corone del Rosario, rivestimenti delle pareti del focolare domestico come le mattonelle di Vietri, ed inondati di preghiere e…di richieste!

Traghettando attraverso una sorta di Stige anche in questo luogo Napoli ci avvolge con la sua magia, la sua energia, investendoci di vibrazioni sensoriali che giungono da un sottosuolo antico e denso di stratificazioni storiche, costituite dai resti di abitazioni, palazzi, ville, botteghe, mercati di ogni epoca, e dunque vigorie di vite vissute, vite passate, storie antiche e narrate spesso dalle nonne e che molto spesso hanno tangibili agganci con la storia reale e che, se pur sicuramente rivisitate e reinterpretate, lasciano spesso un’impossibilità di una soluzione di continuità tra realtà storica ed esoterismo.

Varcando la soglia del “Cimitero delle 366 fosse”, anche un occhio “non iniziato” può rendersi facilmente conto che il cimitero non presenta aspetti esoterici di immediata evidenza, tuttavia è inevitabile non lasciarsi inebriare da un fascino particolare che si respira dopo aver varcato la soglia d’ingresso.
Qui la presenza della morte assume un aspetto particolare: al posto del dolore, del cordoglio, del lutto, si ha la sensazione di una grande prova che ci attende, la possibilità che la morte non sia solo la fine di una esistenza senza senso ma bensì l’inizio di una nuova vita. Queste sensazioni non sono spiegabili razionalmente… comprendiamo che esistono e basta. Possiamo ignorarle, sminuirle ma non negarle. Certo detto così il discorso fila liscio e senza intoppi. Ma in realtà qualcosa da approfondire c’è e pure…importante. Vedremo che tale culto dei morti e soprattutto degli antenati abbia assunto qui in occidente un significato particolare. Dalla sacralità della morte (e di tutto quello correlato a tale evento ineluttabile) si sia passati alla volgarizzazione-laicizzazione della morte. Ciò ha coinvolto anche i luoghi in cui i defunti vengono sepolti. E come vedremo anche il modo in cui i cadaveri venivano trattati.
Facciamo un rapido excursus al passato.


Prima dell’affermarsi del Cristianesimo i cadaveri venivano per lo più bruciati. E ciò non per motivi esclusivamente igenico-sanitari (i quali forse avevano anche la loro importanza) ma perché il fuoco (e il fumo da esso prodotto) aveva un significato particolare. Non tutti però facevano questa fine: i cadaveri, soprattutto dei più indigenti, potevano essere abbandonati, talvolta inumati sotto miseri cumuli di terra oppure sepolti in grotte o antri sotterranei. L’affermarsi della religione Cattolica portò comunque –a causa dei suoi dogmi e delle sue credenze (resurrezione dei corpi)- alla sepoltura dei cadaveri. Dal fuoco alla terra (simbolismo alchemico) insomma. Ma ci fu chi si oppose. E adducendo motivazione igenico-sanitarie ripropose come soluzione a questo presunto problema la cremazione. Ma in più cercò di portare nel regno della morte uno dei miti di questi ultimi secoli: l’uguaglianza. Chi si prodigò con assoluta dedizione alla risoluzione di questo problema furono per lo più esponenti della Massoneria. Nell’Italia settecento-ottocentesca, caratterizzata dall’allarmante degrado della sanità pubblica, dalle precarie situazioni igieniche, dall’altissimo tasso di mortalità, e dal proliferare di ogni genere di malattia, illustri esponenti della Massoneria, molti dei quali medici, si adoperarono per dare al paese un insieme organico di disposizioni legislative capaci di razionalizzare il settore ed avviare il “risorgimento” sanitario italiano. Richiamandosi all’esperienza francese di fine Settecento, quando, nell’ambito del tentativo di elaborare un nuovo rito funerario alternativo a quello cattolico, i massoni diedero vita ai primi progetti legislativi per dare veste organica e riconoscimento giuridico alla pratica dell’incenerimento.

 

“Coerentemente con la sobria impostazione generale affidata al sistema compositivo, Ferdinando Fuga predispone all’interno del recinto funebre una spoglia piazza quadrata, lastricata da conci rettangolari di pietra lavica grigia ed arredata da un unico elemento verticale posto all’incrocio degli assi di simmetria della corte: un lampione in ghisa a tre fiamme collocato su di un basso anello circolare di sostegno realizzato anch’esso in piperno.( Paolo Giordano  Il disegno dell'architettura funebre: Napoli-Poggio Reale, il Cimitero delle 366 fosse)”.
Fin qui abbiamo seguito la logica di Ferdinando Fuga architetto illuminista, adesso però riteniamo di dover affrontare un discorso sicuramente non condiviso dai più che vogliamo far affiorare come chi, usando una lente d’ingrandimento, scopre un mondo fantastico: il Cimitero delle 366 fosse come SPAZIO SACRO O COSMICO


Il cimitero delle 366 fosse come tutti i cimiteri può essere stato nel corso dei tempi luogo di rituali magici, negromantici e satanici ma anche di leggende  e racconti a carattere sovrannaturale (apparizioni, voci notturne, spostamento di attrezzi e/o lapidi, ecc.). Tracce di tali eventi li abbiamo intuiti soprattutto leggendo nello sguardo dei custodi del cimitero che si tramandano il ruolo di sorveglianti di quest’Ade di padre in figlio ormai da generazioni e, consapevoli d’esser custodi di un luogo più che sacro, continuano come “sciamani” a proteggere quelle anime fragili, quasi come se una sorta di “investitura” li avesse messi a protezione di un luogo che risulta essere molto più di un semplice “serbatoio d’ossa”.
La risposta dataci alle nostre insistenti domande…sempre la stessa: “E’ una questione di fede!” Allora i loro occhi si riempiono di tenerezza, rispetto, assertività.
Avvertiamo l’orgoglio di far parte di una terra piena d’amore, contrasti e dolori. Decidiamo di non insistere. Un amore così grande va rispettato.


Tuttavia, noi proseguiamo il nostro percorso, convinti della nostra intuizione: la chiave di lettura è un’altra.
Decidiamo dunque di inquadrare questo ambiente particolare in chiave simbolica cercando al suo interno tutti quegli indizi che possono ricollegare questa opera funeraria alle antiche tradizioni spirituali inerenti gli spazi sacri e i luoghi di culto.
Riteniamo che per una interpretazione del cimitero delle 366 fosse in chiave simbolica e/o mitica è necessario conoscere i principi generali del simbolismo architettonico e considerare il cimitero delle 366 fosse come un luogo-spazio sacro. Lo spazio sacro è luogo di iniziazione, di morte e rinascita.
Tale luogo non viene scelto a caso, né su basi esclusivamente tecniche ma secondo precisi parametri di ordine spirituale non ultime apparizioni-manifestazioni divine (p.es luoghi colpiti da folgori, oppure dove hanno  abitato santi, ovvero spazi interessati da morte violente, ecc.). E’ spazio sacro e del sacro in quanto luogo consacrato che si contrappone allo spazio profano. Equivale ad un tempio ed è imago mundi. Inoltre giacché è luogo di morte e rinascita deve dare accesso ai domini infernali e sotterranei e a quelli celesti. E’ quindi, luogo di contatto tra le potenze telluriche infernali e quelle solari o celestiali.
Uno spazio viene considerato sacro quando si può constatare la permanenza del divino dopo che questi l’ha visitato e consacrato. La divinità (in qualsiasi modo essa si sia manifestata) quindi, oltre ad avere all’effetto di santificare il luogo assicura per il futuro anche il perdurare della sacralità. Questi luoghi diventano anche spazi in cui onorare i propri avi e quindi ricollegarsi ad un lignaggio antico.


Il cimitero delle 366 fosse (più di altri cimiteri napoletani), con la sua forma quadrata, con le sue lapidi, la sua storia sembra ricordare un enorme tempio di una religione oggi non più praticata né conosciuta. Religione di cui non si conoscono più le liturgie né prassi ma di cui si percepisce a tratti un simbolismo non ancora spiegabile. Simboli che sono da rintracciare non su lapidi, statue o altri arredi architettonici ma bensì proprio nelle forme più generali e evidenti.
E dunque gli elementi spaziali fondamentali dello spazio sacro quali il centro, l’asse verticale, la croce, la relazione tra base e sviluppo verticale assumono non solo un significato spaziale ma anche un significato temporale. Il centro della struttura sacra costituisce il centro del cielo (universo) intorno a cui ruotano le stelle, l’asse verticale posto in genere al centro della struttura è l’asse cosmico (axis mundi) che unisce questo mondo al mondo degli dei, al divino. La connessione tra l’asse verticale e la sua base costituisce l’unione del tempo e dello spazio, e crea quindi un luogo in cui i concetti di tempo e spazio si annullano, determinando così un spazio eterno.  la base dell’opera sacra (chiesa, tempio, recinto, cimitero, ecc.) a forma di pianta a croce, oppure rettangolare o circolare,  è generalmente orientata verso i punti cardinali a immagine del ciclo quadripartito dell’anno solare (ma anche delle età di stampo esiodeo).


L’Axis Mundi  è uno degli assi che presiedono la forma del luogo sacro. E’ una struttura verticale che può essere presente sotto forma di colonna, albero, o altro elemento verticale  o solo contenuto nella geometria dell’edificio. E’ identificabile come il perno del cosmo, che centra e collega gli strati sovrapposti di esistenza. Tale struttura verticale mette in relazione tre mondi: quello delle divinità, quello degli umani e quello infine del regno dei morti. Tramite questo asse quindi possono avvenire scambi tra il mondo materiale e gli dei ma anche con le anime dei morti.
In tutte le tradizioni particolare attenzione è posta all’orientamento dell’edificio. Le chiese cristiane p. es. erano spesso orientate sull’asse est-ovest, in cui l’est è il lato dove sorge il sole, della luce quindi, l’ovest invece è il luogo dove il sole tramonta e quindi delle tenebre e della morte. L’altare, posto ad est, costringeva il sacerdote e i fedeli a guardare e pregare con il capo posto in direzione orientale, verso la luce. Già nell’antichità i sacerdoti erano al corrente di queste disposizioni. P.es.  Porfirio scriveva che “…quasi tutti i templi l’entrata e le statue sono orientate a levante e chi vi entra guarda a ponente quando, in piedi davanti alle statue, rivolge agli dèi preghiere e atti di culto”(Porfirio. L’antro delle ninfe).
L’est è dunque associato ai concetti di rigenerazione e rinascita. Altre culture invece dispongono l’edificio a ovest, il lato dove tramonta il sole, quello del adempimento e della realizzazione, ma anche quello della notte, della morte, degli inferi. Altri sono rivolti a sud, lato della massima luce, altri ancora a nord verso la Stella polare.


Anche la forma degli edifici può avere particolari significati. Il luogo sacro, tempio, chiesa o altro, è generalmente di forma circolare o quadrata (ovvero di una forma realizzata dall’unione di queste due figure o porzioni di esse): il cerchio, sulla cui simbologia ci sarebbe troppo da scrivere, figura dinamica, non ha inizio né fine, né direzione né orientamento, per questo motivo il cerchio diviene simbolo del cielo del sole (soprattutto) e di tutto ciò che è spirituale. Il cerchio rappresenta quindi la Divinità e il Cielo, mentre il quadrato può raffigurare quindi la Terra e l’uomo.  Lo spazio sacro (quadrato o circolare) risulta  suddiviso in quattro parti da due linee tra loro perpendicolari: il cardo (da nord a sud) e il decumanus (da ovest a est). Le quattro sezioni dell’area sacra formate dall’intersezione tra i due assi venivano a rappresentare la quadri partizione del Cosmo secondo un allineamento che rimandava alle posizioni degli equinozi e dei solstizi.
Notevole importanza possono assumere anche le proporzioni dello spazio sacro. Di solito sono dettate da rapporti numerici che si rifanno ad aspetti astrologici(cicli solari, lunari e planetari) ma anche alla relazioni-similitudini esistenti tra macro-cosmo(universo) e micro-cosmo (uomo).


Sul simbolismo della croce ci sarebbe troppo da dire per cui rimandiamo ad altri autori (p. es il Guenon con il suo “Simbolismo della Croce)”. La croce è comunque un simbolo antichissimo; ne sono stati rinvenuti reperti preistorici, addirittura dell’età neolitica, per non parlare poi della croce ansatica egiziana, della swastika tibetana o della croce atzeca di Tlaloc, tutte di epoca anteriore a quella cristiana. Ricordiamo qui  che inoltre la croce era anche il geroglifico alchemico del crogiolo (crucibulum in latino), parola che, secondo alcuni, deriva da  crux, croce. Il crogiolo, per l’appunto, è lo strumento dove la materia prima, lavorata col fuoco, trova la morte per risorgere poi trasfigurata.

Va ricordata qui anche la croce a sei braccia  che “… è la configurazione strutturale dalla quale discendono i diversi tipi di pianta architettonica (cruciforme, quadrata, circolare). Viene individuata dall’asse verticale e dai due assi del piano orizzontale, che incrociandosi formano una croce tridimensionale. I sei bracci della Croce si irradiano verso le sei direzioni dello spazio: i quattro punti cardinali, lo zenit e il nadir(...). Come nelle forme architettoniche greche, romane e orientali, anche nell’architettura cristiana compare una quadri partizione a croce. I bracci della chiesa con pianta a croce rivolti verso le direzioni cardinali indicano le posizioni dei solstizi e degli equinozi e il centro individuato da essi rappresenta simbolicamente il Cristo che, nella tradizione cristiana, è equiparato al Sole metafisico”. (Snodgrass AdrianArchitettura, tempo, eternità).

Quindi ricapitolando: un recinto sacro a forma quadrata, o meglio romboidale considerando l’allineamento con il nord geografico,  con al centro una elemento verticale (lampione in questo caso), due assi orizzontali che si intersecano a mo di croce, fuochi sacri e sotto, nella profondità della terra 366 cavità destinate a raccogliere i corpi dei defunti. E’ sufficiente tutto ciò per dare un significato più elevato di quello normalmente accettato (cioè quello igenico-sanitario) al cimitero delle 366 fosse? Crediamo che certezze in merito possano acquisirsi solamente con ulteriori indagini (esame delle tombe, delle iscrizioni funerarie, dei simboli eventualmente presenti, ecc.), indagini che al momento a quanto ci risulta nessuno ha ancora intrapreso.
Ecco dunque terminato il nostro viaggio. Il nostro sguardo adesso è inondato da questa fascinazione della tradizione tutta partenopea di saper arricchirsi e fondersi con culture e saperi forse non ancora del tutto noti o semplicemente non dimostrati storicamente. E forse il nostro sguardo è come quello dei custodi del cimitero: libero, pieno d’amore, e profondo rispetto. Fatti di rara e preziosa bellezza.

 

 


Luoghi Misteriosi collabora con:


Interviste


Argomenti

Simboli


Il portale dei Luoghi Misteriosi
www.luoghimisteriosi.it - info@luoghimisteriosi.it

Il portale dei Luoghi Misteriosi (english version)
www.mysteriousplaces.it

® Luoghi Misteriosi
Luoghi Misteriosi è un marchio registrato
è vietato copiare il contenuto di questo sito senza l'approvazione dei relativi autori
per utilizzo di foto, testi, contenuti contattare info@luoghimisteriosi.it

I nostri libri

Negli ultimi anni siamo cresciuti molto contando sempre sulle nostre forze per dare visibilità a luoghi poco conosciuti del nostro bellissimo paese.

Adesso abbiamo bisogno del tuo aiuto affinchè possiamo crescere ancora di più.

Aiutaci a crescere! Acquista il nostro libro!

I nostri siti


Sito consigliato da

 

 

Centro regionale
Beni Culturali Abruzzo

Multimedia