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OGGETTI MISTERIOSI (menhir/pietre)
PAGANESIMO/CRISTIANESIMO
PERSONAGGI (San Vito e la ferita autoinflissa)
TEMPLARI
Simbolo: ROSA

 
MARATEA (PZ) - CHIESA DI SAN VITO
TEMPLARI A MARATEA?


di Isabella Dalla Vecchia - info@luoghimisteriosi.it
documenti, informazioni e fotografie di Michele Maimone -
michelemaimone50@yahoo.it

I capitoli di questa scheda sono:
La città delle 44 chiese
San Vito, la chiesa più antica
L'energia tellurica della terra
Una stigmata autoinflissa?
Croci fiorate e rose
Agnus-Dei o capro-baphomet?
Templari a Maratea?

La città delle 44 chiese

Maratea viene da sempre chiamata "la città delle 44 chiese” testimonianza della profonda fede religiosa che suggeriva la costruzione di una chiesa in ogni angolo. E' alquanto particolare che ne esistano così tante in un ristretto borgo, qui infatti, la religione cristiana è parecchio sentita e manifestata attraverso feste e processioni in onore dei santi. Tra essi, San Biagio è il più venerato in ogni abitazione, ma comunque non manca la devozione profonda verso la Madonna, madre di tutti gli uomini.

San Vito, la chiesa più antica
Tra tutti gli edifici religiosi di Maratea, la chiesa di San Vito è la più antica, fondata nel X - XI secolo (il campanile è stato aggiunto nel 1800) e collocata sotto la suggestiva rupe di Monte San Biagio (Località Capo Casale). In seguito ad un restauro nel 1980, sono stati riscoperti nell'abside alcuni affreschi del ‘400 tra cui una Madonna in trono con Bambino, San Giovanni Battista e San Vito. Altri affreschi della chiesa raffigurano San Rocco, San Francesco e San Biagio. Ha un’unica navata e conserva ancora alcuni sedili scavati nella pietra.

La chiesa è molto antica per via del fatto che qui nel medioevo, si stabilì il primo nucleo monastico, probabilmente di monaci Basiliani, che abitarono la cima del monte che poi fu trasformata in fortezza.

L'energia tellurica della terra

Una delle sue particolarità è il fatto di essere stata costruita sopra un grosso masso. Capitava a volte che gli edifici sacri, chiese o cappelle, venissero edificate sopra grossi sassi, o comunque nei pressi, per un ben preciso motivo; strutturalmente la costruzione richiedeva più impegno architettonico e non si faceva fatica per nulla. I "sassi" scelti da preti o vescovi come luogo idoneo per costruirvi le chiese, erano sempre oggetti di culti pagani, espressioni dell’energia della terra che affiorava attraverso questi enormi massi. A volte "l'utilizzo magico della pietra" era semplice e consisteva ad esempio nell'appoggiarvi la schiena per ricevere benefici dalla terra, sia per la salute che per la fecondità.

In altre occasioni i culti potevano essere più complessi laddove le pietre erano posizionate secondo una disposizione astronomica o per accogliere corpi di defunti importanti. E' proprio vero il detto "Se queste pietre potessero parlare..."
I nuovi cristiani edificavano le chiese sopra questi luoghi per prendere possesso, inscatolare come in uno scrigno l’energia e magari assorbirla direttamente sostituendosi ad essa. Anche San Vito risulta costruita su un masso, ben visibile all’esterno e all’interno in prossimità del muro destro, riferimento dunque al fatto che questo era un luogo sacro ben prima della venuta del Cristianesimo. Attorno alla costruzione esistono grotte, sorgenti sotterranee che affiorano in un pozzo poco distante e grandi massi emergenti dal terreno.

Una stigmata autoinflissa?
All'interno è presente una statua di San Vito, con una curiosa particolarità, egli si ferisce la gamba con un coltello. San Vito martire, dopo aver liberato il figlio di Diocleziano dal demonio, sarebbe stato dallo stesso imperatore imprigionato e torturato e fu martirizzato ad Eboli nel 303. Ma mai si parla di ferite alle gambe, per di più autoinflisse, sappiamo bene che l’unico santo a riportare un simile piaga provocata dalla peste è sempre stato San Rocco, accompagnato sempre da un cane.

Vi è un volto che  emerge dalla parete bianca, identificato come San Francesco, o un frate che ha vissuto nell’antica chiesa. Un’arcata gotica precede la cupola a crociera al centro della quale in un cerchio o in un “pentagono” è iscritto l’Agnus Dei. L’altare è rivolto ad est, orientamento abbastanza comune per le chiese antiche.

Croci fiorate e rose
In fronte all’altare è presente una croce fiorata, contornata da rose distribuite in maniera decorativa. La rosa è un simbolo che ricordiamo essere molto amato dai cavalieri templari.

Agnus-Dei o capro-baphomet?

Michele Maimone che ci ha inviato il materiale della chiesa di San Vito riporta una interessante osservazione nei confronti della figura più enigmatica all’interno della chiesa, oltre ad essere quella principale, ovvero l’agnello inscritto il un “cerchio”. L’animale simbolo principale del Cristo, avrebbe secondo Michele, sul capo anziché un’aureola, delle corna che lo identificherebbero come “capretto”.

Inoltre si troverebbe in piedi sopra una struttura, difficile da identificare, ma che potrebbe ricordare un tetto, o ancora meglio, un enorme libro semiaperto.

Infine la cornice in cui viene inscritta la scena avrebbe la forma di un pentagono. Michele identificherebbe in questo modo, l’agnello con il capro-baphomet, inscritto in un pentagono, simbolo, secondo le accuse dell'Inquisizione, adorato dai templari, presenza questa che attribuirebbe una correlazione della chiesa di San Vito ai cavalieri dell’Ordine.

Inoltre vi sarebbero altri simboli che potrebbero in qualche modo legarsi ai Cavalieri del Tempio, come la presenza di rose (simbolo femminile per eccellenza, con i petali aperti richiama la coppa del Santo Graal), chiaro e conosciuto simbolo templare. Il Baphomet era il guardiano del tesoro dei Templari ed il fatto che sotto di lui ci sia un grosso libro semiaperto può far pensare ad un segreto celato. La zona inoltre è ricca di grotte e condotti sotterranei, luoghi perfetti per ogni tipo di nascondiglio.

Templari a Maratea?

Non abbiamo prove documentate che i cavalieri templari abbiamo avuto sede in questa antica chiesa, ma spesso non lasciavano segno del loro passaggio, soprattutto nei periodi della loro malaugurata persecuzione. Mostravano la loro presenza attarverso le simbologie che potevano essere lette esclusivamente dai loro affiliati, un po' come gli antichi cristiani perseguitati dai più spietati imperatori romani. Ricordiamo che la Basilicata fu terra di templari e numerosi sono gli angoli della regione in cui è comunque documentata la loro presenza. Hugues de Payns (Ugo dei Pagani) fondatore dell’ordine sarebbe noto a Forenza, proprio in Basilicata, secondo una tesi del professor Mario Moiraghi che lo vedrebbe figlio di Sigilberto dei Pagani ed Emma di Forenza. Inoltre tutto il sud Italia era in qualche modo vicino alla Terra Santa, al luogo della vita di Gesù e dei primi autentici seguaci.

Una terra sacra non solo da difendere, ma anche da preservare, ricca di tesori recuperati dai cavalieri del Tempio e sicuramente nascosti affinchè non se ne facesse un uso sbagliato. Per noi sono quasi "leggende", ma non del tutto favolistiche. Oggetti come la sindone o la lancia di Longino hanno oggi un'enorme importanza storica e religiosa, con lo stesso valore di un tempo. Se questi oggetti sono a noi oggi visibili, forse ne esistono di ancora più eclatanti, nascosti per la loro importanza o pericolosità potenziale, in luoghi segreti che noi, piccoli modesti osservatori, cerchiamo di scoprire in ogni oscuro angolo del nostro paese.

Etimologia del simbolo del caprone a cura di Adriano Forgione
Oggi la capra o il caprone è considerato un simbolo demoniaco. Si tratta, peró, di una inversione arcontica. Anticamente, tra i Sumeri, la capra era simbolo del dio della conoscenza ENKI, il saggio signore dell'Eufrate, considerato mitologico portatore di saggezza e civiltà. Questa divinità era caratterizzata dalla capra e dal pesce carpa. I due nomi "capra" e "carpa" non sono casualmente affini e sono associati al simbolo della conoscenza rappresentata da Enki: le due acque (rappresentate uscire dal suo corpo nei suoi sigilli). La capra è un animale ghiotto di sale (rappresentando l'acqua salata), mentre la carpa è un pesce d'acqua dolce. Entrambi sono associati ancora oggi alla saggezza tanto che il caprone ermetico è ancora simbolo alchemico di trasmutazione superiore. Il dio Enki ha lasciato il suo simbolo nello zodiaco con la carpa-capra chiamata "capricorno", e nella Bibbia nelle due acque separate da Mosè, sua riproposizione in chiave ebraica. Un'ultima cosa...Enki non era un alieno, come ormai si crede in seguito agli scritti di Sitchin, ma un principio archetipo associato alla funzione di Salvatore. Anche questo è riscontrabile nella figura del Messia-Cristo, facendo Egli da "capro espiatorio" e allo stesso tempo simbolizzato dal "pesce".

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INFO UTILI
• Come arrivare:
Si trova sotto la suggestiva rupe di Monte San Biagio (Località Capo Casale)

(c) articolo di Isabella Dalla Vecchia - info@luoghimisteriosi.it
(c) documenti, informazioni e fotografie di Michele Maimone -
michelemaimone50@yahoo.it

Fonti/bibliografia
Michele Maimone - michelemaimone50@yahoo.it

http://www.maratea-online.it/chiese/santo_vito.htm
http://www.costadimaratea.com/arte/chiesa_sanvito.html


 



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