di Paolo Panni - pannipaolo@gmail.com
Quello degli Umiliati fu un movimento religioso che fiorì e si sviluppò proprio in Lombardia, allargandosi poi al resto del Nord Italia tra il XII ed il XIII sec. Le sue origini si perdono nel mito, esistendo ben due diverse tradizioni: una, che fa risalire la sua fondazione agli inizi dell’XI sec., l’altra, alla seconda metà del XII sec., quando era imperatore Federico I di Svevia. Quello che è pressoché certo è che tutto fu fondato da un gruppo di nobili milanesi e comaschi che, esiliati in Germania, maturarono una conversione religiosa e, tornati in patria, decisero con altri aderenti di dare vita appunto ad una comunità religiosa. Come numerosi altri ordini esistenti all’epoca, gli Umiliati predicavano un ritorno alla vita frugale ed austera, improntata sulla spiritualità, in opposizione alle ricchezze ed alla vita dissoluta che sempre più spesso erano diffuse anche all’interno della Chiesa stessa. Impegnati nella difesa della fede cattolica, si diedero il nome di Umiliati sulla base del fatto che, disdegnando indumenti tinti e quindi costosi, si accontentavano in grande umiltà di una semplice veste. Si suddividevano in tre gruppi: il primo era costituito dai chierici, che praticavano il celibato e vivevano in una casa comune, come in una tipica comunità monastica. Il secondo era quello dei laici , uomini e donne organizzati in gruppi di vita comunitaria, che non prendevano formalmente i voti, potevano sposarsi e vivevano in comune alcuni momenti della giornata, come, ad esempio, i pasti. Il terzo gruppo erano i laici che praticavano una forma limitata di povertà volontaria. Tutti e tre i gruppi si impegnavano a dare ai poveri quello che eccedeva il normale fabbisogno. Il primo gruppo degli Umiliati divenne un ordine religioso (Ordo Humiliatorum, sigla O. Hum.) con regola approvata dal papa Innocenzo III nel 1201: tra gli esponenti più illustri di questo ordine sono da ricordare Luca Manzoli di Firenze, che fu vescovo di Fiesole e venne creato cardinale sotto papa Gregorio XII, e il beato Giacomo Pasquali di Siena, che arrivò fino ai più alti gradi dell'ordine e venne nominato cardinale da papa Giovanni XXII, morendo poco prima che la notizia giungesse da Avignone. Questi si occupavano principalmente della lavorazione della lana, fondarono fiorenti manifatture tessili, accumulando importanti guadagni, con i quali finanziavano attività bancarie. Tentarono di stabilire un nuovo stile di vita per tutti proponendo modelli di vita quotidiana molto più restrittivi nelle città del nord Italia dove si diffusero; promossero e diedero il via, infatti, ad una serie di leggi che avevano lo scopo di proibire diverse spese di lusso e voluttuarie, in particolare per l’abbigliamento, le 'leggi suntuarie', che vennero adottate in tutte le città-stato italiane a partire dal 1300. La loro principale sede fu l’Abazia di Viboldone, situata nella periferia di Milano, ma come evidenziato, la loro presenza si estendeva a tutto il nord Italia. Nel Cinquecento, con la Controriforma, i movimenti di questo tipo, che potevano facilmente scivolare su posizioni eretiche o di opposizione di principio alla Chiesa, vennero scoraggiati. In particolare gli Umiliati erano sospettati di calvinismo: entrarono quindi in contrasto sempre più acceso con l'arcivescovo di Milano, san Carlo Borromeo, fino a che un membro dell'ordine, Gerolamo Donato detto il Farina, tentò addirittura di assassinarlo con un colpo di archibugio alle spalle. Il colpo mancò il bersaglio, ma l'attentato provocò una dura repressione e l’ordine fu soppresso il 7 febbraio 1571 con una bolla di papa Pio V. Le comunità femminili, invece, per lo più sottoposte alla regola benedettina, furono spesso il nucleo da cui si svilupparono, soprattutto nel XV secolo, autentici monasteri di clausura ed esse furono soppresse solo nel XVIII e nel XIX secolo.
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